domenica 13 aprile 2014

Scuola #1: includere, osservazioni preliminari

Ve lo confesso, mi è partito l'embolo.
Oggetto: la scuola.
Nelle ultime settimane, per una serie di coincidenze, ho assistito a diverse conferenze/incontri nei quali si parlava di tante cose ma soprattutto di bambini, di sviluppo, di diversità, di scuola, di sostegno, di inclusione.
Quest'ultima parola ha iniziato a rigirarmi nella mente, portando a galla un disagio sempre più evidente. Cosa significa inclusione all'interno della società e della scuola? Cosa significa fornire programmi e metodologie di insegnamento/apprendimento a sostegno della diversità? Se società e scuola non subiscono un radicale cambiamento di prospettiva non è che includere finisce per diventare un altro modo per creare fratture?
E aggiungo una provocazione: vogliamo davvero "includere" i nostri bambini in un luogo in cui non ci siano le migliori basi per la comprensione e la valorizzazione della diversità?


Allora ho iniziato a cercare e a leggere tantissimo, all'inizio a caso poi le informazioni hanno cominciato ad arrivarmi da ogni parte, che quando le vibrazioni si allineano allora è tutto più facile.
Ho intenzione di approfondire tutti i diversi aspetti della questione ma qui vorrei dare un’occhiata generale al percorso che ho fatto e chiedere una mano a chi è più preparato di me (quindi quasi tutti!) per identificare i punti di forza e i punti deboli del ragionamento.

Cominciamo dall'inizio.
Mentre mi accartocciavo intorno ad infiniti discorsi e proposte di riforma scolastica, mi sono imbattuta in questo articolo di Rossella Grenci sulle scuole svedesi Vittra.
Avevo già avuto modo di invidiare l’organizzazione scolastica svedese leggendo i post di Serena di genitoricrescono, ad esempio questo. Suona tutto molto bene, vero?
Le sei promesse delle scuole Vittra sono fantastiche e nascono in contesto sociale ottimale, come si può applicare anche solo un parte di questa filosofia all’insegnamento della nostra scuola? Abbiamo un sacco di problemi economici e politici, occorre dare delle priorità.

Ma ecco che trovo un articolo che parla di una storia affascinante, quella della riforma scolastica in Finlandia. Qui si parla di un paese che nei primi anni ’50 era ad un livello di povertà e analfabetismo peggiore di quello italiano. Certo si tratta di soli 6 milioni di persone ma sarete d’accordo sul fatto che non potevano contare su un territorio ricco ed ospitale.
In quarant’anni sono riusciti a modificare radicalmente la struttura scolastica e – di conseguenza – anche il tessuto sociale, arrivando ad un livello di scolarizzazione tra i più alti in Europa e allo sviluppo di una classe di professionisti creativi e all’avanguardia.
Quindi cambiare si può, anche partendo da condizioni sfavorevoli e risorse economiche limitate, usando essenzialmente del buon senso. Ma il nord Europa è così lontano da noi …

Leggi e leggi, arrivo a questo articolo: si parla sempre della scuola svedese e viene intervistato un italiano che sta per trasferirsi là ed è andato a colloquio dalla direzione scolastica che accoglierà le figlie. E dice questa frase, per me illuminante:
“Inoltre c’è da dire che in Svezia sfruttano moltissimo il metodo Reggio Emilia…». In cosa consiste? “È nato in Italia (per merito del pedagogista Loris Malaguzzi, Ndr). Al centro trovano posto lo sviluppo della personalità e della creatività libera del bambino. Ne parlai con un’amica insegnante svedese che, osservando mia figlia mentre colorava le forme disegnate su un libretto, mi disse: si vede che non applicate il metodo Reggio Emilia, da noi i bambini non colorano forme disegnate, i bambini disegnano le forme”.

Ma allora vuoi vedere che gira e rigira nel nostro benedetto paese abbiamo tutto ciò che serve a creare una scuola eccellente? Perché capisco le ragioni storico-politiche che hanno portato il metodo montessoriano ad essere molto più utilizzato all’estero che da noi ma insomma, dopo oltre 70 anni diamoci tregua, passiamo oltre e andiamo a vedere quanto di buono si può utilizzare per il benessere dei nostri bambini,

Così continuo il mio percorso di lettura, lungo i vari sentieri nazionali che mi si sono improvvisamente aperti davanti. E arrivo alle scuole “Senza Zaino” di Marco Orsi, al progetto che raccoglie ormai più di 50 istituti in Italia e ai valori che ci stanno dietro.

Mi rendo conto che per ora ho solo fatto un brevissimo riassunto che si snoda su spazi geografici e storici enormi ma il cerchio in qualche modo si chiude.
E non sono neppure una folle idealista, per potermi fare un’opinione sensata è ovvio che ho letto non solo documenti di esaltazione dei sistemi scolastici che ho descritto ma anche critiche e opinioni contrastanti. Nessun progetto è perfetto, il margine di errore sempre in agguato. Così la società svedese è vista come eccessivamente bambino-centrica tanto da essere destinata a sfornare giovani mostri egoisti e inabili alla crescita funzionale. E la scuola finlandese come un grande bluff che riesce ad appiccicare concetti utili a superare i test di verifica internazionali ma senza possibilità di fornire agli studenti serie ed approfondite basi di apprendimento.

Per ora ho deciso che in tutti i progetti scolastici innovativi che ho scoperto, ci sono punti comuni che valgono la pena di essere considerati ed approfonditi:

  • Il bambino è al centro del processo di apprendimento, ne è parte attiva e responsabile, è stimolato all’autonomia e viene messo in grado di esercitarla. Non solo, il bambino è importante nel suo complesso, ossia mente-cuore-corpo, occorre tenere conto di tutti i suoi aspetti sia di forza sia di debolezza e accompagnarlo nel credere nelle proprie possibilità.
  • La base di insegnamento è unica ma non pretende un programma educativo imposto a tutti, l’omologazione nell’apprendimento non è richiesta perché palesemente inutile. Questo si realizza anche grazie all’assenza di continui test di valutazione e voti numerici sulla base dei quali valutare gli studenti.
  • Quella dell’insegnante è una professione prestigiosa, a cui ci si prepara con una formazione impegnativa e prevede un costante aggiornamento in metodi e contenuti. Il rispetto del ruolo non è messo in discussione ma supportato dalla considerazione sociale.  
  • La collaborazione tra le famiglie, la scuola e le autorità pubbliche è essenziale, come l’autonomia gestionale delle scuole stesse.
  • Gli spazi insegnano, le classi tradizionali utili all’insegnamento frontale vengono abbandonate per uno sfruttamento architettonico più funzionale. La scuola è prima di tutto comunità, quindi occorrono spazi per stare tutti insieme e confrontarsi. Ma è anche lavoro basato su attitudini, competenze, preferenze, quindi ci sono aule e laboratori atti a svolgere lavori di gruppo. Lo spazio aiuta l’autonomia, perché è pensato per i bambini e i ragazzi che lo vivono ogni giorno e per i loro insegnanti.
  • Disegnare nuovi spazi serve anche alla differenziazione dell’insegnamento, come dicono in scuole Senza Zaino, “un insegnamento differenziato che suggerisce una molteplicità di pratiche di gestione personalizzata della classe e che considera la varietà delle intelligenze e degli stili cognitivi, realizzando una scuola inclusiva perché progettata per tutti”.

C’è molto di più, ma per ora mi fermo qui.

Dunque, partendo da questa base comune ha più senso parlare di programmi inclusivi per i bambini\ragazzi in difficoltà o con esigenze speciali? A me pare di sì.
I genitori e le associazioni che si occupano di bisogni speciali dovrebbero poter partire da questa prospettiva e non dover combattere con la politica e la folle burocrazia per assicurare ai propri ragazzi fondi e azioni concrete atte a migliorare la loro vita sociale e scolastica.
Io personalmente non sono interessata ad una riforma scolastica che si occupi solo di questo o quell’aspetto, di quello specifico supporto o di un pezzo di programma differenziato.
Io voglio una scuola nuova e riformata per TUTTI, all’interno del quale la parola INCLUSIONE abbia un vero significato e non sia un cerotto guadagnato con mille fatiche da qualche famiglia.
Voglio una scuola che aiuti a formare generazioni NUOVE, migliori di noi, capaci di gestire la cosa pubblica con competenza, responsabilità, etica e sostenibilità economica.

Seguo le storie di tanti genitori che hanno bambini speciali, andiamo dalla plusdotazione al disturbo pervasivo dello sviluppo, dalla sindrome di Down all’autismo. E ci siamo anche noi, con un figlio oggettivamente “diverso”, pur senza avere una diagnosi definitiva.
Molti di noi hanno trovato aiuto, sostegno e amicizia anche nell’ambiente scolastico, perché ci sono tanti insegnanti pieni di buona volontà. Ma cosa potrebbero fare in un tessuto organizzato come nella scuole di cui sopra? Miracoli, ne sono certa.
Noi cerchiamo le migliori soluzioni perché ci sia una vera inclusione dei nostri figli nella vita scolastica oggi per avere vera inclusione nella vita sociale domani. Ma basta agire su di noi, sui nostri bambini?
Io chiedo una scuola diversa anche per il bambino\ragazzo perfettamente integrato, quello che ha buoni voti, che è un ottimo sportivo, simpatico e popolare. Perché se questo bambino imparerà (e con lui i suoi genitori) a considerare la diversità come un valore, se interiorizzerà il rispetto e l’empatia, se saprà lavorare in gruppi eterogenei in cui ognuno porta il meglio di sé, se crederà che tutti possono riuscire a realizzare i propri sogni ma che è più facile se le fragilità vengono supportate come impegno sociale e non come fastidio da relegare, allora anche mio figlio potrà vivere in un mondo giusto.
E la diversità non sarà più parcellizzata in un mare infinito di problemi, sarà parte creativa e vitale della collettività.

Vorrei sapere se quello che sto dicendo ha un senso, un senso pratico.
Non mi interessa la filosofia, la teoria o l’ideologia.
Vorrei proprio sapere se esiste la possibilità di mettere insieme energie diverse per un obiettivo comune, e se questo obiettivo può essere una scuola che – scardinando il sistema attuale – possa rispondere meglio alle esigenze delle nuove generazioni, per entrare tutti finalmente in un millennio di evoluzione sociale.

Se ho detto inesattezze, me ne scuso ma davvero per me è stato come entrare in un terreno per la maggior parte sconosciuto. Per questo sono a disposizione per qualsiasi opinione, qualsiasi osservazione a confutazione, qualsiasi approfondimento. Ve ne sono grata in anticipo.
Io da parte mia ho deciso di andare avanti, sono stata ferma e cieca e rassegnata per troppo tempo, ora ho bisogno di agire, mi prendo giusto il tempo di riprendere fiato.



44 commenti:

  1. Leggerò attentamente i tuoi link perchè è un argomento che mi interessa moltissimo in questo periodo. Ti seguo da tempo ma non sono mai riuscita a commentare (per un blocco mio, non per coppa del blog). Ma adesso che hai nominato Malaguzzi mi sale una rabbia che mi viene da piangere. Io ho frequentato il nido nell'80 a Modena, la culla di questa pedagogia illuminata e mi scontro adesso con la realtà del nido pubblico romano che li vuole tutti soldatini... Perchè non siamo in grado?

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    1. Mi associo e penso che più che non in grado siamo svogliati e temiamo il cambiamento ma nella scuola questo non si può,proprio accettare.

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    2. La sensazione del "meglio se omologati" è orribile, soprattutto quando sai che tuo figlio non potrà mai esserlo, nel bene e nel male.
      Ho sempre pensato cosa fare per supportare mio figlio, per dargli il migliore aiuto e per farlo stare nel contesto più protetto ma ora capisco che guardavo la situazione dal punto di vista sbagliato. Vorrei davvero trovare il modo di aprire la visuale per includere ogni bambino in un progetto utile a tutti.
      Credo che l'unico modo per riuscirci sia unire i bisogni, recuperare il rispetto e abituarci all'inclusione. Ovviamente indispensabile è una potente volontà politica, che vada oltre le diverse ideologie, almeno sul fronte riforma scolastica, questa è stata la chiave del successo in Finlandia. Ok, questa è l'Italia ma vorrei non disperare subito :)

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  2. Cara Marzia, non sono una addetta ai lavori. Sono una mamma come te. Per di più, una mamma che sta per affacciarsi alle soglie della scuola pubblica solo adesso e solo per le preiscrizioni, che già mi hanno dato molto su cui riflettere. Chissà l'anno prossimo, quando una persona come il mio piccolo Tigre dovrà interagire con un mondo come quello della nostra pubblica istruzione. Capisco il fiume di riflessioni che ti hanno portata, in maniera ammirevole, a documentarti. I miei pensieri sulla nostra scuola cominciano per poi finire in un mare di senso di sconfitta. Cosa possiamo fare noi genitori per cambiare sistema? Un abbraccio

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    1. Per ora sto cercando di raccogliere informazioni dalle "fonti" migliori, da chi la scuola la vive ogni giorno e può darmi delle opinioni professionali. Io ne so ancora poco, come dicevo non voglio fare l'idealista di turno e neppure ho alcun peso sociale o politico. Però sono un cittadino e credo sia un mio diritto, oltre che dovere, fare domande alle istituzioni. Ottenere una risposta sarà la sfida.

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    2. Posso chiederti Marzia, così, per curiosità, se abiti in un comune grande o in uno piccolo? Mi è piaciuto quello che hai detto a proposito dell'essere cittadini attivi e mi chiedo se in un grande comune si possono "rompere le scatole" altrettanto!

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    3. Il mio comune ha circa 60.000 abitanti, non è grande ma neppure piccolissimo.
      Però c'è sempre stata un'amministrazione aperta e disponibile, non ci possiamo lamentare, per questo vorrei usarli come "cavia", solo che devo aspettare le elezioni ... sperando che restino le persone che attualmente stanno gestendo bene.

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  3. Lezioni pratiche di democrazia? Lezioni di intelligenza emotiva (più lunghe di quelle di inglese)?? Programmi scolastici con obiettivi personali???
    Cos'è un sogno?
    Carissima Marzia, altro che inclusione!....Qui siamo tutti, e dico TUTTI, esclusi alla possibilità di ricevere l'educazione e l'arricchimento che i nostri bambini meriterebbero!
    A volte, sento aneddoti raccontati da genitori che hanno bambini in età scolare, che sono...allucinanti!
    Quello che dici ha più che senso ma come pensi di andare avanti? Cosa credi si possa fare per stimolare un cambiamento?

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    1. Come dicevo mi sto trasformando in stalker di insegnanti, educatori, etc ..Ho in bozza un sacco di lettere e spero di riuscire a ritagliarmi il tempo necessario per preparare le domande giuste.
      Poi aspetterò le prossime elezioni amministrative per andare a bussare alle porte del mio Comune, insomma sono curiosa di capire come funziona, non ci ho mai provato e magari potrei avere la fortuna del principiante e incontrare persone illuminate.

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  4. Non so come, ma vorrei davvero poter fare qualcosa in tal senso.
    Raffaella

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    1. Oh, ma io vi tormenterò ancora e ancora! Non so dirti perché ma sono convinta che occorra partire da qualcosa, ogni azione anche piccola ha sempre una conseguenza.

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  5. Ciao. ti ho scritto qualche settimana fa. Oltre ad essere il padre di un ragazzo in cui trovo molte similitudini con il tuo, sono anche un insegnante che tra le altre cose si occupa anche di inclusione, nel senso più largo del termine. Sì.. al momento sono solo sogni. devo essere brutale.. La normativa esistente (vedi quella sui bisogni Educativi Speciali), o le affermazioni di principio sull'insegnamento individualizzato sono solo palliativi poco incisivi anche se praticati.
    Ma quella che tu chiedi è una scuola completamente diversa. Con insegnanti che sappiano fare il loro lavoro professionalmente al di là della loro buona volontà...e non aver bisogno di dire sono "stata fortunata", con strutture adeguate, ma soprattutto con un progetto che vada ben al di là dei programmi ministeriali.. Una scuola a misura dello studente...di tutti gli studenti.
    E' il progetto di Scuola che manca.
    Progetto che dovrebbe essere supportato da una seria selezione del corpo docente.
    Non so oggettivamente se si possa fare qualcosa. Sarebbe una rivoluzione. Ma ogni tanto succede se esiste una coscienza collettiva, se sorgono gruppi di interesse e di pressione, se si lavora a livello prepolitico e politico..parlando di Scuola pubblica non vedo altre strade..
    Grazie per i tuoi stimoli!

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    1. Concordo su ogni singola parola.

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    2. Vedi Gianpietro quello che tu dici rende esattamente il senso del mio post.
      Il progetto Scuola è quello che vorrei sapere se esiste in qualche punto della nostra struttura politica, se esistono idee concrete o se tutto è arenato in un mare di richieste parcellizzate e - per questo - inutili.
      Sei una persona competente e preparata, se ti venisse voglia di condividere con me qualche altra riflessione scrivimi via email, prometto che non ne approfitterò ...
      Grazie davvero per le tue parole!

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    3. penso che mi verrà voglia:) intanto ti/vi auguro una Buona Pasqua...speriamo con pochi compiti...

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    4. Buona Pasqua anche a voi! Per fortuna noi pochissimi compiti :)

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  6. Ti leggo con un Bambino a letto con 39 di febbre, un lunedì iniziato e finito faticosamente, anche se non sono mancate due o tre soddisfazioni che mi fanno pensare che veramente il mio sia il lavoro più bello del mondo. Cito una frase del tuo post che più di altre fa riflettere: “Quindi cambiare si può, anche partendo da condizioni sfavorevoli e risorse economiche limitate, usando essenzialmente del buon senso.”
    Ecco: quello che manca un po’ a tutti (genitori, colleghi, dirigenti, ministri…) è il buon senso.
    Come sempre anche oggi hai regalato un post densissimo e io ho bisogno di altro tempo per metabolizzarlo e per andare a vedere tutti gli interessantissimi links.
    In merito ai modelli scolastici, sono un po’ disincantata: spesso sono più mode che modelli. Nulla, però, vieta di fare una scuola che prenda il buono da tutti i modelli. Ma torniamo di nuovo al buon senso. Che latita.
    Un abbraccio,
    Monica

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    1. Sai che tormenterò anche te! Ma aspetterò un momento più tranquillo :)
      Grazie in anticipo per ogni pensiero e consiglio ti verrà in mente.

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    2. Dai tormenti nascono riflessioni e dalle riflessioni le azioni di miglioramento. Hai già contribuito al miglioramento del mio essere insegnante molte volte, non posso fare altro che chiederti di continuare, quindi...tormentami pure quando vuoi! ;)
      Un abbraccio,
      Monica

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  7. Fa molto riflettere la frase "da noi i bambini non colorano forme disegnate, i bambini disegnano le forme”...

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  8. Ti confesso che quando l'ho letta ho avuto un moto di commozione rabbiosa, pensando agli anni terribili di materna di mio figlio in cui ci hanno tormentato per il suo rifiuto assoluto a disegnare e soprattutto colorare insieme agli altri.
    La formazione degli insegnanti e la loro valorizzazione è fondamentale, senza questo tutto il sistema non avrà modo di funzionare, come accade nel nord Europa (non pretendo di importare tutto un metodo scolastico ma almeno alcuni pilastri innegabilmente importanti).

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  9. Se di miracolo si tratta, noi in Italia, lo possiamo fare, contro ogni evidenza.
    Il nostro sistema scolastico non funziona, così com'è non funziona. In particolare l'ultima riforma, quella che i miei figli hanno subito in pieno, ha dato un colpo mortale a quel poco di buono che era rimasto. I bambini fin da piccolissimi vengono imbottiti da migliaia di informazioni che non servono loro, vengono privati della curiosità, del senso critico e della creatività.
    Vengono seppelliti da milioni di fotocopie da compilare, sopraffatti da voti etichettanti, vissuti come "prodotti" dell'istituto scuola, più che come cittadini da educare, programmi inutili, metodi obsoleti, preparazione degli insegnanti impropria e improvvisata, strutture fatiscenti e rigidità mentali.
    Eppure sono ottimista, sai, proprio la presenza di tante diversità, che sempre più abitano le nostre scuole e scuotono i loro gestori, sarà come l'acqua cheta che fa crollare i ponti e una volta caduto, il ponte va ricostruito del tutto.
    E' davanti a tutti lo sfacelo della scuola, è il momento per cambiare e si dovrà farlo, volenti o nolenti.

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    1. Hai ragione, abbiamo la forza e i mezzi ... occorre mettere la necessaria volontà, in questo siamo un po' troppo rigidi e burocratici.
      Ed è questo punto che vorrei comprendere meglio, vorrei capire come aiutare - pur nel piccolo - l'azione.

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  10. Questo argomento mi tocca da vicino. Mia figlia, cinque anni e mezzo, iniziera' a settembre la prima elementare e non sappiamo ancora che insegnante avra'. Potrebbe avere un maestro che e' stato lodato da alcune mamme e disprezzato da altre. All'Open Day, dopo aver potuto parlare con lui, posso dire che mi schiero dalla parte delle mamme che lo apprezzano. Il maestro si distingue per diversi aspetti: non da' voti, almeno fino alla 5^ quando, ahime', dovra' fare anche dei test con votazione per preparare i bambini al metodo delle medie. Non esiste la cattedra ma lui stesso gira tra i banchi, che sono semplici tavoli. I bambini sono liberi di sedersi, un po' dove vogliono. Il maestro e' un po' uno di loro, pur pretendendo il rispetto, ma non perche' e' adulto ma perche' e' una persona. Lui pretende rispetto tra esseri umani, da' senso ai valori di aiuto per i piu' deboli e "bastona" chi si comporta da lavativo e menefreghista. Inoltre i libri rimangono a scuola, niente zaini pesanti per i bambini. Questo mi pare di aver capito dalla breve conversazione avuta. Ora, ci sara' questo maestro? Magariiiii! Eppure non si sa ancora, ha chiesto il trasferimento e chissa' se glielo daranno. Purtroppo ha avuto modo di scontrarsi con alcune delle altre maestre, donne e bacchettone, un po' troppo tradizionaliste. Non sai quanto vorrei invece che lui fosse il maestro di mia figlia. Tutto e' da vedere nella pratica, il prossimo anno, ma le premesse con uno come lui mi sembrerebbero molto buone, almeno nei principi.
    CONTINUA

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  11. CONTINUA...
    Non sai quanto mi abbia schifato la scuola materna in questi tre anni. Maestre con poca iniziativa, pochi lavori manuali creativi, sempre le solite fotocopie di disegni da riempire di colore, stando dentro a quei maledetti margini, e mia figlia che veniva ripresa solo perche' magari colorava il sole rosa anziche' giallo (per poi aver scoperto che lei voleva fare il sole al tramonto, quando un po' tutto il cielo si tinge di quel bel color rosato) oppure fa i corpi umani tutti rosa e quindi per la maestra sono nudi, insomma senza vestiti (oddio che orrore!). Ma come si puo' essere così ottuse?? Perche' non lasciate la liberta' di espressione in un bambino di quell'eta'? Gia' la vita lo portera' a conformarsi, purtroppo, a certe regole ma almeno lasciate questi poveri bambini liberi di colorare come cavolo vogliono! Mia figlia ha fatto scarabocchi fino a pochi mesi fa. Ora disegna lumache in continuazione perche' le piacciono, le vengono bene, forse sono le poche figure che riesce a disegnare ma lasciatela in pace! Se proprio non sara' portata per il disegno chi se ne frega! In fondo non e' con quello che immagino si comprera' il pane per vivere in futuro! Purtroppo, al giorno d'oggi sono davvero pochissime le persone che riescono a trovare lavoro, in generale, figuriamoci un aspirante pittore! I pittori famosi del passato, spesso lo sono diventati dopo la loro morte, non tutti per carita' ma sono comunque rari i veri artisti. Chi esce da un liceo artistico spesso si ritrova a disegnare vetrine a Natale e Pasqua, per due spiccioli in croce. Spero che mia figlia si specializzi in altre materie, se proprio devo essere sincera, e parla una che amava disegnare, ed era pure brava a scuola in tutte le materie compreso il disegno tecnico e artistico! Ammiro l'arte e i bravi disegnatori ma non la ritengo una qualita' essenziale e fondamentale nella vita. Ci sono mille altri mestieri da fare, sempre che ci sia Un Lavoro, in futuro... Quindi, care maestre, non rompete le scatole se mia figlia disegna ancora male. Al contrario sa scrivere e leggere, la manualita' non le manca, conosce perfettamente tutte le regioni d'Italia e pure molti paesi del mondo. Ognuno ha le sue caratteristiche e i suoi tempi, anche se spesso vogliono farci credere altro...
    Ora, dopo questo sbrodolio di parole e lungo sfogo ti giro questo link, lo consiglio a tutte le mamme che in passato o tuttora hanno dubbi sulle potenzialita', mancanze o "stranezze" dei loro figli:
    www.pensareoltre.org

    Un abbraccio e... sono disposta a combattere per la scuola che verra'.
    Emanuela

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    1. Ciao Emanuela, grazie per avermi raccontato la vostra esperienza. Come te avrei voglia di confrontarmi con un tipo di insegnamento alternativo, quello del maestro che descrivi mi pare davvero molto simile al metodo utilizzato nel Nord Europa, dove la classe è davvero una piccola comunità e non si imparano solo le materie scolastiche.
      Quello che racconti della materna poi ... mi rendo conto di essere ancora tanto arrabbiata, mio figlio ha tenuto duro con tre anni di silenzio assoluto perché aveva capito fin troppo bene che quelle insegnanti non avrebbero potuto insegnargli proprio niente. A 4 anni sapeva leggere e far di conto ma no, lui doveva andare dallo psicologo perché non disegnava (oltre che per il silenzio). Nonostante i mille colloqui non siamo riusciti a far cambiare niente e io mi sono ritrovata a cercare una scuola privata per evitare a mio figlio l’insegnante di supporto ... ma ci pensi che spreco di risorse!
      Vorrei tanto evitare a tanti altri genitori il nostro iter, i nostri errori, la nostra solitudine. Una scuola per tutti, aperta alla meravigliosa novità che sono queste nuove generazioni di ragazzi.
      Approfitterò di queste vacanze per mettere giù un piccolo piano di azione, e creerò una sezione del blog dedicata alla scuola, così ci sarà un luogo per raccogliere idee e opinioni.
      Per ora buone feste!

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    2. Si, e' davvero assurdo quello che riescono (e non riescono) a combinare in quella scuola materna. Le uniche "novità" che riescono a tirare fuori sono normative in senso negativo del termine: non si possono piu' fotografare i bambini durante certe (poche) attivita' ludiche che si svolgono dentro e fuori alla classe. Tipo festa di Carnevale, di Fine Anno, gitarella nei dintorni... no, niente piu' foto per motivi di privacy (paura che queste foto possano essere pubblicate su FB) quando noi genitori abbiamo dato a inizio anno il consenso su un documento firmato per poter permettere questi servizi. Pochissime gite fuori porta per motivi di sicurezza. Sembra che i dirigenti scolastici, un po' per mancanza di fondi ma anche per tanta paura (se la fanno letteralmente sotto per non rischiare grane di nessun genere) non diano piu' il consenso per nessun genere di iniziativa. Tutti rilegati dentro alle mura della scuola come fossero in carcere. Se i genitori non avessero le possibilita' economiche o di tempo per poter portare in giro i loro bambini non so che vita farebbero, poveretti. Siamo noi a dover spendere e informarci per le attivita' extra scolastiche da quelle sportive, didattiche, corsi d'inglese... eppure ci sono scuole materne dove si fa regolarmente l'ora di ginnastica. Da noi solo quando capita, ogni tanto. Per non parlare della lezione di inglese. Non ci sono piu' fondi. Questo e' solo un asilo / scuola materna e posso anche accontentarmi (pur integrando con soldi nostri per permettere a nostra figlia di uscire dal guscio e imparare tutto cio' che purtroppo non sanno insegnarle le sue maestre) ma a scuola, quella che arrivera' a settembre NO, non ci sto e combattero' affinche' i prossimi 5 anni scolastici siano di qualita', all'altezza di questo nuovo secolo iniziato gia' da ben 14 anni fa, anche se mi sembra a volte di tornare al medioevo. Sono avvilita ma non mi arrendo.
      Buone feste anche a voi!

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  12. Io sono abbastanza contenta di questo primo anno di materna che ormai volge al termine: il punto del programma educativo relativo al "rispettare l'individualità del bambino e lasciare che si esprima" è stato effettivamente realizzato.
    Ok, non diceva proprio così, ma hai capito.
    Mi spaventano le rigidità nell'educazione, in fondo siamo tutti diversi e sarebbe bello poter provare a coltivare ogni germoglio... E che poi cresca quello più robusto.
    Sai che noia sennò i filari di piantine anonime?
    Io li chiamo i bimbi soldatinizzati, quelli già omologati fin dal nido.

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    1. Per fortuna esistono realtà funzionali, in cui l’individualità è supportata e valorizzata. Ormai questi bambini hanno sempre meno attitudine ad essere “soldatini” – meno male, direi – e considerarlo come frutto di cattiva educazione è davvero riduttivo. La nostra società non propone fulgidi esempi di pensiero originale ed indipendente quindi ben vengano nuove generazioni capaci di produrre un sistema più giusto per tutti.
      Almeno è quello che spero!

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  13. Cara Marzia sei sempre una fonte inesauribile di spunti, una miniera! Sto cercando anch'io di fare qualcosa per cambiare la situazione a scuola, partendo dai problemi di D. Le persone di buona volontà disposte a collaborare ma non è facile. Le maestre dovrebbero sconvolgere il loro sistema di insegnamento e anche se c'è chi è disposto a farlo, trova mille impedimenti nel sistema italiano, molto burocratico e ingessato nei rigidi programmi ministeriali. Ma io sono una testa dura calabrese! Ci devo almeno provare a cambiare qualcosa...
    Sto leggendo un libro bellissimo che ti consiglio vivamente: Il mio bambino speciale di Kristine Barnett, Ed. Mondadori. E' scritto da una mamma americana e parla di suo figlio, un bambino autistico con un QI di 189. Il bambino a 2 anni aveva una forma di autismo acuto, frequentava le scuole speciali e si stava chiudendo sempre più in se stesso, non parlava più. Lei ha deciso, contro il parere degli esperti e di suo marito, di levarlo da scuola e educarlo a casa per prepararlo a frequentare le scuole "normali".Il bambino ha ricominciato a parlare, a tirare fuori il suo incredibile potenziale e a dodici anni è diventato ricercatore di fisica quantistica! E' un libro che parla proprio di un diverso modo di fare scuola, una scuola inclusiva per tutti, per chi è più dotato e chi lo è meno. Volendo si può! Mi piacerebbe se lo leggessi e condividessi le tue impressioni sul tuo blog. Baci. Flo

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    1. Cara Flo, sappi che romperò le scatole anche a te prossimamente! Tu stai già facendo molto e avrei qualche informazione da chiederti.
      Il libro che citi l’avevo già sento nominare e non mi ispirava ma se dici che è utile, lo metterò nella mia wish list :)
      Per ora Buona Pasqua a tutta la famiglia.

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    2. Marzia DEVI leggerlo, promettimelo! Mettilo al primo posto nella wish list...mi ringrazierai ;-)
      Buona Pasqua anche a voi.

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  14. "Io personalmente non sono interessata ad una riforma scolastica che si occupi solo di questo o quell’aspetto, di quello specifico supporto o di un pezzo di programma differenziato.
    Io voglio una scuola nuova e riformata per TUTTI, all’interno del quale la parola INCLUSIONE abbia un vero significato e non sia un cerotto guadagnato con mille fatiche da qualche famiglia.
    Voglio una scuola che aiuti a formare generazioni NUOVE, migliori di noi, capaci di gestire la cosa pubblica con competenza, responsabilità, etica e sostenibilità economica." È anche il mio sogno! Devo ancora metabolizzare il nostro primo anno di scuola. Certamente noi abbiamo avuto moltissima fortuna con le insegnanti (insomma é valsa la pena andare in una scuola, pubblica, un po' particolare, molto piccola, dall'altro capo della città) - e ogni volta che mi confronto con altre mamme mi viene pelle d'oca e rabbia per il diverso approccio delle loro di insegnanti, è ingiusto e scandaloso che nella nostra Scuola ogni famiglia debba raccomandarsi alla dea bendata per avere dei buoni insegnanti -. In modo altrettanto oggettivo tutte le nostre differenze sono emerse, nel bene e con la conseguenza di una certa fatica - che però nel nostro caso possiamo chiamare farsi le unghie, acquisire nuove competenze relazionali - da parte di eSSe. Nell' insieme il bilancio è positivo, visto che al momento siamo in Italia e io sono fan della Scuola Pubblica, ma non senza un enorme lavoro di mia figlia, delle maestre molto poco ortodosse, e grandissima partecipazione delle'Associazione genitori. A margine tre riflessioni che mi porto dietro dalle nostre trasferte in silicon valley:
    1 là ci sono più scuole Reggio style che in Italia, sono le più prestigiose e quotate
    2 gli americani non riescono a capire perché qui non ce ne sono quasi, sulle prime trasecolano.
    3 anche io!
    Altro avrei da dire per ora mi fermo. :)

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  15. 1 RS e Montessori (con varie statistiche che dicono che i vari vertici di tutte le più importanti aziende dell IT di quella zona le hanno frequentate)

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    1. E quanto ci sarebbe da dire anche solo delle tue ultime tre riflessioni! E' davvero ingiusto privare i nostri bambini proprio dei migliori metodi di insegnamento nati in Italia, è ingiusto dover andare a cercare insegnanti originali e capaci di rompere i vecchi schemi ormai inutili e dannosi.
      C'è davvero un mondo e mi stupisco di quanto poco però se ne parli, almeno nei più comuni mezzi di informazione. Eppure se la politica non inizia a guardare al lungo periodo, alla formazione di giovani preparati ad affrontare le sfide che già ora stiamo miseramente perdendo ... tutto il resto cosa serve?
      Ed è per questo che mi è venuta voglia di capire lo stato dell'arte della riforma scolastica.

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  16. Non ce l'ho fatta a leggere tutti i commenti, volevo solo farti tanti auguri. Quando mi riprendo rileggerò per bene i tuoi post. Ci tenevo a darti un bacio, scusami per l'assenza. Buona Pasqua!

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    1. Come vedi anch'io sono sempre in ritardo ... grazie davvero per il pensiero!

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  17. sono una mamma, volontaria di un centro diurno, i miei "ragazzi speciali" così li definisco io...vado ogni lunedì mattina
    qualche giorno fa mia figlia 7 anni mi ha chiesto di portarla con me
    vuole venire al centro
    sono rimasta perplessa perchè i ragazzi del centro sono in età adulta con problemi medio alti, ma nello stesso tempo mi piacerebbe portarla con me
    la mia bimba ha compagni Dawn in classe e ci gioca spesso insieme senza nessun problema e senza vederli come diversi
    ma stavolta non so come comportarmi
    tu cosa mi consigli di fare?
    è troppo presto secondo te?
    ciao io sono Valeria

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    1. Ciao Valeria, benvenuta! Credo sia naturale che tua figlia voglia venire a conoscere un luogo e delle persone che certamente tu ami molto. Se non ci sono pericoli oggettivi, credo che una visita con un minimo di preparazione prima e con la tua presenza durante, possa solo essere un'esperienza arricchente.
      Sono anche andata a leggere il tuo blog, scrivi cose che fanno bene e credo proprio che verremo a maggio a vedere gli asini ... mio figlio ama gli animali! Magari ti disturberò per chiederti qualche informazione.

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    2. dai che vi aspettooooooo!!! il 17 al mattino 9.30 c'è la giornata del disabile dove ci sono i gli asinelli della pet terapy e troverai me
      scrivimi per altre informazioni su come trovarmi
      valeriaavagnina74@infinito.it

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    3. Ti scriverò certamente, grazie!

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    4. Scusa l'intromissione, Valeria... Tra le mie esperienze di insegnamento, per qualche anno ho fatto l'esperienza presso questi centri diurni per aduti disabili. E ho portato i miei due figli più grandi quando avevano anche meno dell'età di tua figlia. Per loro c'è stato al massimo un attimo di imbarazzo iniziale che poi si è sciolto. Adesso almeno una volta all'anno qualche gruppo viene a pranzo a casa mia. Devo dire, e questo per me è significativo, che in una di queste occasioni il mio n° 2, quello che mi farà morire prima o poi, quando sono andati via dal pranzo, si è messo a piangere perchè non si spiegava il perchè della loro condizione. Una sensibilità inaspettata o che tira fuori quando è sotto forte stress psicologico.. Ma non avere eccessive preoccupazioni. Può essere una esperienza che arricchisce il cuore.

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  18. Ciao Marzia, mi era sfuggito questo tuo post molto interessante.
    Mio figlio qui in Thailandia frequenta una scuola internazionale e non puoi capire quanto sia adatta a lui. Classi dove l'insegnante non ha una cattedra, dove non ci sono banchi, ma solo 4 tavoloni quadrati attorno ai quali i bimbi siedono solo per scrivere, disegnare e fare lavoretti. Lezione la fanno seduti a terra, senza scarpe, davanti ad una proiezione sul muro su cui l'insegnante fa passare immagini e video per spiegare la lezione. Lei è seduta in mezzo a loro su un panchetto basso, quasi alla loro altezza. Cambiano aula per fare musica, computer, seconda lingua e sostegno di inglese per chi non è madrelingua. Tre ore di educazione fisica alla settimana. Tre ore di attività a scelta del bambino che spaziano dal corso di cucina alla pittura, da arte marziali ad equitazione, da lavoretti manuali a teatro. Ogni bimbo ha obiettivi diversi a seconda delle sue capacità in modo che nessuno si senta frustrato o demotivato. E tante altre cose. Certo è una scuola privata, ma credo che con un po' di buona volontà qualcosa si potrebbe fare anche senza troppe risorse.
    Spero non ti dispiaccia, ti metto link di un mio post sul metodo inglese che, come dici tu parlando di altri modelli, ha i suoi lati negativi, ma secondo me c'è anche da tirare fuori del buono:

    http://www.mammainoriente.com/scuola/il-metodo-dei-premi-e-delle-conseguenze-nel-sistema-educativo-inglese/

    E poi due link che magari non hai letto dell'esperienza di un'italiana in una scuola Montessori a Seattle che ritengo molto interessanti per le riflessioni che emergono:

    http://havasflugilojn.wordpress.com/2014/02/19/il-segreto-dellinfanzia/

    http://havasflugilojn.wordpress.com/2014/04/21/riflessioni-arrabbiate/

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    1. Quella che descrivi è già una scuola che sento molto più vicina ai bisogni dei bambini, un luogo dove sono già trattati da "persone pensanti", capaci di gestirsi e di scegliere. Avevo letto il tuo post e ora mi leggerò con calma gli altri che mi hai indicato e di cui ti ringrazio.
      Questo confronto mi sta portando davvero tante riflessioni importanti e le vostre esperienze arricchiscono la mia, al momento piuttosto scarsa.

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Scrivere è bello ma leggere è anche meglio. Grazie per il tuo commento ...