sabato 18 maggio 2013

Generazione che vai, rivoluzione che trovi (o magari no)


Qualche giorno fa mi sono imbattuta in questo articolo de La Stampa che parla dei “Millennials". 

Mi si è aperto un mondo sconosciuto, che è molto più aderente alla cultura statunitense ma – magari nel solito ritardo temporale – tocca anche noi.
I “Millennials” sono i nati tra il 1980 e il 2000, è la prima generazione a crescere senza lo spettro della guerra fredda, hanno grande familiarità con le tecnologie digitali e la comunicazione di massa, sono stati educati in modo tendenzialmente liberale. Sono i figli dei “Baby boomers” degli anni ’60, impegnati nel rifiuto e nella ridefinizione di poteri e valori.

Partendo dall’articolo ho provato ad approfondire leggendo queste fonti:

 Il punto di partenza è questo: siamo in presenza di una generazione narcisista, ossessionata dal successo personale che misura in termini di sms e “followers”, cresciuta da genitori pronti a supportarli nella loro esagerata autostima, convinti che la tecnologia li aiuti in qualsiasi tipo di competizione.
Non sentono il bisogno delle generazioni precedenti, non desiderano sovvertire alcun potere perché sentono di poterne fare a meno. Non hanno la necessità di essere ribelli, "è difficile abbracciare una controcultura quando non c'è una cultura", dice l'articolo di Stein.
I Millennials sono concentrati su se stessi (ME ME ME), e si “vendono” sui social network come veri e propri prodotti, felici di questa forma di microcelebrità e ignoranti di una realtà che chiederebbe un impegno e una partecipazione diversa. Non hanno un filo comune, coerenza e costanza, tutto appare fittizio, superficiale e transitorio.
Per questo, pare, la società li teme, per lo sgretolamento di certe illusioni ideologiche presenti nelle generazioni precedenti.

Vi sembra di avere già sentito tutto questo? Giusto.
La Reeve cita un articolo del 1907 in cui si incolpa l'eccessivo individualismo per il numero elevato di matrimoni falliti negli Stati Uniti.
Quindi ogni generazione è stata la "ME generation" ad un certo punto, rispetto alla precedente. La differenza pare che stia nell'amplificazione che ora viene data del concetto a causa dei mezzi tecnologici mai avuti prima a disposizione.

Ma è leggendo l'articolo del 1976 che ho trovato una spiegazione storico-logica che supera le barriere della facile sociologia contemporanea e alla quale non avevo mai pensato.
Io che amo la storia ne sono rimasta folgorata, seppure si tratti di un concetto semplicissimo che spero di saper riprodurre in modo sensato.

Cito Tom Wolfe:
"The new alchemical dream is: changing one’s personality—remaking, remodeling, elevating, and polishing one’s very self ... and observing, studying, and doting on it. (Me!) This had always been an aristocratic luxury, confined throughout most of history to the life of the courts, since only the very wealthiest classes had the free time and the surplus income to dwell upon this sweetest and vainest of pastimes. It smacked so much of vanity, in fact, that the noble folk involved in it always took care to call it quite something else."

Ecco il punto, i nuovi Millennials si comportano esattamente come hanno fatto da sempre i ragazzi delle classi aristocratiche/ricche. Semplicemente Internet (e la tecnologia dell'informazione in genere) hanno reso il processo più vasto e democratico, dando un accesso allargato alle informazioni che un tempo erano riservate solo ai benestanti.

Del resto ci ricordano che gli stessi socialisti utopisti del XIX secolo, come Saint-Simon, Owen, Fourier e Marx avevano immaginato così il momento della liberazione della classe operaia. Pensavano che l'industrialismo (parola coniata da Saint-Simon) avrebbe dato all'uomo comune ciò di cui aveva bisogno per sviluppare pienamente il proprio potenziale: un surplus di reddito, la libertà politica, il tempo libero e la liberazione dalla fatica.

Pur con le dovute cautele, mi trovo d'accordo.
Questo nuovo gruppo di giovani adulti e ragazzi (consideriamo che i Millennials sono la generazione nord americana e sono circa 80 milioni, quindi hanno un peso nel quadro della nostra parte di mondo) fronteggia da un lato l'eredità di un benessere dato quasi per scontato col quale sono nati e cresciuti, dall'altro sperimentano un declino fatto da insicurezza e precarietà che pare sospingerli verso nuove forme di auto-realizzazione.

Pur essendomi applicata in queste letture mi rendo conto che il quadro è troppo variegato per poterlo esaurire nelle poche righe di un post. Però mi piacerebbe capire se davvero i ragazzi che si apprestano ora all'età adulta siano così viziati e vanesi da concentrarsi sull'effimero successo mediatico del proprio mini-mondo senza curarsi dell'oltre e del poi.
Se penso alla me stessa che attraversava l'adolescenza nel pieno degli anni '80, in verità mi vedo molto fiduciosa e poco preoccupata delle scelte che invece avrebbero condizionato il resto della mia vita. Erano gli anni del benessere luccicante, eccessivo e privo di programmazione. Io non pensavo davvero alla fatica che avrei dovuto affrontare per cercare o tenermi un lavoro, alla fragilità di un progresso troppo veloce, al declino di ciò che consideravo acquisito per sempre.
Allo stesso tempo sapevo cosa significasse "fare sacrifici", il decennio precedente era stato quello del risparmio, del "mettiamo da parte un gruzzoletto", delle vacanze dai parenti e i vestiti riciclati dalle cugine. Io so cosa significa dimensionare le aspettative sulla base della ricchezza (o povertà) reale.
Mio figlio non sa veramente cosa significhi rinunciare. Certo non vive nell'estrema agiatezza e comprende i nostri limiti, soprattutto se si confronta con alcuni dei suoi compagni di scuola. Però è cresciuto con delle sicurezze, con casa e cibo sicuri, con bollette sempre pagate, con l'auto e il computer, con anche il superfluo di tecnologia e giocattoli. Lui fa ragionevolmente affidamento su tutto questo.
Poi sa anche che non accade così per tutti i bambini, che facciamo parte del mondo fortunato. La "nobiltà" attuale del pianeta, che può contare sui punti elencati sopra, quelli che consentono in teoria all'essere umano di poter sviluppare appieno se stesso, in libertà.

Questa è la chiave, almeno quella che vedo io. Dovremmo raccontare bene a questi ragazzi che per milioni di anni l'uomo non ha avuto né modo né tempo per dare il meglio di sé. Si lavorava ogni giorno per mangiare quel giorno, con estrema fatica e senza alcuna liberta di scelta.
Una volta leggevo che la generazione dei nostri figli (parlo sempre del mondo occidentale) è quella che sta sviluppando appieno il proprio potenziale fisico, perché ha a disposizione il miglior apporto quantitativo e qualitativo di cibo che ci sia mai stato.
Dovrebbe valere anche per lo sviluppo cognitivo, e in effetti per molti apetti così è.
Tutto questo potenziale unico e reso universalmente e trasversalmente disponibile da Internet, creerebbe effetti stupefacenti se fosse usato a favore di tutti, per un nuovo tipo di rivoluzione che abbattesse i muri rimasti nel mondo e il cemento armato dell'individuo.

Quello che non credo è che ci sia stato un "peggioramento" generazionale, qualcosa di davvero nuovo sul fronte del rapporto-scontro tra individuo e società.
Anzi. L'informazione ci mette davanti ad una fetta di realtà enorme rispetto al passato, ci costringe a prendere atto delle nostre scelte e dell'importanza di ciò che accade anche in luoghi lontanissimi.
Io credo che i nostri ragazzi dovranno pensare molto più di quanto abbiamo fatto noi al futuro, e se sono atterriti non possiamo neppure dargli torto.


34 commenti:

  1. Che letture interessanti e come sempre i tuoi spunti di riflessione sono davvero azzeccati.
    In quante madre di un nato nel 200 (e quindi quasi ci siamo) credo ci sia molto di vero, anche se, come giustamente rimarchi, ogni generazione si lagna degli agi di quella successiva.
    Spesso sembra anacronistico oggi negare, che si tratti di un oggetto o di uno status. Non vedo l'utilità di un profilo facebook per mio figlio, nonostante molti suoi coetanei ce l'abbiano e non ho difficoltà a motivare scelte diverse dalla massa.
    E' irritante per i ragazzi sentire la predica di com'era difficile una volta, esattamente come mi irritavo io quando i miei genitori mi raccontavano delle code con la tessera annonaria.
    Non è colpa loro se vivono in un agio maggiore.
    E' compito nostro, erogare agio in modo che sia apprezzato e capito. E soprattutto generare desiderio, ambizione, aspirazione.
    Poi molto fa il contesto, ma non è un buon motivo per gettare la spugna senza provare.

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  2. nato nel 2001, mi ero persa un pezzo..

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    1. E' un compito difficile, quanto è vero, ma se si parte già con l'idea che non esista un meglio o un peggio ma solo un fluire storico allora forse riusciremo a farci comprendere meglio.

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  3. Considerazioni molto interessanti.
    Le mie figlie sono molto piccole quindi probabilmente faranno parte della prossima ME ME ME generation e chissà di quale mezzi e tecnologie avranno a disposizione. Concordo con Pdc quando dice: erogare agio in modo che sia apprezzato e capito. E soprattutto generare desiderio, ambizione, aspirazione.
    Aggiungerei solo di supportarli nell'autorealizzazione non limitando loro la tecnologia ma cercando di insegnarli ad usarla. Come? ancora non ci ho pensato.

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    1. Infatti la tecnologia non è il demonio, non possiamo ignorarla perchè è parte anche delle nostre vite, figuriamoci per chi ci è nato con il PC in mano :) Io la considero un'opportunità e come tale la propongo a mio figlio, che comunque mi pare già molto più a suo agio nel gestirla (anche nel farne a meno) di me. Per generare desiderio e aspirazione ... ci sto lavorando!

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  4. Madooooo grazie Marzia!! Confermi tutte le mie teorie sul gap generazionale, e su quanti si lamentano dei figli. Quello che dico sempre e' che non ci sono generazioni migliori e peggiori, semplicemente ogni generazione cresce nel suo contesto socio culturale e non potrebbe essere differente.

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    1. Hai visto, ti ho trovato documentazione a supporto ;)!
      Sono assolutamente d'accordo con te.

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  5. Ho appena pubblicato un post che parla di generazioni, partendo da un brunch, che una volta non esisteva ovviamente. Siamo in sintonia vadi? Anch'io adolescente negli anni 80 i paninari erano quelli che stavano bene, gli altri o tentavano di emularli con le imitazioni e si buttavano a sinistra. Sai che io ci ragiono spesso, sarà che lavoro con tanti giovani, e madò è troppo un altro mondo, il nostro benessere sembrava davvero frutto del lavoro duro dei nostri genitori, anche se era un micro benessere almeno il mio. E' stranissimo ero + povera ma adesso mi sento molto + insicura anche economicamente. baci sandra frollini e grazie per i tuoi meravigliosi spunti. Ora il mio post lo riscriverei tutto diverso.

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    1. In realtà non siamo andate molto lontane, l'insicurezza la sentiamo noi e la sentono i ragazzi, per questo non mi sento di condannare certi eccessi dati dalla precarietà. Certo non significa rinunciare, come diceva PdC, non gettiamo la spugna nel cercare di far loro comprendere quanto siano importanti le scelte di oggi ed il buon utilizzo dei mezzi che ora hanno a disposizione.

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  6. io credo che il confronto, economico e morale, con le generazioni precedenti sia sempre una grandissima fregatura. genera odio, complessi o sensi di colpa. A me incuriosiscono tanto questi ragazzi e ne ho "intervistato" (ogni volta che uso questo termine un giornalista vero accusa un crampo fortissimo) qualcuno. come sempre andando a leggere le storie individuali si scopre di avere tanto da imparare...

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    1. Guarda che le tue sono interviste fantastiche, io le leggo sempre solo che spesso non mi vengono commenti significativi, io e lo spirito artistico non ci siamo ancora trovati :)
      Per la fregatura dello scontro generazionale concordo, esiste da sempre e ancora non riusciamo a liberarcene.

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  7. Ecco io ci sono in piena in questa generazione, ma non è che mi ci senta molto, nel senso che forse dipende anche da come si è stati educati e io mi sento più vicina a te che a questa ME ME ME generation di cui parlano questi articoli.
    Sono comunque molto d'accordo con le tue considerazioni.

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    1. Vedi che alla fine queste gran differenze di generazione non esistono, esiste il tempo storico che fluisce. Poi ogni persona interpreta le regole del momento come ritiene più opportuno.

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  8. Mi ci ritrovo appieno, forse anche perché figlia unica e piuttosto viziata. Tutto il mondo è paese, vedo.
    Grazie come al solito per i tuoi spunti di riflessione!

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    1. Allora questa ME ME ME generation non è poi così male! A parte gli scherzi vedi che ogni epoca ha i suoi figli e non sono poi mai peggio dei precedenti.

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  9. Sto leggendo il libro di Mario Calabresi "Cosa tiene accese le stelle" nel quale emerge che questo rimpianto di un passato così bello in realtà è solo per chi era giovane a quei tempi o, comunque, il passato è forse "migliore per definizione" perché rielaborato dalla nostra memoria.
    Allo stesso modo credo, però, che il presente abbia rispetto a tanti anni fa delle caratteristiche peculiari per i giovani. La difficoltà a immaginare un futuro, la quasi assenza di prospettive concrete, la consapevolezza che vivranno una situazione peggiore di quella dei loro padri.
    Non sarà facile crescerli. Il progresso ha aperto grandi spazi ma ha anche creato tante false illusioni. Un po' come dire, vuoi sentirti libero? Allora ti butto in pieno oceano senza sapere neanche se sai nuotare o se hai una barca. Poi il problema è tutto perché avresti tutto l'oceano in cui muoverti e qualsiasi direzione in cui andare.
    Mi chiedo anche se l'uguaglianza, almeno nei paesi occidentali, consista nell'avere tutti un telefonino. Bisogna tornare a essere consapevoli che non tutti possiamo spendere 1.000 € per un Ipad nuovo. Come lo sapevamo noi da piccoli, che c'era chi si poteva permettere certe cose e chi no.
    Mi viene in mente una frase della canzone di Battiato
    "... le barricate in piazza le fai per conto della borghesia
    che crea falsi miti di progresso... "

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    1. Hai messo sul piatto tante riflessioni importanti, soprattutto sul fronte della consapevolezza. Ecco, direi che forse è quello l'ambito in cui dovremo stare più vicino ai nostri figli, perché la libertà è soprattutto responsabilità, prima di tutto verso se stessi.
      Grazie per gli spunti.

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  10. Anche io sostengo che non ci sono generazioni migliori o peggiori delle precedenti. Ci sono società e tempi che si modificano, si evolvono ma i valori fondamentali, i pilastri dell'integrita' morale, dell'essere uomini civili nel più ampio significato del termine, non cambiano, indipendentemente dalla capacità tecnologica con cui si trasmettono.
    Molto interessante Marzia, come sempre.
    Raffaella

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    1. I valori in fondo sono migliori oggi di quanto non fossero in passato, sull'integrità ho qualche dubbio ma mi mantengo ottimista per il futuro anche grazie a ciò che la nostra generazione sta facendo per supportare i nuovi ragazzi.

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  11. Hai mai pensato di fare politica? Con i tuoi ragionamenti saggi e ben argomentati avresti successo, sai ne siamo un carenti!

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    1. volevo scrivere un po' carenti ;-)

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    2. Ti ringrazio per la fiducia! Ma occorrono politici di professione, che lo sappiano davvero fare ... e sono d'accordo con te, siamo in carenza!

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  12. Anche io faccio parte di questa generazione, ma non mi ci sento dentro appieno, credo per i valori che mi hanno trasmesso i miei genitori.
    Il benessere non l'ho mai dato per scontato, nè da piccola nè, purtroppo ora. Sto cercando di far comprendere queste cose anche a mio figlio, come dice PdC.

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    1. Certo ogni generalizzazione è inutile, sia in negativo sia in positivo. Diciamo che dovremmo cercare tutti di vivere al meglio la nostra epoca senza dimenticarci il meglio dei valori umani.

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  13. davvero interessante. è indubbio che Internet, la tecnologia (e ciò che ne consegue)sia una grande rivoluzione con cui dobbiamo fare i conti. come individui e come genitori. avere tutto a portata di click, per una mente giovane e ancora "in formazione" ha una portata che immagino travolgente. speriamo di trovare un percorso "sano" per accompagnarli in questa svolta...
    credo che le gnerazioni sianno solo "diverse", con punti deboli e forti differenti, tutto qui. e come sempre, non è facile cogliere il valore aggiunto portato dalla diversità.
    grazie per queste riflessioni, Marzia

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    1. Già, la diversità spaventa sempre. Poi diventa normalità e si passa alla paura successiva :)
      Grazie a te!

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  14. Bamboccioni in senso lato, dove la mamma è una società appiattita nella non-cultura. Quando ragiono di generazioni mi faccio sempre la solita domanda banale: e mio figlio, che non ha nemmeno un anno? Cosa ne sarà di loro e di noi fra vent'anni? Come sarà avere alle spalle i genitori "ME ME ME"?Un post stra-interessante, un bello spunto di lettura davvero.

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    1. Io credo che sarà come sempre una bella sfida, una spinta in avanti o magari indietro (che a dirla tutta servirebbe proprio!). Vedrai che questi bambini sapranno cavarsela alla grande, anche grazie a questi genitori un po' troppo "social" :)

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  15. la cosa che a me fa impressione del futuro e delle future generazioni è che hanno ad immediata disposizione strumenti che non comprendono appieno. LAvorando in ambito tecnico-scientifico questo mi è sempre apparso lampante.
    E lo stesso discorso può valere nel primo mondo con la consapevolezza delle risorse. Ho lavorato in laboratori poveri che non potevano permettersi certi approcci e in altri ricchi dove lo spreco di risorse (e con esse di intelligenza) era all'ordine del giorno. Mi stupiva sempre il dareper scontato, il non domandarsi mai *l'entità* dei mezzi che stavano utilizzando.
    Il mio nuovo lavoro mi sta piacendo assai, ma ci sono meno studenti che girano (nel mio gruppo al momento nessuno, se consideriamo un dottorando un lavoratore piuttosto che uno studente come è tendenza di questi giorni). Mi mancano. E' triste vederli andare via, ma sono una finestrella preziosa sui tempi che cambiano. (oddio mi faccio vecchia...)

    un bacio Marzia
    ti stai preparando per mIlano? Io avrei avuto anche una scusa eccezionale per accorrere, quale un nipotino nuovo di zecca da sbaciucchiare. Invece no, non vedo l'ora di leggere i vostri racconti, non ero ancora pronta. SPero di esserlo al prossimo giro.

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    1. Sì, il confronto con i giovani è essenziale per ogni generazione di adulti, sia per essere guida sia per apprendere.

      Per Milano ... diciamo che sono pronta ... diciamo ... magari il prossimo anno riusciremo a vederci, se il blog sarà ancora un piacevole angolo di scambio :)

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  16. Vivo ogni giorno in mezzo ai rappresentanti di questa generazione. Ho letto questo post mille volte. E così tutti i commenti.
    Io vedo tutti i giorni questi ragazzi nell’oceano in cui sono stati buttati da noi adulti. Alcuni li vedo nuotare bene verso la riva. Sono quelli che hanno accanto qualcuno che fa la fatica di nuotare accanto a loro. Altri annaspano, alla ricerca di un appiglio, un salvagente, una boa, un relitto qualsiasi. Troppi ancora annegano soli. Nonostante i social networks.
    Monica

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    1. E infatti nessuna generazione può farcela da sola, è sciocco pensarlo sia per gli adulti sia per i ragazzi. Quello che dici conferma la necessità di non demonizzare i giovani ma di lottare insieme a loro per un obiettivo comune.
      Ci riuscirà mai questa benedetta umanità?!
      Non dev'essere facile per un bravo insegnante uscire da questo groviglio.

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  17. da mamma ti dico che internet ha rivoluzionato tutto. puoi vivere in un eremo sulla Sila ed essere comunque al centro nevralgico degli avvenimenti. io non credo molto, ad essere sincera, alla rivisitazioni in senso generale sulle generazioni. E' più forte di me, sono refrattaria ad inglobare tutti in un clichè. troppo aprioristico, a discapito del singolo individuo. sopratutto quando si tratta di bambini/ragazzi/adolescenti... che crescono e oggi non sono come erano ieri e così via...
    bisogna educarli, e bene, stargli vicino, il giusto, prepararli alla vita e al mondo...

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