domenica 22 febbraio 2015

Il senso della cura

I primi due mesi del 2015 sono quasi passati con le usuali ferite ai progetti abbandonati nell'incuria. Che poi è solo un pezzo della verità, anche l'inattività può essere utile, se ci si mette cura.

Questa parola mi gira in testa. 
Cura.

Cura, come le infinite visite e sedute di fisioterapia di mio padre. Lui va avanti, una mano sola e tanta energia. Le possibilità di recupero sono scarse ma la salute in generale sembra in miglioramento. Certo in primavera sarà peggio, la sua mente è in campagna ma purtroppo non sarà mai come prima dell'incidente, per questo suo dolore non ci sarà una cura, temo.

Cura, come attenzione per me stessa. Leggo tanto, tantissimo, kindle addicted! Ma anche carta, eh. E scrivo, pezzetti, stralci, note, frasi sparse ... vorrei dedicarmi anche agli haiku ma mi escono lunghi/corti e noiosissimi (Silvia, un corso per adulti incapaci di sillabare?!).  E vorrei scrivere di più agli amici e sui blog che seguo, ma per ora scrivo per me, ho tante parole negli occhi e nel cuore che non le trattengo. Ok, l'ultima frase suona tanto canzone sanremese, concedetemelo ;)

Cura, come attenzione ai segni. Ho imparato a chiedere e lasciare andare, per dare il tempo alle  risposte di arrivare. E soprattutto ad ascoltarle, le risposte, che mica è facile come sembra. E loro arrivano, come piccoli punti che a collegarli ne esce un disegno. E nel giro di poche settimane mi pare di aver fatto più passi avanti che in tanti anni precedenti e ho una grande speranza nel cuore, quella di aver trovato le domande giuste così da pretendere le risposte giuste.

Cura come quella che avrei voluto sentire di più alla consegna della pagella. Sono sempre certa che la maestra voglia bene ad Ale ma la sostanza non cambia, per la nona volta ho ritrovato le solite caselle barrate: "Livello di partecipazione: da migliorare", "Le relazioni con gli altri: da migliorare". E non ne dubito affatto, quello che stento a capire è perché dopo quasi 5 anni questo resti un problema solo nostro, che richieda solo una soluzione "interna". Apprezzo la cura e il tempo che in classe viene dedicato a ripetere e ripetere, a vantaggio di chi apprende più lentamente ma credo che la medesima cura andrebbe dedicata anche a chi è lento in altri aspetti, perché se si mettono quelle due voci in pagella significa che anche partecipazione e relazioni fanno parte della crescita di uno studente e devono potersi sviluppare anche con l'aiuto della scuola. 

Cura come il suo significato etimologico di "osservare". Guardo le cose, tutte, ponendo attenzione e cercando di fissare la mente su quello e non sui mille problemi quotidiani. E' un'operazione per me difficilissima ma indispensabile, se voglio occuparmi e non inutilmente preoccuparmi delle parti della mia vita che necessitano particolare cura. E sono tante.

Buona settimana a tutti.
Trattatevi con cura :-)

16 commenti:

  1. Già, Marzia, è vero: cura può essere tante cose. E ci si può prendere cura di se o degli altri in tanti modi. Anch'io avrei bisogno di curarmi un po più di me stessa nella maniera giusta, che non è comprarsi un rossetto, un paio di scarpe o un vestito. Non ho bisogno di quel tipo di "cura" adesso. Ma di una cura dell'anima. E la strada per arrivare a capire quale sia la panacea giusta mi sembra irta e dissestata. ma continuo a cercarla. Buona cura! ^_^

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    1. E' esattamente la mia cura, anche se in effetti il mio corpo ne avrebbe altrettanto bisogno! Poi trovare i canali giusti per noi è difficile ma già non smettere di provarci dimostra amore per noi stessi. Continua, mi raccomando!

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  2. Cara Marzia, ti capisco perfettamente e sento tanta tanta fatica nelle tue parole.
    Non ci siamo messe d'accordo, ma ti rimando ad una citazione che ho condiviso proprio poche ore fa (da me) per trovare conferma del tuo sentire: un'accoglienza senza giudizio è l'unica cura possibile, credo anche per l'immutabilità di quelle caselle della pagella.

    Abbracci.

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    1. La tua citazione è perfetta, l'accoglienza senza giudizio è un miraggio.
      Ma occorre sperare che l'esempio e l'impegno possano portare dei risultati concreti, oltre la pagella di cui sinceramente mi importa sempre meno.

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  3. La Cura. Aver cura.
    È un'accoglienza al prossimo, credo che si possa anche esigere dalle insegnanti nei confronti di chi a livello didattico va bene ma ha bisogno di essere accompagnato a fare un passo anche nella sfera delle relazioni fra i compagni.
    Tu hai ragione.
    Da casa potete semplicemente dare consigli, moniti, ma è in classe che si sviluppano le dinamiche, lontano dagli sguardi dei genitori.
    Quella frase con cui hai iniziato il post mi rappresenta, nel mio piccolo.
    Un abbraccio!

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    1. Per avere l'individuo al centro della didattica occorre un vero salto ideologico. Io mi accontenterei di vedere ogni tanto un ponte che aiuti mio figlio ad arrivare ai compagni. A scuola c'è anche una psicologa che ha svolto degli incontri con le classi, dei piccoli percorsi su gestione della rabbia, metodi di comunicazione e cose così ... ma alla fine non è cambiato nulla, mio figlio ha partecipato trasparente come al solito, e trasparente è rimasto.

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  4. Mi piace la tua cura Marzia, mi sembra un bell'esercizio

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    1. Esercizio rende bene l'idea, e come per altri tipi di allenamento spero porti frutti :)

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  5. devi prenderti più cura di te stessa cara Marzia, forse te l'avevo già scritto tempo fa...
    sei una donna, mamma, figlia che in questi periodi ha dato tanto a tutti e ora è arrivato il momento di pensare un po' di più a te stessa
    Una cura interiore che fa bene al animo, e alla tua vita
    Penso anche io che per Ale ci vorrebbe più cura da parte degli insegnanti, devono essere loro ad aiutare Ale, perchè se lui da tanto a loro prendendo bei voti, tocca loro aiutare lui
    e poi dopo 5 anni dovrebbero aver imparato a conoscerlo e a valutarlo per quello che può dare... La socializzazione è importante ma ci sono tante strade per aiutarlo, sono sicura che da parte tua non sia mai mancato il dialogo con le sue maestre.... quello che hai imparato tu dopo tanti anni da mamma, dovrebbero averlo imparato anche le sue maestre
    Eppure quellla voce livello di partecipazione da migliorare, secondo me deve essere valutata diversamente dalle maestre.. io ho visto una sola volta Ale, ma quello che ho visto è un bambino attento alle cose che lo interessano, curioso, e che non ha esitato di porre delle domande... era partecipe...
    Ora però cara MArzia devi prenderti cura un po' più di te stessa, incominciando a togliere dalla tua mente tante domande che possono renderti perplessa
    CAra MArzia comincia a guardarti dentro senza però porti troppe domande, comincia a valutare le tue capacità e impara ad aprezzarle
    Sei una donna decisa e forte
    Sei una bella persona
    Sei inteligente e colta
    Sei una mamma attenta
    Sei una figlia sempre presente
    Sei una donna che da tanto anche sul lavoro
    Hai tante doti...aggiungici quella di saperti prendere cura di te
    Con infinito affetto un bacio per te e uno per il mio amico Alessandro
    Valeria

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    1. Tu sì che sai come accogliere le persone, cara Valeria! Ascoltarti cura l'anima, credo siano in tanti a dirtelo.
      Ho già detto ad Ale che torneremo da voi a maggio e mi è sembrato molto contento. Un abbraccio!

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  6. La cura è una manifestazione dell'amore. Ne è la sua concreta realizzazione. Non è cosa da poco, forse non la pratichiamo mai con costanza, ma la cura concede anche debolezza ed è giusto che sia così. Un bacio.

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    1. Hai ragione, cura è amore, o per la persona o per il mestiere che si svolge.
      Su debolezza e poca costanza ... le conosco fin troppo bene, immagino sia meglio venirne a patti. Grazie.

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  7. pensavo a come sarebbe più semplice se si fosse capace di volgere le cose al positivo...
    cosa rara e difficoltosa per l'essere umano...
    tuo padre non può più usare una mano.
    brutto? si
    invalidante? certamente
    eppure c'è, e la salute va migliorando.
    la vera cura sarete voi, che lo accompagnerete nel viaggio verso la sua campagna, dove ancora sarà utilissimo, sebbene in modo nuovo rispetto a prima

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    1. Sai, non intendevo mettere le cose in negativo, non mi permetterei mai di farlo visto a cosa poteva essere. E non solo in questa occasione, mio padre aveva solo 51 anni quando si è ammalato di cancro. E so bene come tante persone, te compresa, fronteggino quotidianamente battaglie molto toste.
      Però dopo due genitori malati di tumore, un figlio speciale e qualche altra cosuccia ... ecco, devo essere per forza in grado di vedere le cose positive, poi qui magari mi lascio un po' prendere dalla lagna, mi spiace.
      A mia discolpa cito il titolo che ho scelto per il blog, non è proprio "mamma cuore" o "mamma felice" ... insomma, già lo sapevo che avrei rotto le scatole! ;)

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