sabato 2 novembre 2013

Confidenze e ricordi

Come dicevo nell’ultimo post mio figlio in questo periodo è piuttosto loquace.
Come avrete capito in lui convivono diverse personalità, quindi nell’arco di una sola giornata può attraversare stadi che vanno dal mutismo assoluto alla logorrea. In questo periodo a scuola resiste nel ruolo del secchione misterioso ma a casa si lascia andare molto di più.
Il problema del momento è l’ora di ginnastica. Fino a metà dello scorso anno le cose parevano andare bene, certo la condivisione “fisica” non è quella che Alex preferisce ma tutto sommato si divertiva con la corsa, la staffetta e così via. Poi pare che la situazione sia peggiorata – dal suo punto di vista – ossia sono passati quasi esclusivamente a giochi con la palla.

Il maestro di ginnastica è un istruttore di calcio che, come secondo impiego, lavora con i bambini delle elementari e credo non gli possa fregare di meno di questi piccoli.
Alessandro ci racconta che dopo un paio di giri di corsa, l’insegnante butta in campo qualche pallone e li divide in squadre scegliendo uno qualsiasi dei tanti giochi - calcio, pallamano, pallavolo, etc. -  ma soprattutto calcio.
E lui soffre. Perché non ha mai amato giocare con il pallone, perché è una vera schiappa.
E ovviamente viene deriso e tenuto in disparte, come da copione.
Il maestro non si interessa, pare passi gran parte del tempo a parlare al cellulare dei cavoli suoi e i bambini semplicemente fanno quello che vogliono, divertendosi proprio perché non vincolati da regole. Insomma è un’ora aggiuntiva di intervallo, quindi per mio figlio una disgrazia.
L’altro giorno parlava a raffica e cercava di spiegarmi cosa non comprendeva.
In classe, nonostante il suo essere molto riservato, anche la maestra mi dice che viene rispettato per le sue competenze. Lui è quasi sempre il primo a finire i compiti, quello che non chiede la seconda spiegazione, quello che esegue velocemente e in modo quasi sempre impeccabile. Per questo è anche quello che di solito viene chiamato in aiuto dei compagni, sia “inviato” dalla maestra, sia autonomamente interpellato da chi si trova in difficoltà.
E lui dice di non sottrarsi, di rispondere, di aiutare chiunque glielo chieda. Credo anche sia un momento positivo per lui e per la sua autostima.
Poi arriva ginnastica e allora la situazione si ribalta, lui diventa quello che viene scelto per ultimo, che non riceve mai la palla, che viene cazziato ogni volta che sbaglia un tiro.
E allora non capisce e si arrabbia. Tantissimo.
E mi chiede perché se lui aiuta i compagni in difficoltà nelle materie di scuol, lo stesso non avviene (al contrario) nell’oretta scarsa di ginnastica.
Mi chiede perché lo sport dev’essere per forza una battaglia – noi contro voi – e non un momento di divertimento condiviso. “Mica giochiamo il campionato!” mi ha detto l’ultima volta.
Alex è un razionale, i suoi ragionamenti sono assolutamente logici e spesso è difficile dargli torto.
Insomma io capisco che se la metà dei suoi compagni maschi frequenta la scuola calcio come attività sportiva sia piuttosto normale la competizione. Però sono anche convinta che il maestro debba vigilare affinché il momento della ginnastica sia utile e piacevole per tutti i bambini.
Non voglio sentire mio figlio dire “sai, io mi annoio pure perché la maggior parte delle volte il pallone neppure lo vedo, non me lo passano”. Questo no, non è giusto neppure per me.
E’ comprensibile a certi livelli di sport competitivo ma in una quarta elementare no!
Ok, io sono sempre stata una sportiva pessima e per anni ho fatto l’arbitro per le mie compagne che giocavano a pallavolo. Però le attività erano diversificate e quando si trattava di esercizi a corpo libero i miei anni di danza classica mi facevano fare la mia discreta figura. Insomma spazio per tutti e per ogni competenza. Qui assisto ad un vero assolutismo del pallone e dell’anarchia per disinteresse. E desidero occuparmene con attenzione, perché mio figlio deve sapere che fa bene a parlarci dei suoi problemi, che li ascoltiamo e che diamo valore alle sue necessità.
Lo scorso anno abbiamo cercato di minimizzare, abbiamo aspettato per capire se fosse un periodo passeggero, perché gli abbiamo detto di provare a difendersi – senza esagerare, certo. Ma non è servito e adesso siamo alle crisi ogni venerdì, il giorno della ginnastica appunto.
E così ho iniziato la procedura con la scuola perché desidero capire cosa succede. Ho già parlato con la sua maestra principale e la prossima settimana avrò il colloquio con la psicologa interna. E poi sarà la volta del maestro di ginnastica. Certo mi hanno già detto che se quell’ora gli crea così tanti problemi non c’è alcun problema ad esonerarlo … ma questa è la soluzione migliore per chi?
Per l’insegnante che si toglie un problema senza fare alcuno sforzo?
Per la scuola che può ignorare la nostra segnalazione buttando tutta la responsabilità su mio bambino, già così diverso da tanti punti di vista (del resto siamo gli unici ad esserci esposti pur avendo sentito altri genitori-nonni fare blande lamentele sullo stesso argomento)?
O per mio figlio che per l’ennesima volta può tornare a nascondersi nel suo anonimato?

Sono ancora incerta sia su ciò che davvero penso della situazione, se sono arrabbiata o delusa o solo curiosa, e aspetto di avere altri elementi.
Però sono felice che Alex ce ne abbia parlato, con sincerità e dovizia di particolari. Sono felice che con noi si senta abbastanza al sicuro da far vedere i suoi pensieri, sia nel bene sia nel male. Magari questa è una cosa piccola e insignificante, magari no. Ma se si abitua a palare con noi di ciò che lo turba, non solo ad esplodere e a lasciarci lì ad interrogarci sul perché … ecco, allora vuol dire che stiamo migliorando come genitori. Ed è una gran bella sensazione.

A proposito di sensazioni, qualche giorno fa ho letto un post che mi ha molto colpito. Si tratta di Claudia che racconta con tanta emozione di come il suo bellissimo bambino ha iniziato a leggere.
E’ una tappa importante, quasi magica, è rendersi conto di saper fare qualcosa di meraviglioso che apre mille opportunità. Ho pensato a me stessa, io ho adorato imparare a leggere, è diventato immediatamente uno dei più grandi amori della mia vita. E ricordo ancora la difficoltà iniziale, quelle sillabe che faticavano ad unirsi e poi improvvisamente la luce. Una vittoria incredibile.
Mentre leggevo le parole di Claudia ho pensato ad Alex. Come ha vissuto quel momento? Non lo sapevo e allora ho provato a chiederglielo. Mi ha riproposto quella che ormai è leggenda familiare, ossia la storia di lui che costringeva la nonna a leggergli tutte le lettere e i numeri che componevano il nome della lavatrice. In effetti accadeva proprio quello, aveva solo un anno e mezzo, non parlava ma con dei decisi “uh” e il ditino puntato voleva che gli leggessimo tutte le targhe delle automobili. Credo fosse l’unica cosa che riuscisse a catturare la sua attenzione nel mondo esterno.
Poi l’estate dei sui tre anni e mezzo durante una passeggiata si fermò davanti ad un cartello e disse “perché c’è scritto ‘medico’?” e io riuscii solo a rispondergli “e tu perché lo sai leggere?”.
Solo questo. Non l’ho mai sentito tentennare, mai faticare a mettere insieme i suoni, mai un’indecisione davanti ad un “ch” o “gn” … e ovviamente lui non ricorda nulla, era troppo piccolo.
Non si tratta di una rarità, intendiamoci, si parla del 5% della popolazione infantile, quindi potenzialmente un bambino per classe. Però imparare a leggere rappresenta una delle esperienze basilari che fanno parte del bagaglio di quasi ognuno di noi ed è soprattutto una grande emozione.
Una delle tante emozioni che mio figlio non proverà mai e, lo so che è sciocco, ma ho provato un piccolo dolore a rendermene conto.
Il mio piccolo uomo che è stato capace di elaborare concetti complessi prima ancora di poterne avere memoria. Il mio piccolo uomo che ancora non riesce a lasciare andare la fantasia e i sentimenti.
E allora continuiamo a cercare ponti che uniscano mente e anima, in questi giorni c’è la lettura de “La storia infinita” che Alex adora e io pure perché ne scopro i mille piani di riflessione e parlarne con mio figlio mi piace tantissimo, magari non si espone molto ma mi basta.
Piccole confidenze crescono.

29 commenti:

  1. Che bello che Alex si confidi, grande traguardo no?
    Forse i suoi compagni non gli passano la palla, ma lui la passa a voi, mi sembra una bella apertura. Baci

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    1. Già, un gran traguardo! Mi accontento di un pezzettino per volta :)

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  2. Io non sono mai stata brava nei sport di squadra ma ho sempre primeggiato in quelli da singolo e questo non perché non volessi condividere ma perché ero una timida ed alcune situazioni in cui si era "troppo vicini", sia fisicamente che psicologicamente, mi mettevano a disagio. Non credo che ritirarlo dall'ora di ginnastica, sia una soluzione...forße lo e' per loro ma in realtà quell'ora dovrebbe essere dedicata per avvicinare i bambini a tutti gli sport e tirar fuori da ognuno le proprie inclinazioni. Se mi permetti, io se fossi in te, alzerei un po' la voce perché in quell'ora e non solo, ci sia il rispetto di tutti. A volte la "nostra scuola" e' proprio vergognosa!

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    1. E' quello che ho intenzione di fare, ho aspettato tre anni ma adesso ho intenzione di far sentire la voce del mio bambino silenzioso. Infatti - come dici tu - ci dovrebbe essere spazio per tutte le inclinazioni.

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  3. Che p***e questi prof di ginnastica che pensano che il loro lavoro consista nel lanciare una palla per un'intera ora! Se non sbaglio hanno uno stipendio che presuppone qualcosina in più. Ci sarebbero tante cose da fare, insegnare un po' di esercizi, anche un po' di teoria degli sport, provare le specialità dell'atletica. I bambini che vogliono fare calcio lo fanno nel pomeriggio, la ginnastica a scuola ha un altro senso.
    Personalmente nel mio percorso scolastico non ho mai attribuito un senso a quell'ora. Avrei preferito uscire un'ora prima. Ma sicuramente non ho trovato insegnanti giusti.
    Secondo me, fai bene a parlarne con la scuola perché sarebbe un errore esonerarlo. Sembrerebbe una cosa strana senza una giustificazione per problemi fisici. Se l'errore è del metodo di insegnamento deve cambiare quello, non farlo subire al bambino.
    Mi spiace per quell'insegnante se qualcuno lo obbliga a lavorare. Si chiama lavoro.

    Ricordo che un anno alle superiori avevamo un'insegnante di religione che per suoi tanti problemi non faceva praticamente niente e ci lasciava un'intera ora senza far niente. Ogni tanto parlavamo del più e del meno e le feci capire, ma si capiva già, che non mi sembrava giusto che venisse in classe senza far niente. Già ero un po' polemico :)

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    1. Esattamente, è un lavoro e pure molto importante visto che riguarda i bambini! Ben vengano le persone polemiche, che poi chiedere rispetto non è certo polemica, dovremmo farlo tutti e sempre. Forse avremmo meno problemi sociali ed evolveremmo.

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  4. Anche mia madre mi ha raccontato che ho iniziato a leggere molto presto, certo non come Ale, pazzesco!! Ma per dire che nemmeno io ricordo il gusto di quella conquista, che in effetti deve sembrare come ottenere la chiave per decifrare il mondo :)
    Sul prof i commenti si sprecherebbero. La prima domanda e', ma pure le bambine giocano a calcio? Nel senso, questo qui oltre a lasciarli cosi' senza guida mantiene pure la classe separata con attivita' diverse? Tristess. Comunque per esperienza credo che difficilmente "l'istituzione scolastica" mettera' in crisi la figura del professore ai tuoi occhi. Magari ti suggeriranno una soluzione inutile come quella dell'esonero e pero' poi privatamente gli faranno presente la situazione.

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    1. Le bambine giocano, alla fine una palla è una palla e trovano il modo di divertirsi tra loro. Insomma un'ora di intervallo supplementare dispiace solo a mio figlio!
      Sull'atteggiamento della scuola, temo tu abbia ragione ma almeno ci proverò a farmi ascoltare dall'insegnante.

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  5. Cara Marzia, credo che aver condiviso il suo disagio con voi sia una vittoria che vale infinitamente di più di mille palloni in porta.
    Molti diventeranno novelli Maradona ma non sanno parlare di sé.
    Tornando alla sua situazione, anch'io non credo che l'esonero sia la soluzione giusta, mi sembra che il comportamento dell'insegnante sia sanzionabile per tutti gli allievi in generale soprattutto perché sottovaluta un momento importante della vita scolastica, un po' come quando vai a cena coi colleghi e li vedi sotto una luce diversa rispetto a quando sono sulla scrivania.
    Vi auguro che incontriate personale scolastico attento e pronto ad ascoltare davvero.

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    1. Me lo auguro, grazie, mi basterebbe un po' di ascolto e un po' di buona volontà.
      Sulla condivisione del disagio è proprio così, un grande passo in avanti.

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  6. Sai che neppure io ricordo quando ho imparato a leggere? In realtà ho pochissimi ricordi di quando ero piccola. Ricordo vagamente qualche episodio accaduto all'asilo e un paio alle elementari. Chissà... magari ho rimosso ma con il tempo i ricordi torneranno? Vero però che alcune conquiste si possono godere di più a certe età. Penso che tu abbia fatto la cosa giusta a chiedere di parlare con la psicologa e insegnante di ginnastica perchè esonerarlo da questa attività è una soluzione molto facile ma forse non la più giusta. Però mi ha colpito moltissimo la frase che ti ha detto Alex. Ha ragione al 100%: perchè lui aiuta i suoi compagni in ciò che sa far bene e loro non aiutano lui? :-(

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    1. Quella frase ha colpito anche me, ma capisco anche che sono bambini. Ma è l'adulto di riferimento in quell'ora di scuola - è comunque un'ora importante di educazione - che dovrebbe aiutarli a dare un senso al gioco e alla condivisione.

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  7. Ho sempre avuto un rapporto di odio-odio (!) nei confronti del calcio. Non riesco a dare al calcio nessun merito, non vedo nessun beneficio nel praticarlo. Crea solo illusioni, a partire dall’idea che sia uno sport di squadra. In realtà sono 22 individui singoli che inseguono una palla e la loro personale idea di esaltazione e successo. A partire dalla più tenera età (e, fidati, so di cosa sto parlando).
    In merito all’insegnante, bisognerebbe che qualcuno gli ricordi che la circolare ministeriale che vieta i cellulari a scuola non è valida solo per gli alunni; che tra gli obiettivi di scienze motorie c’è anche la socializzazione in palestra; che la sorveglianza e la vigilanza durante la lezione sono un preciso compito dell’insegnante, che deve vegliare sul buon andamento della lezione anche preoccupandosi che tutti traggano beneficio dal suo insegnamento. Non insegnare ai bambini a passare la palla anche ai compagni meno abili significa non saper educare i cittadini del domani. Il licenziamento del maestro, in questo caso, sarebbe il minimo.
    Un abbraccio e un bacio al mio Alex preferito,
    Monica

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    1. Oh, come lo hai detto bene! Grazie, io mi segno un po' di frasi che mi serviranno, soprattutto "Non insegnare ai bambini a passare la palla anche ai compagni meno abili significa non saper educare i cittadini del domani" ... hai reso perfettamente il mio pensiero.

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  8. E' veramente positivo che lui si confidi con voi..come hai già detto in vari post, è evidente che siate proprio sulla strada giusta! Anch'io non penso sia giusto esonerarlo, finirebbe per sentirsi ancora più diverso anche se potrebbe sembrare un sollievo. Sarà che per me l'ora di ginnastica era la più bella, soprattutto l'anno in cui ebbi un prof eccezionale..
    Dai non avrà vissuto l'emozione dell'imparare a leggere, ma nemmeno la frustrazione di non riuscirci! Noi ancora fatichiamo molto, certo imparare a leggere in inglese quando non hai ancora padronanza della lingua non è una passeggiata. Nemmeno per me che cerco di aiutarlo! Lui poi è orgogliosissimo e accetta con fatica che gli si insegni qualcosa...e con questo ti ho già detto tutto sulla fatica dei compiti pomeridiani...

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    1. Io sarei più in difficoltà di tuo figlio, eccome! Comunque la facilità di Alex nell'apprendere non significa affatto che non ci siano infiniti motivi per non mettersi a fare i compiti ... in quello è perfettamente nella media :)

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  9. Io ero una schiappa. Tremenda in qualunque sport.
    Mi piaceva danza classica, che ho praticato per anni, ma negli sport scolastici ero sempre ultima. Eppure...
    Viva la storia infinita, che mi suscita ancora bellissimi ricordi rosso-verdi!

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    1. Ricordi rosso-verdi ... vero! Io me lo ricordavo pochissimo e mi fa piacere rileggerlo con Alex.
      Anch'io ero una schiappa negli sport di squadra eppure ero bravissima a socializzare, insomma le due cose non è che debbano per forza coincidere, no?

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  10. Cara Marzia,
    ogni tuo commento, ogni tuo post su Alex mi conferma quello che penso da tempo e su cui tu ultimamente mi sei sembrata scettica. La chiave di lettura secondo me è uguale, per Alex e per D. Colgo troppe affinità...non può essere solo casualità. L'odio per il calcio e le scarse abilità fisiche sono uno dei talloni d'Achille che accomunano quel 5% di bambini di cui parli. Sul forum di step-net questo è stato uno degli argomenti discussi negli ultimi tempi. Anche per D. naturalmente è un problema. Lui ha sempre odiato il calcio e i giochi con la palla ma per fortuna a scuola durante la ricreazione e anche durante l'ora di ginnastica ne fanno poco o fanno altro.Tuttavia la difficoltà si presenta anche fuori, al parco o al mare, quando incontra altri bambini. Volenti o nolenti in un paese come l'Italia, dove il calcio è lo sport nazionale, dovranno fare sempre i conti con questa loro "diversità". L'importante secondo me è non far vivere male al bambino questa diversità. A questo dobbiamo contribuire noi adulti, genitori e scuola. Come dice a ragione Alex non devono mica vincere il campionato! Ognuno ha i suoi punti forti e i suoi punti deboli. L'insegnante dovrebbe essere informato di questo e aiutare Alex e chi ha meno abilità fisiche a integrarsi nel gruppo classe durante l'ora di educazione fisica. Detto questo sono felicissima di sapere che anche per Alex sta avvenendo quel "miracolo" che da qualche mese vive mio figlio: ha iniziato a esprimere le sue emozioni. Rabbia, vergogna, noia...sta venendo fuori tutto! A questo miracolo, come ho detto più volte, ha contribuito certamente la nostra nuova consapevolezza. Lui si sente finalmente capito da noi adulti e sente che la sua diversità è ben accetta. E' possibile che anche per Alex sia così? Un abbraccio.Flo

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    1. Lo so che cerchi di "riportarmi sulla retta via" :)! Io capisco bene quello che dici ed è probabile che una parte della diversità sia spiegabile con la plusdotazione. Resta tutto il resto, ossia l'oggettiva difficoltà a relazionarsi - indipendentemente dal calcio.
      Personalmente penso che il momento di maggiore apertura sia dovuto alla nostra maggiore accettazione, non so se sia consapevolezza. O forse è la stessa cosa, che dici? Un abbraccio e grazie per la condivisione come sempre.

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    2. E' la stessa cosa...se non riesci a capire non riesci neanche ad accettare. E' difficile accettare qualcosa che non si capisce, che non si riesce a spiegare, che è "senza causa". La difficoltà a relazionarsi secondo me ha la stessa causa, si spiega nello stesso modo...scusa se insisto. La mamma sei tu e certamente ne sai più di me su Alex , anzi io lo conosco solo attraverso te, ma io sono una maledetta testa dura calabrese :-)

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  11. Il maestro va ripreso. E' una scuola o un campo da calcio? Forza alex, che con la tua testa li metti tutti a perdere :-)

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    1. Stiamo seguendo tutta la procedura proprio per arrivare a lui, del resto ha scelto di lavorare con i bambini quindi un minimo di attenzione la deve mettere.

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  12. ciao marzia, è un po' che seguo il tuo blog e che vedo tante somiglianze tra tuo figlio e il mio, anzi i miei figli...e anche questa cosa del calcio calza a pennello...mi domandavo, hai mai sentito parlare di disprassia?

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    1. Ciao, sinceramente non ne avevo mai sentito parlare e così sono andata a leggermi qualcosa. Alcuni tratti potrebbero applicarsi ad Alex ma non credo sia il suo caso. Mio figlio non ha alcuna difficoltà né a gestire il corpo, né a seguire sequenze di attività. Sarebbe addirittura bravo se avesse voglia di impegnarsi nell'atletica, è solo la palla e la competizione che ne deriva che proprio non sopporta. Comunque ti ringrazio per la segnalazione.

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    2. Figurati, però sembra la fotocopia di mio figlio maggiore, che oltre ad avere un problema di coordinazione motoria, odia la completizione e la palla.

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  13. Mia figlia ha aderito ad un corso di snowboard due anni fa ed e`statt un'esperienza pessima, per via della sua timidezza e del maestro di sci ('GNORANTE DA MORIRE) che la lasciava da sola , sempre ultima, la doppiava, le gridava dietro e lei zitta, a soffrire per due ore. Abbiamo provato a parlare con il maestro ma non ha capito un tubo. L'unica soluzione trovata fu quella di aspettare pazientemente che il corso finisse e... addio! Per Alex certo non puo` finire cosi`, ha diritto ad un po' di attenzione in piu`, nell'attivita` motoria i maestri sono OBBLIGATI a favorire il lavoro di gruppo e la socializzazione, a far partecipare tutti all'attivita` incoraggiando e premiando i piccoli grandi progressi di ogni singolo bambino. Sai che c'e`? Mica tutti gli sportivi giocano sportivamente...

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    1. Già, esatto! Anche la psicologa della scuola mi ha detto che ginnastica è un momento importante per la socializzazione e deve esserci una guida attenta a questo. Speriamo che ora si attivino sul serio ad "invitare" il maestro a fare il suo dovere di insegnante. In effetti il personaggio mi pare davvero poco sportivo ...

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  14. Si dice spesso che lo sport dev'essere un momento di aggregazione e condivisione affinchè vengano eliminate barriere e bla bla bla.....per carità tutto vero ma quando incontri poi insegnanti di questo livello (a mio avviso basso) poi si ottiene l'opposto alimentando l'emarginazione e le disuguagnianze. Sarà che questo insegnanti ami cos' tanto il calcio che nelle sue ore dimentichi di essere insegnante? Se cosi' fosse però gli va ricordato e anche con una strigliata di orecchie. In ogni modo credo che al di la di questa parentesi spiacevole sia un successo che Alex comunichi il suo disagio......mi sembra no?

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Scrivere è bello ma leggere è anche meglio. Grazie per il tuo commento ...