sabato 21 settembre 2013

L'abbiamo sempre fatto

Se l'umore personale resta alto, devo dire che sto vivendo settimane lavorative piuttosto pesanti, quindi mi scuso in anticipo per il pippone a puro sfogo che sto per sfornare.
Non si tratta della quantità del lavoro, quella oscilla ma quasi sempre entro parametri ragionevoli, parlo della qualità ambientale.
Ci sono cambiamenti, teoricamente rilevanti ma in pratica impalpabili come nebbia.
Hanno la capacità di rendere tutto sbiadito e vagamente ostile, uniscono e dividono allo stesso tempo.
E nella nebbia tutti si muovono cauti, lentamente, per paura di urtare qualche ostacolo troppo grande. I più scaltri hanno inserito le luci giuste, quelle che tagliano la coltre grigiastra, così tanto per farsi notare un po'. Ma non lo fanno per sé - ci mancherebbe - lo fanno per il bene dell'azienda.

E così procedure mai avviate diventano fondamentali.
Riunioni mai svolte, cruciali.
Decisioni mai prese, centrali.
E la frase più ricorrente - da mostrare con disinvoltura ai nuovi detentori del potere - diventa 
"come abbiamo sempre fatto".

Ora.
Se l'avessimo sempre fatto, non staremmo a discuterne ora.
Se l'avessimo sempre fatto certi problemi si sarebbero risolti da tempo.
In soldoni, se l'avessimo sempre fatto non avremmo avuto bisogno di nuovi padroni.

Le logiche di potere mi sfuggono, così come quelle di presunta lealtà/moralità aziendale.
In verità mi paiono lo stesso sciocco tentativo di mantenere costante una situazione, dichiarando contemporaneamente di essere assolutamente flessibili e pronti al cambiamento.
Il management centrale vacilla sotto gli inevitabili colpi che la base scalpitante cerca di assestare per uscire dal nulla decisionale in cui si dibatte da qualche anno. Il nuovo potere viene visto come il messia, parla "col popolo" senza filtri da organigramma, manda e-mail con faccine e battute, svolge riunioni con sessioni serie di aggiornamento e persino cartelline con dentro i documenti rilevanti.
Ah, già, come abbiamo sempre fatto.

L'insubordinazione è punita con sguardi truci e ostentata indifferenza, come succede nei peggiori momenti tra moglie e marito. Solo che qui nessuno ha fatto dichiarazioni di eterno amore, quindi francamente poco sortiscono simil reprimenda.
Io sto con i cattivissimi, ma proprio quelli tremendi, non riesco neppure a trovare il girone infernale a me adeguato. Ma cercate di comprendere, il mio ufficio è al momento il più nebbioso di tutti.
Come la bella Maria, che tutti la vogliono ma ...
E non abbiamo neppure gli antinebbia in dotazione, al massimo possiamo tentare con una torcetta.

Che poi a me - come voi sapete fin troppo bene - il gioco dell'autoanalisi piace parecchio. Quando sono l'unica a non afferrare un concetto, mi metto d'impegno per cercare di colmare la lacuna. Non sempre ci riesco ma almeno ho la consapevolezza chiara di un limite ed evito di stressare il prossimo con la presunta capacità di tenere tutto sotto controllo. E se tutti quelli con cui interagisco finissero per rivoltarsi ed opporsi, riterrei ragionevole pensare che qualcosa non funzioni nella mia tecnica di comunicazione, nonostante la mia nobiltà d'animo.
Dunque se il manager si ritrova con un manipolo di brutti e cattivi, impermeabili alla guida, inetti nel seguire direttive, sbuffanti e facinorosi (non dal giorno zero però, a ben guardare si sono inc...ti nel corso di parecchi anni), che può fare? Barricarsi dietro la sua sbandierata integrità o provare a mutare strategia? 
E se al suddetto viene detto proprio in faccia cosa non funziona, con la massima serenità possibile (almeno ci abbiamo provato) si può sperare in un pizzico di dialogo o finisce solo che chi parla diventi bruttissimo e cattivissimo?

Ora.
La saggezza dice che la verità sta spesso nel mezzo, quindi anche qui ci potranno essere strade per l'inferno lastricate di buone intenzioni, da entrambe le parti.
Ma la stessa saggezza dice che se hai guadagnato la responsabilità e lo stipendio del manager significa che puoi governare caratteri e umori, dando certezze e obiettivi, ricevendone rispetto.
Se la base vaga nel caos, reagire come un genitore davanti ai bambini capricciosi finisce per rendere il clima insostenibile. Un'azienda non potrà mai essere una democrazia, e va bene, ma accettare tutto passivamente è possibile solo in periodi di grande prosperità altrimenti è scavarsi la fossa. 

E allora mi chiedo cosa ci sia di male nel proporre di sfruttare al meglio le proprie capacità, proprio per un vantaggio comune. Ad esempio io sono brava in una cosa: risolvere problemi. Io la rogna non la scanso ma la avvolgo e solitamente la dissolvo. Sono metodica e razionale. Approfondisco. Tutto questo quando posso guardare il quadro nel complesso e muovermi in libertà.
È una cosa nota, per chi lavora con me. Ed è la ragione per cui sto infognata nell’ufficio più nebuloso, perché noi qui - quattro anime sperse – siamo l’ultima spiaggia per le rogne che nessun altro vuole, ci muoviamo su mille fronti diversi e non sappiamo mai esattamente quale sia la “nostra” vera battaglia. Il nostro lavoro è viscido, indefinibile, tanto che alla fine neppure noi conosciamo i veri confini del mitico “Sales support”. Tanto che alla fine è fin troppo facile puntare il dito quando qualcosa non fila liscio, è comprensibile fare da parafulmine alle cazzate quando sei alla fine di un processo, alle tue si aggiungono quelle di tutti.

E allora tu, capo, perché decidi di darci quelle che vedi come "grandi occasioni" assegnandoci lavori molto lontani dal nostro profilo? E poi ti offendi se ti diciamo che sono una missione impossibile e pure una gran perdita di tempo? E ti difendi dicendoci che ci sottovalutiamo. Noi??!
Autoanalisi per favore!
Tanti corsi per la gestione del tempo, delle persone, delle priorità ... capperi, fatene uscire qualcosa!
Date loro un imbuto per non disperdere le energie positive!! (Ahahah, che fissazione mi è venuta con ‘sto imbuto!)

Quindi tu, caro manager, che rimembri ancora con l’orgoglio del valoroso soldato le tue gesta sul campo di almeno 15 anni fa, tu che parli sempre con il tono di chi sta per morire per ferite di guerra, tu che non racconti quasi nulla del tuo lavoro (non siamo nella CIA) e neppure chiedi troppi dettagli del nostro (tranne quando il boss supremo ti preme sul collo e ci accusi di tenerti all'oscuro) ... tu, ti sottovaluti o questo è proprio il massimo che puoi fare? Come ho avuto occasione di dirti questo è il momento di scardinare abitudini arrugginite e cambiare la musica. Poi noi balliamo, non ti preoccupare. Qui non ci sono eroi e neppure cardiochirurghi, stiamo qui per guadagnarci onestamente ciò che serve a pagare le bollette. Se temi per la sedia non è nostra la mano che te la vuole sfilare, è la tua. Perché per starci sopra non serve che tu faccia benissimo mille lavori, devi farne solo uno: organizzare e dirigere, con coerenza e saggezza. Per scrivere il tuo ruolo aziendale ci vuole tutta una riga di A4 e significa tanto, significa che devi ascoltarti e ascoltarci di più, significa avere più fiducia.

Riassumendo.
·       Obiettivi: chiari
·       Management: responsabile e motivante
·       Team: collaborativo e motivato
·       Mansioni: ottimizzate sulla base delle potenzialità
·       Partecipazione: garantita
·       Retribuzione: congrua

Possibile? In un mondo ideale, direte voi. Forse.
Eppure le aziende di successo ci riescono, la maggior parte del tempo.
Anche la parte migliore della nostra di azienda ci riesce.

Ma – perdio! - ammettiamo serenamente che no, non l’abbiamo sempre fatto.
Ma possiamo farlo da oggi, senza mentire a noi stessi.
L’alternativa non esiste.

Buon autunno operoso, soldati!
:)

20 commenti:

  1. leggendo questo post mi sorge un dubbio: non è che lavoriamo per la stessa azienda e non ci siamo mai incontrate? :)

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    1. Ahahah! Magari! Immagino che le dinamiche siano spesso simili ed è sempre un gran peccato buttare via energie preziose in sciocchi contenziosi. Possibile che non si riesca a rimettere la persona al centro del lavoro?

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  2. anch'io anch'io come Fioly (però dai non sarebbe male, potremmo fare pausa alla macchinetta del caffè insieme - e mi raccomando - che sia breve!!!)
    in ultima analisi queste situazioni di cambiamento nebuloso c'è sempre chi riesce a trarne il meglio con furbizia più che con talento e chi invece si fa un mazzo assurdo per raccogliere briciole.
    bacioni

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    1. Breve ma intensa sarebbe la nostra pausa caffè! Quello che dici è assolutamente vero, ma mi rifiuto di considerare la scaltrezza come un bagaglio necessario. Sono un'illusa, eh?!

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  3. Cosa aggiungere oltre a quello che già hai scritto. Sottoscrivo.
    E' un periodo difficile!

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    1. Già, anche più del necessario, temo.

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  4. Per tutto quello che tu scrivi, io dalla mia azienda me ne sono andata, con tristezza e rammarico dopo 15 anni passati li dentro dove ho dato tutto quello che potevo e forse di più. Dietro questa crisi, molti ci si nascondono o la sfruttano a proprio comodo. E' drammatico.

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    1. Lo penso anche io, per alcuni dirigenti la crisi è una scusa per comportarsi peggio!

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    2. Diciamo che diventa moooolto più facile opporsi a qualsiasi richiesta. A furia di parlare tutti di crisi, la crisi non può far altro che rimanere e colmare quella mancanza di iniziativa costruttiva con tante scuse.

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  5. Ci vogliono anche gli sfoghi, ogni tanto, eccome!
    Un abbraccio.

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    1. Grazie! Non mi piace fare la lagna, so bene di essere fortunata. Però alle volte "accontentarsi" sembra un peccato quando ci sarebbe la possibilità di stare molto meglio.

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  6. capisco. Soprattutto la nebbia, l'ostilità, la pesantezza e le logiche di potere che sfuggono... Il contesto è diverso, almeno so che non lavoriamo nello stesso posto senza saperlo ;)

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    1. Il clima aziendale è la risorsa più grande e sono arrabbiata per la voluta cecità su questo argomento. Le persone creano il gruppo e anche il successo, ma ci devono essere le giuste condizioni. Si lavora per mantenersi il posto e pagarsi i debiti, ma se finisce per essere "solo" quello non si riuscirà mai ad eccellere.

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  7. L'unica differenza rispetto a dove lavori tu è che da noi "protestiamo" in ordine sparso e non riusciamo a essere coesi, nemmeno a gruppi. Troppi anni di divide et impera hanno lasciato il segno!
    Io comunque ci verrei a lavorare con tutte voi ragazze!!!

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    1. Anche qui le divisioni ci sono, ci mancherebbe. Però - nei momenti più difficili - sono stata felice di vedere lo zoccolo duro della base aziendale rimanere unita. E qualche piccola cosa siamo così riusciti a farla. Ora è di nuovo uno di quei momenti ... speriamo!

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  9. In questo Paese, ne sono certa, ci sono troppo dirigenti e pochi responsabili, dove responsabile non è chi è pagato per esserlo, ma chi lo è per senso di responsabilità (scusa il bisticcio di parole), della comunità e, perchè no, anche del dovere. Tieni duro! ;)

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    1. Già, non potrei essere più d'accordo! Dirigere ed avere la responsabilità dovrebbero davvero essere uniti ma pare venga dimenticato spesso.

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  10. Sto vivendo piu o meno la stessa cosa e sto combattendo alla grande... Finché reggo

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    1. Brava combatti! Ti auguro miglior fortuna di quella che per ora ho io :(

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Scrivere è bello ma leggere è anche meglio. Grazie per il tuo commento ...