domenica 25 maggio 2014

Plusdotazione News

Come sapete in questo blog si parla anche di plusdotazione, perché per mio figlio è un pezzo della sua storia e per me è importante tenerne conto.
Negli ultimi due anni sono arrivati qui parecchi genitori interessati all’argomento quindi ciclicamente mi piace dare qualche aggiornamento che riguarda il tema dei bambini precoci e/o ad alto potenziale.

Parto da una lettura consigliatami dalla mia “spacciatrice” di libri sull’argomento, ossia “Riconoscere e aiutare i bambini precoci” di Jean-Marc Louis (Edizioni Magi).
Questo libro mi piace perché non si concentra sul fattore intelligenza ma lo amplia e pone molta attenzione sia alla sfera emotiva (spesso di sofferenza emotiva del bambino) sia della vita scolastica.

Ho sottolineato tantissimi punti che mi hanno colpito e cercherò il modo di condividerli anche con mio figlio, perché credo possa fargli bene comprendere cosa accade talvolta nella sua mente e nel suo cuore, specialmente durante i periodi di maggiore stanchezza – come in queste settimane di fine scuola.
Alcuni esempi:
Il bambino intellettualmente precoce è quindi il bambino degli estremi. E’ sotto questo aspetto che è incompreso, sofferente. Il divario tra la sua intelligenza e la sua sfera affettiva genera una disarmonia non facile da vivere, produce ripercussioni sull’elaborazione della personalità e, influendo sul comportamento, condiziona l’immagine che gli altri hanno di lui e soprattutto le loro aspettative.”
E’ evidente che tra gli altri bambini il bambino precoce non riesce a trovare il suo posto. Nonostante i suoi sforzi per farsi accettare, si sente rifiutato nel mondo degli adulti, in quello dei bambini e anche in una «terra di nessuno». Questi spazi lo inducono a interrogarsi non solo su quale sia il suo posto nel suo ambiente, tra bambini, ma anche sulla sua identità sociale e, cosa ancora più difficile, sulla sua umanità. La sofferenza generata da queste domande suscita un atteggiamento di protezione dell’Io, basato sul disprezzo e l’intransigenza verso gli altri rispetto alla condivisione delle loro preoccupazioni, oppure una tendenza al ripiegamento su se stesso, costellata da episodi regressivi e aggressivi che, come si può ben immaginare, non fanno altro che amplificare l’isolamento e il rifiuto.”


Poi desidero segnalare un articolo scritto dal Dott. Giovanni Galli, e messo a disposizione sul suo sito, che parla di socializzazione: “Socializzare l’APC: la costruzione del sé e il gruppo”.
Per me questo tema è cruciale e soprattutto fonte infinita sia di preoccupazione personale sia di opinioni/consigli che – pur fatti con le migliori intenzioni – spesso non si adattano alla realtà che vivo o almeno non ancora.
Questo articolo dice molte cose interessanti, spiega il significato di socializzazione ed integrazione ma soprattutto pone l'attenzione sulla socializzazione scolastica, sfatandone l'assoluta necessità.
La questione è complessa ma mi pare che nella frase "il gruppo non è un gregge" ci sia racchiuso tanto di quello che sto imparando sui rapporti umani, grazie a mio figlio.

E’ proprio grazie al sito del Dott. Galli che sono riuscita un paio di anni fa a comprendere meglio alcuni aspetti di Alessandro e ad arrivare al LabTalento di Pavia. Da allora per fortuna molto è stato fatto in Italia proprio grazie al lavoro di Pavia e dell’associazione dei genitori che si sta diffondendo in tutta Italia con tante iniziative di sensibilizzazione.
Sul sito di Step-net troverete tutte le novità e tutte le attività svolte e in progress.
In particolare segnalo il prossimo Summer Camp per bambini e ragazzi ad alto potenziale e per le loro famiglie, che si svolgerà dal 28 luglio al 2 agosto 2014, presso la Scuola di restauro di Botticino (BS). Per i bambini si tratta una settimana di laboratori, esperimenti, percorsi didattici guidati, giocando con l'arte, la scienza, la natura, la chimica, la botanica, i materiali. E intanto i genitori potranno stare insieme e confrontarsi con altre famiglie che condividono l'esperienza di crescere figli gifted, saranno coinvolti in laboratori esperienziali e momenti di aggregazione condotti dallo staff di esperti psicologi.
A sostegno di questa importante iniziativa (e molte altre) è stata attivata la rete del dono per raccogliere fondi e raggiungere sempre più famiglie in difficoltà.

Tra le prossime giornate di divulgazione ce ne sarà una anche vicino a casa mia, probabilmente il 3 settembre prossimo. Quindi per i torinesi – e limitrofi – darò maggiori notizie non appena disponibili.

E adesso torno a leggere, mio figlio mi ha vivamente consigliato “Matilda” di Roald Dahl (ma perché hanno dovuto tradurre in italiano “Matilde” poi non lo capisco!). Credo che una storia come questa possa piacere e far bene a tutti i bambini, ma un pizzico di più a quelli precoci e/o ad alto potenziale. L’ottusità e il pregiudizio si possono vincere, ma occorre avere il coraggio di restare quello che si è, con pazienza e intelligenza e cultura.
Poi – come ogni lavoro di Dahl – c’è molto, molto di più.


21 commenti:

  1. Che dire? Bravo Alex, che sai andare oltre. Bravo Alex, che leggi Matilda e lo consigli. Anche a Bambino è piaciuto tanto.
    Un abbraccio,
    Monica

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    1. Dahl lo amiamo soprattutto grazie a te e adesso stiamo piano piano raccogliendo tutti i suoi libri. Certo ci vuole anche un pizzico di magia per far funzionare tutto ... su quella ci stiamo ancora lavorando :)
      Un abbraccio in questo fine scuola che sarà come sempre super impegnativo.

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  2. Seguirò anch'io il consiglio di Alex, diglielo e ringrazialo per me!

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    1. Sappi che Dahl va giù duro con i genitori ma ha le sue buone ragioni! :D

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    1. Quest'anno niente in generale, purtroppo. A parte l'orsaggine del mio erede che davvero non potrebbe condividere così tanto per 6 giorni, il periodo non mi coincide con le vacanze che posso concedermi quindi ... vedremo il prossimo anno.

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  4. I tuoi suggerimenti e quelli del tuo bimbo speciale li seguo anche io. Non ho una bimba plusdotata ma credo si possano trovare spunti di riflessione utili a tutti! Graxie Marzia e grazie Alex ♡♡

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    1. Oh, certo! Se conosci un po' La fabbrica di cioccolato (credo il romanzo più famoso di Dahl anche grazie al film) sai che si tratta di una scrittura divertente e a volte persino irriverente che mette in evidenza tante contraddizioni con assoluta intelligenza.

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  5. L'hai già letto? Ma Marzia sei super-vorace :-) Non ti nascondo che mi fa un piacere infinito. Mi fa piacere soprattutto che tu l'abbia trovato utile. Ora proverò io a seguire i tuoi consigli. Leggerò Matilda...
    Un abbraccio.
    La tua spacciatrice

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    1. Sì, devo dire che sono di nuovo in un periodo di lettura feroce, talvolta mi capita :)
      E poi tu mi metti le pulci nell'orecchio e io non so resistere!

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  6. I testi che hai segnalato sembrano molto interessanti per tutti.
    Ho stampato e letto l'articolo del dr Galli e devo dire che ho trovato interessanti spunti di riflessione come, per esempio, quando viene posto l'accento sul fatto che, in genere un livello di socializzazione è ritenuto "buono" non tanto perchè il bambino è sereno, ma perchè è conforme alle aspettative degli adulti, degli inseganti, insomma di chi ha il potere di giudicare.
    In fondo non è nemmeno una novità, è risaputo che l'occhio dello studioso modifica sempre l'oggetto del suo studio.
    Solo che spesso ci scordiamo questo semplice principio e diamo per "oggettivo" un parere che, come tale, non può esserlo

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    1. Bravissima! E' proprio questo il punto, il problema spesso non è "nel" bambino ma in chi lo vorrebbe uniforme ad una immagine standard. Per fortuna il concetto di normalità si sta parecchio dilatando ma siamo ancora lontani dalla piena accettazione della diversità.

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  7. appena i miei bambini crescono un po', Matilde è nostro. Grazie ;)
    come sempre, anche per le tue informazioni e riflessioni preziose

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    1. Più che altro è una circolazione di idee, mi piace pensare che arrivino dove servono!

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  8. cara Marzia, devo andare a leggermi bene questi articoli...
    mio nipote è considerato un bimbo iperattivo e non ti dico il calvario che mia sorella sta passando tra visite di specialisti e scuola...
    ma anche una mamma con un bambino plusdotato ha problemi simili con gli insegnanti?
    i bambini plusdotati sono sottoposti a visite specialistiche psichiatriche volute dagli insegnanti?
    gli insegnanti come si comportano con un bambino plusdotato, riconoscono questa patologia?
    mi permetto di farti queste domande, per conoscere un po' meglio questo argomento, se hai scritto dei post in merito dimmi dove li posso trovare che li leggerò con piacere
    un bacio al mio amico Alessandro e uno a te VAleria

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  9. Cara Valeria, purtroppo sì, i bambini plusdotati non vengono quasi mai riconosciuti a scuola e subiscono spesso diagnosi errate, o come autismo o come iperattività o come molto altro.
    Ti scrivo in privato un po' di link e articoli che potrebbero essere utili a tua sorella, capisco benissimo cosa significa essere continuamente invitati ad andare da uno specialista!
    Un abbraccio.

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  10. Cara Marzia, ti prego continua a scrivere questi post dove ci informi di articoli e di quello che l'associazione step net organizza. Io e il mio piccolo di quattro anni stiamo in Sicilia e qui non c'è ne step net ne null'altro. Solo tanta "normalizzazione"! Tu sai che già è difficile per i genitori, noi stessi, quando siamo snervati dai loro comportamenti, tendiamo a pensare/dire:ora basta mi hai stufato, adesso fai come tutti! La paura e' quella di crescere un viziato, un capriccioso, uno che sa solo seguire i meandri dei suoi ragionamenti, insomma di non vederlo felice un giorno perché staccato dal mondo. Ogni qualvolta scrivi un articolo come questo mi sento meno sola e pronta a riguardare con occhio di nuovo "corretto" alla personalità del mio bambino . Che forse ho scambiato per troppo tempo per un introverso. Mannaggia a queste etichette! :)

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    1. Le etichette sono tremende ed è difficilissimo abbandonarle, anche quando conosci cosa c'è davvero dietro certi comportamenti.
      La tentazione di volerlo uguale ai suoi compagni è grande anche in me talvolta, perché so che non solo la mia ma anche la sua vita sarebbe più facile. Ma deve seguire la sua strada e fare tante belle cose e io lotterò fin quando potrò per permettergli di non cambiare. Vedrai che tuo figlio non ti permetterà di dimenticare quanto di bello c'è nella sua personalità ... anche se a volte vorrai ucciderlo per questo! :D

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  11. Carissima Marzia, era una vita che non entravo nel tuo blog....(2 anni sono davvero tanti!) Ho letto con tanto piacere degli sviluppi di Alex, della sua plusdotazione, e della tua immensa lotta che fai contro l'ignoranza! Alex è fortunato ad essere un plusdotato, ad avere una sensibilità e una corteccia cerebrale diversa dalla media, ma sopratutto è fortunato ad avere una mamma come te! Se lui entra nella categoria del 2% tu sei in quella del 2 per mille! Complimenti a tutti e due, e prometto di leggerti più spesso! Lumi

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  12. Ciao Marzia, sono capitata quasi per caso in questo tuo spazio e ha attirato la mia attenzione il discorso sulla plusdotazione.
    Leggerò con maggiore attenzione ciò che hai scritto nel corso degli anni e cercherò di capire meglio. Ho un bambino che assomiglia tanto al tuo, te ne parlerò con calma: ora vogliono andare al parco e hanno ragione loro!
    A presto
    Flo

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  13. Non so se mio figlio sia oppure non sia un bambino intellettualmente precoce, non ho mai voluto approfondire. Certo è sveglio, straordinariamente sveglio per alcuni aspetti, in determinate materie. E, certo, è eccessivamente sensibile, ha enormi difficoltà di relazione con gli altri bambini, ha un senso della giustizia che mi fa paura. Non è un bambino difficile, solo non capisce alcuni meccanismi di comunicazione non verbale, è diretto: parla senza filtri, quasi senza preoccuparsi delle conseguenze. Studia perché gli piace sapere le cose, non perché deve. Un pomeriggio è rientrato sconvolto perché ha scoperto di non aver segnato un compito perciò non aveva studiato storia. Gli ho chiesto se fosse stato interrogato. “Cosa c’entra?” mi ha risposto lui…
    Ecco: studia perché gli piace, lui ha sempre “già fatto i compiti”, tutti. Non tutti quelli per l’indomani: proprio tutti.
    I 10 in matematica e in scienze sono normali, a 8 anni discuteva con me di moto relativo, ha imparato a scrivere e a leggere da solo, l’aritmetica per lui è un gioco divertente, in terza elementare si divertiva con i numeri negativi. Durante le vacanze di natale in seconda mi ha visto fare una divisione a penna e mi ha chiesto cosa fosse. Gli ho spiegato che serviva a calcolare quante caramelle spettassero a ciascun bambino: mi ha guardato felice come se avessi regalato un gelato a sua sorella. E ha capito. E si è messo a fare divisioni con i mucchietti di lego… le faceva giuste.
    Ora siamo in Francia da 6 mesi. In settembre ha iniziato la nuova scuola con nuovi amici in una nuova lingua (beh, quasi nuova: l’anno scorso era in prima media e ha cominciato a studiare francese come seconda lingua). Nella pagella del primo trimestre ha avuto la media del 18/20, fra le più alte della sua classe. In fisica (qui hanno due corsi separati: fisica-chimica e scienze naturali) ha la media del 20.
    Fatica? Nessuna
    Studio? Studia tutto ma non si spacca la testa sui libri, mai fatto. L’unica attività che lo mette in difficoltà è la scrittura: il solo “castigo” che funziona è dargli un tema! La maestra delle elementari sanzionava i comportamenti indisciplinati con un certo numero di divisioni. “Ma ti rendi conto mamma? Le divisioni per punizione!!!”
    Ma non è un bambino facile: è piuttosto solo, sua sorella ha un giro di amicizie qui in Francia che lui le invidia molto, ma non c’è niente da fare, lui non è capace. Mi farà 300 domande ogni sacrosanto pomeriggio, soprattutto se deve studiare cose tipo religione o storia o qui anche geografia (qui fanno una specie di geografia sociale, non so come definirla altrimenti; affrontano argomenti tipo la politica di controllo delle nascite in Cina con la conseguente piaga degli aborti selettivi, oppure le premesse e le conseguenze del protocollo di Kioto… robette): lui deve capire perché, e la cosa a volte si fa difficile… Cosa farà al liceo con filosofia?

    La cosa difficile, in tutto questo, è non poterne parlare con nessuno, le risposte sono sempre banali e superficiali: se va bene a scuola che problema ti fai... ognuno ha i suoi ritmi di crescita, imparerà a farsi degli amici... quante volte ho sentito minimizzare quello che cercavo di spiegare!

    Ecco, avevo bisogno di scrivere queste cose, di metterle nero su bianco perchè questo aiuta a chiarirsi le idee.
    A presto
    Flo

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