domenica 15 febbraio 2015

Business ... vade retro satana!

Stavo scrivendo un post su tutt'altro ma poi mi è salito un nervoso che devo proprio sfogare.
Sanremo è sempre Sanremo e alla fine - fosse anche solo per due notizie alla radio - tutti finiamo per conoscerne almeno i rudimenti. Per parlarne e sparlarne, come durante i mondiali di calcio quando anche i più atei del calcio (come me) guardano brandelli di partite e commentano azioni.

Premetto che questa edizione di Sanremo l'ho travata misurata, equilibrata e piena di buone voci e buone canzoni. Io non sono assolutamente un'esperta di musica, sono un fruitore italiano medio, una da autoradio a palla per sopravvivere al traffico cittadino e che acquista pure poco. Quindi il mio giudizio vale tipo il due di picche però - nella mia qualifica di ascoltatore medio - mi va di fare due inutili riflessioni su alcune critiche che ho ascoltato in questi giorni, oggetto Il Volo.


Non ho mai seguito il programma della Clerici quindi la fase adolescenziale di questi tre ragazzi la ignoravo del tutto. La prima volta che li ho sentiti cantare è stato guardando in TV il concerto di Natale al Senato e allora mi sono ricordata di un paio di post della blog amica Carla, che ne aveva parlato qui e qui.

Ho riletto il suo punto di vista, direttamente dal lontano Nicaragua, e ne ho ritrovato tanti miei pensieri di oggi. A me questi ragazzi piacciono, mi piacciono le canzoni della nostra tradizione cantati da tre belle voci, mi piace vedere il sorriso con cui accolgono il loro momento migliore.
Allo stesso tempo comprendo che sia una questione di gusti, molti non apprezzano questo modo di fare musica, magari per una questione di competenza o anche solo per vezzo. Non discuto sulle scelte personali, ci mancherebbe.

Quello che davvero non sopporto è la critica assoluta, quella che vuole questi ragazzi come una brutta caricatura della peggiore tradizione italica. Di più, odio la critica di essere "solo" un prodotto commerciale da esportazione. Scusate, toc toc, ma non siamo noi il paese in crisi? Non siamo noi che ci lamentiamo ogni momento di quante poche occasioni ci siano per i giovani, di quanto poco sappiamo "venderci"? Ed è vero! Non sappiamo assolutamente sfruttare le nostre meravigliose ricchezze perché in qualche modo lo riteniamo poco etico. E scrivendo questa parola sussulto.
Davvero siamo ancora al punto di considerare il business poco etico?! 
In Italia abbiamo livelli di corruzione degni di una dittatura africana, una sanità allo sfascio, scuole al limite dell'accettabile, negli ultimi 60 anni ci siamo mangiati sia la torta sia il tavolo su cui stava appoggiata senza tirar fuori nulla di geniale dal cappello, per compensare quella voracità.

Ora ci sono tre ragazzotti che ormai da anni fanno concerti in USA, in Sud America e chissà dove, ma non va bene, puzzano troppo di buona campagna di marketing. Che orrore!
E adesso li hanno anche fatti vincere al festival, certamente era tutto deciso e quegli applausi nel teatro sicuramente imbeccati. Ma anche se fosse? E' davvero così terribile pensare che nel mondo Il Volo verrà presentato come il gruppo che ha vinto il più famoso festival musicale italiano? Mi disturbano certe frasi da cui traspare che dovremmo quasi vergognarci, che siamo un popolo di pecore prive di opinione, che ci siamo fatti di nuovo "infinocchiare". 

Mi dispiace ma tutto questo per me non ha senso. Chiunque di noi lavori in una azienda sa quanto una buona presentazione e un buon prodotto (spesso proprio in quest'ordine) facciano la differenza, anche tra sopravvivere sul mercato o uscirne. E allora iniziamo a vedere questo benedetto paese come un prodotto, un buon prodotto che possa traghettarci fuori dall'odierno pantano. Trasformiamo rovine trascurate e cadenti in oasi commerciali e salviamo tutto, capre (noi tutti e la nostra povertà crescente) e cavoli (le nostre bellezze in disfacimento).
Troviamo occasioni per far parlare dell'Italia in tutto il mondo, che sia grazie a Il Volo o grazie alla Cristoforetti va bene ugualmente, basta che la smettiamo di nasconderci dietro la parola "cultura", nessun luogo in cui si permetta il degrado di Pompei (giusto un esempio che ho visto con i miei occhi) può permettersi di indignarsi per questa vittoria al festival.

Etica etimologicamente riguarda usi e abitudini, quindi - scusatemi - smettiamo di applicarla al nostro modo di vivere la società. Amo l'Italia ma non la nostra costante abitudine di considerarci al di sopra di regole e bene comune. Il male non sono lo sfruttamento commerciale e il marketing, ma l'incapacità di far meglio, scambiando l'invidia per ideologia positiva.

17 commenti:

  1. Che siano un buon prodotto commerciale è un fatto di per sè non negativo nè positivo, è un dato di fatto e basta. Che questo (questi) rappresenti(no) la musica italiana che da sempre vince a Sanremo è un altro dato di fatto e se consente a chi ha abilmente confezionato tale prodotto di vendere e di ricavarci qualcosa, ok, niente di male in tutto ciò.
    Ma che rappresentino la musica italiana di oggi, questo no: non c'è alcuna novità, nessuna ricerca, nessuna voglia di dirci qualcosa di loro. Sono intonati, hanno una voce falso-tenorile che sembra subito chissà cosa e copiano. E "copiare" è l'attività di chi, sapendo non avere niente di suo da dare, ruba un po' di grandezza a chi è più grande.
    Quando Carla ne aveva parlato nei post che tu hai citato il mio primo pensiero è andato a Domenico Modugno che , ai tempi di mio papà, infiammava il cuore di tanta gente. E dov'è la novità se fanno ciò che si faceva già 50 anni fa? Ovvio: non è obbligatorio essere talentuosi innovatori, il mondo è pieno di onesti artigiani che, in tutti i campi, con la loro abilità mantengono la famiglia (vale per i falegnami, per gli ingegneri, per i ballerini di fila e per gli orchestrali). Ma da qui ad essere incensati come i migliori in Italia mi spiace, ma ce ne passa.
    Detto questo, magari in mezzo al traffico si ascolta più volentieri la loro voce intonata che gli sbrindellamenti di qualche genialoide frustrato...
    Flo

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    1. Ci mancherebbe, non mi sognerei mai di dire che sono i migliori in Italia, sarebbe assurdo! Ma quante volte a Sanremo (o altrove) hanno davvero vinto i più originali o rappresentativi? E’ giusto essere innovatori, è giusto portare avanti idee vere ma non mi piace che il termine “popolare” sia necessariamente sinonimo di “vecchio, brutto, ignorante, banale”.
      Un volta guardavo un programma di pasticceri USA, uno aveva il negozio praticamente alla chiusura perché produceva solo dolci particolari, senz’altro molto complessi e particolari, ma che non riusciva a vendere. Gli hanno fatto fare un test, su un banchetto dei banalissimi cupcakes e dolci tradizionali e sull’altro i suoi dolci originali. Inevitabilmente i passanti chiedevano quelli del primo banchetto. Ora, ovvio che non ci si debba fermare, senza innovazione saremmo ancora alla ruota di pietra, però occorre mediare rispetto a ciò che il mercato chiede, teniamo viva la nostra attività e con ciò che guadagnamo progettiamo il futuro.
      Davvero il mio sbrocco non era riferito alla musica, è ovvio che la bravura dei manager de Il Volo sia molto più di aver capito una certa fascia di mercato mondiale e di sfruttarla, più che di aver fatto sbocciare dei nuovi talenti. E’ solo che non capisco cosa ci sia di così terribile in questo, con un buon sistema di marketing avremmo tutti da guadagnarci, e salveremmo ciò che di unico e irripetibile ha il nostro bellissimo paese, ciò che non durerà in eterno senza interventi mirati (e denaro, tanto denaro purtroppo).

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    2. Non c'è niente di terribile nel portare avanti una buona operazione di marketing: vendere canzoni o Nutella o litografie è la stessa cosa. E' bene però non confondere arte e talento con un prodotto ben confezionato. Un po' come spacciare per arte le commedie di Mag Ryan: bellissime e godibilissime, fra i miei film preferiti per disinnescare la noia di certe serate. Ma non faranno la storia.
      Vedo comunque che siamo d'accordo ma, come mi ha scritto un giorno un mio raffinatissimo amico, io di più!!!
      Flo

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  2. Io dico solo una cosa: la loro canzone a me è piaciuta, sul serio. La loro voce non credo possa discutersi, e se questo è marketing non lo so.

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    1. Anche a me, per questo mi dispiace che non vengano mai trasmessi nelle radio principali, a differenza di molte altre canzoni uscite da questo Sanremo. Sono comunque felice che almeno per questa edizione tante belle canzoni facciano capolino in radio, gli anni passati non accadeva.
      Cha la canzone de Il Volo debba per forza non piacere all’utenza giovane però ... mi spiace ma tradizione=vecchio è qualcosa che non mi convince, il nuovo non si arresta mai quindi facciamo un po’ di posto per tutto, pare che si debba per forza scegliere o/o.

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  3. a me sono piaciuti, occorre considerare "chi c'era come concorrente?" perché alla fine la gara è tra loro non tra il meglio d'Italia che tanto a Sanremo non va. Non ho visto tutte le sere filate, ma un po' sì e dai mi è piaciuto l'insieme, comunque è anche un po' la solita solfa del voler criticare e basta. sandra frollini

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    1. Giustissimo! Come in ogni gara occorre tarare il giudizio sui presenti, non parliamo di “tutta” o la “migliore” musica italiana. E’ una vetrina, importante ma relativa.
      La stessa sala stampa che l’altra sera tifava Nek, in passato lo aveva pesantemente stroncato. Quindi tutto passa, mi disturbano solo certe prese di posizione, che qualcuno debba dirmi che sono sciocca se questa musica mi piace perchè vecchia, brutta, copiata, stereotipata, etc.
      Io lavoro per una multinazionale e accade che ci siano meeting con colleghi provenienti da tante parti del mondo, tutti di estrazione culturale medio-alta. Ricordo una cena bellissima, in un rifugio di montagna, in cui eravamo stati divisi per nazionalità nei vari tavoli e alla fine ogni tavolo ha cantato il proprio inno nazionale ... a dirlo così pare proprio la tipica stupida americanata ma a viverlo è stato emozionante, un momento in cui ci siamo stretti ognuno nei nostri ricordi e nel nostro essere italiani, inglesi, brasiliani, ecc. E il nostro tavolo è stato fantastico, da bravi italiani “mandolino” abbiamo ottenuto l’applauso più sentito e ... che posso dirti, mi è piaciuto un sacco! Le tradizioni sono una base che critichiamo troppo spesso, gli Stati Uniti sono un paese sempre aperto all’innovazione ma provate a toccargli la base!

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  4. MI tocca fare la spocchiosa e premettere che non guardo Sanremo da tantissimo tempo e di questi tre ragazzi non sapevo neanche l'esistenza. Li ho ascoltati perchè ne hai scritto e sinceramente, credo che Modugno (per restare a uno) non se li sarebbe mangiati perchè non sono pane.
    Il punto però non è questo, il punto è il marketing o, meglio, il brand Italia che per assunto vogliamo promuovere.
    Ora, io non ho niente contro il marketing e sono d'accordo con te che, in ogni aspetto della vita e non solo nel buisness, sapersi vendere sia una gran cosa.
    Visto che è lunedì ed il mio fine settimana è stato pesante, aggiungerò che noi tutti conosciamo cozze stratosferiche considerate perle rare grazie alla loro capacità di evidenziare i pregi e minimizzare i difetti, e perle rare snobbate dai più perchè incapaci di mostrarsi al meglio.
    Non ho niente neanche contro il "popolare", sebbene lo ritenga un contenitore dove ci può stare di tutto: dalla vera arte (e questo non può che essere un giudizio soggettivo) alle peggiori boiate.
    Però trovo rischioso che un brand si fossilizzi solo sulle stesse cose, un po' lise e stantie.
    Non sono un'eperta, ma se anche sei la Nutella non puoi fare per millenni la stessa pubblicità con la mamma casalinga in grembiule che spalma una fetta di pane casereccio per la gioia del bimbo seduto a tavola, col bicchiere di latte davanti, in attesa della merenda.
    E' un bell'amarcord per quelli della mia generazione, ma non dice niente ai miei figli ed ancora meno a chi non la conosce.
    Continuare a puntare - solo - su questi aspetti tradizionali, un po' da "pane amore e fantasia", ci fa restare un paese da cortolina, in bianco e nero, degli anni '60.
    E non dico che non sia una cosa bella o priva di appeal dico che non è secondo me, sufficiente per attrarre "il nuovo".
    Per fare l'esempio di Pompei, o della mia città, se preferisci, credo che non basti dire a voce altissima, quanto è bella o quanto è importante (curarla neanche lo dico), ma occorra renderla "interessante" anche per quelli che l'hanno già vista su you tube o a cui interessa solo l'happy hour o lo shopping giocando, questo si, con lo stereotipo che tanto ormai è consolidato, ma non restando lì.
    Perchè è vecchio

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    1. Poichè sei una persona che stimo, ne approfitto per una provocazione: a noi servono soldi, molta bella Italia cade a pezzi, ecc. ecc. Ci sono 3 pischelli qualunque (ora sono questi – e a me piacciono – ma potrebbero essere tanti altri) che in giro per il mondo riempiono stadi da 6000 persone ... ma quale danno ci può fare se sfruttiamo questo amore per la nostra tradizione per attirare un po’ di turisti?
      Questo vuol dire dimenticare di progredire? Ma il denaro è quello che serve per finanziare non solo il restauro ma anche la ricerca, l’innovazione, etc, o sbaglio?
      Perchè una cosa esclude l’altra? E’ questo non capisco.
      Abbiamo un’occasione enorme con L’Expo ... ti sembra che stiamo sviluppando nuovi brand che diano una immagine nuova e positiva dell’Italia? Magari alla fine sarà così ma mi pare che l’inizio sia parecchio stentato. Le perle rare sono quelle che oltre al talento hanno anche la capacità di comunicare, sarà crudele ma così è.
      Come dicevo sopra non credo si debba per forza scegliere, se hai un “prodotto” di punta - che vende anche se vecchiotto - tu continua a venderlo. Poi usi quel facile ricavato per finanziare altro, per creare prodotti e immagini diverse e – soprattutto – per pubblicizzarle nel miglior modo possibile.
      Ma noi non lo facciamo! E al momento vedo più progetti fermi che in movimento, più stanchezza che fiducia.
      Come dicevo sopra lavoro per una multinazionale, statunitense, e lo vedo ogni giorno nel loro modo di agire: la spinta all’innovazione è sempre fortissima, si cambiano immagini, loghi, slogan, metodi di comunicazione. Si aggiungono e si migliorano prodotti e servizi, direi quotidianamente. Per noi spesso è difficilissimo stare al passo, siamo più lenti, più restii al cambiamento. Eppure uno dei punti di forza di questa società resta l’immagine del patriarca, quello che l’azienda l’ha fondata davvero dal nulla 70 anni fa e che l’ha orgogliosamente mantenuta una “azienda di famiglia”, con un ricambio dirigenziale bassissimo a dare immagine di stabilità e fiducia. E funziona, sarà old style ma funziona alla grande.
      Questo è ciò che vorrei riuscissimo a copiare, non vergognamoci delle origini e della tradizione ma usiamole come trampolino per andare oltre.
      Francamente al momento non vedo molto movimento, vecchio o nuovo che sia ...

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    2. Movimento non ce n'è Marzia, ci abbiamo messo 5 anni per ottenere il permesso di aggiungere pochi metri quadri a casa e ristrutturare un annesso agricolo fatiscente (e vincolato) ed è questo che mi spaventa: conservare è una cosa bellissima e necessaria, ma qua, a forza di conservare, stiamo finendo tutti mummificati. La tua multinazionale, perdonami, non ha niente di tradizionale come lo intendiamo qui oggi anzi, mi pare, usi il tradizionale come rassicurante immagine di una stabilità che, nei fatti, non persegue affatto. Da noi si propaganda per "nuovo" il tradizionale solo perchè lo cantano dei ventenni, ma se quella canzone l'avesse portata a Sanremo Villa staremmo tutti qui a sbuffare.
      Ed è questo il punto secondo me, non che la canzone tradizionale, l'immagine tradizionale, sia criticabile o detestabile, anzi, è rassicurante e nel nostro caso spesso, deliziosa se non bellissima (anche per un certo effetto disney), ma non è il nuovo che avanza.
      Mi va bene sfruttarla, anche per fare cassa, ma non che la si presenti come l'Italia che siamo o vogliamo essere.
      Almeno non come la sola.
      E te lo dice una, per capirsi che trova un'ottima idea affittare posti arcinoti della città (magari nelle ore di chiusura) per matrimoni o eventi privati ed ha trovato spelndido il Battistero in ristrutturazione rivestito di un foulard di Pucci.
      Non è questo il mio problema

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  5. anche a me questi tre ragazzi sono piaciuti molto, ma alla radio la loro canzone si sente poco, mentre Nek è richiestissimo
    un bacio valeria

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    1. Già! Magari prima o dopo passeranno le polemiche e resterà la realtà di tre ragazzi che fanno una musica che può piacere a più generazioni. Un bacio a te!

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  6. I 3 ragazzi mi sono piaciuti moltissimo! Freschi e bravi! Indiscutibile!
    Anche la canzone è molto orecchiabile, provo pure a cantarla, stordendo i miei figli! ;D
    Sono piccoli Bocelli (se sapranno fare "marketing" del loro talento, senza rovinarsi troppo) e pazienza se arrivano da quella trasmissione della Clerici che non sopportavo.
    Hanno vinto meritatamente. Punto.
    Con buona pace di Nek che ha rifatto la sua solita canzone. ...sempre secondo me, naturalmente...
    Ma un debole, devo dirtelo, l'ho avuto per i Kutso: strasimpatici!

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    1. I Kutso sono stati molto simpatici, bravi e allegri!
      Sulle canzoni di Nek, Raf, ecc. la penso come te, carine ma come altre che avevano già fatto. Tanto per dire che essere originali non è affatto facile ...

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  7. Ciao Marzia, ti piombo qui in fondo ai commenti e sai già che ho scritto un paio di post su Il volo e con l'ultimo fanno 3... e poi direi che con Il Volo chiuderò... forse!
    Vorrei solo aggiungere questo: Questi 3 ragazzi non hanno bisogno di fare Marketing o Business qui in Italia, lo hanno già ottenuto nel resto del mondo.
    L'ho scritto nel mio post dell'anno scorso che quando li ho conosciuti all'estero, tutti ne parlavano ed io, italiana, non li conoscevo affatto.
    Questi, per dirne solo un paio, sono quelli che hanno accompagnato Barbra Streisand in tour, cantato con Placido Domingo e non solo una volta tanto per fare...,
    Insomma hanno cantato con questa gente qui per intenderci.
    Hanno partecipato al concerto che ha avuto luogo a Oslo Spektrum Arena in occasione della consegna del Premio Nobel per la Pace e sono stati fantastici.
    Hanno ricevuto il premio "Latin Pop Albums Artist of the Year, Duo or Group", Tra le altre categorie figuravano tra i premiati anche Bocelli e Pausini.
    ....e non cito altro, mi fermo qui.
    Tutto ciò mentre da noi vengono ignorati fino a una settimana fa.
    Li ignoravamo quando erano ( e sono tuttora) superstar nel resto del mondo ed ora li critichiamo e li snobbiamo.
    Un saluto cara Marzia e a presto!

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    1. Li premiano perché incarnano lo stereotipo del bel canto italiano come, appunto, Bocelli e la Pausini.
      Ma probabilmente mi sbaglio...

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    2. Lo credo anch'io ma stereotipo non è una parola negativa, questa è una nostra interpretazione. La buona cucina italiana è uno stereotipo positivo (poi molti italiani non sanno affatto cucinare bene!) e mi fa piacere che sia così.
      Sarò rigida su questo punto ma a me di avere tradizioni e stereotipi nazionali non pesa per niente, anzi, la considero una ricchezza che da troppo tempo trascuriamo per copiare tradizioni altrui.
      Vorrei però che perdessimo taluni stereotipi negativi, e ne abbiamo tanti ;)

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