giovedì 14 maggio 2015

Tante teste, tanti test

Ieri spiluccavo La Stampa e ho letto due opinioni sui citatissimi e criticatissimi test INVALSI.
Una viene dal Buongiorno di Gramellini e l’altra da Alessandro D’Avenia, come punto di vista di un insegnante un po’ speciale..
  
Essendo all’ultimo anno della primaria anche mio figlio la scorsa settimana ha svolto i test, senza alcuna particolare ansia da prestazione, come da copione.
Questo è stato un anno balordo, la maestra assente per i primi tre mesi per infortunio e poi molto “assente” per chissà quale ragione sua. Sta di fatto che mi aspettavo una qualche accelerazione, una piccola spinta in previsione della scuola media (ok, secondaria, ma io sono legata ai termini della mia gioventù) ... e soprattutto se lo aspettava Alessandro.
Invece nulla, il minimo sindacale per il raggiungimento del mitico PROGRAMMA.
E così anche i test si sono svolti in aria dimessa, con i bambini che si scambiavano i fogli oppure alzavano semplicemente la mano quando non sapevano rispondere, ottenendo la  soluzione corretta dall’insegnante. Mio figlio – che forse sperava in una vera verifica delle competenze acquisite – era molto deluso. Io pure, soprattutto perché si tratta di una scuola paritaria che abbiamo scelto per ottime ragioni ma che sul finale ci sta decisamente deludendo.


In tutta Europa (veramente in tutto il mondo) si fanno test simili, magari più ben fatti, magari meglio organizzati, magari il solito sacco di cose. Però i nostri figli si confronteranno con i coetanei di altri paesi molto più di noi, e concordo con sul fatto che abituarsi ad essere valutati anche tramite test non sia il demonio. E invece a noi italiani ci gira parecchio essere giudicati, specialmente se tramite crocette, meglio rimanere sul vago e sulle opinioni soggettive. Almeno è più facile dichiararsi in disaccordo. E la storia che le risposte multiple non valorizzano il nostro tipo di cultura la ritengo solo una scusa, è ovvio che dei test non definiranno tutto ciò che siamo (Gramellini lo dice molto bene) ma cerchiamo di sfruttarne la funzione, visto che spendiamo fior di quattrini per svolgerli!

Ma io dico, se da questi test venisse fuori che la scuola reale non è strutturata – o è semplicemente diversa – rispetto ai programmi ministeriali imposti, non sarebbe comunque un risultato? Ma per essere un dato attendibile occorrerebbe svolgerli per bene, senza boicottaggi da parte di insegnanti, studenti e genitori. Ci sono? E allora usiamoli davvero per avere qualche informazione sensata. Altrimenti torniamo al mio post precedente e al gusto della critica nuda e cruda.
Non sono una maestra, non ho la minima idea di come si possa portare avanti un programma unitario avendo davanti 20-30 bambini con personalità, talenti, origini, necessità estremamente variegate. Posso solo immaginare la fatica e le competenze necessarie affinché il percorso porti frutti buoni per ognuno e per tutti.
Però quello che ho visto accadere da mio figlio non mi è piaciuto, nella tacita soddisfazione generale. Eppure mi pare di essere sempre l’unica rompiscatole, quella che chiede di farlo faticare un po’ di più questo giovane del futuro, quella che vorrebbe che i muri se li buttasse giù a spallate e non soffiando una leggera brezza.

Cito D’Avenia che l’ha descritto meglio di me:
A fronte di assenza di proposta costruttiva, che cosa abbiamo dimostrato loro? Perché noi possiamo spernacchiare una prova ufficiale e loro non dovrebbero fare altrettanto di fronte ad un compito insensato o non interessante, una spiegazione trita, un’interrogazione inadeguata? Crediamo veramente di preparare così i ragazzi ad un mondo sempre più difficile? Crediamo forse che lo sberleffo, non sostituito da nulla di costruttivo, li aiuterà a costruire un pensiero autonomo? Dobbiamo prepararli al futuro, non usarli. Dobbiamo metterli ancora di più alla prova, non illuderli che basta sottrarsi all’ostacolo per scavalcarlo, perché l’ostacolo resta lì.” 

Appunto. L’ostacolo resta là.
E’ ovvio che non ha senso mettere sotto pressione bambini così piccoli, non sto parlando di creare panico da esame, ma di mettere le basi per un graduale allenamento. Del resto gli atleti iniziano prestissimo ad allenarsi per ottenere risultati magari dopo i vent’anni.
E mettiamoci da parte noi adulti, frustrati ormai da tutto e tutti, allergici alle regole, contestatari sempre nelle sedi sbagliate.

Che poi io qualche domanda di comprensione del testo presente nei test Invalsi l’ho anche letta e devo dire che non era affatto un esercizio così sciocco o inutile. Ad esempio per un pensatore lineare come mio figlio è stato molto utile dover riflettere sul contesto emozionale sottostante ad un’affermazione.

Ci sarebbe da scriverne una tesi di laurea ma mi sto annoiando da sola a ripetere sempre le stesse cose. Non ho la preparazione necessaria per dire quali sarebbero i migliori test possibili, quale la migliore organizzazione, quali le competenze più importanti da verificare, però non accetto che venga tutto minimizzato, ridicolizzato e gestito senza il rispetto che poi noi pretendiamo dai ragazzi in altri momenti.
Lo ripeto, basta usare ogni occasione per dare addosso a governo/politici/dirigenti, ecc. ecc.
I ragazzi devono poter contare su qualcuno, su qualcosa, su un concreto e logico meccanismo azione-reazione.
E magari sarebbe utile anche a noi ricordare che essere valutati non è affatto un attentato alla nostra libertà di fare i cazzoni a vita, ma una buona spinta ad alzare l’asticella e dare il meglio che abbiamo.


12 commenti:

  1. ciao MArzia, michelle li ha affrontati l'anno scorso in seconda elementare, lei era molto agitata, anche perchè le sue maestre glieli avevano presentati come vere e propie verifiche, come tali c'era silenzio tra le postazioni, nessuno dei maestri dava delle risposte o spiegazioni agli alunni, come sia andato poi il resoconto di quei test ancora oggi non lo so
    Ma mi viene un dubbio... non è che certi insegnanti agiscano come tu hai descritto per far apparire i propri alunni più preparati e in linea con le medie degli altri istituti, non vedo il perchè di permettere agli alunni di scambiarsi i fogli o di suggerirgli le risposte...
    questa è solo la considerazione di una mamma ignorante nel settore
    Dai Ale che la scuola sta per finire.... vedrai che alle medie ti troverai benissimo e ti auguro di trovare dei professori un po' più attenti alle tue emozioni rispetto hai tuoi bellissimi voti
    un bacio!
    Valeria

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    1. E infatti è proprio questo il problema, il giudizio che si teme è quello sulla scuola e sull'insegnante. Invece dovrebbe essere un momento da usare per comprendere se l'insegnamento svolto è in linea con le attese del ministero, e se non lo è, le motivazioni.
      I bei voti - privi del significato che dovrebbero avere - servono proprio a poco e anch'io spero arrivi presto un nuovo metodo che faccia innamorare Alessandro del valore di apprendere.

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  2. Cara marzia, a noi i test fanno paura perche' pretendiamo di essere tutti uguali e che ke scuole siano tutte uguali. Be, non e' vero! Ci sono ottime scuole ed ottimi studenti e scuole orrende e studenti svogliati. Se non lo accettiamo continueremo a soccombere sotto il peso dell'europa e le nostre universita' non varranno piu' un fico secco. Parola di chi vede la situazione dall'esterno!

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    1. Magari ci spaventa l'omologazione del giudizio ma la volontà di omologare i ragazzi è altissima! Invece servirebbe fissare uno zoccolo duro fatto di tutta la meravigliosa cultura che il nostro paese può offrire, e poi ogni personalizzazione sarebbe una manna dal cielo ... per noi, poi! So che è difficile ma la tendenza al ribasso mi spaventa ...

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  3. Il dubbio di Valeria è legittimo. Suggerire agli alunni per far credere che siano preparati e che il loro insegnamento funziona.
    Come ho scritto altrove, le prove Invalsi dovrebbero essere sostenute anche dai maestri.

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    1. Credo sia più che un dubbio ... del resto devo dire che la classe di mio figlio ha un buon terzo di bambini che stentano a seguire, e che neppure sono stati adeguatamente stimolati a farlo. E gli altri si annoiano parecchio!
      Insomma il meccanismo si è inceppato da qualche parte e mi sarebbe piaciuto ci fosse l'occasione perché questo balzasse agli occhi.

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  4. Sono fuori dal giro ormai da molto tempo ma da sempre noto che la scuola è esattamente lo specchio della società, ha un cuore che batte a seconda di come palpita la società, sarebbe meglio dire "ansima"...
    Ciao Marzia

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    1. Cara Carla, vorrei poter dire di no ma la mia esperienza per ora è questa, si "ansima" parecchio!

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  5. I miei due spiccioli sono questi:
    - i test invalsi non servono per giudicare i ragazzi, non sono verifiche (se non in terza media) ed è sbagliato nonchè scorretto presentarli come tali. In classe di mio figlio, lo scorso anno i ragazzini hanno fatto prove su prove, sacrificando anche altro, perchè maestre (e scuola, soprattutto) ritenevano importante che l'istituto avesse un buon punteggio. Se da un lato questo mi ha fatto comprendere che la ratio delle prove era chiara all'istituto, dall'altro mi ha pesantemente disturbato perchè trovo questo modo di procedere distorto rispetto alla ratio stessa. A me non piace l'idea di giudicare i ragazzi solo con test a risposta multipla perchè, ecco, io li ho fatti al liceo per chimica e fisica e non sono così sicura che, da soli (lo ripeto da soli) siano sufficienti, idonei e scevri da rischi di copiatura, però credo che integrare vari tipi di verifiche comprendendo anche questa tipologia potrebbe essere utile.
    -tornando al punto fondamentale e cioè alla ratio delle prove. Ho letto e sentito di tutto e quello che ne ho ricavato è la ferma avversione di insegnanti e scuole a sottoporsi ad un giudizio sul loro operato o meglio sui risultati del loro operato. C'è temo dietro, almeno a volte, l'idea che la verifica importi un certo grado di tirannia, o possa intaccare il principio di uguaglianza o, ancora, la'utonomai didattica o non so che, ma anche in questo caso, il risultato dei test dovrebbe servire a correggere le distorsioni non a pregiudicare i singoli.
    - infine, ho trovato sterile e miope la polemica sulla fatto che, alcuni test, siano uguali per indirizzi diversi come se questo volesse danneggiare gli studenti si un istituto tecnico rispetto ad un liceo, quando invece la ragione è esattamente opposta.
    D'Avenia ha ragione da vendere

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    1. E' esattamente così!
      Non serve "prepararsi" ai test, basterebbe raggiungere alcuni obiettivi e poi valutarli con trasparenza. Non sono i ragazzi qui ad essere sotto esame ma dovrebbe essere un termometro della situazione scolastica generale. Se fossimo furbi utilizzeremmo lo strumento per comprendere meglio la scuola reale e correggere il tiro, se necessario.
      La cosa poi degli istituti tecnici, dovremmo strenuamente lottare affichè non siano "meno" di un liceo sulla cultura di base, altro che creare ulteriori corsie! Qui se non iniziamo a pensare per competenze e talenti non solleveremo mai la scuola al ruolo centrale che dovrebbe avere nella preparazione umana (oltre che professionale) dei ragazzi.

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  6. A me non stupisce questa avversione nei confronti di una prova che, pur con tutti i limiti, rimane un modo di verificare e controllare il livello raggiunto da studenti della stessa età in luoghi diversi del paese. Mi sembra che si abbia molto timore di perdere "autonomia" nella gestione delle classi, e che si valutino queste prove più come un'arma contro gli insegnanti che come un modo di aiutare gli studenti a migliorarsi, senza imbrogli e suggerimenti. ma se insegniamo loro che a scuola si può barare, come possiamo poi pretendere che diventino adulti onesti?
    Alessandra

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    1. E' esattamente quello che penso, l'esempio vale molto più di mille parole.
      Poi ogni opinione la rispetto, ma nei modi e nei tempi oppurtuni.
      E poi vorrei capire di quale autonomia stiamo parlando ... ma sono di parte, me ne rendo conto.

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