venerdì 27 febbraio 2015

Ci ho messo 10 anni

Tanto ci ho messo ad amarti.
Ad amarti oltre la biologia, l'istinto, il bisogno, l’ineluttabilità del sentimento di una madre.
Ad amarti muso a muso, con i piedi che si intrecciano sul divano e la gatta in mezzo.
Ad amarti senza aggiungere “nonostante tutto”, anche se poi il cuore col cerotto salta fuori a tradimento e mi tocca zittirlo.

Mi chiedi cento volte al giorno – ormai un gioco tra noi – “ma tu mi vuoi bene?” e io ti rispondo cento volte “sì” e tu sorridi.
E poi nei momenti scuri dici “tu non mi vuoi bene, dillo che mi hai adottato”, ma non lo dici perché pensi che chi adotta non ama ma perché nella tua testa siamo talmente diversi che non posso mica averti generato.

domenica 22 febbraio 2015

Il senso della cura

I primi due mesi del 2015 sono quasi passati con le usuali ferite ai progetti abbandonati nell'incuria. Che poi è solo un pezzo della verità, anche l'inattività può essere utile, se ci si mette cura.

Questa parola mi gira in testa. 
Cura.

domenica 15 febbraio 2015

Business ... vade retro satana!

Stavo scrivendo un post su tutt'altro ma poi mi è salito un nervoso che devo proprio sfogare.
Sanremo è sempre Sanremo e alla fine - fosse anche solo per due notizie alla radio - tutti finiamo per conoscerne almeno i rudimenti. Per parlarne e sparlarne, come durante i mondiali di calcio quando anche i più atei del calcio (come me) guardano brandelli di partite e commentano azioni.

Premetto che questa edizione di Sanremo l'ho travata misurata, equilibrata e piena di buone voci e buone canzoni. Io non sono assolutamente un'esperta di musica, sono un fruitore italiano medio, una da autoradio a palla per sopravvivere al traffico cittadino e che acquista pure poco. Quindi il mio giudizio vale tipo il due di picche però - nella mia qualifica di ascoltatore medio - mi va di fare due inutili riflessioni su alcune critiche che ho ascoltato in questi giorni, oggetto Il Volo.

mercoledì 4 febbraio 2015

Scrittura creativa e lingua disonesta


La prossima settimana nella classe di mio figlio inizierà un breve corso di scrittura creativa, tenuto da una professoressa delle medie. Saranno 5/6 incontri durante i quali i bambini saranno accompagnati nel mondo della scrittura. Cosa vuol dire? Lo ignoro.
Mi preoccupa un tantino la parola “creativa” abbinata ad un gruppo si sbarbatelli che ancora ignorano cosa sia mettere in fila i concetti così da dare una struttura fluida e sensata ad un qualsivoglia argomento. Mio figlio non è certo un metro di paragone, lui odia scrivere, soprattutto di se stesso/genitori/nonni/vacanze e ogni possibile variazione di tema libero. Eppure anche le menti più logiche dovrebbero essere messe in condizione di scrivere un testo, magari non esteticamente bello ma corretto dal punto di vista grammaticale e – soprattutto – strutturato secondo standard internazionalmente riconosciuti.