martedì 30 dicembre 2014

Ottimi buoni propositi (che mica si può parlare dei pessimi :D)

Lo scorso anno in questo periodo scrivevo di un'amicizia bellissima, quella di mio padre per il mio padrino, in occasione della sua morte e oggi mi ritrovo di nuovo a pensare alla fortuna di avere accanto almeno una persona così speciale da restarti amico fino all'ultimo respiro, letteralmente.

E riflettevo su cosa mi piacerebbe cambiare nell'anno che si affaccia all'orizzonte e - ovviamente - ho trovato moltissime cose, alcune indiscutibilmente da mettere al primo posto come la salute di chi amo.
Poi ho pensato a quello che mi manca di più, quello a cui ho rinunciato da troppo tempo e questo è senz'altro l'amicizia, quella fatta non solo di pensieri ma anche di momenti condivisi. Da bambina, e fin verso i trent'anni, ho sempre avuto persone attorno, talvolta erano relazioni più intense altre più saltuarie, ma riempivano la mia vita di occasioni di confronto costruttivo ... o anche solo di un paio d'ore di risate.

Poi qualcosa si è spezzato, ho fatto delle scelte stupide e mi sono ritrovata a dover ricostruire tutto da capo: amore da recuperare, nuovo lavoro, nuova casa ... appena il tempo di prendere le misure ed è arrivato Alessandro. E da lì, il temporaneo isolamento è diventato cronico.
Essere genitori non cambia le cose, voglio dire, la mia vita era già piuttosto solitaria al momento della nascita di Ale, però senza dubbio la sua natura mi ha bloccato in un limbo che ancora oggi mi avvolge. Mi pare di non essere riuscita a cancellare quella stanchezza infinita delle notti senza sonno, del reflusso cattivo, dei pianti inconsolabili appena si usciva fuori dalla normale routine, della consapevolezza di dare un grosso problema a chiunque si fosse dovuto occupare di lui al mio posto. E poi si sono sommati i tentativi falliti, le fughe da luoghi, eventi, parenti, amici ... ogni volta ne uscivo a pezzi e con meno volontà di riprovarci. Alcuni amici del passato li ho volontariamente abbandonati, nel senso che non ho reagito all'evidente fastidio che in loro provocavano le stranezze di mio figlio se non smettendo di essere io quella che alzava sempre il telefono.

Ma ho già parlato di questo in un post che amo moltissimo e ora vorrei fare un passo avanti.
Vorrei che se ne andasse la fottuta paura che mi cresce dentro ogni volta che sto per fare un invito o che sto per accettarne uno. Paura, non saprei come altro chiamarla, molto simile a quella che attanaglia un innamorato che teme una brutta figura e il rifiuto.
Perché un tempo era normale dire "allora vi aspetto per cena sabato" ma adesso mi pare di mettere un tizzone ardente in mano al malcapitato di turno, allora tento sempre di lasciare una porta aperta. Dico frasi assurde tipo "veniteci a trovare quando avete una sera libera", "organizziamo presto, anche solo una merenda", poi ovviamente tutto muore lì perché le piante dell'amicizia vanno annaffiate - e io l'ho fatto per tanto tempo, lo so - ma il mio annaffiatoio pare bucato e i fiori non sbocciano.
Certo non aiuta il fatto che la mia stessa madre, in occasione di un pranzo recentemente organizzato con vecchi amici, mi abbia detto "sai vi inviterei ma poi se Alessandro inizia a fare lo sciocco ...". Non ci sono neppure rimasta male, l'ho capito e basta perché è la mia vita e ne sono venuta a patti.

Mi rendo anche conto che il problema è sostanzialmente mio. Mio marito è una persona simpatica e piacevole però sta molto bene con se stesso e sente poco l'esigenza di cercare compagnia e frequentare persone. Se ci sono ne è contento ma francamente non si impegna molto a cercare attività fuori casa.
Mio figlio ... ormai lo sapete, per lui il mondo ancora non ha attrattive, non gli piace quasi nulla di ciò che diverte i suoi coetanei, non li cerca e - se cercato - si nega risolutamente. Con gli adulti va meglio ma non gestisce l'emozione, che sia felicità o fastidio, quindi si trova comunque in mezzo ai guai non appena il numero dei presenti sale a tre, ossia (per lui) una folla.

Resto io, quella che sgomita per recuperare un pizzico di vita sociale. Ed è ovvio che potrei averla a livello personale, mi capita (poco, per carità) di uscire da sola e ne sono felice. Però vorrei condividere con la mia famiglia la gioia dell'amicizia, vorrei sentirmi bene - in mezzo agli altri - tutti insieme. E invece mi rendo conto che quanto non sono sola, soprattutto quando Alessandro inizia a strafare e straparlare, io smetto di essere me stessa e mi avvito attorno al palo della mia preoccupazione, del mio disagio. Così invece di arginare lui, spesso tracimo io e non lo sopporto.

E allora, ancora una volta, mi chiedo: riuscirò a trovare la strada per uscire da questo stallo che blocca me e - inevitabilmente - chi mi sta attorno? Lo so che a dirlo così sembra una questione banale, la responsabilità sta in me quindi a chi dovrei chiedere, se non a me stessa, di dare uno scossone e smetterla di piagnucolare?
Me lo dico, però al momento non funziona, giro in tondo e mi arrabbio.
Poi faccio un altro giro e mi rintano, sempre per quella stessa paura che viene dalla posizione fragile della nostra instabile serenità familiare.

Dite che esistono gruppi di sostegno per famiglie "diversamente sociali"? :-)
Potrei fondarlo io, magari scopro che non solo l'unica a temere il confronto. Immaginate il cerchio di sedie in stile telefilm americano "ciao, sono Marzia e da sei mesi non invito amici a cena" ... ok, forse sarebbe più allegro un gruppo di ex-alcolisti!

Scusate lo sfogo, saranno le festività, i maledetti bilanci di fine anno, il fatto di essere tornata al lavoro ma con la testa in vacanza ...
In ogni caso un passo l'ho fatto, a fine settimana staremo fuori per ben tre giorni a trovare una cara amica che abita in un'altra regione e tengo a bada l'ansia perché so che lei ama mio figlio, è la sua madrina e non giudica mai né lui né me. In questo è più brava di me. Certo con lei è semplice, possiamo organizzarci in maniera flessibile, non ha bambini che possano essere bistrattati o ignorati ... e possiede un sacco di animali che terranno tutti noi piacevolmente impegnati!
Lo so, mi piace vincere facile! Ma almeno inizieremo l'anno fuori dagli schemi e chissà che non sia un buon segno per un 2015 più aperto all'amicizia e alla leggerezza.

E con questo post esaurisco i miei propositi di fine anno e il solo fatto di averne parlato qui mi fa sentire meglio, più ottimista sulle mie possibilità di uscire dal nido con tanto di pulcino al seguito.

Felice 2015 a voi, che ogni buon proposito trovi buone mani che lo mettano in pratica!


P.S. Comunque per info e iscrizioni sul gruppo di sostegno sono qui ... :-)


37 commenti:

  1. Ciao, sono Roberta e da un anno non invito amici a cena!!! :) con i pranzi va un po' meglio...
    Buon anno nuovo!!!

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    1. :D Ma i pranzi valgono ugualmente! Ne terrò conto nello stilare i membri del gruppo, ahahah! Auguri!

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  2. Cara Marzia, forse il segreto sta proprio nell'andare o invitare solo le persone che vi volgiono davvero bene. Semplicemente, con naturalezza, senza nascondere il problema, se di problema si può parlare. Tuo figlio ha una difficoltà. Bene, e allora? L'amicizia, quella vera, le supera le difficoltà. Sarà una cena più complicata, magari più agitata, ma forse, e dico forse, varrà la pena provare con le persone su cui sappiamo poter contare. Credo, anzi sono fermamente convinta che tuo figlio comprenda benissimo il tuo bisogno degli altri. Domandarsi se sia giusto imporgli gente intorno, o chiedersi se agli altri faccia piacere una serata emotivamente più complessa, forse richiede più energie di quante, magari, non servono. Una semplice pizza, naturale, senza aspettative e con il cuore in mano, potrebbe stupirti. Ricordi i dubbi sull'arrivo del gatto? E adesoo è un membo di famiglia. Vai e prova senza esitare...buon 2015, amica bella.
    Raffaella

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    1. Le tue parole Raffaella sono molto giuste e di buon senso, solo che la realtà spesso è diversa. Non è la prima pizza che mi spaventa ma la seconda, quella che spesso non arriva.
      Già solo i rapporti tra mia madre e mio figlio sono "emotivamente complessi" e io sono nel centro come genitore inetto. Io posso capire che sia difficile slegare la natura di un bambino dalla sua educazione, ma è così triste stare sempre sotto i riflettori del giudizio e ti assicuro che succede più spesso di quanto sarebbe giusto accadesse.
      Poi spero di mantenere il cuore sufficientemente aperto per stupirmi e le braccia sempre pronte per un abbraccio sincero :)

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  3. Quanre cose...
    Io ti capisco eccome se ti capisco!
    E ci verrei con voi a mangiare la pizza che dice Raffaella.

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    1. Oh, piacerebbe tanto anche a me quella pizza! So che con voi basterebbero poche parole ...

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  4. Potrei ripetere le parole di Raffaela, ma lei sicuramente è stata più brava di me :-)
    Fai un passo alla volta e se dovesse succedere qualcosa e riesci a sdrammatizzare vedrai che il problema si sgonfia. E una pizza con voi la verrei a mangiare anche io!
    Buon 2015!

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    1. Lo spero, lo spero con tutto il cuore. Magari è arrivato l'anno giusto!
      Ancora auguri!

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  5. quando ho incontrato te e Alessandro non mi sono sentita a disagio, non ho trovato il tuo bambino fuori dagli schemi, e non mi ha dato fastidio
    anzi l'ho trovato simpatico, curioso, attento....e allora non vedo l'ora di rivedervi
    il 12 gennaio sarà una data importante per me e per il direttivo della ProLoco, ma se tutto va bene ripartiremo subito con l'organizzazione della fiera e voi sarete invitati
    non ho altro modo se non quello di usare questo canale virtuale per parlare con te, per tenere viva la nostra amicizia
    è un mio proposito di farti sentire che sono sempre qui a leggere i tuoi post, e a starti vicina
    un amicizia la nostra che sarà premiata in questo 2015 da un bel abbraccio e una pacca sulla spalla al mio amico Alessandro, mi impegnerò per organizzare qualcosa di nuovo che lo possa entusiasmare e incuriosire, lo sai che vi aspetterò tutti e 4 perchè se puoi sarò felice di conoscere anche il tuo papà
    Ora il mio primo mattoncino lo devo posare il 12 gennaio, se supererò le avversità che stanno per far si che quel giorno sia difficile (opereranno mio figlio al palato per estrargli dei denti in più) alla sera sarò li in sede, pronta per riproporre la mia candidatura e se riusciremo a rendere ancora attiva la ProLoco ci rivedremo
    se non fosse così, è mio proposito rivedervi comunque e qualche cosa ce lo inventeremo
    Auguri MArzia, perchè i tuoi propositi si possano realizzare
    e che la salute regni tra le mura della tua casa
    L'amicizia poi....io sono qui per voi
    baci Valeria

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    1. Sei sempre dolcissima, Veleria! Ovviamente prima di tutto pensa al tuo ragazzo, a cui auguro una veloce ripresa.
      Però di certo non mancheremo alla vostra bellissima fiera!
      Un abbraccio e un grazie speciale per la tua amicizia <3

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  6. Cara Marzia, ancora una volta mi stupisci con parole così simili a quelle che avrei potuto scrivere io. Se c'ê una cosa che mi fa star male in questo fine d'anno e che quasi non mi propongo più di realizzare nell'anno nuovo ê il ricucire le mie amicizie. Però fa male e mi mancano, eccome se mi mancano. E la colpa è tutta mia, perché si è vero che il caratterino di mio figlio Andrea (non ancora valutato, ma con molte caratteristiche apc) ha sicuramente fatto in modo tale che io non potessi avere una mia vita privata, ma io sono sempre stata una indolente e, per giunta, coerente! L'anno scorso ho anche fatto uno screening delle amicizie vere. E persone delle quali sono stata anche testimone di nozze mi risultavano ipocrite e lontane. Adesso sono leggermente più morbida e mi dico che a quarantaquattro anni non si può essere troppo nette. Tutto questo lungo commento per dirti che anch'io sono del gruppo! Un abbraccio e tanti auguri di buon anno in compagnia!

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    1. Ovviamente ti accolgo con molto piacere :)!
      Anche per me è il momento di analisi e di pulizia sia interiore sia esteriore. Poi è ovvio che ognuno debba essere preso per quello che è, ci mancherebbe, nessuno è perfetto. Ma ho bisogno di persone con una certa apertura mentale e che accolgano ciò che vedono con il minimo degl giudizio possibile.
      Auguri a tutte e due, dunque!

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  7. Marzia,
    tanti auguri a te e alla tua famiglia per un 2015 che veda realizzare alcuni, se non proprio tutti, nostri desideri.
    In molto di quello che scrivi mi ritrovo.
    Letto e visto da fuori, non conoscendo la vostra esperienza, non riesco a immaginarmi una cena tale che si preferisca che tuo figlio non partecipi. Ma rischio di scrivere banalità per ignoranza, nel verso senso del termine. Vorrei evitare di dire al comandante del Titanic, vai tranquillo tanto è solo un po’ di ghiaccio quando, invece, sotto c’è un iceberg che io non vedo.
    Purtroppo in questo sono poco pratico, e forse un po’ troppo idealista. Mi piacerebbero le cene numerose dove tutti vanno d’accordo, non si sparla degli altri, si sta attenti a quelli che si dice per non ferire gli altri. Ma forse questo è praticamente impossibile quando siamo in tanti e dovrei metterlo in conto. Questo è un mio limite, avendo ben chiaro in mente come dovrebbe essere, non mi rassegno a come è in realtà. Per questo rifuggo le canoniche occasioni conviviali, tipiche di questo periodo di festività, e preferisco i rapporti più personali tra pochi.
    Un abbraccio

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    1. L'osservazione sul Titanic è giustissima ... sei una persona empatica e intelligenta e sai porti le domande corrette. Sto cercando di farlo anch'io, almeno ci provo la maggior parte delle volte.
      La convivialità standard l'ho abbandonata da tempo e ormai mi sentirei a disagio, sono alla ricerca di quei pochi da tenere vicini al cuore e non solo.
      Tantissimi auguri a te e alla tua famiglia

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  8. Cara Marzia, comprendo con tutta l'anima ogni tua parola, che altro dire? Ti auguro con tutto il cuore che una persona RICCA come te possa condividere con amici sinceri momenti di allegria e spensieratezza! Buon anno, Alessandra dall' Emilia ghiacciata!

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    1. Allora auguriamocelo a vicenda, che magari funziona meglio!
      Emilia ghiacciata?! Io arrivo sabato, aiuto :)

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  9. Cara Marzia, ti devo circondare di persone che amano te e Ale. Persone che nn giudicano, che poi cosa diavolo c'e' da giudicare! Una mia amica ha un bimbo di 4 anni che pare la copia spiaccicata di Ale. Ha spigoli complicati, ma anche tanti lati da riconoscere ed amare e sono quello su cui dovrebbero soffermarsi gli amici...altrimenti amici non sono..

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    1. E' quello che dico io, cosa c'è da giudicare? Ma a quanto pare non è facile astenersi quando affronti una relazione con un bambino fuori standard :)
      Ogni tanto mi chiedo cosa penserei io se non avessi avuto questo figlio, non so, mi piace immaginarmi più disponibile in ogni caso.

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  10. Leggendo il tuo post ho ritrovato la mia stessa situazione... Se crei un gruppo di sostegno iscrivi anche me! Personalmente ormai mi sento solo a mio agio con gli amici dell'associazione della patologia che ha il pargolo e pochissimi altri. Buon 2015, un abbraccio, sperando che il 2015 ci porti tante occasioni di incontrare buoni amici!

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    1. Mia cara Anna, socio onorario ti faccio! Perché si fa un gran parlare di diversità che arricchisce ma poi alla resa dei conti "troppa" differenza si preferisce non doverla gestire. E' che non tutto si sceglie, anche i nostri figli vorrebbero essere più sereni e affrontare il mondo con la gioiosa consapevolezza di essere perfetti così come sono ... Un abbraccio speciale!

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  11. C’è una frase (non ricordo di chi) che dice: “ There comes a point in your life when you realize who matters, who never did, who won’t anymore, and who always will. So don’t worry about people from your past: there’s always a reason why they didn’t make it to your future”. L’ho trovata così utile anch’io in questi giorni di bilanci di fine anno. Spesso gli amici sono come le stelle, nascosti in mezzo al nulla e al tutto, invisibili agli occhi, ma loro, gli amici ci sono. Spesso non sono amici quelli che pensavamo che fossero amici; spesso sono quelli in cui non speravamo; spesso gli amici se ne vanno; a volte bisogna cercarli e spesso ritornano; spesso, quando crediamo siano al nostro fianco, loro sono indietro, distanti.
    Gli amici sono quelli che conoscono la canzone del tuo cuore e la cantano per te quando hai dimenticato le parole e non riesci più a cantarla. Ti auguro un anno nuovo pieno di voci che cantino insieme a te la canzone del tuo cuore e ricordati sempre che noi siamo lontani, ma sappiamo cantare forte forte.
    Un abbraccio e buon 2015!
    Monica

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    1. La vostra canzone si sente chiara e forte!
      Come ti dico sempre, se fossi più vicina finiresti per denunciarmi per stalking :)
      L'anno è iniziato ottimamente, cercherò di tenere alta la musica.
      Un abbraccio grande a voi.

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  12. Arrivo tardi, ma ti voglio comunque fare gli auguri di buon Natale e di buon anno!
    E per inciso, a me farebbe tanto piacere conoscerti di persona, conoscere il tuo ometto, mi sono veramente affezionata a voi, solo leggendo i tuoi racconti. Quindi bè se decidi di fare un viaggio in Costa Azzura fammi un fischio, saremo tutti ben lieti di ospitarvi anche solo per un caffè :)

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    1. Auguri anche voi! Felice di poter contare su un buon caffè in Costa Azzurra :)

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  13. Buon anno, cara Marzia. Non faccio propositi, ma vorrei tanto conoscerti quest'anno. Sarebbe un onore :)

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    1. Ma onore mio, due donne fantastiche come voi mi farebbero un gran bene!
      Siamo solo al 7 gennaio ... direi che è progetto fattibile :)

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  14. Raffaella, cara Marzia, ha usato le parole migliori per far passare un grosso ed importante messaggio: ricercare la serenità, ricreando nella propria vita le condizioni migliori per vivere bene.
    Buon inizio anno

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    1. Hai ragione, Raffaella usa sempre parole perfette e la ricerca della serenità con le carte che abbiamo - senza troppe paure - è senz'altro la strada più sensata.
      Buon anno anche a te!

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  15. Non so come sia Ale nella sua quotidianità, ma so come è essere allontanati da persone che ritenevi amiche perchè tuo figlio (quindi tu stessa; e suo padre) non si comporta (e poi in definitva non è) conforme a ciò che loro ritengono dovrebbe essere.
    A dire il vero, in alcuni casi, so anche l'imbarazzo che si prova ad essere poi ricercati da quelle persone e trovarsi in bilico tra la voglia di ignorarle e quella di comprenderle (e compatirle).
    Non ho ricette, ma non riesco neanche a non dirti che la paura non aiuta.
    Nella paura di avviti, rende te una persona diversa da quello che sei ed è la paura il primo e vero problema, al di là di ciò che Ale potrebbe dire o fare.
    Un passo nella giusta direzione e uno alla volta.
    Buon fine settimana lungo, buon inizio.

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    1. E lo so, ecco perché ne ho scritto, mi è servito tantissimo questo scambio e ho anche capito di non aver reso proprio bene tutti i miei pensieri.
      In ogni caso quello che dici è corretto, si tratta di me e dei miei limiti, non di quelli di mio figlio, lui è solo la sponda su cui vado a sbattere ...
      Grazie!

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  16. Cara Marzia, quante cose vorrei dirti su questo post....non so però se è il luogo adatto o se è meglio risponderti privatamente. Provo qui... ho conosciuto Alessandro e l'ho visto in mezzo ad altri bambini "particolari" in situazioni conviviali e rumorose. Devo essere sincera, non mi è mai sembrato particolarmente fuori luogo o più fuori le righe rispetto agli altri, forse perchè ero abituata al mio D. Mi è sembrato che il problema fosse più tuo, eri tu che ti sentivi in imbarazzo e a disagio quando brontolava per la pasta scotta o perchè la "cuoca chiacchierava" piuttosto che cucinare... Avrei voluto vederti più rilassata in quella occasione. Avevamo tutti figli più o meno strani. Io questo problema l'ho superato. Ho deciso di superarlo un giorno dopo aver accompagnato Daniele a una festa. In passato mi sono trovata mille volte in enorme disagio per le uscite di D., ora ho deciso di "fregarmene". A quella festa piena di rumori e di bambini urlanti si è nascosto tutto il tempo sotto il tavolo dei dolci, e urlava di rabbia perchè gli amici lo stuzzicavano di proposito...io cercavo di giustificarmi con gli altri genitori e volevo quasi scomparire. All'uscita dalla festa D. mi ha detto piangendo che lui si sentiva diverso dagli altri bambini, che aveva una "maledizione"...Gli ho spiegato che la sua diversità è una cosa bellissima, che tutti siamo diversi l'uno dall'altro e per questo l'umanità si è evoluta. Ora non mi importa più degli altri. Sono gli altri che devono capire che non tutti i bambini sono uguali, che c'è qualcuno più sensibile alla confusione e ai rumori, che magari sta attraversando un momento particolare. Sono gli adulti che devono capire i bambini e non viceversa. Da quando non mi preoccupo più di quello che pensano gli altri D. ha quasi smesso di comportarsi in maniera strana. Se ti va di invitare qualcuno che conosci fallo senza pensare alle conseguenze, fallo e basta. Se Alex a metà serata vuole rinchiudersi nella sua stanza lascialo fare. Credo che a lui faccia bene sapere che i suoi genitori vogliono stare in compagnia e che non si fanno problemi a invitare amici nonostante le sue "stranezze". Alla lunga forse anche lui diventerà più conviviale e se così non sarà andrà bene lo stesso.Buon Anno Marzia! Flo

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    1. Capisco bene quello che dici solo che qualcosa stona se penso a me e Ale. Tutti questi vostri ottimi commenti mi hanno fatto capire di non aver spiegato bene cosa intendevo per senso di disagio. Non si tratta tanto di ciò che pensano gli altri, ovviamente mi è capitato spesso di sentirmi in imbarazzo ma è legato più al mio senso di decoro sociale, ammetto il carattere e la diversità ma davvero non riesco ad accettare la voglia di colpire gli altri nei propri punti deboli (e nei momenti di maggiore stress mio figlio è un campione in questo).
      Se spingere Ale a fare cose fuori casa o frequentare amici fosse difficile ma poi in lui vedessi un minimo di felicità o di soddisfazione, lo farei senza tanti problemi. Il punto è che questo accade veramente di rado, ad esempio è successo in queste nostre piccole vacanze, ed è stato meraviglioso. Ale non è stato certo un perfetto soldatino, e chi lo vorrebbe poi, però riusciva a rilassarsi e a sorridere ... lui sorride così poco!
      Quello che voi avete visto - in una situazione per lui talmente stressante da ricavarne un febbrone da cavallo non appena arrivato a casa - non è mio figlio, questo è ciò che di solito mi procura la maggiore sofferenza. Lui è brillante, acuto, ipersensibile ma ancora non riesce a condividere se stesso, quindi per ora permetto a lui e a me di funzionare da reciproco scudo. In quei giorni che abbiamo condiviso, mio figlio è stato l'unico che non ha mai partecipato alle attività serali, perché non ce la faceva più e a me - lo ammetto - pareva accettabile che potesse decidere di cercare la sua pace. E' l'unico che non ha voluto avvicinarsi agli altri bambini, non ha mai chiesto di nessuno e non accetterebbe mai di rivivere l'esperienza. Ed è un peccato, qui sta il mio dispiacere, io non lo voglio "tirar fuori" di casa e basta, io lo voglio contento e sereno.
      Magari insistendo lui "apprenderebbe", oppure si abituerebbe ma credo che prima di tutto debba essere una sua scelta, per me lo è stata ed è stata la molla per crescere.
      Questo è diventato un altro post, scusa! Credo dovrò scriverne ancora perché così temo non si capisca niente.
      Grazie come sempre per le osservazioni, sempre molto utili. Vi abbraccio!

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    2. Anch'io non mi sono fatta capire...ti rispondo privatamente. baci. Flo

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  17. Ciao Marzia, è la prima volta che ti scrivo.
    Mi sono imbattuta per caso nel tuo blog quest’anno, esattamente due post prima che tu dicessi “arrivederci a tutti, la chiudo qua”.
    Però non mi sono arresa, ho continuato a sbirciare ed è con grande piacere che sono tornata a leggere nuovamente le tue parole.
    Parole per me così normali, umane, piene di spunti e di meravigliosi difetti in cui posso ritrovarmi in tranquillità, come se fosse casa mia.
    Tu riesci ad esprimere i disagi di molte di noi, ne sono certa.
    Io ho un compagno e due bimbi. La femmina (sei anni) è una bambina modello. Il maschio (tre anni) è, diciamo così, più “impegnativo” (ma forse pesa molto il confronto con lei).

    Detto ciò, che strano: proprio stanotte non riuscivo a prendere sonno.
    Riflettevo sul nostro essere una famiglia “diversa”, o per lo meno sul mio percepirla come tale.
    Non siamo orsi, sia chiaro. Non ci tiriamo indietro per pizze della scuola e altre occasioni di ritrovo.
    Tuttavia non siamo “animali da socializzazione”, non siamo vip fra i genitori della scuola: tendiamo più a farci coinvolgere che a creare le occasioni per coinvolgere.
    E soprattutto da quando sono nati i bimbi, con le loro esigenze ed orari particolari (e il mio bisogno di soddisfarli), siamo fuori dai giri: non abbiamo la “compagnia” fissa con cui organizzare i fine settimana, mangiare le pizze, condividere l’ultimo dell’anno (se ne avessimo voglia) e far incontrare i nostri bambini con altri figli, magari coetanei.
    La nostra “befana” l’abbiamo passata in casa, per mancanza di occasioni, di inviti, e per una buona dose di indolenza genitoriale.
    Aggiungi che i pochi parenti abitano piuttosto lontano e molto lontano.

    Ogni lunedì mattina mi confronto con le colleghe di lavoro che esibiscono (passami il termine) i loro weekend ricchi di socializzazione.
    E ne soffro, mi sento in qualche modo sbagliata sotto questo aspetto.

    E stanotte mi sentivo così: triste e fallimentare.
    Mi sembrava di aver creato una famiglia sfigata, che non sa divertirsi, che non offre possibilità di socializzazione ai suoi figli.
    Stavo giusto pensando a che fare, a cosa cambiare.
    Stavo anche pensando se ne sento davvero il bisogno, o se sono i modelli a cui mi ispiro che me ne fanno sentire il bisogno: non lo so.

    Quello che so è che stamattina avevo bisogno di leggere parole come le tue e le ho trovate. :-)
    Scusami per la lungaggine e grazie ancora di aver condiviso con noi.
    Rossana

    P.S.: ovviamente mi iscrivo al gruppo! ;-)

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    1. Benvenuta Rossana, sei molto gentile! Non sai quanto mi faccia piacere sapere che qualcuno qui si senta liberamente "imperfetto" come a casa propria!
      E' ovvio che anche per noi ha il suo peso la pigrizia di organizzare e fare, soprattutto al pensiero che quasi ogni proposta verrebbe accolta con scarsissimo entusiasmo dal cucciolo di casa. Viviamo vicino Torino, città che offre tantissime occasioni per laboratori, mostre, corsi ... ma mio figlio rifugge ogni cosa e quando lo trascino raramente ne esce soddisfatto ... accade ma non abbastanza spesso da farmi turbinosamente pensare a come trascorrere il fine settimana fuori casa ;)
      Credo che ne scriverò ancora, questo tema ha scoperchiato molte riflessioni che tenevo chiuse chiuse.
      A proposito, iscrizione accettata :)

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  18. Grazie per le tue riflessioni, come sempre.
    Io mi trovo in una situazione analoga - e forse scopriremo peggiore - mio figlio non è così intelligente come il tuo Ale!
    Però io ti dico francamente che mi sento in "prigione", che non sono così paziente, nè intenzionata a rinunciare per il resto della mia vita. Anche mio marito la pensa così e noi adottiamo l'approccio opposto ovvero cerchiamo di uscire il più possibile anche se è faticoso, e stressante e ti sbatte in faccia la diversità. Perchè comunque al lato opposto per noi non ci sta la serenità ma una rabbia sorda che ci scava dentro.
    E quindi preferiamo lo stress alla rabbia e all'impotenza.
    Teniamo conto delle sue esigenze ma anche delle nostre e tutte le volte che ho paura - sì proprio la tua paura - penso che quella cosa la devo fare ancora di più.
    E non ci crederai ma un po' la situazione è migliorata, abbiamo scoperto strategie che gli permettono di allentare lo stress e adesso quando diciamo andiamo in pizzeria dice "yessss", per poi non comportarsi così bene, purtroppo. Diciamo che per ora gli abbiamo incultato la risposta positiva.
    Purtroppo ho scoperto una cosa come genitore che vale come regola generale: noi siamo i loro allenatori e abbiamo il compito di portarli al limite in modo che il loro limite si sposti sempre un po' più in la. Alcuni figli sono da frenare, ma i nostri saranno sempre da spingere. Dobbiamo essere noi sereni il più possibile (cosa che non mi riesce), ma non dobbiamo cercare la loro serenità ma la loro crescita, la serenità viene di conseguenza. Mio figlio dopo essere riuscito ad affrontare una sua paura è felice, ma nel momento della "prova" di certo non possiamo predentere che sia sereno.
    Poi ho capito che la natura e l'aria aperta sono nostri alleati e così anche gli animali e cerco di dirottare gli appuntamenti sociali in questa direzione.
    Io sono di Torino, tu forse sei delle mie parti? Perchè nel caso si potrebbe fare un giro alla Mandria fino ai cavalli.
    A presto
    francesca

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    1. Allora ho davvero bisogno di vostre ripetizioni! "Inculcare la risposta positiva" ... bellissimo! Per noi è tipo Mission Impossible ;)
      Concordo sul fatto che i genitori siano i primi allenatori emotivi, sono 10 anni che ci provo strenuamente ma temo che Ale sia stato programmato nella vita precedente ad essere lui un ottimo allenatore ... in pazienza ed evoluzione spirituale :D
      E anche noi siamo di Torino, se hai voglia di scrivermi trovi l'indirizzo nella pagina "Perché qui". Una gita nella natura in compagnia sarebbe proprio piacevole!

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Scrivere è bello ma leggere è anche meglio. Grazie per il tuo commento ...