giovedì 16 aprile 2015

Prospettive

Ho trascorso un fine settimana alternativo perché abbiamo deciso di accodarci a migliaia di altri concittadini per visitare il nuovo grattacielo di Torino, quello progettato da Renzo Piano per Intesa Sanpaolo. E’ stato ed è molto criticato, in effetti spunta all’orizzonte da qualunque punto della città e certamente non ha una forma particolarmente affascinante.
Ma a noi è piaciuto tantissimo, da profani totali di architettura.
La città da quell’altezza è bellissima, e scendere è stato quasi un dolore ... l’altezza crea dipendenza! Varrà la stessa cosa per il potere? :D
E poi il simpatico ragazzo che ci faceva da guida (e come si poteva chiamare se non Angelo?!) ci ha raccontato un sacco di cose sulla costruzione, la struttura, l’ecosostenibilità, la serra bioclimatica, l’auditorium ... Insomma è stata un’avventura simpatica, Ale era entusiasta e la città partecipativa. Del resto criticare e basta serve a poco, conoscere offre qualche prospettiva in più, anche quella a 166 metri da terra. Alla fine ognuno è potuto tornare a casa con le proprie opinioni, magari mutate e magari no.



E vorrei riuscire a guardare da quella prospettiva privilegiata anche altre cose, quelle che continuano a farmi arrabbiare. Mi rendo conto di dire sempre le stesse cose, ma del resto questo è il senso del mio blog quindi persevero impunemente :) 
Queste cose sono i soliti racconti che mi arrivano dalle giornate scolastiche di Ale e dalla mia solita incapacità di avere reazioni utili. Ma poi, alla fine, la prospettiva giusta te la regala una giornata speciale e un figlio altrettanto speciale.

Durante il fine settimana scorso i bambini – divisi in gruppi - dovevano preparare una “breve ricerca” su vari aspetti del Veneto, nel nostro caso erano “le attività”.
Pare che istruzioni precise non ne abbiano avute, pare avrebbero dovuto mettersi d’accordo tra bambini ma non l’hanno fatto, pare che in classe abbiano potuto confrontarsi velocemente senza, ovviamente, riuscire a trovare un accordo.
Alla fine ognuno ha recitato un pezzo della sua ricerca, mio figlio è stato fermato dal solito compagno leader prima di aver potuto approfondire la sua parte, ha preso un voto che non gli è piaciuto e la maestra gli ha pure detto che “era un po’ cortina”. Pure il gruppo (ma come sarà stato valutato?!) non è andato così bene. Insomma una disfatta, perfettamente ingiusta dal punto di vista di Ale. Partendo dal presupposto che me ne importa pochissimo dei voti ma molto del fatto che lui ci abbia rimuginato sopra una intera giornata, la prima naturale reazione è “ma perché non hai detto alla maestra che non avevi finito?”.
E’ una constatazione banale, una difesa priva di rischi, in cui bastano un paio di parole, in cui non ti metti contro nessuno ma impedisci al decisionista di turno di fare anche per te, di stabilire il target del gruppo basandosi sulla sua asticella e non sulla tua. Una “normale” relazione, cose che ognuno di noi gestisce quasi quotidianamente.
Ma non mio figlio, lui non ci riesce ancora (a scuola e con i coetanei). Lui ti dice “lo so che dovevo dire così ma non ci sono riuscito”.

E ieri sono partiti tutti per la gita, tre giorni appunto nel Veneto. Tutti tranne mio figlio. Lui mi ha detto solo “non sono ancora pronto” e nei suoi occhi c’era tutto. La sua gioia era quella di tirare il fiato a casa sua e non pensare alla fatica del suo stare in classe ogni giorno, alieno.

In fondo anche questa è una questione di prospettive. Mio figlio guarda spesso il mondo come se fosse su quella terrazza di grattacielo (non per superiorità ma per distanza) e non riesce a coglierne i contorni, le sfumature, i filtri necessari per muovercisi senza inciampare. Lui vede la complessità e l’apprezza, ma da lassù,e possibilmente da solo.

Non comprendo perché nella classe possano esserci delle modalità acquisite di gestione delle difficoltà prettamente didattiche ma non esista niente per gestire le difficoltà emotive.

Non comprendo perché in cinque anni non ci sia mai stato un adulto che, durante l’intervallo, abbia deciso di organizzare un qualunque gioco che favorisse l’integrazione anche degli agnostici del calcio e/o della danza (pallone e balletti paiono essere i passatempi più gettonati). E non dico sempre, una volta ogni tanto.

Non comprendo perché la sua maestra mi abbia messo in una busta un volantino su alcune conferenze sull’autismo (a cui del resto io avevo già anche partecipato trovandole utilissime) ma non riesca ad uscire dalla logica del “pezzo di carta”. Io non lo so se arriveremo mai ad una diagnosi certa, ma davvero non è possibile collaborare e supportare un bambino in difficoltà anche senza un attestato? Lei lo fa abitualmente con bambini che sono decisamente indietro a livello didattico, e a parole è anche tanto disponibile ma poi ... poi non capisce che se mio figlio dice solo tre frasi della ricerca è perché non riesce a fare di più con i compagni attorno che lo pressano, non perché non si impegna! E’ davvero così difficile comprendere che anche i blocchi emotivi sono un problema della scuola e non solo della famiglia, perché anche quello è apprendimento?!

Oggi parlo di prospettive, quindi inizio a pensare che le mie siano sbagliate.
Che se devi preoccuparti che il soffitto non crolli sui tuoi studenti forse resta spazio per poco altro.
Ma anche questo non è giusto, perché non stiamo sgranando un Rosario e non ci sono stazioni che vengono prima o dopo, il “ben-essere” a scuola include tutto, l’incolumità fisica certo è prioritaria ma ci sono tante altre ferite che se non curate lasceranno dentro un grande dolore.

E poi, in questa altalena di pensieri sconnessi, penso a ieri sera.
Nel gruppo WhatsApp della classe arrivavano gli aggiornamenti sui bambini in gita, cosa facevano, come stavano, cosa mangiavano ... in un florilegio di genitori tra l’apprensivo e il soddisfatto. Allora ho chiesto ad Ale se non avesse cambiato idea, se non gli sarebbe alla fine piaciuto vivere quell’esperienza. E lui mi ha guardato quasi stupito e mi ha detto che lui aveva appena trascorso una giornata perfetta, che la sua “non gita” era bellissima: mattina tranquilla a giocare, pomeriggio prima al supermercato e poi a cucinare con tre nonni che hanno preparato una cena fantastica, poi tutti a mangiare insieme e poi un po’ di musica da ascoltare in TV sdraiato sul divano.
No, non era per niente pentito. Era esattamente dove voleva essere.

E allora sì che le prospettive si sono incasinate e ho capito che:
  •  la felicità si nasconde tra gli schiamazzi gioiosi di una classe in gita ma anche nella cucina infarinata di un pomeriggio primaverile
  • la vita si impara nella condivisione di una stanza d’albergo ma anche nel dividere lo spazio con un gattone affettuoso
  •  si cresce socializzando ma anche conoscendo se stessi piano piano, in silenzio
  • mio figlio soffre più per le aspettative altrui (anche le mie!) che per un reale tormento emotivo

Ieri era l’immagine della serenità, aveva una luce speciale nel sorriso.
Ieri ho visto la sua incredibile consapevolezza di ciò che lo rende felice, la ferrea volontà nel restare centrato sui suoi bisogni anche se vuol dire “stare fuori”.
Ieri ho visto in lui l’adulto che vorrei essere io e l’ho ammirato molto, molto davvero.


22 commenti:

  1. Sai una cosa?
    Credo che la vera felicità sia nel non aspettarsi nulla ed essere capaci di prendere le persone che amiamo, e anche solo quelle che incontriamo per ciò che sono.
    Aiutare, sostenere, spingere, tirare, sono tutte cose che è giusto fare, soprattutto con i figli, ma nella loro direzione non nella nostra.
    Detto questo: io devo tornare a Torino, perchè io devo rivedere il museo egizio e anche Venaria.
    E poi mi serve un bicerin

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    1. Ma allora vieni! Un bicerin ... facciamo due ... servirebbero anche a me ;)
      Al momento mi sento orgogliosa di come ho affrontato questa ennesima prova del "siamo fuori dal gruppo", in altre epoche ci sarei rimasta malissimo e considera che il WhatsApp della classe mi ha tormentato con aggiornamenti costanti dalla gita.
      Ma mio figlio è stato molto bene, credo abbia apprezzato proprio il fatto di averlo lasciato libero di essere quello che è.

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  2. Credo che sia uno degli obiettivi più importanti nella vita, scoprire ciò che ci rende davvero felici.
    Saperlo già alla sua età non è da tutti!
    Un abbraccio

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    1. Dobbiamo affinare qualche dettaglio ma diciamo che finalmente il dialogo con lui pare sulla buona strada, e se ne scoprono delle belle :)

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  3. Ti capisco molto in tutto quello che scrivi, ma proprio in tutto.
    La "logica del pezzo di carta" delle maestre mi fa impazzire, come se poi avere o no una diagnosi potrebbe cambiare magicamente la situazione. E sotto sotto penso che certo la potrebbe cambiare .. ma per loro ... perchè a fronte di comportamenti inadeguati potrebbero avvalersi magari di un insegnante di sostegno. Ma a quale prezzo per dei bimbi che non hanno problemi di apprendimento! Quello di trasformare una diversità in una disabilità. Un prezzo troppo elevato soprattutto per il tuo Ale che pur non socializzando, si comporta in maniera rispettosa degli altri e delle regole. Il mio piccolo purtroppo ha una carattere da ribelle e vuole stare sempre fuori dalle righe, anche solo per studiare cosa succede. La sua intelligenza, sopra la media (ma non come il tuo Ale) peggiora le cose perchè fa sì che si annoi e lo allontana dagli interessi dei coetanei. Prevedo per lui e per noi sempre problemi a scuola e molte notti mi arrovello su cosa fare per il suo meglio.
    Informati per aiutarlo tu con i migliori strumenti che puoi trovare, ma non cercare per forza una diagnosi (io non ti conosco ma da quello che scrivi penso che potrebbe avvicinarsi ai 2E) o comunque vacci piano con la comunicazione alla scuola, perchè secondo me non sanno cosa farci (e soprattutto con la comunicazione agli altri genitori). Questa è la mia opinione soprattutto traguardando il futuro e il mondo del lavoro.

    Purtroppo viviamo in una società dove la gestione dei rapporti sociali è importantissima; persino per la scuola la gita rappresenta qualcosa a cui viene dato molto peso. Io cerco di forzare un po' mio figlio, perchè so che è del tipo "ogni cosa nuova che non conosco mi spaventa", ma poi una volta affrontata la "cosa" ne esce cresciuto e con più autostima. So che è difficile accettare dei figli per cui "andare ad una festa di compleanno" equivale a fare qualche cosa di sgradevole, però persevero perchè ritengo che altrimenti le prove sociali da affrontare diventeranno sempre più impegnative. Diciamo così ci sono toccati dei bimbi per i quali "fare gli esercizi di prescrittura (nel mio caso) - studiare (nel tuo caso)" è divertente, mentre giocare con i coetanei è difficile-fa paura-non interessa. Così gli faccio fare quelle cose con il piglio con cui si fanno fare le "cose che devono essere fatte" ossia i "doveri". Almeno impara anche se non lo farebbe se potesse scegliere: sappi che a sprazzi riesce anche a divertirsi.
    D'altronde le abilità sociali dobbiamo ammettere saranno per il loro futuro più importanti della grammatica.

    ciao e scusa se mi sono dilungata e ti ho pure dato consigli non richiesti
    francesca m (quella di Torino)

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    1. Certamente non inseguo alcun pezzo di carta, mi piacerebbe comprendere meglio e dare nuovi strumenti a mio figlio per rispondere ai suoi dubbi legittimi. Per tutto il resto sarebbe potrebbe essere irrilevante.
      Sullo spingerlo verso le attività esterne in effetti ho avuto pensieri diversi, quando era più piccolo ho provato varie volte e devo dire che mai - davvero mai - l'ho visto cambiare idea o "sciogliersi", mai conosciuta una persona più coerente di mio figlio :) Mi fa molto ridere quando mi dice "non insistere, tanto lo sai che alla fine ho ragione io" ... e te lo posso dire, ha ragione davvero!
      Allora divento un poco più subdola e alle cose arriviamo in punta di piedi, negli anni i passi avanti sono stati comunque tanti, anche queste giornate sono state una buona esperienza, magari è stata una socialità diversa ma già stare con le sue nonne senza farle\farci uscire tutti matti è stata una buonissima cosa!

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  4. Dolce Alex che preferisce starsene tranquillo piuttosto che andare in gita! Che poi è ancora alle elementari..Baci e abbracci a voi Roberta

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    1. Esatto! Ha 10 anni e non ci trovo nulla di scandaloso se non si sente pronto a stare in giro tre giorni senza i suoi punti di riferimento. So che nelle giuste condizioni e nel momento giusto (per lui) sarà in grado di farlo e allora sì che ne uscirà rafforzato.
      Baci a voi!

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  5. Autismo, ma perchè?
    Cara Marzia io le maestre di tuo figlio proprio non le capisco
    Penso che il mio Amico Ale, non fosse pentito della sua scelta di stare a casa, anche perchè tu come mamma non l'hai fatto sentire diverso, anzi l'hai fatto stare bene, perchè lui sta BENE, nel vero senso della parola sia fisicamente che sopratutto nella sua grande intelligenza, lui non è diverso dagli altri ha solo i suoi tempi e i suoi spazi
    possibile che in cinque anni le maestre non abbiamo fatto nulla per scoprire chi è Ale
    possibile che non si siano mai interessate alle sue esigenze e non solo hai suoi ottimi voti
    possibile che non abbiano cercato, studiato, pensato un gioco per cercarlo di coinvolgere con altri bambini
    possibile che abbiano assegnato una ricerca da fare con i compagni conoscendo i problemi di socializzazione di Ale e sopratutto tenendo presente che alla gita lui in Veneto non avrebbe partecipato
    Insomma Marzia sono arrabbiata con le insegnanti di tuo figlio
    spiegami come io che sono un ignorante in materia, in tre ore che l'ho conosciuto e frequentato, ho capito con il seno di mamma, quali erano le sue esigenze, i suoi interessi e loro in cinque anni non l'hanno compreso
    Ci saranno gli asinelli dello scorso anno, ci saranno gli stessi percorsi, ci sarò io con qualche chilo in più (che senz'altro Ale vedrà) ma vi aspetto
    perchè Ale farà la sua gita di quinta elementare a contatto con gli asinelli e farò di tutto perchè Ale possa stare bene
    Sabato organizzo una passeggiata a dorso Asino e tra i bambini ci sarà un bambino con problemi di autismo, accompagnato dal papà, questo per dirti che L'autismo ha ben altri sintomi di quelli di Ale...molti genitori hanno storto il naso quando hanno appreso che ci sarà questo bambino io no
    baci mamma VAleria

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    1. Che rabbia quei genitori! Comunque visto che il bimbo è accompagnato dal papà, io non avrei detto nulla agli altri genitori, perchè l'unico risultato è che partono prevenuti nei confronti del bimbo.
      francesca m

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    2. Sai Valeria, lo spettro autistico è davvero tanto vasto e dentro ci sono disturbi enormemente diversi. Di certo per Alessandro si tratta solo di alcuni aspetti, non ha deficit evidenti se non gli aspetti sociali. Ma vedremo cosa succederà ...
      Aspettiamo anche noi gli asinelli!! Ti scrivo presto così ci mettiamo d'accordo.
      Grazie per la tua amicizia preziosa!

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  6. Non ti "arrabbiare" con le maestre, è del tutto inutile, evidentemente hanno dei limiti, che in parte sanno di avere e che in parte non vogliono superare o più probabilmente non sanno superare.
    Nel corso degli anni scolastici miei e dei miei figli ho capito che gli insegnanti in gamba sono la minoranza. L'aspetto positivo è che questa minoranza riesce mediamente a compensare le incapacità della maggioranza.
    L'educazione, che ritengo essere oggi la vera urgenza, è il campo sociale e umano più dimenticato e maltrattato, in tutte le sue declinazioni, a partire dalla famiglia, passando per la scuola e le altre agenzie educative e finendo con la società nel suo insieme. Tutti scansano le loro responsabilità nei confronti dei bambini e dei ragazzi che si trovano a crescere in un ambiente che non dà loro valore e considerazione.
    Ma, lasciatelo dire, Alex è un grande! In fin dei conti, di fronte all' incapacità delle insegnanti oppone una chiara definizione del suo star bene, prende atto della situazione e sceglie ciò che lo rende felice. E' fantastico! :)

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    1. Sono certa che ci siano maetri e insegnanti fantastici che però faticano incredibilmente a venire a capo della situazione nella quale si trovano a lavorare. E soprattutto la parte di supporto emotivo è troppo trascurata, in un mondo dove i soli "autismi" (perchè di tanti tipi ormai si parla) hanno superato l'1% della popolazione infantile.
      Detto questo in effetti il mio bambino sa tirar fuori una saggezza che mi intenerisce!
      Grazie dei pensieri :)

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  7. Scusa, ma in tutto questo quello che mi è saltato all'occhio è la dolcezza di questo bambino che ama stare in famiglia, a me non è mai successo, io volevo sempre scappare...come vorrei che i miei figli si sentissero così bene con noi come si sente Ale con voi!

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    1. Sai che anch'io trovavo ogni scusa per stare in giro? Non è che si stesse male in casa mia però li avevo tutti troppo addosso mentre con i coetanei mi sentivo libera. Per mio figlio vale l'esatto contrario, questa è la ragione della mia difficoltà a comprenderlo.
      Poi - per essere del tutto onesta - lui ama prima di tutto la sua casa, poi se ci siamo noi meglio :D

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  8. La mia età mi fa tornare alla mente Venditti quando cantava “… compagno di scuola, compagno di niente…”
    I tuoi post mi porterebbero a scrivere commenti chilometrici perché muovono certe mie corte e mi fanno tornare alla mente episodi di tanti anni fa ma ancora nella mia memoria. Per spazio e, soprattutto, per pudore evito di farlo, non aggiungerebbero niente e non ti sarebbe di spunto. Situazioni diverse a distanza di tanti anni.
    Personalmente credo che abbiate fatto bene a ascoltare Alex e a seguire quello che sentiva in quel momento. Quel “non sono ancora pronto, mi è sembrata un’analisi seria e da adulto, quindi da rispettare. Non ha senso fare qualsiasi sacrificio in nome della “socialità” che va tanto di moda in questo momento storico.
    Credo, inoltre, che questa sia una sconfitta della scuola. Posso testimoniare l’impegno quotidiano di tante insegnanti che tappano i tanti buchi della scuola, dall’acquisto di risme di carta per le fotocopie, alle piccole aggiunte di soldi per le famiglie dei bambini che non pagano tutta la quota della gita seppur di pochi euro. Purtroppo in molti casi l’impegno non basta, o le forze vengono assorbite quasi interamente per mettere lo stucco nelle tante crepe del sistema quando, invece, crollano pezzi di muri (e non è solo una metafora).
    Mi sembra che quello che viene chiesto agli insegnati sia di “tirare avanti la baracca”. Il loro ruolo è quasi di “contenimento” della classe, facendo imparare quel minimo previsto dal programma. Per tutto quello che eccede questo compito non c’è tempo né preparazione.
    Sempre di più per fare gli insegnanti la conoscenza della propria materia dovrà essere affiancata a conoscenze sulla psicologia dei bambini/ragazzi.
    Mi chiedo perché, ad esempio, nelle aziende serie per fare una semplice docenza di un corso ad adulti, anche se tecnico, si formano le persone sulle modalità di tenere un’aula mentre insegnanti che fanno questo per mestiere non ne conoscano le principali caratteristiche. Mi spiace dirlo ma siamo sempre legati al pensiero che per fare le maestre sia sufficiente essere donne, molto meglio se mamme.

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    1. Mi interessa sempre tanto quello che dici, so che capisci certe cose molto meglio di me, per questo ti ringrazio.
      Concordo su quello che hai scritto, la preparazione sulla gestione dell'aula e delle dinamiche sociali è davvero risicata. Eppure è fondamentale, farebbe una vera differenza per tanti bambini come il mio e per i genitori come noi, che da soli si sentono impotenti.
      Ma forse questo è il momento in cui la consapevolezza troverà strada, cerco di mantenermi positiva.

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  9. Le prospettive non sono mai troppo felici: occorre trovare le proprie, perché se facciamo affidamento a quanto ci viene proposto, difficilmente ne troveremo un punto di fuga.
    Un sorriso per la giornata.
    ^___^

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    1. Concordo al 100% ma quando sei molto giovane è difficile uscire dalla logica della maggioranza ... per fortuna non è così per mio figlio ma è comunque dura mantenere la posizione!
      Mi prendo con ritardo il sorriso che oggi ci vuole proprio :)

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  10. Marzia cara ultimamente ho sperimentato certe dinamiche scolastiche che mi hanno non fatta arrabbiare, di più e pensa siamo solo al primo anno di materna. Purtroppo sono convinta che il pezzo di carta, le diagnosi aiutino le persone a collocare i nostri figli in quelle spevcifiche categorie che facilitino a loro i compiti. Il fatto di dire che un bimbo è certificato impone loro di seguire strade già asfaltate ragion per cui li vedono molto meno coinvolti. La certificazione presuppone un handicap e molti insegnanti si sentono meno in dovere di seguirli.... Gli insegnanti di ruolo e di sostegno sono un terno al lotto e consentiti, per quanto mi riguarda anche i terapisti..... Tutti chiusi in cliche di comodo. Siete sempre bellissimi

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    1. Di certo ne sai molto più di me e devi confrontarti con questi problemi ogni giorno, posso solo condividere quello che dici.
      E mi dispiace così tanto, per le grandi energie dei nostri bambini che rischiano di andare perdute.
      Ti abbraccio!

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    2. .... mentre dovrebbero seguirli di più. Certo che se gli piace "vincere facile" si potevano pure scegliere un lavoro diverso. Ricordo una battuta del film "la scuola" che più o meno dice così: la scuola italiana funziona solo con chi non ne ha bisogno!

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