martedì 23 giugno 2015

"Kids do well if they can" (cit.)

Toc, toc … ma questo blog è sempre “l’ascia sull’uscio”? Boh, sì, però la guerriglia è calata drasticamente quindi mi viene da parlarne poco.
Immagino che dovrei rivedere anche il sottotitolo, perché la rabbia evolve e diventa un grumo in fondo all’anima che scappa fuori talvolta ma più spesso tende a dissolversi in poche battute.
Per chi sta ancora nelle bufera vorrei riproporre un post di tre anni fa, per vedere cosa è accaduto e in cosa gli anni hanno messo una pezza. Parlavo allora di “Bambini esplosivi” e dell’analisi di un libro che per me è stato davvero importante (The Explosive Child,  Ross W. Green PhD).
Purtroppo non ne esiste ancora una versione in italiano, almeno non l’ho trovata, però è un libro semplice che ha la grande capacità di far sentire meno soli i genitori di bambini esplosivi e rendere tutto sotto una luce propositiva, senza giudizi.

Vorrei fare una premessa: tutti i bambini – messi in determinate condizioni – possono esplodere talvolta. E’ normale e accade anche ad adulti perfettamente educati e dotati di autocontrollo. Questo non significa affatto avere accanto un “bambino esplosivo”, qui si parla di qualcosa di ben diverso.
Il bambino esplosivo ha modalità di comportamento e reazione estremamente diverse dai coetanei, la sua facilità di frustrazione incide su tutti gli aspetti affettivi e sociali, rendendo la vita familiare molto pesante e vincolata. Il bambino esplosivo mette alla prova ogni tentativo di comprensione, non risponde alle comuni dinamiche educative e relazionali, ferisce quotidianamente i nervi più scoperti di chi gli sta accanto e tira fuori il peggio (e dopo il meglio) di chi lo ama.

mercoledì 17 giugno 2015

L’attesa paziente

Io sono una persona paziente, fin da piccina.
Mai desiderato vedere prima i regali di Natale o rompere innanzi tempo le uova di Pasqua.
Ho sempre sentito profondamente mia questa famosa frase:
L'attesa del piacere è essa stessa il piacere (cit. Gotthold Ephraim Lessing)

Rivedo me stessa ragazzina, passare il tempo ad immaginare come sarebbe stato questo o quell’evento, a sognare cosa avrei indossato, chi avrei incontrato, cosa avrei detto.
Spesso quella fase risultava più piacevole del momento in sé, vi è mai successo? Credo di sì.

In queste settimane sono di nuovo in attesa (no, non si tratta di quel tipo di “attesa”), solo che non ho margini per immaginare nulla. L’esito è oscuro, non so né il quando né il come nè cosa. E allora non è molto divertente, resta solo la mia innata capacità di pazientare.

Così fisso i pensieri sulla parola attèndere, all’etimologia e a tutti i significati che si trascina dietro. Dal latino ad + tendere, “rivolger l’animo a”, può significare:
  • Ascoltare attentamente, stare attento
  • Dedicarsi, badare a qualcosa
  • Desiderare
  • Aspettare

giovedì 11 giugno 2015

Good news

Aggiungi didascalia
La scorsa settimana ho scoperto per caso “Tutto il bello che c’è” , ossia il tg2 delle buone notizie che va in onda ogni martedì alle 18.35.
Ed è unidea che mi è piaciuta molto, che non vuol dire mettere la testa sotto la sabbia e fingere che sia tutto bellissimo ma smetterla di fissare i pensieri solo su ciò che va male,
Mentre scorrevano le notizie, un banner riportava il sito della Good News Agency e nella mia testa web-ignorante si è accesa una lampadina: ma vuoi vedere che in giro ci sono dei dei siti che parlano solo di aspetti positivi, di azioni virtuose, di finali felici? La risposta è ovviamente sì, ci sono. Basta cercarli ... e io li ho cercati.