lunedì 7 ottobre 2013

Cosa non sopporto della media


Ci sono affermazioni che non generano simpatia. Non si tratta del fatto che siano giuste o sbagliate anche perché, se ci pensiamo bene, un valore assoluto valido per l'intera comunità non esiste se non in rarissimi casi.
Orbene oggi lo dichiaro apertamente: mi sono rotta le scatole della "media". Nel senso di quella fascia di popolazione che in maggioranza si comporta, sente, vive in un modo specifico riguardo ad una certa situazione.
Nel mondo politically correct sento/leggo spesso che la media non esiste, che è giusto rispettare le differenze e valorizzare le specificità, bla bla bla. E badate, lo dicevo anch'io, eh! Perché io nella media ci sono stata dentro per oltre trent'anni e ci sono stata di un bene che non ve lo potete immaginare. Quindi non mi costava proprio niente dire che la diversità non mi disturbava, anzi mi arricchiva. E ci credevo, ci credevo veramente.
Poi ho saltato la barricata e nel mondo "fuori media" ci sono finita veramente. E ... ops! Il paradiso delle buone intenzioni si è frantumato davanti alla realtà.
Tendo a non fare critiche generalizzate, so bene che esistono tantissime persone piene di coraggio e buona volontà che lavorano ogni giorno per rendere la società un posto piacevole e accogliente per tutti. Anche all'interno della scuola ci sono moltissime colombe, animate dall'amore sincero verso i bambini e consapevoli del ruolo fondamentale che rivestono nella loro crescita. Spesso sono in prima linea e non nei ruoli dirigenziali, perché stanno dove c'è più bisogno di loro senza adeguato riconoscimento.
Però la sostanza non cambia, troppo spesso assisto al "naturale ed inevitabile" viaggio verso l'omologazione. E' un processo sottile, impercettibile, implacabile.
Quante vole avete sentito la frase "ogni bambino ha i suoi tempi". E' un concetto apparentemente innocuo, persino condivisibile perché presuppone il rifiuto al confronto (quello delle terribili "mamme del parco") e il rispetto delle esigenze del singolo. Ma in realtà presuppone che - pur con i suoi modi e i suoi tempi - questo bambino arriverà là, dove si ritiene "naturale" che arrivino tutti.
Solo che non tutti ci arriveranno, là. Perdonate la crudezza.
Magari arriveranno altrove, in un universo positivo parallelo. Ma non là dove sta la media e questo sarà un problema per chi offre un servizio destinato alla comunità nel suo complesso, così come la scuola. Non piacerà ammetterlo ma è così.
 
Dopo questa premessa vorrei raccontarvi cosa mi fa tanto riflettere in questi giorni, perché mi piacerebbe sapere se c'è un fondamento ragionevole in quello che provo o se sono ormai deviata dalla mia situazione specifica e non riesco più a vedere le cose con un minimo di oggettività.
Mio figlio ha iniziato la IV elementare (Ok, primaria ma io sono anziana) e nelle prime tre settimane di scuola sul diario ho trovato solo note della maestra che invitavano tutti i genitori a far ripassare MOLTO BENE le tabelline ai bambini e ci ricordavano quanto fosse IMPORTANTISSIMO continuare a far fare costante esercizio di lettura.
Mio figlio non ha ripassato, non ha modificato le abitudini di lettura, non ha studiato quasi mai perché gli è spesso sufficiente ascoltare in classe ... insomma il suo lavoro a casa è stato praticamente nullo eppure - a parte i temi (che al 3° tema su vacanze e nonni, pure io che sono grafomane avrei dato forfait ...) - i suoi voti sono sempre stati perfetti.
Allora - per la prima volta in tre anni - ho iniziato ad avere paura.
Perché dal suo ingresso alla materna il nostro unico pensiero è stato rivolto al problema più grande: la socializzazione. Le conversazioni con gli insegnanti si sono sempre rivolte agli aspetti emotivi, se parlava, se giocava, se disegnava, se creava legami con i coetanei ... restava pochissimo spazio per tutto il resto.
Perché sul fronte delle relazioni umane Alessandro è assolutamente fuori media. 
Lui ancora non mostra alcun particolare interesse per i coetanei, non crea legami duraturi, non si diverte giocando con loro, si stressa tremendamente nel caos e nel rumore tipico di un cortile all'ora della ricreazione. Non sente la necessità di fare attività extra-scolastiche, la giornata a scuola è talmente drenante dal punto di vista dell'energia emotiva, da lasciarlo privo di forze. Lo sport al massimo può essere qualche tiro con l'arco in un ambiente molto tranquillo.
Un bambino di quasi nove anni che non ha un vero amico, non frequenta con gioia alcun coetaneo, non ha uno sport o un'attività di svago preferita ... una mosca bianca asociale. E i genitori di questo bambino, che non lo costringono ad uscire dal guscio e non lo spronano con metodi adeguati, ah che genitori! Asociali pure loro e chiudiamola lì.

Ma la mia paura di oggi riguarda tutto il resto, riguarda la facilità con cui Alessandro affronta la scuola dal punto di vista dell'apprendimento. Siamo al quarto anno e ancora una vera sfida lui non l'ha affrontata, né leggere né contare né buttare a memoria qualsiasi informazione.
Certamente una gran botta di ... e perdonate il francesismo.
E invece mica tanto. Perché prima o dopo le sfide arriveranno e - come accade già talvolta adesso con i temi - la sua prima reazione sarà rinunciare in partenza. Perché l'estrema facilità ad acquisire determinate competenze, porta mio figlio a fuggire da quelle attività che comportino la necessità di allenamento e che presuppongano la possibilità di un fallimento
Mi è capitato qualche tempo fa di leggere un post illuminante, scritto da una mamma gifted di due figli gifted. La nostra situazione non è esattamente quella che descrive questa mamma però mi piace la visione dell'apprendimento come un processo, che si deve conquistare con l'esercizio, la fatica e il fallimento. Senza questa palestra nell'infanzia si corre il grosso rischio di diventare rinunciatari e non stupisce dunque l'alta percentuale di mortalità scolastica proprio tra i ragazzi ad alto potenziale cognitivo. 
Non sanno cadere, almeno non sul fronte scolastico.
Allora ho provato timidamente a chiedere. Alle amiche e anche ad una delle mamme della nostra classe. Dopo aver ascoltato la paura è diventata più grande.
La mamma del suo compagno di classe si è detta addirittura preoccupata del contrario, nel senso che i bambini lavorano molto nelle ore di scuola, hanno compiti a casa complessi, hanno verifiche quasi quotidiane, tanto che suo figlio talvolta non riesce a tenere il passo. Certo è un bambino che a sua volta sta fuori media per il motivo di essere arrivato in Italia dalla Cambogia a quattro anni e per lui abituarsi alla vita con i genitori adottivi non è stata una passeggiata, pur avendo trovato una famiglia meravigliosa. Mi ha detto che la tendenza a rinunciare c'è in tutti i bambini e occorre trovare il modo per farli "sbloccare", ad esempio suo figlio aveva iniziato a studiare dopo due settimane di punizione senza videogiochi ... peccato che ciò non abbia portato effetti duraturi, ma questo l'ho saputo da Alex che ovviamente ignora la mia conversazione con la mamma di questo suo compagno. Conversazione mi sono anche sentita dire la solita perla di saggezza "ogni bambino ha i suoi tempi".
Poi una mia collega mi ha raccontato cosa è accaduto nella scuola della nipote, dove in una classe di 21 bambini ce ne sono un gruppetto di 5 o 6 particolarmente brillanti e veloci nell'apprendere. La maestra, notandoli così spediti nello svolgere i compiti in classe, ha pensato di assegnare loro qualche esercizio in più, dando poi gli stessi esercizi da svolgere a casa agli altri compagni. I genitori si sono opposti con decisione, vedendo come una sorta di ingiustizia-punizione sia i maggiori esercizi da svolgere in classe sia i maggiori compiti a casa. E così hanno deciso che la giustizia fosse uniformare l'andamento della classe sulla media degli alunni.

Arriviamo dunque alla domanda cruciale: è davvero impossibile uscire dalla logica della media? Occorre davvero uniformare l'apprendimento e il target dei risultati? La formazione degli insegnanti considera la gestione delle differenze o tutto si basa sulla propria esperienza sul campo? La diversità deve per forza restare di gestione quasi esclusiva delle famiglie?
Sono davvero confusa. Perché magari ci sono ottime ragioni psicologiche, didattiche, amministrative per rispondere sì a tutte le domande qui sopra.
Solo che io ho paura, perché fra due anni mio figlio sarà alle medie e dovrà affrontare entrambe le sue diversità. Ci sarà la graffiante durezza dei rapporti tra adolescenti e ci saranno le prime sfide di apprendimento, tanti ragazzi e tanti insegnanti con cui confrontarsi senza la protezione dell'infanzia.
Poiché lui è un pre-adolescente da almeno un paio d'anni, cosa succederà allora?
Io odio preoccuparmi, la parola stessa spiega quanto sia inutile e dannoso scervellarsi su qualcosa che ancora non siamo chiamati ad affrontare. Però un percorso di crescita, sia emotivo sia cognitivo, prevede un andamento a tappe e io vorrei iniziare a fissarne qualcuna, tanto per  non doverci trasformare in olimpionici nell'ultimo semestre utile.
A casa il miglioramento dell'ultimo anno è stato evidente e sul fronte relazionale sono soddisfatta così. Mio figlio non diventerà mai il giullare della compagnia e neppure un leader carismatico ma ha tante ottime qualità e sono certa che ne farà buon uso quando si sentirà abbastanza sicuro da mostrarle. Sta cominciando a capire quali sono i suoi punti di forza e quali i punti i deboli, inizia anche a gestire la frustrazione in modo più costruttivo o almeno meno distruttivo.

Alessandro ha il diritto di venir guardato nella sua interezza di essere umano.
Mi sono sentita dire tante volte che risulta importante portarlo al livello dei coetanei come relazioni ed emozioni, che occorre trovare il modo di inserirlo - "con i suoi tempi" certo - nella struttura sociale scolastica e non, che gli sarebbe di grande aiuto un'attività extrascolastica di gruppo. Tutto questo per il suo bene.
Ma se non si uniformasse? Se non si aprisse al mondo come tutti cerchiamo di convincerlo a fare? Se il suo bene fosse guardare tutto dal suo universo parallelo? 
Perché a scuola le "note di merito" le deve prendere solo per i suoi miglioramenti "sociali"? Ok, sono il suo punto debole ma adesso basta, adesso voglio che senta anche tutta la forza della sua competenza, del suo saper apprendere. Quello che chiedo è il rispetto del suo valore, laddove c'è, senza dover sempre mettere al primo posto il solco della sua pesante personalità.
E che la sfida non sia solo affrontare stoico l'ora di ginnastica con i compagni "calciatori" che gli tirano le pallonate e lo chiamano schiappa.
La sfida deve poter essere affrontare un compito complesso e portarlo a termine, faticarci sopra e scoprire che sì, può farcela alla grande.
Perché mio figlio è un gran figo, l'ho già detto ma se un giorno leggerà mai queste pagine desidero che lo veda scritto tante e tante volte.

Buona settimana e grazie di essere arrivati alla fine di questa delirante sbrodolata di dubbi.
Ogni opinione, anche contraria, sarà la benvenuta come sempre.


49 commenti:

  1. Cosa vuoi, ogni riga che ho letto mi veniva un consiglio ma mi mordo la lingua perché mi accorgo, anche con i miei bambini, che i consigli degli altri mi innervosiscono e le mie certezze prima di diventare padre sono andate presto in fumo.
    Credo che tuo figlio un giorno leggerà ed apprezzerà il coraggio e la trasparenza della madre. L'amore, invece, credo che lo conosca già

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    1. Lo so che dare consigli è difficile sempre, figuriamoci a distanza. Certezze ne ho salvate pochine anch'io, ne ho qualcuna nuova però e sto cercando di farla uscire senza mezzi termini, che sono stata fin troppo diplomatica in questi anni.

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  2. Sono tante le questioni che metti sul tavolo.
    Ne riprendo solo due, perchè ne ho esperienza.
    La prima è sulla fatica a cui non è abituato e che potrebbe demotivarlo.
    Mio figlio grande è sempre andato molto bene a scuola, non è mai stato dotato come Alessandro, ma ha buona memoria, una capacità di ascolto che gli permetteva di non lavorare tanto a casa e, guarda il caso, un alto livello di empatia con gli insegnanti. Risultato: di fronte a lavori più impegnativi, a sedute di studio un po' più lunghe, perdeva/de ogni interesse. Fa con gioia solo ciò che non è faticoso, quindi lascia da parte tutta la precisione, la sistematicità che ad un certo punto la scuola richiede. Non si preoccupa però, sicuro che che la sua capacità di entrare in sintonia con l'insegnante lo aiuterà a scavalcare gli ostacoli. Finora, PURTROPPO, è sempre andata così e dico purtroppo perchè non si è mai reso conto che ad un certo punto le responsabilità di se stesso uno se le deve prendere. Ovviamente per Alessandro questo discorso è prematuro, perchè l'adolescenza di mio figlio condiziona tanto il suo modo di agire. In ogni caso, nulla mi toglie dalla testa che quando finalmente si renderà conto che non si può solo "improvvisare", lo shoc sarà grosso. Quindi credo che tu abbia ragione quando dici che la facilità nell'apprendere, alle volte è un ostacolo per i ragazzi, soprattutto in un momento storico in cui faticare "è da stupidi, da sfigati".
    La seconda è sulla media. Penso che ci sia un generale livellamento verso il basso.
    Quando ero bambina, figli di operai semi-ignoranti (come me), andavano a scuola insieme a figli di impiegati scolarizzati e a volte di borghesi istruiti: tutti, i genitori, i maestri, la società, spingevano affinchè tutti i bambini avessero le stesse possibilità di istruzione, la scuola era sacra, se ne riconosceva i meriti e la forza di evolvere il popolo nella sua totalità.
    Oggi, la scuola è spesso un parcheggio, un campo di battaglia tra le frustrazioni di genitori e insegnanti, un bene comune dimenticato e trascurato e, ripeto, chi studia troppo, chi è troppo bravo, è uno sfigato. Da qui il livellamento (la media) verso il basso.
    La mia speranza è che finalmente la scuola ritorni ad essere un punto di partenza decisivo e fondamentale e che, come tale, venga curato in tutti i suoi aspetti e complessità.
    Buona settimana.

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    1. Mi spaventa un sacco il livellamento verso il basso, ma davvero tanto! Hai ragione a dire che la fatica pare roba superata e da sfigati e io mi chiedo perché siamo arrivati a passare certi messaggi! Poi è ovvio che non può essere solo fatica, c'è il piacere di imparare e di fare, la soddifazione pura di raggiungere un risultato con l'impegno. Vorrei che mio figlio provasse quel tipo di gioia, senza pensare che scansare il lavoro difficile sia l'unica soluzione.

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  3. non ho un parere se non un pensiero se posso permettermi..
    sei da ammirare. la paura è una brutta bestia, la peggiore e di certo le azioni TROPPO SUPERFICIALI e di inutile ridondanza,appunto, non possono che darle spazio. tutto quello che hai detto può succedere e magari succederà ma con una presenza così, un sostegno così, non può che andare bene. purtroppo alla domanda "La diversità deve per forza restare di gestione quasi esclusiva delle famiglie?"..risponderei "ni". Credo che la diversità continuerà ad essere considerata ingestibile da molte persone e su questo non ci piove, ma è poi grazie a persone come voi che tante altre migliorano.. odio il concetto di "media". un abbraccio grande (mipiaceteassai)

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    1. Grazie! Diciamo che mi è venuta una gran voglia di tirare fuori le unghie rispetto a tanti anni di banalità e di indifferenza verso certi aspetti della vita di mio figlio. Merita qualcosa di più e vorrei almeno provarci :)

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  4. Il tema che tu affronti è serio e importante: la scuola, qual è il suo compito e se riesce a svolgerlo con le risorse che ha. In un mondo ideale la scuola dovrebbe riuscire a dare a ognuno sulla base delle sue esigenze. E credo che si debba sempre partire dall’ideale, perché se partiamo subito dal concreto non si va da nessuna parte. Considera che la scuola ha grosse difficoltà a seguire, portandoli alla media, i bambini con difficoltà. Per tante ragioni. Tutto è lasciato alle capacità e alla volontà dell’insegnante. Probabilmente la scuola, senza parlare delle persone coinvolte che non conosco, non è preparata ad affrontare la gestione di tuo figlio. Voglio sperare che non si sia posto come obiettivo di far rientrare tuo figlio nella media. Sarebbe come le mostruosità del passato che obbligavano i mancini a scrivere con la destra.
    Come leggo nell’immagine al tuo post, i genitori sono i migliori "sostenitori" dei propri figli. Alcune volte temo di apparire un po’ rompiscatole in certe situazioni ma poi mi rendo conto che se non siamo noi a tutelare i nostri figli, chi dovrebbe farlo.

    Sul tema della media, come diceva Benigni ne “Il mostro”: “Accidenti alla maggioranza!”. Chi non ha gusti nella media, interessi, idee, opinioni sarà sempre una minoranza e non potrà “godere” del sostegno di un folto gruppo. Non resta che cercare di farsi una sorta di corazza e cercare ambienti e persone in grado di apprezzare certe caratteristiche.

    Mi freno nel commento, mi sento solo di dire che sicuramente Alex si prenderà le sue belle soddisfazioni. Altro che campioncini di calcio delle elementari.
    Ho conosciuto un bambino con certe caratteristiche, che non amava particolarmente la ricreazione, che pensava che avesse poco senso fare l’ora di ginnastica, ecc.

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    1. Bravissimo! Avrà avuto 4 anni mio figlio quando mi chiese "ma la minoranza non decide mai?" ... aveva già capito di essere nella sponda senza potere!
      E mi auguro che tu abbia ragione sul fatto che verrà anche il suo momento per sentirsi soddisfatto di sé, come un certo bambino che conosci ;)

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  5. mentre leggevo il tuo bellissimo e intenso post, pensavo al libro della mastracola "una barca nel bosco". Quando sento parlare di scuola penso sempre a quel libro, al problema del livellamento, alla media, che spesso è sempre verso il basso. Io amo il sistema scolastico americano, perchè per principio non tende a indottrinarti e basta, ma tende a far emergere le tue reali caratteristiche, potenzialità, addirittura a farti saltare classi se lo meriti. Marzia mi piaci perchè ti poni dubbi non comuni, perchè nonostante la fatica di questi anni alzi comunque l'asticella dei limiti e degli obbiettivi, sopratutto da mamma. Tra tanti interrogativi mi sento di dirti "no non dovrebbe essere lasciata da sola la famiglia" ma ormai spesso accade. E per fortuna che tuo figlio ha una mamma così intelligente che con qs grande amore l'aiuterà a trovare il bandolo della matassa, che non può sempre e solo essere indirizzato verso prb o diversità di socializzazione. Quindi mi sento di dirti, poichè hai individuato un possibile fattore di rischio stai in guardia e scegli sempre per lei i professori più esigenti, la scuola più dura. L'aiuterà davvero. O almeno con me è stato così.

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    1. Infatti il mio sogno è proprio quello di vedere valorizzate le potenzialità di tutti, perché sarebbe un arricchimento per tutta la comunità, ci sarebbero più persone soddisfatte e un miglior livello di vita. Quanti di noi hanno rinunciato ai propri sogni, o almeno trascurato i propri veri talenti per perseguire ciò che la società pareva richiedere? Vorrei lavorare per un futuro così, per i nostri bambini e i loro fantastici talenti.

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  6. Credo che uniformare l'insegnamento ed il target sia grave, gravissimo. La scuola cos'ha per obiettivo? Insegnare nozioni? Spero di no, voglio credere di no. Mi piace pensare che lo scopo sia tirar fuori il meglio di ognuno, indipendentemente dai voti, e soprattutto aiutare i ragazzi ad individuare la strada che meglio delle altre, va bene per loro. So già che rimarrò delusa, una scuola così non e' mai esistita e figuriamoci, se esisterà in futuro ma riportare tutti alla media mi sembra comunque una cavolata!

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    1. Non è sempre così e per fortuna gli insegnanti spesso superano i limiti dei programmi ministeriali con utili integrazioni ma - almeno per ora - in gran parte l'insegnamento si struttura per nozioni. Incrocio le dita per il futuro, e provo anche a capire cos'altro fare in concreto.

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  7. Io avevo una maestra (anzi, Maestra) che mi assegnava schede in più e più complesse rispetto a quelle dei miei compagni. Poi mi faceva anche correggere quelli degli altri, tra l'altro. Questo ha creato in me l'assenza di competizione, perché mi sentivo comunque superiore agli altri, e tanto giusto non era, se vogliamo, però mi ha fatto "campare di rendita" fino al liceo.
    Ecco, io ho iniziato a studiare davvero in quarta ginnasio, quando ho affrontato latino e greco che fino ad allora non conoscevo.
    Mia mamma è sempre stata presente, ma a scuola non c'era, non sapeva tante cose, e comunque scuola e famiglia difficilmente interagiscono "davvero".
    Sono sicura che Alex troverà il suo modo. Ti abbraccio!

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    1. Infatti non sono certa che la soluzione sia quella di avere compiti più difficili, sinceramente non ho la competenza per dire quale sia la scelta più corretta per mettere alla prova Alessandro. Però credo ci siano delle modalità adatte, che non penalizzino nè lui nè i compagni e ho intenzione di trovarle. Sono ambiziosa, eh? Probabilmente un po' matta :)

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  8. Ho letto il tuo post poi l’ho copiato e riletto, sottolineato ciò che mi ha colpito. Un post spiazzante, che mi ha lasciato senza parole. Lo linkerò nella mia nuova pagina in alto in alto perché è davvero importante ciò che hai scritto! Io penso che la media non scomparirà mai. Purtroppo a volte è utile, è necessaria. Serve a decidere quali servizi offrire alla popolazione media. Questo non toglie che, e io spero di essere una di quelle persone lavorano per rendere la società un posto accogliente per tutti, dovrebbe esserci molta più attenzione al singolo, ai bisogni di chi non fa parte della media. Tutti abbiamo bisogno di essere considerati come unici! E’ vero che alcuni bimbi non raggiungeranno gli obiettivi che si prefiggono le persone che fanno parte della media e leggerlo mi ha un pochino colpito ma non posso dirti che hai torto. Riguardo i compiti extra dati nella scuola della nipote di una tua collega non so se sono d’accordo. Io, mia personalissima opinione, li avrei dati solo ai bimbi brillanti, come li hai chiamati tu. Sarebbe bello se la scuola non fosse sinonimo di omologazione, (nel 95% dei casi lo è), ma istruzione, crescita, … So che esistono realtà in cui i bambini seguono lezioni adatte al loro grado di apprendimento, svolgono compiti adatti alle loro competenze. Sicuramente in Italia queste realtà sono rarissime ma credo esistano. Sono super d’accordo con te che tuo figlio dovrebbe ricevere tante note di merito anche per i suoi risultati nello studio! Rendere giustizia a tutti non è facile, magari la maestra cerca di dare una mano a tuo figlio e non pensa di fargli un torto togliendogli la soddisfazione di un complimento per qualcosa che a lui riesce benissimo. Non voglio scusare nessuno, capisco che bisogna trovarsi in queste situazioni per capire bene ma volevo lasciarti il mio commento, il mio pensiero, il mio abbraccio e il mio impegno per il futuro!

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    1. Ti ringrazio tantissimo per la bellissima pagina che hai creato sul tuo blog e che invito tutti a visitare: http://pollon72.blogspot.com/p/diversita-unicita.html
      E per la citazione, so di essere stata un po' dura ma sono stanca di fingere che ogni problema di mio figlio avrà un termine. Qualcuno potrebbe restare per sempre ma ciò non vuol dire che dobbiamo rimanere inchiodati a quello, si può vivere "diversamente" ma in modo sereno e felice.
      Tu stai facendo tanto, per tantissime persone, soprattutto moltiplichi il coraggio di non arrendersi.

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    2. Non credo che tu sia stata troppo dura, la tua era una riflessone basata sulla tua esperienza. Io non avevo mai pensato in quei termini a quella frase!

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  9. Cara mamma di Alex, le tue considerazioni e paure sono importantissime e lecite. Purtroppo la nostra societa' e la nostra scuole non si basano su valutazioni meritocratiche come ad esempio le scuole anglosassoni/americane. Non si da' abbastanza sostegno a chi si distingue dalla media, che invece dovrebbe proprio essere un vanto, distinguersi dalla massa, anziche' un demerito. Ma c'e' davvero così tanta voglia di portare i bambini ad essere tutti uguali, come dei robottini? Mi chiedo davvero dove andremo a finire...
    Il supporto delle famiglie sara' purtroppo sempre necessario per i nostri figli. Ahime', non ho alcuna fiducia che qualcosa cambi in positivo.
    Vorrei pero' farti una domanda molto particolare su tuo figlio. Dati i suoi comportamenti cosiddetti asociali, disinteresse verso i coetanei, il suo forte stress in mezzo ad ambienti rumorosi, la goffaggine negli sports, il suo essere gifted e quindi molto piu' avanti nelle materie scolastiche... beh, ho letto che avete portato Alex da diversi specialisti del settore comportamentale infantile. Nessuno di questi esperti vi ha mai messo la pulce nell'orecchio sul fatto che vostro figlio possa avere la sindrome di asperger?
    Scusa se mi sono permessa ma e' un argomento sul quale mi sono molto documentata in passato, pur non essendo un medico, visto che avevo timore che un mio familiare ne fosse affetto... Molte delle caratteristiche di tuo figlio sembrano far parte di quella sindrome.
    Un abbraccio, sei una mamma ingambissima!
    Emanuela

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    1. Non è una domanda inappropriata, anzi, ovviamente Alex è stato valutato per sospetti disturbi dello spettro autistico già prima dei 4 anni. Ma lui ha solo alcuni comportamenti borderline rispetto ad una sindrome di Asperger, mancano i presupposti fondamentali e se ti capitasse di chiacchierare con lui 10 minuti capiresti subito :) Alex è molto presente, attento, ha una fisicità molto buona (non ama semplicemente giocare a calcio), una capacità di comunicazione unica che però volontariamente utilizza solo con chi gli va ...
      Insomma una gran confusione! E certamente - nel bene e nel male - dovremmo trovarci la nostra strada nel mondo, non mi dispiace ma ogni tanto è faticoso.

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    2. Certo, e' molto faticoso perche' purtroppo la nostra societa' tende ad uniformarci tutti come dei robot. Piu' siamo uguali meno problemi ci sono a dover trattare con la gente, soprattutto i bambini all'interno di una scuola. Sai che fatica in meno per le maestre? Sembra che la timidezza o l'introversione siano viste come condanne a morte. Anch'io ero e sono in parte timida, o meglio una falsa timida... ma spesso molto introversa. Da ragazzina, intorno ai 15 anni, quando mi trovavo in mezzo a una compagnia di persone per me sconosciute, tutti molto leader e intraprendenti nelle relazioni umane, io mi sentivo un pesce fuor d'acqua ma solo perche' nessuno aveva la sensibilita' e la capacita' di farmi entrare nel gruppo. Ricordo una volta che un ragazzo, a seguito dei miei eterni silenzi, e' saltato su con la domanda: "Ma tu da dove sei uscita', dall'Uovo di Pasqua?" Ricordo ancora quanto mi ferì quella domanda sarcastica.... E' inutile, i rapporti d'amicizia in gruppi numerosi non mi sono mai piaciuti, preferisco il rapporto one-to-one o al massimo con due, tre persone. Quando mi sento a mio agio so parlare anch'io e la timidezza svanisce totalmente. Sono cambiata molto con gli anni... ma lo dico adesso che ho 40 anni. Magari anche tuo figlio preferisce i rapporti con poche persone. Sicuramente si fara' col tempo, vedrai.... per ora e' ancora piccolo ;-)
      Coraggio!
      Emanuela

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    3. Ecco, grazie, mi è sempre utile sentire l'esperienza di adulti che hanno vissuto la socializzazione in modo in qualche modo simile ad Alex, perché vedere l'evoluzione e la serenità conquistata mi danno fiducia per il suo futuro.

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  10. Leggendo il tuo post mi è venuto da scriverti d'istinto che anche secondo me la scuola tende a cercare di voler uniformare la classe.
    Noi abbiamo il problema opposto, siamo sotto la media, ma credimi quando ti dico che dopo 4 giorni di prima elementare eravamo già a colloquio con le maestre ed il vicepreside (convocati da loro).
    Tema della discussione: l'integrazione con la "diversità" di mio figlio nella classe. Mi è stato fatto capire tra le righe che per ora è troppo differente e sarebbe bene che fosse più simile ai compagni!
    Anche per mio figlio le abilità sociali sono complicate ora, posso solo dirti che mi è stato consigliato di socializzare con gli altri genitori ma anche a me è passata la voglia visto che ho trascorso gli ultimi due anni a guardare le schiene delle madri dei compagni di mio figlio in asilo che ci evitavano proprio. Paradossalmente invece i bambini lo hanno sempre accettato molto di più!
    L'ignoranza su chi è più o meno dotato è una brutta bestia, coraggio noi non siamo mamme che si arrendono!

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    1. Ciao Anna! Sai che ho avuto problemi a visualizzare il tuo blog dal cellulare e mi sono persa il vostro inizio scuola, ma rimedierò!
      Come ti capisco, socializzare con genitori che ti evitano è davvero una gioia! Certo mio figlio a scuola non è mai stato un problema, ma chi vuole come amico del figlio "quello strano" che non parla e non gioca con nessuno?
      Ma hai ragione, qui non si arrende nessuno, anzi! Vi abbraccio.

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  11. prima della nascita di mio figlio non mi sono mai posta il problema è ovvio ma ora cara Marzia non ti nego che la cosa mi turba. Il pensiero che domani mio figlio venga tenuto in disparte perchè non rientra nella media mi crea sofferenza come mi creano sofferenza i suoi pensieri rispetto a questo. Non è una passeggiata Marzia, non lo è qujindi chi se ne frega delle solite frase tipo che pronunciano.... per noi restano solo i troppi, tanti dubbi

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    1. Tantissimi dubbi, certo. Ogni tanto anch'io cerco di indovinare cosa prova Alex di fronte a ciò che ormai comprende molto bene, alla sua diversità. Credo soffra molto il non sentirsi mai adatto alla situazione, però crescendo vedo in lui molta consapevolezza, inizia a volersi bene per quello che è e questo per me è il miglior risultato desiderabile. Però ha bisogno di sentirsi spesso rassicurato, di vedere che per noi è perfetto così ... ti confesso che talvolta questa è la cosa più difficile pur mettendoci tutto l'amore del mondo.

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  12. Tuo figlio e' un gran figo e ho tanto desiderio di conoscerlo. Stai serena, kiss

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    1. Bisogna vedere quale delle sue personalità tira fuori, da quello dipende molto il trovarlo figo o semplicemente un rompiscatole da competizione ;)!
      Sono molto più serena di prima, diciamo che è arrivato il momento di chiedere con un po' più di forza ciò che credo sia un diritto di mio figlio.

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  13. Questo post tocca dolenti note per la nostra Scuola e in questo caso per la Scuola Elementare. Quello che tu scrivi Marzia è vero: la scuola tende ad omologare pur affermando che bisogna rispettare i ritmi di apprendimento degli allievi. (L’omologazione, e questo potrei ben documentarlo, la si vorrebbe anche tra gli adulti: dobbiamo fare tutti la stessa cosa (stesse uscite, stessi contenuti, stessi tempi….) Naturalmente si sacrificano percorsi più originali, di carattere interdisciplinare, su contenuti non scontati e si opta per percorsi che non sconvolgano più di tanto la routine delle programmazioni o del modo di lavorare). Raggiungere questo obiettivo però non è cosa semplice. Servono maestri capaci, metodi adeguati, spazi e materiali significativi, classi con un numero di alunni limitato che permetta all'insegnante di conoscere e intervenire su tutti in modo adeguato. Alla scuola italiana tutto ciò manca. Esistono tuttavia come dice tu esempi ammirevoli di persone che sanno fare delle loro classi luoghi di apprendimento dove ognuno può procedere e crescere secondo le proprie potenzialità e nei quali si può trovare uno spazio di confronto, di crescita anche sul piano delle relazioni sociali. I genitori e chi di dovere all'interno del servizio pubblico scuola, hanno il sacrosanto dovere di portare nelle assemblee e nei luoghi idonei contenuti sui quali dibattere per far crescere operatori e fruitori di questo servizio. So perfettamente che se è l’insegnante all’interno delle assemblee a motivare le sue modalità di lavoro le sue scelte metodologiche e didattiche porterebbe i genitori a comprendere che differenziare i compiti o i percorsi, adottare delle metologie piuttosto che altre , non significa privilegiare dei bambini e mortificarne altri. Al contrario vuol dire permettere a tutti di lavorare con i suoi tempi nel rispetto delle sue capacità, dei ritmi e delle modalità di apprendimento . Realizzare quanto sopra comporta una mole di lavoro non indifferente da parte dell’insegnante. Penso al piano di lavoro che in tante realtà viene attuato dove ogni alunno può scegliere diverse attività su cui esercitarsi in un patrimonio di materiale che è creato ad hoc per ogni alunno dagli insegnanti. Impegno settimanale o quindicinale che gli allievi concordano con l'insegnante e che viene puntualmente corretto e valutato dall'insegnante in termini di rispetto di impegni presi e anche di qualità del lavoro. Lavoro immane per l'insegnante ma che assicuro dà i suoi frutti senza mortificare alcuno. Penso alla classe organizzata come piccola comunità dove si fa esercizio di democrazia, dove si impara a stare con gli altri, dove ci si confronta, dove si diventa capace di ascolto e di tollerenza, dove si può far crescere ed esprimere la propria creatività, dove si fa crescere l’interesse per la conoscenza del mondo , dove non si esclude il proprio vissuto perché il bambino non si perda nel bosco come dice Canevaro, dove la diversità sia una ricchezza , dove…dove…dove… Io tifo per Alessandro. Che importa ripetere le tabelline (Alessandro tra l’altro le sa già) ad un ragazzino che è stato , durante le vacanze , per 5 ore in un museo e che potrebbe essere gratificato se potesse comunicare la sua esperienza, le sue conoscenze, il suo interesse attorno a questa visita. E chissà se da questa comunicazione non possa nascere un interesse che si possa estendere a tutta la classe in un lavoro comune magari di gruppo. Quanto potrebbe significare per Alessandro un intervento di questo tipo anche in termini di apertura e di vicinanza agli altri? Credo proprio che scuola e vita in alcuni casi siano veramente strade parallele che non si incontreranno mai. Non bisogna però demordere e pretendere che il servizio si qualifichi per rispondere alle esigenze dell’utenza ed espletare la sua funzione didattica- educativa nel senso più ampio del termine.
    Un abbraccio
    La madame

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    1. Grazie davvero per questo commento che integra in modo perfetto il senso del mio post. Posso solo immaginare quanto possa essere impegnativo per un insegnante integrare bambini molto diversi tra loro, seguire un programma imposto, lavorare con le limitazioni del nostro sistema. Eppure continuo a pensare che valorizzare le risorse dei singoli porti necessariamente a crescere persone più serene, più attive, più utili alla collettività. Ci sono Paesi in cui questo accade, in cui modalità più attente alla "persona" si sono trovate ... allora magari copiare qualche metodo - anche adattandolo alla parte buona del nostro magnifico patrimonio culturale - potrebbe sostenere sia la scuola sia le famiglie.
      Ma è giusto, occorre mettersi in prima linea per far cambiare le cose, non basta lamentarsi. Lo Stato siamo prima di tutto noi e se i genitori riuscissero davvero ad unirsi per pretendere una scuola più flessibile, forse qualcosa otterrebbero. La mia paura però è che questo resti un problema di pochi - o almeno della minoranza - e che per la maggior parte la situazione vada bene così. Quando la diversità, nel bene e nel male, smetterà di essere rilevante solo per gli adulti che ci si devono per forza confrontare? Quando diventerà davvero problema e ricchezza di tutti?
      Spero di non fare sogni impossibili e che scuola e vita diventino un cammino unico per il bene di tutti.

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  14. Ho rimuginato sul tuo post a lungo per pensare a una risposta. Ci ho messo un po' di tempo, e nel mentre ho provato anche ad agire "sul campo". Ne ho ricavato un commento logorroico che ti ho postato da me per evitare di intasare lo spazio commenti, ma sopratutto ho portato ulteriori riflessioni nelle nostre ultime riunioni a scuola.
    Un abbraccio,
    Monica

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    1. *soprattutto
      (scusa, all'una di notte capita... *sigh*... sto invecchiando e perdendo colpi).
      Non dirlo ai miei studenti!
      ;)

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    2. Ti ringrazio anche qui per la risposta e per avermi fatto notare che ho dato una connotazione troppo "contro" alla scuola, cosa che non avevo intenzione di fare. Il punto di vista di una brava insegnante, una di quelle famose colombe, è il benvenuto.
      Noi abbiamo iniziato il percorso scolastico in modo poco piacevole, ora è un paradiso al confronto. E quelle cattive maestre, perché questo sono state e per loro scelta e non solo per conseguenza del sistema contorto in cui viviamo, ci hanno segnato parecchio. Però spero di rimanere un genitore aperto alla collaborazione e non animato da semplice spirito critico. Io voglio esserci e voglio fare, non delegare ad altri la mia responsabilità.
      Speriamo che tra buoni insegnanti e buoni genitori riusciremo a costruire un futuro in cui i nostri bambini potranno essere ciò che di meglio sono in grado di essere :)

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  15. Non so che dire, di sensato, ma mi vengo in mente io da piccola. Non credo di essere stata dotata come tuo figlio - il che comunque, già lo scrissi, è un gran culo - ma non ho mai fatto fatica a scuola, fino almeno alla terza liceo. Non studiavo a casa: mi ricordavo benissimo dalle lezioni in classe. Mia madre andava dai professori a dire di darmi più compiti, perchè le sembrava antietico io non facessi nulla. Le madri degli altri già in prima media dicevano che i loro figli studiavano fino alle nove di sera. Mio padre mi disse un giorno, con tono incazzato, quasi dovesse farmela pagare: guarda che mica sarà così per sempre, sai? Prima o poi la tua memoria non basterà più. Dovrai lavorare.
    Da allora iniziai a vivere nel terrore, quasi, del momento in cuisarebbe accaduto, divenendo l'esatto opposto di prima. Studiavo ossessivamente ed inutilmente, per dimostrare (a lui, suppongo, in primis, e poi al mondo ed a me stessa), che mi miei voti ottimi me li ero tutti meritati. Insomma, per dire. Chissenefotte se fa poco adesso. E' vero che non siamo tutti uguali, non lo siamo per nulla. Quando verrà il giorno che il suo nulla fare a casa gli porterà un brutto voto, vedremo come reagirà. Ma non credo con lo scazzo: se sei abituato ad essere il più bravo, non sopporti che ti portino via il titolo. Sai? Quindi io non mi preoccuperei, e soprattutto non lo minaccerei come fece mio padre con me (so che non lo farai). Baci!

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    1. Questi racconti sono più utili di mille parole, perché io ho vissuto una realtà totalmente diversa, fatta di tanto lavoro perché davvero senza tutto quell'impegno non avrei ottenuto nulla.
      Per ora non stresso affatto mio figlio, se mi dice che non ha bisogno di studiare io lo lascio in pace. Spero davvero che il giorno in cui dovrà mettersi sotto a faticare lo faccia senza prenderlo come un affronto della vita, per questo ne parlo con lui e gli dico che talvolta confrontarsi con la difficoltà e il fallimento non è una cosa brutta, che può farcela comunque.
      Posso capire cosa facesse incavolare tuo padre, sembra strano ma credo fosse la stessa paura che a tratti attanaglia me, però cercherò di mettere nel cassetto le inutili preoccupazioni e di vivere ogni giorno nel miglior modo possibile.
      Grazie!

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  16. Meglio non massificarsi con la media imperante, le maestre che vorrebbero tutti gli studenti uguali e omologati lo fanno perché in quel modo sarebbe assai più semplice il loro compito di insegnanti.
    Tu hai un piccolo ragazzino unico. E questo dovrebbero capirlo anche le insegnanti, che anziché sottolineare solo i passi verso il suo integrarsi con i compagni, anche il suo profitto, che merita, che non dovrebbe essere scontato mai.

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    1. Già mi figlio sta in una minoranza piccola, nel bene e nel male. Ora siamo in lotta per la ginnastica, dove l'insegnante (allenatore di calcio) non fa altro che farli giocare a palla. I suoi compagni nel caos in cui li lascia si divertono pure ma per lui è come stare all'inferno. A lui fare ginnastica piace ma questa è un'ora di puro cazzeggio, con il maestro per la maggior parte del tempo al telefono a gestire la sua vera attività Ma alla fine noi siamo gli unici genitori a lamentarci ... come dici tu quello è il modo più semplice di gestire i bambini, tutti uguali e al diavolo perder tempo a guardare i disagi singoli (questo è un caso limite, ovvio, ma perché accettarlo?)

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  17. Anch'io come mamma pellona non facevo nessuna fatica nello studio, fin dalle elementari, diciamo che non ho mai fatto le ore piccole per studiare, mi è sempre venuto facilissimo, il problema semmai si poneva col fatto che se una cosa non è abbastanza interessante la studiavo, la apprendevo ma poi la relegavo in cantina e non la ricordavo più. Mia madre sapeva che a scuola andavo bene e non chiedeva ma chiedeva che so se disturbassi gli altri o parlavo perchè in fondo mi annoiavo se la lezione era fatta in maniera lenta (era fatta per la media mica per quelli che apprendono facilmente). La cosa peggiore è che i miei pretendevano sempre il massimo, anche quando arrivavo quasi al massimo, ed è così che ancora oggi mi sento sempre inadeguata, sempre quella che non ha fatto mai abbastanza, ma ci sto lavorando.
    Per il discorso di tuo figlio, concordo con te sul fatto che è facile parlare di diversità quando non si conosce e quando non si vive. Anch'io come te pretenderei che mio figlio fosse guardato per la sua totalità e non soltanto per il suo essere asociale. Per quello che riguarda la formazione delle maestre ti posso dire che avendo fatto le magistrali (quindi solo il primo livello utile per insegnare alle elementari "La formazione degli insegnanti considera la gestione delle differenze o tutto si basa sulla propria esperienza sul campo?" credo che tutto si basi sulla propria esperienza sul campo, ma essendo passati anni da quando l'ho fatta io, potrei sbagliarmi. Un abbraccio.

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    1. No, stars, non è cambiato nulla. L'esperienza la si fa sul campo. Si diventa bravi ad insegnare se si è abbastanza umili per non smettere mai di imparare dai propri alunni.
      Il 99% dei corsi di formazione che ho seguito sulla didattica funzionale alle unicità degli alunni erano tempo perso dietro ad aria fritta.
      Ascoltare i tuoi alunni per 5 minuti sui loro bisogni serve molto di più di un corso di aggiornamento di 100 ore.
      Monica

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    2. Ecco, Starsdancer ha posto un altro tema che si presentava regolarmente a casa mia: l'insoddisfazione perenne dei genitori. Cioè io prendo 9 e mezzo in greco mentre tutta la classe ha preso 2? E perchè non hai preso 10? Così ovviamente il mio senso di inadeguatezza me lo porto dietro anche ora.

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    3. Identica a te mamma pellona :( ancora oggi mi porto dietro questo tipo di inadeguatezza, non sono mai abbastanza brava nemmeno per me, però nelle arti manuali riesco a soddisfare abbastanza questa esigenza di essere molto brava :)

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    4. Ecco che avete tirato fuori un argomento interessante, la nostra generazione (voi siete più giovani ma è comunque più o meno lo stesso periodo) spesso era l'insoddisfazione dei genitori a creare reazioni disfunzionali. Noi eravamo quelli "fortunati", che potevano studiare e quindi dovevamo farlo al massimo e oltre delle nostre possibilità.
      Ora mi pare ci sia stata quasi un'eccessiva inversione, ossia si chiede sostanzialmente poco ai ragazzi ma senza alcuna attenzione alle specifiche capacità e ai peculiari talenti. Qui vorrei una maggiore evoluzione dei tempi non solo nell'abbassare le pretese. Non so se mi sono spiegata ...

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  18. Sono troppo stanca e non ce l'ho fatta a leggere tutti i commenti. La media mi ha sempre fatto paura. Tu hai coraggio e grinta. Bella scusa, dirai, a ragione. Perdonami, volevo leggerti ed essere presente, come sempre ti stimo, ma non mi vengono parole sensate a parte il fatto che normalià e media sono concetti castranti. In bocca al lupo.

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    1. Ciao! Anch'io leggo e commento poco in questo periodo, troppo lavoro di giorno e troppo stanca di stare al PC la sera. La tua famiglia vive la sua specificità in modo splendido ma capisco cosa intendi che la normalità può essere castrante. E non mi piace per niente. Vi abbraccio.

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  19. Mi fa paura la media, la mediocrità, ma allo steso tempo mi spaventa il fatto che un bambino possa vivere la sponda opposta con traumi e sofferenza. Mi spaventano gli insegnanti incapaci, il livellamento verso il basso e allo stesso tempo, l'esclusione. Credo che l'acume e l'essere fuori dagli schemi, abilità di alcuni sia un dono che vada condiviso. E il fatto che una persona come te, indubbiamente al di sopra della media, spinga a riflettere e a pensare, dimostra che pensare in grande non isola, ma fornisce possibilità. Aprire il mondo alla meraviglia e' un dovere per chiunque abbia una marcia in più.

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    1. Ho le stesse paure, soprattutto perché vedo la difficoltà già in chi - come la maestra di Alex - ci mette davvero il cuore nel suo lavoro. Però è la prima ad ammettere che ha dei limiti nel gestire tante peculiarità.
      Vorrei solo trovare la strada giusta perché mio figlio si senta così sicuro di sé, pur nella diversità, da tirare fuori tutta la meraviglia che sta in lui.

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  20. Cara Marzia,
    sono giorni che leggo e rileggo questo bellissimo post e avrei mille riflessioni da fare ma non trovo il tempo di risponderti adeguatamente.Purtroppo devo tagliare corto e ti prometto di riscrivere sull'argomento. Per ora posso solo dirti che la mia esperienza conferma quanto hai detto, cioè che la scuola chiede sempre un adattamento del bambino alla media. L'ideale sarebbe un insegnamento individualizzato che risponda alle esigenze di ciascun bambino ma questo richiede un impegno notevole dell'insegnante. Qualche maestra illuminata si attrezza ma devi essere fortunata a trovarla. Vorrei comunque spezzare una lancia anche a favore delle maestre. Spesso non sono opportunamente formate e supportate, si trovano da sole a gestire classi molto eterogenee e con bambini problematici. E' naturale che si augurino un appiattimento e un livellamento. Parlo naturalmente della scuola pubblica. Per tuo figlio che sta in una scuola privata dovresti pretendere di più. A mio parere i compiti differenziati valorizzano le capacità di ognuno, motivano di più il bambino e lo stimolano a impegnarsi maggiormente. Un abbraccio. Flo

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    1. Infatti so bene di vivere una situazione privilegiata e ho fatto questa scelta proprio per la brutta esperienza dell'asilo. Ma le persone sono persone e ti assicuro che i genitori della nostra scuola sono "in media" meno inclini ad accettare la diversità rispetto ad altre realtà.
      Certo ho molte più possibilità di essere accolta ed ascoltata e le sfrutto assolutamente. Poi soluzioni geniali non ne ho, ma continuo a cercarle :)

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  21. come sempre i tuoi post suscitano mill riflessioni. la prima cosa che mi viene in mente è che hai messo il dito nella piaga: per quello che penso io, la tendenza a uniformare anzichè a promuovere diversità e attitudini personali è proprio uno dei problemi maggiori della nostra scuola.
    fermo restando che grazie al cielo sopravvivono fior fiore di insegnanti in controtendenza. e che spero i nostri figli abbiano la possibilità di conoscere e frequentare.
    per il resto, speriamo in bene!

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    1. Già, per fortuna esistono fantastici insegnanti e io auguro a mio figlio di incontrarne tanti però la società (che sono anch'io ovviamente) mi spaventa sempre più spesso da quando sono madre di questo bambino.

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Scrivere è bello ma leggere è anche meglio. Grazie per il tuo commento ...