domenica 21 luglio 2013

The queen is back ... o quantomeno sulla strada

Questo titolo mi è uscito così, senza neppure un pensiero precedente. E come spesso accade ha tutto il senso che volevo dare a questo post.
Per comprendere questa strana riesumazione di Donna Summer occorre fare un bel passo indietro.
Si tratta di ricordi apparsi prepotentemente alla mia memoria nel momento in cui ho dovuto cercare l'origine di certe mie insicurezze contemporanee. E hanno avuto l'effetto di una bomba.

Io in fanciullezza ero un leader.


Uno di quelli timidi che si guadagna il rispetto non sgomitando ma trovando soluzioni ai problemi altrui. Sono sempre stata parecchio brava in questo.
Alle elementari ero la bambina che leggeva più libri in assoluto, avevo un linguaggio più complesso di molte delle giovani maestre che tentavano di istruirci e mia madre veniva accusata di scrivermi i compiti ... poi bastava una chiacchierata per capire che no, non poteva essere.
Questo mi consentiva di elargire aiuti e consigli, ma soprattutto di organizzare gruppi e giochi con una tale perizia di mediatore che alla fine tutti i miei compagni ne erano soddisfatti.
Ricordo che il mio nomignolo allora era "la marchesa", oh io lo sapevo che non era certo il più alto titolo nobiliare ma mi piaceva da matti il suono di quella parola. Lo adoravo.

Alle superiori la vita sociale era più complessa, soprattutto nella mia scuola per i 2/3 maschile. Mantenevo il profilo della "secchiona simpatica", quella che prende buoni voti ma che fa casino con gli altri e non rinuncia alle cavolate dell'età. Gli ultimi due anni di liceo i professori decisero di aiutarci dandoci la possibilità di organizzare le famose interrogazioni programmate. L'inizio fu tragico, il foglio con gli interrogati del giorno spariva continuamente fino al giorno in cui il privilegio rischiò di saltare del tutto.
Allora presi in mano il foglio, guardai i miei compagni con piglio da generale e dissi loro che avrei condotto un'accurata indagine, avrei chiesto le loro necessità e i loro giorni "no" (c'erano ad esempio diversi ragazzi che praticavano sport ad alto livello e avevano giornate folli di allenamento), avrei rispettato esigenze e priorità ma che una volta fissato il calendario chi non si fosse presentato avrebbe subito le conseguenze in prima persona senza alcun supporto dal gruppo. Inoltre resi vana l'eliminazione fisica del foglio appeso in classe, avendone sempre io una copia. Da quel giorno, e per i due anni successivi, le "mie" programmate furono un successo e sia gli studenti sia i professori non ebbero più scontri su quel fronte, con vantaggi per tutti.

Insomma ero lontana dall'essere un genio ed ero una vera schiappa nello sport, eppure avevo una competenza molto utile: avevo l'autorevolezza del bravo mediatore.
Forse per questo decisi di iscrivermi a Scienze Politiche ad indirizzo internazionale. Volevo lavorare in una organizzazione internazionale, volevo sfruttare questa abilità al sevizio di qualcosa di buono, perché la migliore guerra è quella che non si combatte e se non si combatte è perché qualcuno aiuta a trovare una soluzione positiva per tutte le parti, solo "win-win games" nei miei progetti!
Ma nel momento in cui cercavo di mettere insieme le tessere del puzzle del mio futuro, iniziarono i cinque anni più brutti della mia vita. I problemi finanziari (di una famiglia già non ricca), un grave incidente d'auto che costrinse mia madre a letto per mesi, la malattia quasi mortale di mio padre, la necessità di pagarmi gli studi tra borse di studio e lavoretti ... e così, invece di tenere stretti i miei sogni li ho rinnegati.
Ho nascosto tutto il meglio di me dentro le mille responsabilità, le mille cose da fare. Ho pensato che il destino mi avesse dato la sua risposta e io non potessi fare altro che il gregario di sogni altrui.

Recuperare quel preciso momento - quello in cui ho smesso di sognare - e venirne a patti, è stato molto difficile. Sono mesi che ci giro attorno ma solo dopo molto silenzio interiore (ed esteriore, direi) ci sono arrivata. E ci sono arrivata grazie a libri giusti per me, a parole che mi hanno permesso di ricordare che tipo di persona fossi e che tipo di donna desiderassi diventare.
E così ho ricominciato a sognare, con una lucidità d'intenti che pensavo di aver perso per sempre..

E nel momento in cui ho iniziato ad immaginare un nuovo corso, ecco nuovi avvenimenti attorno a me, soprattutto sul fronte professionale.
La nostra azienda dall'interno sembrava destinata ad una immobilità suicida ma un grosso scossone è arrivato dall'esterno e ora, volente o nolente, la dirigenza sta affrontando una svolta significativa. Purtroppo - anche questa volta - pare votata ad un'idea di etica aziendale priva di fondamento razionale. Quindi la base, più sensibile all'esigenza di cambiamento e fiaccata da anni di "andate avanti senza fare domande", sta insorgendo nei modi più inattesi.
E allora mi è tornato in mente il solito articolo di Focus, letto sul numero maggio ed incredibilmente profetico, dal titolo"Stupido è meglio?" e dal sottotitolo "la stupidità in azienda può essere funzionale all'organizzazione ma si rischiano ben altri problemi".

Due i concetti fondamentali della ricerca svolta*:

  •   Il consenso senza domande e senza riflessioni indipendenti può essere utile alla produttività e alla facile organizzazione. I dipendenti restano focalizzati sugli aspetti positivi e non costringono a costanti aggiustamenti del piano di lavoro.
  •      Spesso si ritiene ragionevole promuovere a gradi più alti chi ha mostrato competenza in un dato lavoro, senza pensare che spesso i nuovi incarichi richiedono abilità diverse da quelle esercitate nei ruoli precedenti.
Due le conseguenze a medio-lungo termine:

  •    L'assenza di dubbi e la fede irrazionale alle direttive aziendali hanno probabilmente prodotto l'attuale grave crisi del sistema finanziario, e non solo.
  •      Si promuove un buon dipendente fino al suo livello di incompetenza, con effetto a cascata su tutto il sistema (qui paradossalmente pare avere più probabilità di successo la promozione di una persona a caso ...).

La conclusione è che solo lasciando esprimere tutte le opinioni, promuovendo un sistema di vasta responsabilizzazione e partecipazione alle decisioni, si garantisce il miglior successo aziendale nel lungo periodo.
In quante aziende accade? In pochissime.
Come stanno mediamente le nostre aziende? Ecco.

In questi anni ho cambiato più di un responsabile e le riunioni iniziali sono sempre state gestite nei soliti noiosissimi modi. Pensate la rivoluzione se un nuovo manager riunisse i suoi collaboratori e dicesse qualcosa tipo:
"Questi sono gli obiettivi che ci vengono richiesti dall'azienda per i prossimi sei mesi. Tra una settimana ci rivediamo e mi direte quali sono quelli in cui sentite di poter fornire il miglior supporto e cosa vi servirà da me per poter lavorare al meglio delle vostre possibilità. Io farò lo stesso con voi. Dopo un mese verificheremo cosa funziona e cosa deve essere perfezionato".
Gli obiettivi devono essere chiari, i risultati misurabili secondo metodi dichiarati, i successi condivisi e premiati, il cattivo impegno cassato. Il team funziona se tutti ne hanno la responsabilità, una responsabilità prima di tutto individuale - odio i furbetti che usano il gruppo per coltivare la propria ignavia - e poi collettiva: il gruppo sorregge e il gruppo sotterra.

E dopo tutte queste parole mi diventa chiaro in che cosa fossi un buon leader in gioventù: mi importava davvero far funzionare il gruppo, partendo dalle competenze e dalle necessità del singolo, mi importava che il lavoro (o il gioco) fosse ben organizzato affinché tutti ne ricevessero il massimo vantaggio.
Ora me lo ricordo e ho gli occhi molto bene aperti.

Vado a lucidare l'argenteria.
La marchesa potrebbe tornare da un momento all'altro.

Buona settimana a tutti!


*Ricerca degli economisti Spicer e Alvesson pubblicata sul Journal of Management Studies

39 commenti:

  1. Uh...WOW!!! Tanta ammirazione sul serio, mi hai fatto venire i brividi con la tua sicurezza, le tue idee ben chiare...somma invidia!

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    1. Diciamo che parto con una buona teoria ... poi la pratica è più difficile ma almeno ci voglio provare! ;)

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  2. Ho letto anch'io l'articolo di Focus e chiunque ha lavorato in un'azienda sa quanto sia vero, anche senza la ricerca.
    Finchè c'era "ciccia" per tutti, la cosa più importante era che il potere fosse in mano a pochi, largo agli stupidi quindi, che di solito sono anche leccapiedi e ruffiani (mancando di qualità proprie).
    Questo, l'invasione degli stupidi, non porta lontano, prima o poi ci fai i conti e siamo qui alla crisi vera, diffusa.
    Ora è il tempo degli intelligenti, dei capaci, di chi sa guardare oltre, di chi pensa in modo sociale e non individuale.
    Se tu, Marzia, hai davvero qualità di leader, ti prego sfoderale: sulla tua intelligenza non ho dubbi! C'è bisogno di persone come te che prendano le redini.

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    1. Verissimo, finché c'era ricchezza condivisa le idee personali potevano lasciare il passo alle scelte più o meno adatte dei dirigenti. Ora il tempo è passato, occorre modificare l'approccio alla gestione gerarchica o si muore. E poi si parla tanto di lasciar fare ai giovani ... ma come possono farcela così se già per noi - che comunque di esperienza ne abbiamo - è durissima?!

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  3. Mi ritrovo molto in quello che scrivi.
    Alcune volte mi chiedo perché non riesca a trovare un ambiente nel quale poter valorizzare le mie caratteristiche. Poi mi guardo intorno e capisco. C'è chi si vuole circondare di persone che dicono solo sì, perché anche loro sono "venute su" così. Ai tempi dell'università in tante chiacchierate con un mio caro amico siamo giunti alla conclusione che ognuno porta dietro il proprio passato, se va avanti chi è abituato a "servire" o "a elargire favori per avere qualcosa in cambio", non farà altro che ripetere questo schema, perché è il suo.

    Io non ho ancora smesso di sognare, anche se in altri modi e per altre situazioni rispetto al passato.

    Mi permetto di dedicare a questo tuo post, questa canzone:
    http://youtu.be/iKsm2FKQdYw

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    1. Ed è questo che mi sta succedendo, butto via gli schemi che ho utilizzato per tanto tempo e ne sperimento di nuovi, di miei ... e mi trovo benissimo!
      Grazie per la canzone, molto adatta.

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  4. Wow, un buon momento per ritrovarsi, affina le lame e dacci dentro di taglio....

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    1. Moky, mi scuso ma questo commento era finito nello spam e non so perché :(
      Comunque oggi mi sento proprio tagliente, mi capita quando invecchio ... ma in fondo è bello andare avanti!

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  5. Bello, mi piace questa positività e questo tuo ritrovarti dopo tanti anni!! Son davvero felice per te :D

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    1. Grazie, il trend positivo continua e io ne approfitto più che posso :)

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  6. Grande Marzia!!! Un bacione Roberta

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    1. Grazie Roberta, vedremo eh che qui la strada è molto lunga e in salita. Io ci metto solo un po' più di buona volontà ;)

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    2. Buon compleanno Marzia! Tanti auguri a noi!

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  7. Ammazza che bello questo post, cara Marchesa! In merito alla ricerca, sono un po' dubbiosa. Nel senso che secondo me ci sono persone che invece dopo aver brillantemente proposto soluzioni per un certo tipo di problema, una volta promosse potrebbero essere stimolate a cercare una soluzione creativa ed efficace anche per un problema piu' grande o piu' complesso. Mi ricorda tanto il concetto di Zona di sviluppo prossimale di Piaget. Grazie per la bella riflessione :*

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    1. Ahahahah! La storia della marchesa mi fa un sacco ridere, mi è tornata in mente così all'improvviso e mi è sembrato di tornare indietro di 35 anni in un secondo!
      Comunque la questione è proprio lì "potrebbero essere stimolate", ma non lo sono, anzi, sono stimolate a restare rigorosamente in linea con una visione vecchia e stantia del potere. E io non lo capisco proprio ...

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  8. Ho letto d'un fiato questo post stamattina, poi non ho avuto tempo di commentare subito.
    Mi piace questa tua visione d'insieme e di come dovrebbe girare un'azienda. Anch'io spesso ho intravisto meccanismi ripetitivi che non portano a crescita. Mi sono spesso chiesta perché questo adagiarsi.
    Comunque sia mi è piaciuta tanto la tua descrizione e volontà di organizzazione fuori dal comune fin da ragazzina. Anch'io ho questa propensione, è più forte di me...

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    1. Penso sia più costruttivo cercare di utilizzare le nostre migliori qualità, essere costretti a lavorare dando il peggio non aiuta nessuno. Solo che occorre una visione aziendale che stimoli a ciò, come diceva sopra ero Lucy ... ma accade così di rado!

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  9. Che bel post! Faccio il tifo per te, mi riconosco spesso in quello che scrivi.
    Welcome back!

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    1. Oh ma tu sei sempre stata tosta, mica hai fatto questo giro dell'oca ;) Io voglio ora riprendere il filo perduto e dedicarmi al meglio di me, me lo merito!

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  10. Marzia vieni a parlarne dove lavoro io? Qui viene privilegiato chi esegue senza discutere e/o pensare perché crea meno problemi (nel breve periodo).

    Post molto interessante e che fa nascere tante riflessioni.

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    1. Siamo in tanti, lo so! La visione del pensatore originale ed indipendente è sempre sostanzialmente quella del rompiscatole, ma senza i "ribelli" non ci sarebbe mai stato alcun progresso. Giusto?

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  11. Nel periodo dell'adolescenza eravamo due cloni io è te, solo che a me chiamavano "la duchessa!"

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    1. E allora molto piacere duchessa :D! Che tipini che eravamo, eh?!

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  12. Invece io ero "la suocera" ma ero incompresa, il mio umorismo ha cominciato ad essere apprezzato molto dopo...
    Ragazza, hai tutte le caratteristiche giuste per fare il responsabile delle risorse umane. C'è, nella tua azienda?

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    1. c'è un piccolo premio per te...

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    2. Nella mia azienda c'è una responsabile del personale ma credo che sia ciò che di più aziendalista vecchio stampo si possa immaginare :(
      Per quanto riguarda il premio ... grazie! Va giusto bene per il mio compleanno di domani!

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  13. mi ero sintonizzata già su questa storia e ci resto con molta curiosità e facendoti un tifo sfegatato. E' bello che lo racconti, può essere motivante per altri. Un in bocca al lupo cosmico!!

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    1. Bello il tifo, grazie! Ma allora mi devo proprio dare da fare ... Vi terrò aggiornate, anche se i tempi si preannunciano lunghetti.

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  14. Anch'io faccio un tifo sfegatato e resto in attesa di altre illuminazioni!

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    1. Siete grandi, che energia bella che viene fuori! Non voglio fare torto a nessuno ma noi donne - quando tiriamo fuori l'intelligenza - sappiamo essere un gran supporto l'una per l'altra :)

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  15. Io ti tifo sempre, probabilmente anche da prima di conoscerti, mi piaci tantissimo! Ciao Marchesa!

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    1. Sei forte! Anche tu mi piaci assai <3

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  16. ... purtroppo io il consenso senza domande non ce la faccio proprio a concederlo... è più forte di me... e quindi (con grandi incazzature a volte mi sono ritrovato un po' messo da parte...). ma sono certo che col tempo quello che si semina si raccoglie... (almeno vivo di questa speranza)...

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    1. E' la scelta vincente, stanne certo, e alla fine raccoglierai tutto ciò che stai coraggiosamente seminando.
      E quello che desidero dire anche a me stessa.

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  17. Ormai non riesco a aspettare domani, anche se manca poco ormai. Comunque BUON COMPLEANNO!!!

    P.S. Per i giovani dentro come me, soprassediamo sull'età ;)

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    1. Grazie!! Ma giovani dentro è ciò che conta, giusto? Tanto alternative buone all'invecchiamento non ne hanno ancora inventate :)

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  18. Vai Marzia, prevedo un rientro in grande stile della Marchesa :)
    La realtà di molte - soprattutto grandi - aziende è delirante, ma io pure confido che uno scossone in alcuni casi possa aprire piccoli varchi per illuminare la situazione. Non foss'altro che i burosauri sono tremendamente malati di inerzia ma in Italia sono più le piccole e medie imprese e lì forse è più semplice.

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    1. Burosauri mi piace, è proprio la parola adatta! Qui siamo un'azienda media ma fingiamo di avere bisogno di una gerarchia immensa!

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  19. Lo dicevo io che dovevi fare politica...

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Scrivere è bello ma leggere è anche meglio. Grazie per il tuo commento ...