venerdì 22 maggio 2015

Cara Maestra

Fra tre settimane avremo archiviato anche la scuola primaria, ho dentro sentimenti contrastanti ma è soprattutto una liberazione.
Oggi mi è venuta voglia di scrivere alla maestra, non so se mai le darò questa lettera (probabilmente no) ma ho tolto dalla mente qualche sassolino fastidioso.
 
“Solo se riusciremo a vedere l'universo come un tutt'uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella sua diversità, comincieremo a capire chi siamo e dove stiamo.” (cit. Tiziano Terzani)
 
Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà l’intera vita a credersi stupido.” (cit. Albert Einstein)

 
Cara Maestra,
 
siamo dunque arrivati alla fine del primo ciclo di scuola, 5 anni che paiono volati ma in verità sono stati scalini pesanti da salire.
La prima volta che ha incontrato Alessandro, lui aveva solo 5 anni e mezzo ed era praticamente muto, pur mostrandoci giornamente la sua rabbia feroce.
Lei ci ha messo pazienza e affetto, immagino potesse fare tenerezza quel bambino così silenzioso, composto, rispettoso al limite dell’immobilità.
Lui che leggeva come un adulto mentre i suoi compagni arrancavano in un mare di sillabe TE-LA-CHI-SCI.
Lui che all’intervallo se ne stava isolato a passeggiare, parlando da solo e ignorando chiunque, incapace di relazionarsi.
 
Immagino abbia pensato che fosse una fase, che crescendo le differenze con i pari si sarebbero affievolite, che ognuno avesse “i suoi tempi”.
Io le dicevo che non sarebbe passata, che cercavamo da tempo un aiuto adatto, che gli occorreva supporto per le sue interminabili giornate a scuola.
Passando gli anni si è convinta che forse un neuropsichiatra avrebbe saputo far meglio di genitori e insegnanti, il fallimento delle speranze iniziali è stato sempre più evidente.
 
Ad un certo punto le ho anche parlato di plusdotazione. Non penso le sia piaciuto, l’intelligenza è tante cose e io sono d’accordo.
Le ho chiesto di metterlo alla prova, di dargli qualche sfida, di fargli provare la voglia di alzare la sua asticella cognitiva.Se lo ha fatto, sinceramente io non me ne sono accorta e neppure Alessandro. Quest’ultimo anno in particolare l’ho trovato imbarazzante, mio figlio non ha lavorato praticamente mai. Ha preso molti voti perfetti senza neppure aprire un libro, senza uno sforzo di memoria, senza coinvolgimento emotivo ... non solo senza fatica ma pure senza passione.
Se tutto il programma fosse stato compresso in due mesi, per lui non sarebbe cambiato nulla se non mesi di noia in meno. Mi chiedo se qualcuno se ne sia accorto, se la sua silenziosa trasparenza sia mai venuta a galla.
 
Io so poco di ciò che accade in classe, me ne rendo conto. Però sono brava a “sentire”, oltre ai fatti e alle parole. E ho sentito quanto abbia pesato prendere determinate decisioni, quanto non partecipare alla vita sociale del gruppo classe sia stato considerato un grosso limite. Ed è proprio in quel momento che ho capito quanto invece abbiamo sbagliato strada.
Noi, gli adulti di riferimento, abbiamo passato a lui il messaggio che fosse molto meglio essere partecipativi, simpatici, socievoli e creativi piuttosto che avere ogni altra competenza. E abbiamo fatto ad Alessandro un torto immenso.
E’ un fallimento il fatto che non desideri – o non riesca – ad entrare in giochi che vedono i suoi compagni urlare, muoversi esageratamente, competere fino alle parolacce o ai gestacci? Lo so che sono dinamiche naturali e pure gioiose, lo erano per me bambina, ma non lo sono per Ale, lui ne è atterrito e preferisce compagnie moderate. E’ in grado di giocare a Monopoli per una intera serata con bambini tranquilli e senza necessità di vincere, ma il pranzo e l’intervallo a scuola per lui sono peggio dell’inferno.
Mi sono chiesta se sui circa 300 bambini della primaria sia davvero l’unico così, se in questi 5 anni qualche adulto – durante un intervallo – abbia mai pensato di coinvolgere il gruppetto di bambini più quieti in qualche attività diversa da partite al pallone e balletti. Se è accaduto temo che mio figlio non se ne sia reso conto, se non è mai accaduto temo abbiate perso una grande occasione. Capisco che i bambini debbano essere lasciati liberi, che le loro vite sono già iper-organizzate, però si tratta di dare una spintarella occasionale a ragazzini dotati di diversa sensibilità per vedere cosa accade dopo averli indotti a comunicare nel piccolo gruppo selezionato.
 
Il mio bambino speciale ha in sè doti meravigliose, con uno sguardo comunica profondamente.
Ma soprattutto ha necessità di essere compreso per quello che è, di sentire che anche la sua mente ha importanza, che anche il suo imparare veloce ha un senso per la società (che per ora è la scuola), che è un valore e non un limite. Dover essere sempre quello che aspetta, quello che finisce gli esercizi e si annoia, quello che tira fuori il suo libro dalla cartella perché non ne può più di chiacchiere e procrastinazioni. Tante volte è arrivato a casa dicendo “anche oggi non abbiamo fatto niente”, immagino non sia esattamente così ma il suo punto di vista è importante, come quello degli altri! Credo sia quasi arrivato ad odiare la sua compagna A. e per una ragione ben precisa, un forte senso di ingiustizia.
Alessandro conosce bene i grossi problemi di A. sul fronte dell’apprendimento, sono la nemesi l’uno dell’altra. Quello che non capisce è perché le carenze di A. siano in qualche modo gestite, abbia supporto da maestri e compagni, abbia punti sul tabellone e voti di incoraggiamento per ogni progresso, abbia corsie differenziate su certi esercizi. Mentre le carenze emotive di cui lui soffre restano a livello di problema personale e la sua autostima è sempre bassissima, del resto le competenze grazie alle quali potrebbe svilupparla sono date per scontate, quasi che fossero doni meno importanti dell’essere socialmente integrati.
 
E’ ovvio che si tratti del punto di vista di un ragazzino di 10 anni dalla mente veloce e il cuore pesante. E’ ovvio che a lui sfuggano tante dinamiche, probabilmente anche i tentativi di aiuto e la fatica di mediare molte esigenze diverse. Ma non cambia il risultato, quindi qualcosa non ha funzionato, pur con le migliori intenzioni, lui continua ad odiare le ore in classe.
E non cambierà neppure se arriveremo mai ad una diagnosi neuropsichiatrica. Avremmo forse uno strumento di comprensione in più ma il lavoro da fare resterà il medesimo, lui avrà lo stesso diritto ad essere compreso, ascoltato ed integrato sia che rientri in uno spettro autistico sia che sia plusdatato sia che sia entrambi (o nessuno dei due). Occorre semplicemente uscire dalla logica della scelta, lui non ha scelto di essere “diverso”, lo è e basta. E non sceglierà di essere qualcun altro solo perché ce lo si aspetta, solo perché nei nostri canoni di felicità i bambini e i ragazzi dovrebbero stare in un certo range di comportamento e di sentire. Lui è stato felicissimo durante i tre giorni della sua “non gita”! Alessandro sa essere felice per motivi del tutto particolari, che talvolta stento a capire ma che ha e avrà tutto il diritto di provare. 
 
Quest’anno con la scuola sono stata troppo silenziosa anch’io. In parte è perché ci sono state tante priorità ad attirare pensieri ed energie, dall’altra è perché non pensavo di poter realmente dire niente di nuovo, così non avrei potuto ottenere niente di nuovo. Ormai aspetto il passaggio alla secondaria, e lo farò con un’attenzione diversa e una presenza più costante. I prossimi anni saranno fondamentali per Alessandro, come per tutti i suoi compagni, e lui per primo si aspetta un netto cambio di passo e di attività. Farò in modo che accada, qualunque cosa questo significhi, coinvolgendo molto più la scuola nei percorsi educativi che ci verranno consigliati. Lui merita di correre un po’, laddove è stato fermo per troppo tempo.
E anche di essere lasciato in pace sul resto, socializzazione è una parola abusata e ormai la comunità scientifica è concorde sul fatto che i processi di relazione siano assolutamente soggettivi.
 
Rileggendo le mie parole mi rendo conto di essere stata dura. Sinceramente provo tanta tristezza per questo finale sotto tono e per quelle crocette che ritroverò nell’ultima pagina della pagella, identiche per la decima volta, in cui si definiscono da “migliorare” aspetti in cui mio figlio avrebbe dovuto agire autonomamente, come indici di una crescita in cui la scuola è entrata solo marginalmente.
 
Certamente in questi 5 anni ci sono state tante cose buone, di cui la ringrazio moltissimo. I corsi di teatro ad esempio, una gioia per Alessandro.
Anche la disponibilità ad ascoltare, sebbene io non sia stata abbastanza brava a porre le questioni e a chiedere. Ho sempre rispettato il lavoro dei professionisti, soprattutto quando non ho idea di come si svolga una certa attività. Però avrei dovuto essere un tramite più forte, più consapevole delle necessità di mio figlio. Di questo chiedo scusa a lei e a mio figlio, forse oggi saremmo tutti più sereni e soddisfatti, ma non ero pronta ad essere la mamma di un bambino così speciale, sto imparando giorno dopo giorno e dopo infiniti errori.
 
Mi permetto di scriverle tutto questo perché tra qualche giorno Alessandro uscirà dalla sua quotidianità ma ciò che abbiamo imparato attraverso di lui vorrei non sparisse. Mi piace pensare che – sebbene non siamo riuscite a fare amare a lui la scuola – l’esperienza fatta non andrà sprecata e se si presentasse un altro bambino silenzioso (o esplosivo) la scuola saprà, attraverso di lei, accendere quella passione che tutti i bambini meritano per affrontare con gioia il proprio percorso scolastico senza perdersi per strada.
E se dovesse servire io sarò a sua disposizione con tutto il bagaglio di conoscenze che lentamente vado raccogliendo, insieme ad una consapevolezza che avrei tanto voluto avere 5 anni fa.
 
Buona fortuna per la sua prossima avventura.
 
Con affetto,
Marzia G.
 
 

37 commenti:

  1. cara MArzia, perchè non consegni questa tua lettera alla maestra?Lo devi fare
    non per te ma per Alessandro e per i tanti bambini come lui
    Perchè questa maestra non ti ha mai chiesto che giochi amava fare Alessandro?Monopoli è un gioco che piace a tutti i bambini e che si poteva proporre nel intervallo
    Teatro una bella iniziativa, che permette hai bambini di esprimersi, perchè questa maestra non ha valutato a fine anno i risultati che Ale aveva raggiunto con il teatroPerchè non si è posta delle domande, non ha parlato con te del perchè Ale amasse il teatro, si impegnasse in questo progetto, trovasse piacere nel affrontarlo
    tu sei una mamma presente, ma come fai a confrontarti con gli insegnanti se loro decidono di non prendere in considerazione le tue idee di mamma su Ale
    Come scrivi tu la tua lettera può servire per altri bambini come Ale
    consegnala alla maestra
    A settembre Ale si ritroverà in una nuova classe, nuovi compagni e tanti professori
    vi auguro che il nuovo cammino possa essere di aiuto alla crescita di Ale
    un bacio colmo di immenso affetto VAleria

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Valeria, è che sto davvero patendo questa fase finale della scuola. La maestra è una persona buona solo che ad un certo punto ha rinunciato e credo sia stata persa una grande occasione. Tutto qui.
      Un abbraccio.

      Elimina
  2. Anch'io sono dell'idea di Valeria. Anch'io penso che dovresti consegnare la tua lettera.
    E' una lettera sincera, che se lei vorrà le servirà per riflettere, per maturare un nuovo modo di porsi nei confronti dei bambini che dovrà educare. Ogni incontro nella nostra vita, soprattutto quelli che gestiamo con più difficoltà, ci aiuta a scoprire qualcosa di noi, non si smette mai di crescere.
    Alessandro è stato per lei un incontro importante, che non può passare senza che lasci un segno di crescita. Sottolinearlo, da parte tua, è un modo che aiuterà lei a prenderne consapevolezza.
    Le tue parole sono severe, ma espresse con educazione e sincerità, da cui si coglie il desiderio di non accusare, ma di aiutare a comprendere. L'intenzione positiva si manifesta, senza rivalsa.
    Un bacio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E io dico queste cose perché Ale è stato un incontro fondamentale anche per me, senza di lui non avrei potuto capire tante cose, non avrei conosciuto un mondo diverso da quello che per tanti anni mi ha dato tranquillità.
      Vorrei che lui fosse di ispirazione per me e per gli educatori che incontra.
      Un bacio a te.

      Elimina
  3. Anch'io penso che dovresti consegnarle la lettera. Per Alessandro, per i bimbi che verranno, per la maestra e anche per te. Perché non solo scrivere, ma anche lasciare andare poi le parole è terapeutico. Aiuta a mettere ordine nei propri pensieri ed emozioni e a renderli chiari e comprensibili per gli altri. È sicuramente un buon modo anche per mettere un punto ed andare a capo. Vi auguro che il nuovo percorso sia migliore e spero che ti regalerai anche un po' di indulgenza per te stessa.
    Un abbraccio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Indulgenza ... già, non la applico molto a me stessa! So bene quanti limiti ho avuto, ma diciamo che almeno ci provo. La rinuncia proprio la soffro.
      Quando leggo le belle cose che accadono nella vostra scuola ... ma occorre cambiare il punto di vista, riuscire a mettere in primo piano il bambino. E' difficile ma non impossibile, ci riescono in moltissimi paesi.

      Elimina
  4. Sono una professoressa, della 'fu" scuola media. E sono anche una mamma, di una bambina che ha appena iniziato il suo percorso scolastico. Ad un certo punto della lettera lei dice che non sa cosa vuol dire stare in classe: il punto è questo, non lo sa. Vorremmo avere il tempo e la possibilità di seguire ogni alunno in tutta la sua particolarità, ma non siamo Rousseau alle prese con il singolo Emilio, ogni giorno affrontiamo dai venti ai trenta ragazzi per classe con l'ansia del programma da rispettare, dei compiti da fare, con dirigenti che spesso tiranneggiano e genitori che si lamentano. Ogni alunno é speciale, ed ogni genitore vorrebbe un programma ad hoc per lui e incolpa noi di non esserci resi conto del suo potenziale, dei suoi problemi, dei suoi bisogni...io stessa vorrei dire alle maestre di mia figlia quanto lei sia diversa, unica, speciale...lei non può tener conto di questo, ma poiché non può francamente non sono convinta che con la sua lettera sia nel giusto. Chiara

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Chiara, io comprendo quello che dice e lo rispetto. Lavoro quotidianamente con clienti esigenti, qualcuno chiede cose ragionevoli altri sono incompetenti arroganti. Per questo mi permetto raramente di giudicare il lavoro altrui, che sia il panettiere, la maestra o il medico. Per questo non ho mai chiesto un programma ad hoc per mio figlio, sebbene io abbia scelto una scuola paritaria, spiegando in anticipo quali fossero le nostre necessità. Perché è vero che tutti i bambini sono unici e speciali ma per qualcuno è più difficile, qualcuno ha avuto in dote uno zainetto un tantino più pesante.
      L'unica mia richiesta è stata quella di dargli qualche esercizio più complicato in matematica, per evitare che si annoiasse e perdesse l'amore per qualcosa che la natura gli fa comprendere tanto facilmente.
      Per molti anni mi è bastato che la maestra fosse gentile con lui e comprensiva con i suoi silenzi, ma mio figlio è cresciuto e lei ha continuato a concentrarsi solo sugli aspetti di ritardo emozionale, senza mai dare attenzione a quello che buono lui ha, i suoi talenti sono stati fagocitati dalla mancanza di socializzazione. Questo non è giusto, per Alessandro e gli altri (tanti) bambini come lui, siamo tutti dalla stessa parte ma sono stanca di vedere che i problemi di taluni studenti siano semplicemente ignorati, perché fuori dal range medio di esigenze condivise. Se il sistema non riesce a supportare la diversità allora è per questo che bisognerebbe scendere in piazza, perché stiamo perdendo tanti ragazzi in gamba che, con il loro modo originale di pensare e con il loro bagaglio di vita vissuta, domani potrebbero essere davvero fondamentali per una società più equa.
      Solo per questo lascio da parte la mia naturale pacatezza e mi permetto di chiedere, col rispetto che un mestiere come quello dell'insegnante impone.

      Elimina
    2. Concordo con lei su una cosa: quest'ansia del voler far socializzare a tutti i costi é insensata e malata, soprattutto perché la socializzazione in questione prevede un "branco" e una serie di attività condivise, di solito sportive. Ho avuto due anni fa, in una seconda media, un ragazzino geniale, che conosceva l'etimologia di gran parte delle parole e aveva una cultura, soprattutto storica, da far invidia ad un universitario, ed aveva verosimilmente la sindrome di Asperger. Verosimilmente, perché i genitori hanno interrotto ogni contatto con il neuropsichiatria prima di arrivare ad un'effettiva diagnosi. Per "spingere" lui e altri ragazzi a socializzare il collega di ed. fisica, in accordo con il collegio docenti, ha organizzato un torneo di pallavolo interno alla scuola. Lui non ha mai giocato: a socializzare sono stati quelli che socializzavano già normalmente. In classe ha continuato ad essere l'alunno puntuale e geniale di sempre, isolato dal resto della classe da un linea invisibile. Avrei voluto potermi concentrare su di lui un po' di più (un tredicenne che legge Yourcenar!), ma la mia responsabilità erano anche i suoi 27 compagni, tra cui tre dsa gravi, due bes e una ragazzina macedone che di italiano sapeva dire solo "ciao" e "grazie". Il punto è che la nostra scuola (quantomeno la scuola pubblica, che é l'unica che conosca) non ha gli strumenti per far fronte ai casi come quello di suo figlio, ed è un limite più del sistema che degli insegnanti. É un fallimento generale. Chiara

      Elimina
    3. Chiara, con tutto il rispetto, non sono convinta che con il suo commento sia nel giusto.
      E credo di dirlo senza superbia, ma con doppia cognizione di causa: da una parte come insegnante di una classe composta da 18 alunni diversamente abili e dall'altra come mamma di un bambino plusdotato.
      Volere è potere.
      I miei ragazzi hanno tutti un piano didattico personalizzato, il mio bambino ha un progetto potenziato nella scuola che frequenta.
      Lo segue la sua maestra, anzi, tutte le sue maestre e pure la coordinatrice, che vedendo il mio "sentirmi in difetto" quando sono andata a dire che S. si annoiava, mi ha rassicurata, dicendo che per far stare bene i bambini si fa quel che va fatto, anche se costa lavoro in più.
      E dunque, di nuovo, per fortuna o purtroppo, la differenza la fanno le persone.



      Elimina
  5. Credo che dovresti darla alle insegnanti anche se corri il rischio che come Chiara la pensino in quel. modo. Certo tutti i bambini sono unici e speciali ma ad alcuni di questi dovrebbero essere rivolti sguardi speciali ma forse è solo una mia opinione visto che sono solo una mamma

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Noi siamo solo mamme ma abbiamo dovuto imparare ad esserlo in modi un po' speciali, vero? Per questo talvolta diventiamo tigri, per quello sguardo speciale che non dovremmo implorare.

      Elimina
    2. già esprimi così chiaramente il concetto cara un bacio

      Elimina
  6. Trovo sia triste una scuola che non faccia valere le differenze, anzi appiattisca tutte le teste ad un'altezza media. Nella scuola non vogliamo competizione, non vogliamo i bravi ed i cattivi, nin vigliamo il diverso. Un peccato che la vita sia tutt'altra faccenda. E non incolpo gli insegnanti, che arrancano in in sistena pachidermico. Incolpo chi ha sempre osteggiato il cambianento e si, anche tanti genitori!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Immagino che io stessa avrei compreso con difficoltà il valore della diversità e l'immensa fatica di viverla quotidianamente sulla propria pelle.
      Oggi in particolare sento solo la fatica e il fallimento, la fine di quest'anno è un dolore continuo, lo scoperchiamento improvviso di una situazione che non pensavo fosse tanto compromessa e vorrei capire cosa avrei potuto fare di più senza input da chi la classe la gestisce ogni giorno. Tendo sempre ad accusare me ma qui non ho più risorse per fare da sola.

      Elimina
  7. Leggo nella tua risposta a un commento in alto: "la maestre è una persona buona che ha perso un'occasione, ha rinunciato" (non cito le testuali parole) ecco, anch'io sarei dell'idea di darle la lettera, magari aggiungendo questo finale, nessuno giudizio su una presunta cattiveria dell'insegnante, giammai, ma solo una constatazione sul suo abdicare a un ruolo più completo, giacché insegnare comprende diversi aspetti e competenze, non solo nozionismo e questo va detto. Un abbraccione Sandra quella dei libri

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Imparare è un verbo bellissimo, insegnare immagino altrettanto.
      Mio figlio ha imparato troppo poco sia sul fronte didattico sia su quello relazionale.
      Mi chiedo perché, cosa dovevo fare meglio, cosa doveva fare meglio la scuola.
      Oggi è un tarlo, spero diventi qualcosa di più costruttivo.
      Grazie Sandra!

      Elimina
  8. Le tue riflessioni sono pesanti e fanno ben capire la tua fatica ed il tuo scoramento.
    Molti ti consigliano di renderne la partecipe la maestra, ma io non so, francamente, se sia un bene: se oltre che buona è "aperta" allora fallo, se l'unico effetto che la tua lettera potrebbe produrre è di ferire una persona che ha provato, in buona fede, a fare del suo meglio, lascia perdere. Noi tutti abbiamo dei limiti e può essere molto doloroso sbatterci contro quando non si può più rimediare.
    Nel merito, non so cosa dirti, in generale credo che le persone dovrebbero essere aiutate ad essere ciò che sono e non qualcosa di diverso, ciononostante credo che un minimo di competenza "sociale" sia indispensabile e, da quello che scrivi, mi sembra che sia mancata la voglia/capacità/possibilità di aiutare Alessandro a trovare la sua strada in questo senso mentre le si attribuiva un rilievo nell'ambito scolastico. Insomma delle due l'una: o si guarda il profitto e basta, ed allora è un conto, o si valutano anche queste competenze, ed allora è bene cercare di dare il sostengo necessario per superare le difficoltà.
    Forse sbaglio e faccio una sovrapposizione impropria, ma per mio figlio l'amicizia è importante e quello che lo fa soffrire è la difficoltà a trovarne di adatte alla sua sensibilità.
    Quanto agli stimoli, non so, capisco il discorso che fai in astratto, ma mi sembra difficile che in concreto un insegnante possa valutare un alunno attraverso compiti diversi da quelli della classe o fare per lui un programma ad hoc. In altre nazioni si saltano i corsi, ma da noi, per quanto ne so, non è possibile. Sul punto del resto io ho più di una perplessità, ma ovviamente riguarda me e la mia situazione. Non so se può esserti utile, ma in genere cerchiamo di stimolarlo in altro modo, creando per lui la possibilità di sviluppare altri interessi, facendogli frequentare piccoli corsi (ora va di moda la robotica e la programmazione per ragazzi), avviciandolo a sport che ci sembrano congeniali o approfondendo autonomamente un argomento del programma.
    Quello che è brutto, per me, è vedere come a volte, sia rinunciatario ed oppositivo rispetto a competenze intellettive che non gli mancano. Ai miei tempi si sarebbe detto svogliato. DI quella svogliatezza che non sai se nasconda noia, disinteresse o cosa.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Oggi non so dire cosa farò e cosa le dirò, mio figlio si è fatto venire un malanno per saltare anche l'ultima recita, per il corso di teatro che pure amava tanto. Improvvisamente parla di pesanti prese in giro, di clima difficile con alcuni compagni, di tante cose che mi hanno spezzato il cuore. So che lui vede tutto in modo amplificato ma questo no, non me lo aspettavo, non così.
      Ho cercato "stimoli" per anni, fatto esperimenti (anche il CoderDojo), provato occasioni di socializzazione più mirate. Niente. C'è qualcosa che non si riesce a spezzare nel suo scudo, io almeno non ci sono riuscita e non è che non abbia chiesto aiuto.
      Sono certa che voi abbiate trovato i giusti compromessi, il percorso più equilibrato, io mi sento una trottola impazzita. Oggi poi è più nero del solito, immagino passerà.
      Però, almeno sul fronte didattico, un minimo (ma minimo) di attenzione nei confronti di anni di noia infinita l'avrei voluta.

      Elimina
    2. Gli ultimi giorni di scuola per noi sono sempre terribili, vengono fuori crisi di ogni tipo (compagni insopportabili, maestre troppo severe, affermazioni perentorie sull'inutilità della scuola e così via), quindi non sarei così ottimsita sul fatto che noi abbiamo trovato qualcosa, di stabile almento.
      Quello che abbiamo trovato di costante è solo il fatto di provare, provare sempre.

      Elimina
  9. Domanda forse insensata: e farlo saltare di classe? Sarebbe stato possibile? Cioè farlo andare in una (o due) classe più avanti, forse avrebbe aiutato...
    Mia nipote si è da poco trasferita in Inghilterra, non conosceva quasi niente di inglese e si è trovata ad affrontare un posto nuovo, una scuola nuova, amici nuovi in una lingua nuova. Sai che ha detto a mia sorella? Sai mamma mi mancano gli amici dell'Italia, ma non la scuola, mi annoiavo!
    Una sfida come quella sarebbe stata devastante per molti bimbi, lei semplicemente non si annoia più!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. I salti di classe sono difficili, poi Alex è già di dicembre ossia tra i più "piccoli" del suo anno. Ma mai come adesso penso che gli sarebbe servito saltare questo anno, assolutamente tossico da ogni punto di vista.
      La storia di tua nipote è davvero significativa!

      Elimina
  10. E' una lettera molto intensa e appassionata.
    Io vorrei riceverla.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Gianpietro! Purtroppo credo che la passione non basti a far comprendere, del resto spesso non comprendo neppure io.

      Elimina
  11. Gliela invierei anch'io.
    Per gli Alex di domani.
    Un abbraccio!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Forse lo farò dopo essermi chiarita alcune idee, dopo alcune conferme.
      Al momento sono più arrabbiata che lucida e non vorrei sprecare un'occasione, proprio per gli Alex di domani.
      Un abbraccio a te!

      Elimina
  12. Secondo me l’ha letta. Chissà magari è capitata sul tuo blog o l’ha letta perché ha scoperto il tuo blog in questi anni di scuola e ogni tanto ci va per leggere quello che scrivi.L’anno scorso una maestra dell’asilo di mia figlia, che per il funzionamento delle graduatorie della scuola non ci sarebbe stata l’anno successivo, aveva scritto una breve lettera a tutti i genitori. Ma, si sa, è facile comunicare quando si devono dire solo cose belle.Immagino che in questi anni abbiate avuto modo di maggiore confronto rispetto a altri genitori e quindi una lettera finale ci può stare. Da un certo punto di vista dal momento che l’hai resa pubblica hai un po’ bruciato l’occasione anche se è stata utile per aprire un dibattito.    Secondo me il grande difetto della scuola è che al momento il risultato, diversi gradi di successo o fallimento, è troppo lasciato alle caratteristiche del singolo insegnante. Non si può più sentire che con la scuola “bisogna avere fortuna con gli insegnanti”.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non credo sai, è davvero molto poco "tecnologica" e non credo sappia cosa sia un blog :)
      Sul discorso "fortuna" ... lasciamo stare che oggi produco solo frasi sconesse, ma concordo con te che non può essere il principale metodo di valutazione.

      Elimina
  13. E' una lettera bellissima e come tante cose che ho letto nel tuo blog di grandissimo aiuto per me,sono la mamma di un bambino simile ad Alessandro per alcuni aspetti che però ovvia iperallineandosi e confessando raramente la sua noia e la sensazione di inadeguatezza, i suoi "problemi" sono emersi in un periodo difficilissimo per la nostra famiglia e solo ora riesco ad avere la lucidità necessaria ad affrontarli,l'anno prossimo per mio figlio sarà l'ultimo per la primaria dobbiamo affrontare un lungo e impegnativo percorso sappi che sei stata e sei preziosa,grazie

    26 maggio 2015 14:39

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio molto per questo commento, ultimamente mi sto chiedendo spesso perché continuo a scrivere quando in fondo non è che abbia mai grandi cose utili da dire, o soluzioni straordinarie.
      So però che qualcuno leggendo qui e là ha trovato spunti per cercare la strada giusta per il proprio bambino speciale, quindi sono contenta anche solo di passare piccole informazioni.

      Elimina
  14. Mi spiace molto leggere di questo tuo ultimo periodo, credevo che le cose migliorassero sempre un po' di più.
    Forse c'è da dire che è la preadolescenza che si fa sentire molto sul piano emotivo e relazionale (anche per quel che attiene i comportamenti dei compagni).
    E' proprio brutto che la sua maestra si sia arresa e credo che Ale se ne sarà sicuramente reso conto.
    Quello che c'è di buono è che nella vita - una volta terminata la scuola - non ci si confronta più in un ambiente di "coetanei", che di fatto è qualcosa di artificioso e ben poco naturale; per questo in fondo saltare qualche classe potrebbe essere saggio - che poi lo sai vero che tuo figlio non ha bisogno di andare a scuola per apprendere nozioni. Non puoi pretendere che gli facciano un programma solo suo, per questo forse ci sono delle scuole speciali. Il loro compito invece sarebbe stato proprio quello di lavorare sulle sue emozioni e sulle relazioni.
    francesca m

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Già, i suoi compagni sono nella tipica frenesia di "crescita" che caratterizza la pre-adolescenza mentre Ale la esprime - come al solito - diversamente. Così loro si fanno più audaci anche nel fargli notare la sua diversità e lui li odia in silenzio.
      So che non sono nozioni che servono a mio figlio ma poteva essere una leva su cui puntare per far crescere quel pelino la sua autostima. Se nelle relazioni è messo così male e le sue competenze scolastiche sono date per scontate e quindi ignorate ... cosa gli resta? E infatti si sente sempre in difetto, sia nel non comunicare sia nel non essere poi quel granché intelligente (dato che non frega molto a nessuno quello che sarebbe in grado di fare).
      Questo mi fa arrabbiare, e posso solo immaginare che peso abbia sulla sua sfera emozionale sentirsi sempre nel contesto sbagliato.
      Grazie per avermi ricordato che in effetti la "vita" potrebbe dargli delle opportunità in più nello scegliersi il sociale che si adatta di più al suo sentire :)

      Elimina
  15. Ciao,
    é la prima volta che ti leggo..arrivata a te tramite altri blog.
    Non esprimo giudizi,perchè non conosco la vostra storia,ma leggerti mi ha fatto venire in mente un libro per l'infanzia,intitolato "il mondo é anche di Tobias".
    La tua lettera mi ha fatto venire in mente la "mamma combattente" di Tobias.Non perché il tuo Alessandro per diagnosi o per caratteristiche assomigli a Tobias,ma semplicemente perchè in quel libro quello che mi ha colpito maggiormente é la figura della mamma,che lotta perché suo figlio,speciale,sia circondato dalle stesse opportunità date a tutti gli altri.
    Un abbraccio
    Camilla

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Camilla per la segnalazione, ho subito acquistato il libro ... mi sono commossa solo nel leggere il riassunto e sono certa farà bene anche al mio ometto!
      Non sono proprio brava come combattente, non sarebbe nella mia natura, ma mi sto allenando parecchio perché sì, il mondo è anche di Alessandro e farò qualsiasi cosa perché sappia di meritarselo tutto!!
      Un abbraccio a te.

      Elimina
  16. Ciao,

    ti avevo già letta su "genitoricrescono", e mi avevi anche risposto, ma ora capisco meglio la vostra situazione, e mi dispiace molto leggere che dopo 5 anni di scuola elementare vi troviate punto a capo con i problemi di Alex.
    La nostra esperienza devo dire che è stata molto diversa, grazie ad una maestra che ha puntato moltissimo sulla gestione delle dinamiche di gruppo, e valorizzando ciascun bambino nelle sue potenzialità.
    Ti auguro comunque di incontrare insegnanti illuminati alle scuole medie, come è successo a noi: che non badano tanto al fatto che il bambino stia spessissimo impegnato con i suoi "lavoretti" di carta (cosa non fa per tenersi impegnato!) ma piuttosto ai risultati che raggiunge.
    In bocca al lupo quindi!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Volevo anche aggiungere che il tuo blog mi è stato utilissimo in passato - anche se non avevo mai scritto prima - quando anche noi annaspavamo nel tentativo di comprendere questo figlio un po' "speciale", quindi non smettere di scrivere, i tuoi post sono sempre fonte di ispirazione, grazie!

      Elimina
    2. Oggi mi state abbracciando con tanti pensieri belli e posso solo ringraziare, ne avevo un grande bisogno!
      Come dico sempre, tutti i bambini sono speciali ma qualcuno nasce con un bagaglio un poco più pesante e occorre vigilare perché possa portarselo dietro con quel pizzico di leggerezza che meritano tutti.
      E qui arrivano tanti genitori altrettanto speciali che magari per un attimo si sentono "in compagnia" ... questo almeno spero.

      Elimina

Scrivere è bello ma leggere è anche meglio. Grazie per il tuo commento ...