venerdì 29 maggio 2015

Cara Maestra #2

No, non ho consegnato la famosa lettera alla maestra.
Ma ho avuto con lei due ore di colloquio e adesso vorrei picchiare dentro un sacco fino allo sfinimento, tanto sono delusa ed arrabbiata.
La causa scatenante è stata l'improvvisa malattia che mio figlio si è inventato per non partecipare alla recita finale del corso di teatro. Io sono letteralmente caduta dal pero ed è uscita una storia di prese in giro e dispettucci, che mi ha lasciato basita. Perché mio figlio amava questo corso e per i precedenti tre anni aveva preso parte allo spettacolo con gioia.

Vedendomi turbata la maestra mi ha chiamato per "fare due parole, che mica si possiamo chiudere cinque anni così". Come ha ammesso anche lei, non è stato un bel colloquio, perché non sono stata accomodante, non ho cosparso la mia testa (e quella di mio figlio) di cenere e - soprattutto - perché ho avuto l'ardire di dirle che quest'ultimo anno di scuola per Alessandro è stato quasi totalmente inutile. Ed è stato questo l’unico punto rilevante, dimostrarmi che il suo lavoro era stato svolto al meglio ed il fallimento nella formazione di Alessandro non poteva essere imputato ad altro che alla sua natura.


Ho bisogno di scrivere a caldo quello che ho sentito perché voglio tenerlo ad imperitura memoria, prima di mettere un bel punto e andare a capo, pur con una immensa tristezza nel cuore.

Bullismo. Non c'è un caso di bullismo nella sua classe (e chi l'ha mai detto?!) ma ovviamente ci possono essere episodi del tutto normali tra bambini che mio figlio "sente" in modo troppo forte. Hanno lavorato su singoli episodi, hanno privilegiato dinamiche di classe atte a confrontarsi e chiarirsi tra bambini, sono tutti mediamente tranquilli e ... udite, udite ... non si sono presi a botte neppure una volta! E non è cosa da dare per scontato, eh! Pare che in ogni classe ci sia almeno un piccolo aggressivo che pensa di risolvere le questioni alzando le mani, ma non nella sua classe, quindi Ale non avrebbe potuto trovare un ambiente più sereno. Peace & Love.

Didattica. Nel corso dell'anno è stato seguito il programma, ci sono stati laboratori supplementari (come dimenticare quello di scrittura creativa!) e parecchie iniziative. Peccato che ad Alessandro non siano piaciute, in fondo a lui non piace niente, pare semplicemente “subire” ciò che viene proposto quindi che senso avrebbe avuto dargli del lavoro supplementare? (tipo fargli sperimentare la fatica una volta ogni tanto?)
Certo la classe ha uno standard di apprendimento medio-basso, e su quello è stata organizzata la didattica ma ciò che dovevano imparare lo hanno imparato. Mio figlio si è annoiato a morte? Eh, ma con 28 bambini tutti con esigenze diverse non è che si possano fare programmi ad hoc (ma chi lo ha mai chiesto?). Forse per un bambino così particolare sarebbe meglio avere un “precettore privato” così che possa studiare a casa in modo mirato (o_o ... alla faccia della rinuncia!).
Poi lei privilegia le lezioni che comportino discussione, che facciano partecipare attivamente i bambini, è ovvio che Alessandro si trovi in difficoltà e non ne comprenda il valore. A lui è piaciuto il corso di informatica, con un percorso sul ‘900 (con ricerche, racconti del maestro in classe, incontro con i nonni, ecc.) perché era ad un livello da scuola media e forse lui è già più su quello stile di apprendimento.

Partecipazione e silenzio. Alessandro non partecipa, non esprime le sue idee, non alza la mano spontaneamente. E la maestra mi ha detto che questo lo ha accettato ma che spesso la sua “assenza” l’ha fatta arrabbiare perché non c’erano ragioni oggettive all’interno della classe per il suo atteggiamento (Lei è arrabbiata?! E allora cosa dovrebbe essere mio figlio?!! Lui non sceglie di stare isolato, lui questa zavorra ce l’ha addosso da quando è nato, e siamo noi adulti che dovremmo aiutarlo ad alleviarne il peso!).

Plusdotazione e/o autismo. (Se a tre anni la tua mente ti mette davanti lettere, numeri, concetti e tu li elabori senza sforzo, ecco che ti sei perso uno degli scalini tipici dell’infanzia, quella sana fatica che poi – nel momento in cui per la prima volta riesci a leggere una frase completa – ti ripaga con una soddisfazione indimenticabile. Solo questo io volevo che mio figlio sperimentasse - una volta, mica ogni giorno! - con un consiglio da parte dell’insegnante e con il mio supporto, questo è mancato totalmente). Per carità, sicuramente Alessandro non ha dovuto impegnarsi o studiare a casa, però a dirla tutta nella classe ci sono studenti anche più brillanti di lui e su più fronti, come la scrittura o l’arte. Se proprio avesse dovuto mandare qualcuno a valutare per il potenziale cognitivo, non sarebbe stato lui (Ehm, ma fino ad un attimo fa non era a livello di scuole medie? E il materiale che lei  fintamente mi aveva chiesto sulla plusdotazione lo ha usato per bruciare legna nel camino?! Ho mai parlato di genio o studente brillante? Mai capito che la plusdotazione non ha nulla a che vedere con il buon rendimento a scuola?! Quindi questa cosa l’aveva irritata, altro che collaborativa).
Nella sua carriera di bambini timidi ed introversi ne ha avuti diversi ma mai come Alessandro. E’ chiaro che lui abbia problemi diversi e lei è solo una maestra e non una psicologa (ma nessuno ha mai preteso da lei un supporto psicologico!). Se ci fosse stato un pezzo di carta, una diagnosi, un medico con cui parlare e che le dicesse esattamente come fare per aiutarlo, allora sarebbe stato diverso (la questione della diagnosi firmata col sangue me l’ha ripetuta almeno dieci volte). Del resto se ci stiamo mettendo così tanto per avere un riconoscimento della “malattia” di Alessandro, vuol dire che gli stessi medici sono in difficoltà quindi cosa avrebbe potuto fare lei? (dunque è chiaro che una malattia ci deve essere e avremmo pure potuto darci un po’ più da fare per dare a lei gli strumenti per lavorare ... qualcosa stona in questo, o sono io che sono confusa sui ruoli?)

Ed ecco che la pratica scuola primaria viene archiviata con disonore.
Pensavo di aver avuto un’alleata attenta, disponibile al dialogo e aperta all’accettazione di un bambino dal modo di agire ed apprendere fuori standard. E invece no, tutto bene finché siamo stati zitti e buoni ma poi, guai a toccare uno stato di cose consolidato!

Oggi sono solo arrabbiata e ferita, ho ascoltato parole di una ignoranza (nel senso letterale del termine) imperdonabile, quindi non chiedetemi di essere oggettiva o comprensiva.
Non mi piacciono le crociate e neppure il giudizio per categorie, io sono delusa dalla mia specifica esperienza e non da tutti gli educatori d’Italia.
Da domani tornerò a ricordare quelle decine di maestri incontrati recentemente ad una bella conferenza sul mutismo selettivo, presenti per la semplice volontà di capire un problema raro ma estremamente limitante per il bambino. Insegnanti di tutte le età che hanno speso buona parte di un sabato per ascoltare con la mente e il cuore aperto, per mettere un mattoncino in più nella costruzione delle proprie competenze.

Ma per favore, e lo chiedo a tutti, basta pensare che non “si può pretendere”, “che il sistema è quello che è”, “che è colpa della politica”, “che è questione di fortuna”, “che tutti i bambini sono speciali e quindi non si può che trattarli tutti nello stesso modo”, “che non si può evitare ai bambini ogni problema, devono saper gestire le difficoltà”.
Non è giusto! La diversità non è una scelta, un vezzo o una scusa per essere rompiscatole o scansafatiche. Ci sono tanti bambini a cui la vita ha già chiesto un prezzo alto di dolore e pazienza, allora è così difficile provare a mettersi nei loro panni per qualche ora e vedere se ci si sta comodi? Provate a leggere la prima storia storia di questo articolo ...

Non dovremmo andare in giro per le strutture scolastiche quasi a chiedere l’elemosina di qualche minuto di attenzione, non dovremmo. Perché sono certa che possiamo fare meglio di così, con l’informazione e l’ascolto.

Il coraggio è quello che ci vuole per alzarsi e parlare; il coraggio è anche quello che ci vuole per sedersi ed ascoltare  (Sir Winston Churchill)



30 commenti:

  1. In tutto quello che scrivi a caldo, la prima cosa che mi viene da sottolineare altrettanto a caldo è che trovo inaccettabile l'approccio autoassolutorio espresso in frasi come questa “tutti i bambini sono speciali e quindi non si può che trattarli tutti nello stesso modo”.
    Proprio perchè si riconosce che tutti sono speciali, ognuno dovrebbe essere visto come un individuo con delle specificità e questo, va detto, a prescindere dal "sistema", dalla "politica" o dalla "fortuna".
    Ormai, davvero, tutto è riconducibile al "piove governo ladro" e questo mi manda fuori di testa.

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    1. E lo stesso vale per me, è così scioccamente comodo! Io ho un lavoro normale, non salvo nè forgio vite, eppure mi capita spesso di non conoscere qualche nuovo aspetto, in 15 anni le cose sono cambiate tantissimo e io mi sono adattata, ho studiato e alle volte non ne avrei proprio avuto voglia.
      Quindi immagino cosa possa essere per un insegnante, questi bambini stanno cambiando in modo incredibile e posso solo immaginare la fatica di starci dietro. Ma non è impossibile, tanti lo fanno, ho molti esempi meravigliosi e ragazzi letteralmente "salvati" da chi ha saputo trattarli come persone uniche e speciali.

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  2. Anch'io sono arrabbiata Marzia, arrabbiatissima. Quante volte ho sentito dire le stesse cose ad altre maestre, quante volte...quanti bambini soffrono per l'ottusità di noi adulti! Vorrei parlarne con te per ore...forse ti scriverò in privato. Un abbraccio a te e ad Alex. Flo

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    1. Ti scriverò anch'io, devo smaltire un po' e chiudere definitivamente questo anno molto faticoso. So che questa storia non ti è nuova, solo che io pensavo davvero di avere un'alleata sincera e sentire certe frasi mi ha colpito veramente tanto.
      Grazie del sostegno.

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  3. ciao, hai mai pensato all'homeschooling?

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    1. Sinceramente no, non ho le necessarie competenze e continuo a pensare che un buon professionista possa fare meglio di me. Certo quando incontri le persone sbagliate la rabbia ti porterebbe a scappare dall'istruzione ordinaria ma ...

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  4. E pensa se le avessi scritto e consegnato la lettera dell'altra volta....
    Non oso pensare come si sarebbe offesa

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    1. Hai ragione! :D
      Ma visto quanto ha offeso lei me francamente avrei fatto meglio.

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  5. Sono veramente incazzata pure io! Sandra

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    1. Grazie Sandra! Cerco di non pensare a quel colloquio altrimenti mi imbestialisco di nuovo e di nuovo.

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  6. Salve Marzia,
    è la prima volta che commento un suo post, anche se in realtà la leggo da un po' di tempo. Vorrei intanto ringraziarla, per aver condiviso una parte della vostra storia, sua e di suo figlio con chi, come me, la legge... e impara.
    In qualche maniera la nostra storia è simile, con un figlio la cui cassetta degli attrezzi contiene utensili diversi da quelli che uno si sarebbe immaginato, probabilmente anche diversi da quelli che c'erano nella nostra, di cassetta.Alcuni di questi non sono proprio adatti al lavoro che dovrebbero svolgere, altri lo sono troppo; ma in ogni caso la perizia che si richiede nel doverli usare deve essere appresa, giorno per giorno, come una lingua straniera; sicuramente non è innata.
    Abbiamo scoperto, a nostre spese ovviamente, che per la scuola i nostri figli saranno sempre e comunque alieni, ma è lei stessa - la scuola - a renderli tali. E non importa se si tratta di plusdotazione, autismo, dislessia o qualche altro sciocco acronimo che si sono inventati o si inventeranno per definire un bambino non conforme agli schemi... l'importante sarà sempre e solo il pezzo di carta su cui è scritta la formula magica, il lasciapassare per scaricare la patata bollente nelle mani di qualcun altro.
    Noi abbiamo deciso che se la scuola era un problema - attenzione, la scuola non l'apprendimento, la conoscenza, la curiosità - allora bisognava eliminare il problema alla radice... e abbiamo scelto l'educazione parentale. Non so quali siano le sue idee in proposito, sappia solo che non ha niente a che vedere con castelli fortificati o campane di vetro. Se vuole, può dare un'occhiata qui: www.educazioneparentale.org, c'è anche una sezione specifica per la plusdotazione,
    Abbraccio lei e suo figlio. Con amicizia.
    Orlando

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    1. Grazie Orlando, la storia della speciale cassetta degli attrezzi mi piace moltissimo, esprime in modo semplice e incisivo una situazione complessa.
      Conosco molto poco dell'educazione parentale perché non l'ho mai considerata applicabile a noi. Ma non la giudico in modo negativo, se i genitori e i ragazzi riescono a trovare il modo corretto di apprendere (corretto per il singolo studente) è senz'altro una buona cosa.
      Un abbraccio a voi.

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  7. Peccato.
    Non so, per me rifugiarsi nella famiglia è una sconfitta. Le scuole medie saranno diverse per forza, sotto tantissimi punti di vista.

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    1. Me lo auguro, sono certa che un maggior impegno si tradurrà in minor opposizione, su tutto il resto chissà. Incrocio le dita e aspetto.

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  8. Immagino non ci sia un "preside" od un "superiore" con cui parlare? Purtroppo alla scuola primaria gli insegnanti dovrebbero essere i pilastri dei nostri figli ed invece soesso sono scarpe scomode che li fanno cadere!

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    1. Oh, c'è! A questo punto aspetto di avere tutti gli elementi e poi andrò a parlarci. E' importante che il prossimo ciclo scolastico inizi con tutte le carte sul tavolo, abbiamo perso abbastanza tempo e pagato troppo, da tutti i punti di vista.

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  9. Ci sono mille se e mille ma, non puoi più farci niente purtroppo, se non guardare avanti e rimboccarti ancora di più le maniche per trovare una scuola che valorizzi Ale. Non che io pensi tu non l'abbia fatto, ma sono convinta che questo bimbo non è per la nostra scuola pubblica con la tendenza a livellare verso il basso.
    E' vero, tutti i bambini sono speciali, ciò non toglie che qualcuno ha bisogno di un'attenzione in più. Sono con te e ti abbraccio fortissimo!

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    1. Sei molto gentile, ti ringrazio. Noi siamo l'esempio che anche le scuole paritarie sono essenzialmente il risultato delle persone che le compongono. Ho scelto questa scuola 5 anni fa dopo un'esperienza terribile all'asilo, e ho pensato di aver fatto la scelta giusta. Certo ci sono state tante cose buone ma quest'ultima fase ha annullato tante certezze.

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  10. Più leggo i tuoi sfoghi, più ringrazio il cielo di aver messo sulla strada di mio figlio Tatiana, la maestra che tutti i bambini hanno il diritto di avere. Lei che non aveva davanti UNA classe di 24 bambini ma 24 bambini, tutti diversi, tutti speciali, tutti unici. E ciascuno seguito con lo sguardo attento di una maestra vera.
    Mi rendo conto che dirti questo non serve a niente, però vedrai che alle medie andrà meglio, vedrai il tuo Alessandro fiorire!
    Un abbraccio,
    Flo

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    1. Oh, ci spero tanto di incontrare la nostra "Tatiana"! Basterebbe un solo professore così e per mio figlio farebbe già la differenza, ne sono certa.
      Un abbraccio a voi.

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  11. Parli sempre de “la maestra” ma alle elementari non sono solitamente due, una per le materie scientifiche e una per quelle umanistiche? Questa alternanza di insegnamento avrebbe potuto aiutare nel trovare un rapporto più rispondente alle esigenze di Alex.Pensare che se non si sono presi a botte sia indice di un buon clima mi sembra follia.  Leggendo quello che scrivi mi viene però da fare una riflessione. In questi anni questa maestra non è mai stata affiancata/aiutata da qualcuno che potesse indirizzare meglio il suo comportamento? In realtà sta ammettendo un suo deficit.    Al di là dell’esperienza di Alex, vedo che nella scuola gli insegnanti hanno un supporto da parte di personale specializzato, un medico/psicologo, nel gestire casi particolari che una maestra, con le sue competenze, non saprebbe come gestire. Per esempio, in alcuni casi di disturbi dell’apprendimento, serve che il bambino usi un computer a scuola e abbia compiti creati per lui. Sarebbero sbagliate altre metodologie della maestra, serve un mezzo idoneo e una modalità di insegnamento precisa. Non serve improvvisazione da parte delle insegnanti.Sono convinto che, per quanto possibile, un insegnante dovrebbe cercare di adeguare il proprio comportamento al bambino che ha di fronte. Quello che per uno può essere uno stimolo per andare avanti per un altro può essere un freno.

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    1. Hai ragione ma Ale frequenta una scuola paritaria in cui si prevede il "maestro unico", accompagnato poi dagli insegnanti delle specifiche materie (inglese, informatica, arte, musica, ed. fisica). Pensavo sinceramente che questa struttura fosse ideale per lui che non ama le transizioni. Ed è stato così, per i primi anni, ero contenta e soddisfatta del clima "materno" creato in classe. Solo che poi la noia è diventata troppo pesante e noi ne abbiamo anche capito un po' meglio le cause.
      La scuola ha anche una psicologa, ci sono anche stata ma non ne ho ricavato molto, è una ragazza giovane che segue essenzialmente una linea molto prudenziale. La maestra - ma l'ho scoperto solo ora - ha ascoltato negli ultimi due anni le mie richieste di dare qualche piccolo compito aggiuntivo (in matematica) per mettere alla prova Alessandro, ha ascoltato le motivazioni ma poi non ha fatto nulla perché convinta che fossimo in errore (senza dirci nulla, però). Non ha letto nulla, non ha fatto domande, non si è informata ... lei vuole solo che le dicano che mio figlio è autistico così da potersi togliere ogni responsabilità. Ed è una cosa sciocca perché di responsabilità ne avrebbe ancora di più ...

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    2. Marzia, scusa se ritorno sul commento, di solito non lo faccio perché non è una chat, ma stavo ripensando all’argomento anche in relazione a recenti piccole mie vicende personali.Hai mai provato a cambiare gli attori del confronto e una volta provare a far parlare con la maestra il papà di Alex?Alcune volte, nei rapporti “a due”, in questo caso tu/maestra, di molto tempo, come gli anni della scuola elementare, possono crearsi incomprensioni o pregiudizi nell’ascolto che vanno al di là del contenuto di quello che si dice. Purtroppo lo possiamo verificare noi stessi tutti i giorni. Per mille ragioni la stessa cosa detta da persone diverse può avere effetti diversi, può essere diverso il grado di apertura all’ascolto e al cambiamento. O anche la “troppa” confidenza può portare a pensare meno a quello che si dice nonostante il rapporto professionale.  Mi permetto di darti questo suggerimento. Magari l’hai già fatto ma dal post non riesco a capirlo o, comunque, potrebbe essere un suggerimento utile per il futuro, il percorso scolastico è appena iniziato. 

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    3. Mio marito ha partecipato a diversi colloqui ma non da solo con gli insegnanti. Diciamo che non si sente a suo agio in certe circostanze e preferisce delegare o co-partecipare. Non so se sarebbe potuta andare meglio, magari sì, in futuro vedremo. Ovvio che in ogni rapporto a due le incomprensioni possono esserci, diciamo che non mi aspettavo fossero così profonde.
      Terremo a mente il tuo suggerimento :)

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  12. Mamma mia Marzia, che paura all'idea della maestra che potrà trovare il mio A. L'anno prossimo. Ti sono tanto vicina e capisco la tua rabbia. Quanta ottusa cecità!

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    1. Vi auguro tutto il meglio, che ci sia dialogo e soprattutto disponibilità ad andare oltre la scorza delle cose <3

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  13. Che dire mi dispiace tanto per tuo figlio .... per quanto mi riguarda sono sempre più in ansia per il futuro scolastico del mio. Purtroppo temo sia veramente difficile scegliere bene, perchè ho l'impressione che come in tutte le relazioni siano in gioco talmente tanti fattori da essere praticamente impossibile prevederli e quindi scegliere bene. Pensa che io non ho ancora capito se le maestre della materna di mio figlio stiano facendo bene o male il loro lavoro con lui; d'altronde non ho ancora capito se io stessa sto facendo bene o male. Delle volte mi dispero e penso che non ci siano soluzioni almeno fino oltre l'adolescenza; nel senso che penso proprio che la scuola non possa essere l'ambiente giusto, proprio perchè strutturato con tantissimi bambini tutti della stessa età e che le misure che si possono attuare sono solo dei palliativi.
    In ogni caso tutte le insegnanti vogliono il pezzo di carta, forse perchè insicure, forse perchè è l'unico modo per accedere a delle ulteriori competenze.

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    1. Non saprei, secondo me la scuola ha gli strumenti e anche tanti professionisti validi per poter cambiare le cose, però è tutta la società che dovrebbe sostenere il cammino verso l'inclusione di tutti i bambini. Questo mi spaventa di più, per ora non lo vedo molto ...

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  14. Ti auguro davvero che con le medie le cose vadano meglio, a volte si incontrano persone speciali che riescono a fare la differenza. Mi sento pero di dirti che il tuo agganciarti a quegli aspetti in cui A dimostra di avere un funzionamento alto, tanto da cominciare ad identificarlo con quelle competenze lì, non lo protegga ma anzi lo ferisca. Tu in qualche modo sei il suo specchio.....le difficoltà che lui incontra nel far funzionare la sua intelligenza emotiva sono dolorose per lui (e capisco che venga voglia di pensare ma perché deve deve essere intelligente emotivamente per forza....) ma senza quell'intelligenza li lui continuerà a soffrire e non tanto per quello che gli altri, la scuola, il mondo, tu....faranno ma perché le emozioni sono ovunque e saltano rimbalzano risuonano e se non si impara a viverle, riconoscerle e metterle in ordine invadono

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    1. Comprendo e condivido, l'intelligenza emotiva è quella su cui si lavora di più, quotidianamente e partendo dalle piccole cose. Sarebbe ingiusto non considerare questo aspetto tanto problematico, ignorandolo, tanto tornerebbe sempre a galla.
      Spero per questo di trovare professionisti adatti a supportarci nel miglior modo possibile, abbiamo ancora tante cose da imparare!

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Scrivere è bello ma leggere è anche meglio. Grazie per il tuo commento ...