giovedì 9 luglio 2015

Transizioni e pedine stanche

Scrivevo di pazienza e di attese.
La vita è sempre originale, nel senso che quello che attendevo non è arrivato ma in compenso di novità ne sono piovute a mazzi.
Circa otto anni fa avevo chiesto di cambiare ufficio e mansione ma mi era stato detto che ero “troppo preziosa” lì dove stavo. Modo elegante per dire che non avrebbero saputo chi mettere a tirare una carretta piuttosto pesante e che ormai io conoscevo come le mie tasche.
Un paio di settimane fa mi chiamano e mi dicono, “ok, sei stata trasferita” ... eh?! Panico.
Scusate ma vi sembrano pochi otto anni? Le cose cambiano, le persone cambiano, le situazioni emotive pure. Insomma non è che uno possa proprio mettersi a ballare dalla gioia.


In questo momento tutto sommato mi faceva pure comodo continuare a fare il solito mestiere, stressante in certe fasi, noioso e ripetitivo in altre, ma ormai mio fino nei meandri più scuri. E’ come girare per casa di notte senza accendere le luci, ti può capitare di inciampare su un giocattolo fuori posto ma tutto sommato te la cavi alla grande perché quella è la tua casa, il luogo più tuo in assoluto. Ecco così era per me, pilota automatico inserito e performance più che accettabili nonostante papà, figlio, casini vari.

Ora la prima domanda che mi è stata fatta è: “devi fare formazione alla casa madre, puoi partire per gli USA tra un paio di settimane?” ... eh, ma così si inizia proprio male! In un altro continente proprio per i miei 45 anni?? Sono una signora di mezza età, con l’elasticità mentale in calo drastico, qui non mi potete far ripartire da capo e pensare di avermi operativa in qualche settimana. Trascorro qualche giorno nel panico e poi mi dicono che no, non c’è posto per questa sessione di formazione e se ne riparla a settembre ... giusto per l’inizio della scuola ... uff ... vabbè, respiro per non arrabbiarmi di più ...

Contemporaneamente non si trova il mio sostituto quindi continuo il “vecchio” lavoro e mi angoscio sia per i colleghi che lascerò in seria difficoltà sia per ciò che dovrò imparare. Niente tranquilli viaggi nel buio ma un sacco di incognite, business plan, prodotti e servizi sconosciuti. Nuovi capi, nuovi colleghi, tante aspettative ... “tanto tu sei brava” ... ecco, sì, è dalle elementari che sento ‘sta frase e ne sarei un tantino stufa, perché non è che mi venga tutto naturale, mi devo proprio fare il mazzo per arrivare a certi risultati e forse dovrei essere nella fase lavorativa del consolidamento e non della trasformazione. Lo faccio presente alla responsabile delle risorse umane esordendo con un finissimo “e ‘sti cazzi”, che appunto non sono proprio di primo pelo e pretendo almeno di avere il minimo sindacale di tempo di assestamento. Pedina va bene, ma diamine un po’ di rispetto dopo tanti anni non dovrebbe essere qualcosa per cui combattere.

Non so, vecchi amici – che hanno traslocato “di là” da tempo – mi dicono che sia meglio, che si lavora più serenamente, che ci sono più soddisfazioni (pure economiche, che non guasterebbe dopo il nulla degli ultimi dieci anni) e questo mi solleva un pochino. Resta l’ansia di fondo e la sensazione strana che ancora non sia finita, che questa estate sarà foriera di ulteriori trasformazioni.

Nel frattempo mio papà ha subito un nuovo piccolo intervento - ad un anno dal fattaccio -  e adesso occorre aspettare (anche qui!) per capire se i ferri che il suo corpo ha deciso di buttar fuori saranno da sostituire o potrà andare avanti così. Lui scalpita, per tutta la vita ha preso i suoi spazi, si è ritagliato la solitudine che gli è necessaria come l’aria e adesso invece è incatenato alla città, all’ospedale e alle terapie, a mia madre. E tutto questo gli pesa incredibilmente, anche se cerca di nasconderlo. La sua nuova auto è in arrivo ma io e mia madre stiamo cercando di rallentare il tutto, mio padre ha bisogno di qualche tempo ancora, sebbene non voglia ammetterlo.
Per questo mi voto a portarlo in campagna almeno una domenica al mese, combattendo la mia storica avversione per orto, zappe, insetti e affini. Ne esco stanca morta, con punture di ogni tipo nonostante il bagno nell’Autan, con sensi di colpa verso la mia famiglia che resta a casa ... perché mio figlio proprio non ne vuole più sapere di venire là – luogo del fattaccio, appunto – e comunque dopo un anno di semi-abbandono il giardino non è più un luogo piacevole dove far giocare un bambino.
Ovviamente c’è bisogno di un aiuto competente ma pure del tempo per restare a seguire i lavori. Ma la fisioterapia si interromperà solo 15 giorni in agosto e io – vivaddio – sarò altrove, tra le “mie” montagne trentine dove vivo i miei giorni più belli. E non ci rinuncerò, ho bisogno di fermarmi fisicamente e mentalmente per poter mettere da parte qualche energia per il prossimo inverno.

Mi ritrovo alla soglia dei 45 anni con una gran voglia di essere chi sono, non la bella copia delle aspettative altrui. Io sono sempre stata quella “brava”, quella che tanto poi fa la cosa “giusta” senza lamentarsi più di tanto, quella che il dovere viene prima del resto. E ciò che capita in queste settimane sia sul lavoro sia a casa è sintomatico, a me si chiede e basta, non si prende neppure in considerazione l’idea che io possa dire semplicemente no.
L’altro giorno con mio marito abbiamo deciso di vincere al Superenalotto, comprarci una bella casa là tra i monti e dedicarci a tagliare tutte le corde che ci siamo arrotolate addosso in questi anni. Ci sarebbe posto per tutti, eh,  anche per chi ama il silenzio e la solitudine :)
Lo so che il denaro non compra necessariamente del buon tempo ma mi illudo che avrei abbastanza esperienza per non sprecare l’occasione.

Insomma questo è un post del tutto inutile, insulso, tipo diario delle scuole medie. Ci sono lagnanze, paure e sogni irrealizzabili.
Però ho le riflessioni in vacanza, il caldo mi annebbia nonostante l’aria condizionata e la mia condizione di pedina con incerto destino mi rende più suscettibile del solito.
Faccio fatica a scrivere e a leggere, mi distraggo e grugnisco, questo è l’effetto collaterale che mi disturba maggiormente. Allora ho pensato sia arrivato in momento di salutare tutti, augurarvi le più rigeneranti vacanze, abbracciare virtualmente tutti quelli che passeranno di qui e dare l’arrivederci (“a rileggerci” se preferite) a settembre.


BUONA ESTATE!


13 commenti:

  1. Se dici un'altra volta che sei una donna di mezza età, vengo lì dove sei (ti trovo di certo) e ti sculaccio.
    A 45 anni si è donne.
    Punto.,
    Non più ragazze, quello no, ma nemmeno di mezza età, quella oggi giorno non comincia prima dei 60 e per cominciare ad essere vecchie ce ne vogliono almeno altri 20.
    Insomma Marzia diamo una chance alla maturità dai.
    Per il lavoro e la formazione, odiami, ma sono contenta, rientra nel tuo concetto di mezza età, quello di farsi un angolino noto e perdere la voglia di mettere il naso fuori, una novità professionale invece è una bella scossa.
    Soprattutto se riuscirari a vedere oltre la fatica ed il disagio del periodo di assestamento.
    E poi è una cosa tua.
    La famiglia, gli affetti sono una cosa bellissima, fondamentale, ma anche le cose belle possono diventare corde capaci di soffocare e non basta una vincita al superenalotto per sciogliere certi viluppi.
    Mi dici dove vai in Trentino? noi saremo a Merano a fine agosto.

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    1. Però formalmente "mezza età" sarebbe il concetto di essere circa a metà vita e a me non dispiacerebbe arrivare - in modo adeguato - a novent'anni, quindi resto della mia idea :-)
      Sulle nuove sfide sono d'accordo, servono per restare centrati sulla vita, solo che vorrei sceglierle. Adesso ho sfide private a cui vorrei dedicare più tempo, senza un cartellino da timbrare e orari fissi da rispettare. Perché, come dico spesso, io non salvo vite umane e - per quanto rilevanti possano essere i cambiamenti - si tratta sempre di un lavoro d'ufficio ... non è la scossa che ti aspetteresti, ecco.
      Da vent'anni ho un lavoro fisso, è una gran fortuna lo so bene, però provo una certa tristezza quando mi trovo in giro a metà giornata per qualche impegno e mi stranisco, mi sembra di perdere moltissime cose importanti che devo per forza delegare da sempre.
      Poi il giusto equilibrio è forse utopia, chi lavora le canoniche 9 ore standard sente certe mancanze e chi non lavora ne sente altre, me ne rendo conto. Diciamo che dopo tanti anni io avrei bisogno di una pausa, ma sono codarda e non mi decido a decidere. Così la vita decide per me ...
      Sul Trentino ti scrivo, ok?

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    2. ok
      (la vita decide sempre per noi lo sai vero? e anche non decidere è una scelta.)

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  2. I post inutili di lagnanze, paure, etc.etc. sono la miglior cosa per lo spirito...infatti io ho fatto un blog solo con quelli!!!!! :D

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    1. Ah, ok, grazie! In effetti aiuta :D

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  3. Beh, essere quella brava che risponde alle aspettative degli altri è una gabbia che però, dobbiamo (mi ci metto anche io) assolutamente aprire. Poi lo fai e scopri che qualcuno ci rimane male, magari all'inizio, ma poi non succede nessuna di quelle catastrofi che pensavi. Basta avere il coraggio di fare il piccolo primo passo. Vabbé, mi hai scoperto lo scrivo a te ma lo dico a me stesso.
    Comunque ti assicuro che alcuni piccoli cambiamenti li ho fatti, qualcuno ha pensato, e detto, che non se lo aspettava. Ma poi non è stato un dramma per nessuno. E ne ho guadagnato io nel mio benessere.
    In bocca al lupo per il cambio lavorativo.

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    1. Devo dire che negli anni anch'io ho messo tanti paletti, adesso gli orari tengono conto del fatto che ciò che mi aspetta fuori è molto importante. Quindi dedizione nelle ore d'ufficio ma poi basta. E in effetti non è che i risultati ne abbiano risentito e i miei capi accettano la cosa così com'è.
      Poi mi servirebbe altro coraggio per fare qualche scelta più drastica ... chissà!
      E crepi il lupo!

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  4. Condivido abbastanza il commento di Ciacco, Gli angolini noti e comodi sono ormai un miraggio per tutti, ma è tipico di noi italiani essere legati alle nostre noiose comodità e vedere tutto ciò che è nuovo come una montagna da scalare di cui non vediamo la vetta. Poi, magari, quando iniziamo la scalata armati di ogni pesante attrezzatura ci accorgiamo che la montagna aveva l'ascensore e la vetta non era poi così alta.
    Il mio debito comunicativo con te è mostruoso, ma prometto che manterrò la mia promessa e ti chiamo. Sto cominciando a respirare adesso dopo un anno che è sembrato eterno...
    Un abbraccio,
    Monica

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    1. Speriamo che questa scalata sia effettivamente più agevole del previsto, io non mi offendo! E poi le mie comodità non erano poi così noiose :-)
      Hai ragione dobbiamo proprio organizzare una chiacchierata, pure io sono stata piuttosto solitaria nel mio crogiolarmi nei pensieri.
      Baci e a presto!

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  5. Cara Marzia, come sempre siamo sulla stessa lunghezza d'onda, sarà questa data di nascita che ci accomuna. Anch'io da poco ho cambiato lavoro e sono ancora in fase di assestamento. Anche da me tutti si aspettano sempre che faccia il mio dovere e infatti lo faccio...ti capisco e condivido l'idea che questa tappa dei 45 non possa che far pensare alla mezza età (però come per il bicchiere, c'è sempre l'altra mezza). Coraggio e buone vacanze!!! Roberta

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    1. Allora l'astrologia ha il suo peso ... questa è l'estate del Leone e le novità dovrebbero essere all'ordine del giorno. Ma dovrebbero essere tutte ottime occasioni quindi incrociamo le dita e stiamo a vedere.
      Vedi che ha senso il concetto di mezza età? Certo che mi piace l'idea di averne un'altra metà ... e che metà! Io ci conto :D
      Buone vacanze anche a voi!

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  6. I cambiamenti ogni tanto non fanno male.Ma per adesso ti auguro solo delle splendide vacanze !

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  7. Non passavo di qui da tempo, assorbita dal vortice lavorativo prevacanziero. Sorrido perchè anch'io sono quasi di mezza età come te (ne compio 45 a novembre) quindi oltre ad avere i figli diecenni e "amplificati" abbiamo anche lo stesso anno di nascita! A lavoro da me c'è appena stata una ristrutturazione ma noi "pedine" silenti non ne risentiremo più di tanto. Cambiano i vertici, il capo-capo, ci cambiano "nome", ci spostano a destra e a manca ma in sostanza non cambia nulla. Anche se sto comodamente nella mia nicchia "invisibile" ho tanta voglia di una ventata di novità e in questi ultimi giorni pre-festivi mi adopererò per piantare dei semini per dare una sferzata di rinnovamento al mio lavoro a partire da settembre.Il cambiamento fa paura, è faticoso ma è anche evoluzione, miglioramento, crescita. In questi ultimi anni ho sonnecchiato e mi sono crogiolata perchè avevo altri pensieri per la testa (i problemi con D., la nascita della mia piccola pulce...). Ora che la situazione si è rasserenata e stabilizzata ho il desiderio di trovare un NUOVO equilibrio. Il tuo cambiamento è inaspettato e forse lo desideravi 8 anni fa, non ora...ma chissà, forse 8 anni fa non era il momento giusto e non è un caso che sia arrivato ora, in concomitanza con il cambiamento di Alex. Ti auguro delle buone vacanze e un "in bocca al lupo" per questa nuova fase della tua vita! Flo

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Scrivere è bello ma leggere è anche meglio. Grazie per il tuo commento ...