venerdì 3 aprile 2015

ÉGO, tra morte e risurrezione dalla stupidità umana

Questo post langue da un po’, perché mi pare di non riuscire mai a trovare le immagini giuste per descrivere un disagio che sento crescere in me quotidianamente.
Nel periodo di Pasqua mi viene sempre la necessità di tirare fuori qualche parola speciale, per riflettere anche stando al di fuori dei riti religiosi, nei quali non mi sento a mio agio.
Nel 2012 parlai di compassione, nel 2013 di conciliazione.

Oggi ho voglia di parlare di ÉGO ed EGOISMO.
E a me piace partire dall’etimologia, c’ho la fissa. Quindi: ÉGO, lat. io  ed EGOISMO, amore vizioso di se stesso, per il quale l’uomo attende solamente all’utile suo, portergando l’altrui.
A parte la bellezza del verbo “postergare”, a me sinceramente ignoto, direi che il primo punto viene fissato senza nulla da eccepire. E per rendere l’idea riprendo un racconto che mi era stato lasciato da una cara amica (e strega buona):
"Un sant'uomo ebbe un giorno a conversare con Dio e gli chiese: “Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno”. Dio condusse il sant'uomo verso due porte. Aprì una delle due e gli permise di guardare all'interno.
Al centro della stanza, c'era una grandissima tavola rotonda. Sulla tavola, si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso. Il sant'uomo sentì l'acquolina in bocca. Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall'aspetto livido e malato. Avevano tutti l'aria affamata. Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, legati alle loro braccia. Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po', ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del braccio, non potevano portare il cibo alla bocca. Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze. Dio disse: "Hai appena visto l'Inferno".
Dio e l'uomo si diressero verso la seconda porta. Dio l'aprì. La scena che l'uomo vide era identica alla precedente. C'era la grande tavola rotonda, il recipiente colmo di cibo delizioso, che gli fece ancora venire l'acquolina in bocca, e le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi manici. Questa volta, però, le persone erano ben nutrite e felici e conversavano tra di loro sorridendo.
Il sant'uomo disse a Dio: “Non capisco!”. “E' semplice”, rispose Dio, “dipende da un'abilità: essi hanno appreso a nutrirsi reciprocamente tra loro, mentre gli altri non pensano che a loro stessi”."
 
 
Chi ha qualche dimestichezza con la letteratura spirituale e/o di crescita personale sa che l’égo è il principale antagonista della nostra parte spirituale, è la vocina interiore (e bastarda) che ci instilla paura, pigrizia, rabbia, bassa autostima. Sempre l’ego ci porta a vivere costantemente nel passato e/o nel futuro  perché se riuscissimo a vivere pienamente il presente perderebbe il controllo, il terribile controllo che garantisce l’infelicità e l’insoddisfazione. 
Mi limito ad una citazione di Osho (ci sono varie traduzioni e scelgo questa a caso):
"La felicità è minacciosa e la miseria ti salva, è una salvezza per l’ego. L’ego può esistere solo nella miseria e attraverso la scontentezza, è un’isola circondata dall’inferno. La felicità è una minaccia per l’ego, per la sua esistenza reale. La felicità sorge come il sole, l’ego scompare ed evapora come la rugiada sulle foglie d’erba. 
 La felicità è la morte dell’ego. Se vuoi restare un’entità separata dall’esistenza, come quasi tutti cercano di fare, diventerai pieno di paura dello stato di beatitudine e di allegria, ti sentirai in colpa d’essere benedetto, ti sentirai suicida in quanto stai commettendo un suicidio al livello psicologico, al livello del tuo ego. 
 Succede di solito che le persone si rallegrano per pochi momenti e poi si sentono in colpa. La colpa nasce a causa dell’ego, l’ego inizia a torturarli, “Che cosa stai facendo? Hai deciso d’uccidermi? Io sono il tuo unico tesoro. Vuoi uccidermi? Sarai distrutto, uccidendomi, ti distruggerai." (Osho, The Dhammapada: The Way of the Buddha)
 
Quindi l’ego non è solo quello che ci spinge a calpestare i bisogni e i sentimenti altrui ma è soprattutto la parte di noi che maggiormente biocotta la nostra stessa felicità. Dunque la contrapposizione io/tu perde quel tantino di significato, sul piano universale.
Secondo punto fissato.
 
Da ègo ad egoismo quindi il passo è breve, e da qui l’origine del disagio di cui parlavo all’inizio. Io – come tanti altri – vivo in una grande città. Questo non significa necessariamente che i rapporti umani siano peggiori che nei piccoli centri, sento molte lamente al riguardo anche da chi vive nei paesini. Però è indubbio che ti ritrovi ad interagire con un grande numero di persone, anche solo i centinaia di guidatori che incroci nel tornare a casa dal lavoro, o in fila alla posta, o alla cassa del supermercato, ecc. ecc.
E la legge dei grandi numeri non tradisce mai, più interagisci più probabilità di incavolarti avrai (anche di essere felice, certo, in alto il bicchiere mezzo pieno!). Quello che mi fa soffrire è l’impennata di egoismo a cui assisto continuamente.
Forse si dovrebbe definire diversamente, e non si può neppure considerare un fenomeno recente, ci sono decine di analisi storiche, sociologiche, economiche, religiose che provano a spiegare la tendenza italiana a guardare strettamente entro il proprio orto senza rendersi conto che il “fuori” non esiste quando condividi spazio e tempo con così tante persone.
 
Gli esempi sono infiniti ma mi basta partire dai gesti più semplici e quotidiani: buttare immondizia ovunque, non raccogliere gli escrementi dei propri cani, parcheggiare a casaccio. Vorrei chiedere: perché? Siamo davvero così pigri, ignoranti delle conseguenze, incuranti del disagio altrui, insofferenti alle regole di base della civile convivenza?
Questo ègo è davvero così potente da non farci capire che quella bottiglia gettata starà lungo la strada della mia città, che quella cacca del mio cane potrà essere calpestata anche dai miei figli, che il mio vicino di casa disabile non potrà percorrere il marciapiede se ci sto parcheggiato sopra?
L’esaltazione dell’égo appare dunque – prima di tutto, prima dell’altruismo e del senso civico – come un comportamento irrazionale e dannoso per noi anche a livello di qualià della vita, quella puramente fisica e quotidiana. Terzo punto.
 
Mi permetto un’ultima riflessione, razionale, partendo dalla teoria dei giochi. Se immaginiamo le azioni quotidiane come un confronto tra individui che hanno diversi obiettivi da raggiungere, l’atteggiamento più comune è di tendere ognuno alla vittoria. Nello schema “win win” però è possibile raggiungere – con la contrattazione – ad un risultato che porti tutti gli attori in una situazione di equilibrio. Attribuendo ad ogni scelta (e quindi ad ogni conseguenza) un punteggio, accade spesso che - se gli attori del gioco perseguono solo il proprio interesse - il punteggio complessivo sia inferiore a quanto si otterrebbe a pensare in modo contrario al mero vantaggio individuale.
 
 
Riprendiamo dunque la definizione iniziale: “amore vizioso di se stesso, per il quale l’uomo attende solamente all’utile suo, portergando l’altrui”: si tratta di amore vizioso, dannoso per chi lo prova e per chi lo riceve, in questo cosa coincidenti in égo, io.
 
Essere egoisti è moralmente esecrabile ma – e voglio sottolinearlo – è soprattutto stupido!
 
So di non aver scritto nulla di eccezionalmente oriinale ma mi sento meglio, ogni tanto occorre chiamare gli stupidi col loro nome :-)
 
Buona Pasqua a tutti, qualsiasi cosa significhi per voi.

12 commenti:

  1. quanto è bello il tuo post, scritto così bene....
    nonostante la mia ignoranza, parlare con te mi è sempre facile...
    égo, quante volte mi sono trovata a combattere con égoismo delle persone, spesso egoismo è anche maleducazione, intolleranza
    ma anche io penso di aver avuto un mio égo interiore, con il quale ho dovuto avere un faccia a faccia, perchè non faceva parte del mio carattere e ne ho sofferto per eliminarlo dalla mia vita
    Un bacio cara MArzia Valeria

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    1. Ovviamente nessuno di noi è un santo! Però ci sono piccoli comportamenti che - se evitati - renderebbero la vita più facile a tutti, senza grosso impegno.
      E invece tu di impegno ne metti molto, cara Valeria, in tantissime attività a favore di chi ha bisogno!

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  2. Li vedo anch’io, gli egoisti. Mi fanno arrabbiare, ma poi mi passa. Mi passa perché so che verranno puniti. Leggevo da qualche parte la frase *chi avvelena l’acqua, prima o poi avrà sete*.
    L’inferno è spesso simile a quello della tua citazione iniziale. E per qualcuno comincia proprio in questa vita.
    Guardo gli egoisti e sono felice di me stessa. Parafrasando un modo di dire toscano (spero di citare correttamente, altrimenti non me ne vogliano gli amici della Toscana): “mi garbo perché non gli somiglio”.
    Buona Pasqua,
    Monica

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    1. Giustissimo, occorre essere felici di quello che riusciamo ad essere, nonostante tutto. Qualche volta a me esce il dentino avvelenato però, che ci posso fare? :D

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  3. Hai ragione, è l'altruismo, la chiave della sopravvivenza.
    Ma, voglio guardare l'egoismo con il senso che ha di esistere: la preservazione di sè e della propria vita. Anche la vita di ciascuno serve alla sopravvivenza della specie. Ne traggo la conseguenza logica: l'equilibrio tra la preservazione di sè e quella della vita altrui è la misura giusta per il bene di tutti.
    Insomma le due cose sono le due facce di una sola medaglia.
    Troppo buonista?

    Buona Pasqua a te e ai tuoi cari!

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    1. Bè, l'altruismo non ha senso se si spinge alla cancellazione di sé, l'autotutela è sacrosanta. Infatti mi fermo a piccole cose quotidiane, quelle che rendono solo migliore il vivere sociale. Questo secondo me è voler bene anche a se stessi, che dici?

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  4. Si, occorre chiamare gli stupidi con il loro nome. È verissimo.
    E agli egoisti anche.
    Mi sbaglierò ma è tutta una questione di educazione.

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    1. L'educazione è buona parte, se butti la cicca dal finestrino è difficile che tu possa pretendere da tuo figlio che butti la carta della caramella nell'apposito cestino.
      Ma ci vuole così poco, perché non lo facciamo tutti?!

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  5. Ben detto!
    Dopo di che, però, viva la capacità di pensare a se stessi e non pretermettere (ti piace?) il proprio interesse/piacere/desiderio subordinandolo sempre a quello altrui.
    PEr dire io non ci vedo la stupidità dell'egoismo in chi lascia per terra la cacca del suo cane sapendo che domani potrebbe pestarla, ci vedo solo l'idiozia, l'egoista è chi fa andare il cane nel giardino dle vicino :)

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    1. Come dicevo sopra il proprio benessere deve essere tutelato, però non credo sia solo idiozia quella di lasciare la cacca per strada, è proprio maleducazione e poco rispetto per il bene comune. Quello non lo accetto e non lo scuso neppure con l'ignoranza. La pigrizia insulsa e la cattiveria pura spesso si assomigliano nei risultati ... che ci posso fare, sono noiosa ma proprio non mi piace!

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  6. L'egoismo è uno dei peccati dell'uomo. Inutile nasconderlo.
    Un sorriso per una serena giornata.
    ^___^

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    1. E già, accidenti all'uomo.
      Grazie per il sorriso, che ricambio :)

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