lunedì 1 aprile 2013

Pensieri sparsi di conciliazione e consapevolezza

Foto da qui

Lo scorso anno il giorno di Pasqua mi aveva portato a parlare di compassione.
Non siamo religiosi nella mia famiglia, non siamo legati ai riti della chiesa cattolica sebbene facciano parte della nostra vita e della nostra tradizione.  Personalmente credo di avere una forte spiritualità, non mi definirei mai atea perché considero questa dimensione insufficiente per spiegare la nostra esistenza.
Quindi nella giornata dell'Angelo (io credo molto negli angeli) ho provato a recuperare altre parole che nell'ultima settimana mi hanno tenuto compagnia: conciliazione e consapevolezza.


Conciliazione (da concilium: unione, vincolo) viene usata in contesti molto diversi, dalla religione alla giurisprudenza. Per me vuol dire trovare un piano comune per comunicare. Non significa avere la stessa opinione o sforzarsi di condividere, solo essere aperti al confronto. Con la mente aperta allora sarà possibile trovare un punto di unione, quello mette in equilibrio sentire diversi al fine di un bene comune superiore.
Nel nostro Paese manca conciliazione, manca il vedere oltre noi e i nostri bisogni. Anzi, i nostri bisogni fittizi, perché il soddisfacimento immediato di ciò che appare il mio bene ora mi distoglie dal considerare ciò che renderebbe tale bene duraturo e diffuso.
Non mi piace banalizzare, la superficialità mi atterrisce, eppure me ne ritrovo quotidianamente avvinghiata per sopravvivere, prima di tutto nel contesto lavorativo. Non c'è conciliazione tra chi dirige e chi produce, tra chi acquista e chi vende, tra chi merita e chi ottiene. Il punto di incontro in realtà non viene neppure cercato, paura e critica non sono creative.
La conciliazione io l'ho vissuta qui, con il post precedente, dove persone con storie molto diverse hanno trovato - mischiate nelle mie parole - il proprio punto di incontro con amici o conoscenti in difficoltà.
Ho ricevuto messaggi ed e-mail meravigliose, di cui sono infinitamente grata, piene di piccoli\grandi gesti di conciliazione. Diciamo sempre che basta poco ma poi non è così vero, ci vuole molto coraggio e tanta tanta pazienza. E lo dico prima di tutto a me stessa che viaggio quotidianamente alla ricerca del mio equilibrio interiore e familiare, a me che oggi ho rischiato di perdere il lavoro svolto in tanti giorni per l'incapacità di gestire l'ennesimo momento di rabbia, per non aver cercato alcuna conciliazione ma aver lasciato parlare la frustrazione. Ora sono qui da sola a riflettere e dire parole sensate è facile ma è nell'emergenza che occorre essere pronti, consapevoli dell'obiettivo finale.

E così arriviamo alla consapevolezza (da con e sapere: complicità). Nel significato più comune è l'avere piena conoscenza di un argomento ma a me è piaciuta la base etimologica di sapere comune, di complicità nella condivisione. Mi collego a quanto dicevo prima, mettere insieme le nostre conoscenze e le nostre esperienze - con la volontà di condividere -  crea il piano comune. Queste fondamenta consentono di partire a costruire in modo solido la casa in cui vivere tutti insieme.
Non intendo dire che dobbiamo stare sempre in comunità, ci mancherebbe, ma essa è un'opportunità, è la cornice sicura all'interno della quale ognuno svolge la propria vita individualmente e autonomamente. Che la cornice esista e sia consapevolmente utilizzabile è però importantissimo.
Ogni tanto confronto la mia realtà cittadina con i racconti d'infanzia dei miei genitori (e delle persone della loro età). Mi stupisce il viaggio che così tanti essere umani hanno fatto per riunirsi a vivere in grandi città per poi trovarsi infinitamente più soli di quanto non fossero nei rispettivi piccoli paesi. Che grande opportunità perduta! Quanta ricchezza emotiva è andata perduta, quanti bambini e anziani si sono ritrovati più isolati, quanta fatica in più per la singola famiglia.
Ecco, il mio appello voleva richiamare l'attenzione su questa solitudine, travestita da innumerevoli impegni.
Volevo riprendermi la mia quota di consapevolezza e metterla lì a far da base per altre riflessioni e altri gesti. Perché attorno a me vedo tante persone capaci e forti e speranzose, persone in grado di crearla davvero la comunità.

Oggi su Facebook, ho letto il pensiero che Mathilda Stillday ha regalato per il lunedì dell'Angelo, è un proverbio africano:

If you want to go FAST, go alone.
If you want to go FAR, go together.

Non avrei potuto trovare un messaggio più sintetico ed efficace.
Felice e consapevole settimana a tutti!

24 commenti:

  1. "Un sant'uomo ebbe un giorno a conversare con Dio e gli chiese: "Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno".
    Dio condusse il sant'uomo verso due porte. Aprì una delle due e gli permise di guardare all'interno.
    Al centro della stanza, c'era una grandissima tavola rotonda. Sulla tavola, si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso. Il sant'uomo sentì l'acquolina in bocca. Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall'aspetto livido e malato. Avevano tutti l'aria affamata. Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, legati alle loro braccia. Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po', ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del braccio, non potevano portare il cibo alla bocca. Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze. Dio disse: "Hai appena visto l'Inferno".
    Dio e l'uomo si diressero verso la seconda porta. Dio l'aprì. La scena che l'uomo vide era identica alla precedente. C'era la grande tavola rotonda, il recipiente colmo di cibo delizioso, che gli fece ancora venire l'acquolina in bocca, e le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi manici.
    Questa volta, però, le persone erano ben nutrite e felici e conversavano tra di loro sorridendo.
    Il sant'uomo disse a Dio: "Non capisco!". "E' semplice", rispose Dio, "dipende da un'abilità: essi hanno appreso a nutrirsi reciprocamente tra loro, mentre gli altri non pensano che a loro stessi"."

    La prima scena, l’inferno, la trovo a volte così attuale… Io ho trovato in questo tuo spazio una spinta a riappropriarmi dell’abilità di usare il cucchiaio in modo furbo. Non è sempre facile, ma basta provarci e riuscirci una volta per sentirsi felici e per avere una spinta a continuare...
    Bellissimo post, come sempre.
    Un abbraccio,
    Monica

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    1. Che bella questa storia, l'avevo già letta ma anche dimenticata. E' perfetta per ciò che volevo dire, a me la Pasqua mi smuove sempre riflessioni "universali" :)
      E sull'inferno attuale non posso che essere d'accordo ma provo a vedere solo il meglio per una volta.
      Grazie come sempre per l'approfondimento.

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  2. Ciao,
    ho conosciuto il tuo blog da poco. Mi piace e ti seguo.
    Se ti va passa da me su www.facciamofestainsieme.blogspot.it a ritirare un premio :)

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    1. Ciao, benvenuta e grazie! Purtroppo io ho una pessima gestione dei premi, ci sono un paio di post al riguardo :)
      Però al fondo del blog ci sono tutti quelli a disposizione di chi passi di qui e abbia voglia di cogliere l'occasione per parlare un pò di sè!

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  3. La frase è bellissima. Si può andare lontano se lo si fa insieme. Insieme, molto è possibile. Trovo che sia una profonda verità. La sento e la condivido. E credo negli angeli e nella loro bellezza. Alcuni sono anche sulla terra ed aspettano di tramutarsi in altro in un'altra fase.
    Altrimenti non saprei come spiegare la bellezza di certe persone dai contorni indefinibili.
    Abbraccio forte.
    Raffaella

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    1. Già, ci sono molti angeli tra noi ed è una grande consolazione. Abbraccio a te!

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  4. Parto dal fondo, conoscevo già il proverbio africano e mi è sempre piaciuto molto, lo trovo esemplare davvero e sono felice di ritrovarlo da te, donna tanto ma tanto consapevole. Vedi il gruppo è una grande opportunità, il sostegno, come le oche che volano in stormi e se una si ferma, le altre rallentanto per non lasciarla sola. Il gruppo dovrebbe sempre incoraggiare, me spesso tutto si riduce a una gara senza senso. Ti abbraccio Sandra frollini

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    1. Dici che riesco ad essere già un poco consapevole? Sarebbe davvero un grosso risultato o almeno un buon inizio!
      Per il gruppo che rallenta per soccorrere ... ecco la parola che mancava ... dopo conciliazione e consapevolezza trovo perfetto aggiungerci "ricollocazione del tempo", per goderci il viaggio tutti insieme.
      Grazie Sandra!

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    2. sìsìsì dico e ribadisco di sì, ci riesci.
      sandra

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  5. le tue parole sono sempre precise e curate e la frase finale è meravigliosa. Ed è tutto lì, hai ragione. E non è mica facile, hai ancora più ragione. Un abbraccio

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    1. Davvero ... la saggezza sta in frasi semplici da comprendere ma difficilissime da applicare, altrimenti saremmo tutti saggi, vero? E invece quanto lavoro ci resta ...

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  6. mi piace molto il proverbio africano... me lo appunto!

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    1. Infatti anch'io l'ho messo qui per evitare di dimenticarmelo!

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  7. Avremmo molto da imparare dalle culture non "occidentali".

    Purtroppo sento il peso della solitudine di molte famiglie. Come ho scritto in un post recente, c'è stato un passato fatto di tante belle cose che adesso per tanti motivi non c'è più. Il lavoro porta a spostarsi lontano dal proprio nucleo familiare e di amici.
    E molte volte anche la vicinanza fisica porta una certa distanza di comportamenti e di idee. Forse tra le nostre generazioni e quelle precedenti il mondo è cambiato troppo velocemente rispetto a quanto accadeva in passato.

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    1. Lo credo anch'io, siamo andati avanti troppo velocemente e questo ci ha costretto a perdere per strada anche molte abitudini utili allo sviluppo sano della famiglia. I bambini specialmente dovrebbero poter contare su una base di sostegno allargata, il "paese" di un tempo.

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  8. ...questo tema dell'isolamento delle famiglie mi sta parecchio a cuore al momento. Ci rifletto anche io.

    La storia di Monica cercherò di tenerla sempre a mente, così come il proverbio africano che mi sembra verità assoluta.
    Buona giornata!!

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    1. Certo per chi vive lontano dalla propria famiglia e con tutta la rete di relazioni da ricostruire è ancora più difficile! Speriamo di incontrare sempre più persone decise a condividere i lunghi cucchiai!

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  9. Riflessioni post-post:per me, calabrese trapiantata a Roma, proveniente da un paese di sole 18000 anime, è stata dura adattarmi alla vita "solitaria" della capitale. Vivo in periferia, in una di quelle periferie nuove,quartieri dormitorio, dove ci sono solo case...niente servizi, niente luoghi di aggregazione. Mi manca la piazza! Con i miei vicini se va bene ci incrociamo una volta al mese, ma a volte passano anche 2-3 mesi! Però sono stata fortunata. Abbiamo creato un circolo di mutuo soccorso con i genitori di alcuni amichetti di mio figlio che vivono nel mio quartiere, una sorta di famiglia allargata. Facciamo stare insieme i bambini, ci coordiniamo per portarli e prenderli a scuola, in piscina, organizziamo pranzi e cene...E così sopravviviamo all'isolamento della vita in città! Comunque mi rattrista sempre pensare che io ho avuto un'infanzia e un'adolescenza felice, libera di uscire e incontrare gli amici in piazza, sul lungomare e per i miei figli non sarà così. Spero che almeno loro non siano costretti ad emigrare e potranno contare sull'aiuto di noi genitori. A me mancano tanto...per fortuna in questi giorni sono venuti a Roma e potrò godermeli un pò. Ora vado perchè ho un appuntamento con mia madre al centro commerciale.Buona giornata! Flo P.S.grazie per i preziosi spunti di riflessione!

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    1. Direi che siete riusciti a creare un bel gruppo di sostegno, non è per nulla facile! Ad esempio per me non è affatto così mentre la mia infanzia (seppure cittadina) è stata davvero molto vissuta in comunità.
      Allora goditi la tua mamma, mi raccomando!

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    2. Sì ripeto, sono stata fortunata ma ci ho messo anche tanto impegno.Cercare di mantenere i rapporti con gli altri non è facile. Non bisogna scoraggiarsi quando gli altri non si fanno sentire per tanto tempo, perchè hanno impegni, bisogna insistere perchè come hai detto tu "ci sono tante persone capaci e forti e speranzose, persone in grado di crearla davvero la comunità", e non solo sul web...basta guardarsi bene intorno e "partecipare". Credo che in questo periodo di crisi il bisogno della comunità, della solidarietà, sia molto più sentito. Approfittiamone! Tu sei una bella persona Marzia e sei stata in grado di creare una grande comunità attorno al tuo blog. Hai tutte le qualità per creare una comunità "reale" oltre che "virtuale", vicino casa tua. So da cosa sei frenata...ma buttati! A volte gli altri capiscono molte più cose di quanto noi pensiamo...Flo

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  10. Cara Marzia, non c'è proprio niente che io possa aggiungere. Solo un bel grazie per le tue riflessioni, che mi corrispondono come sempre moltissimo. Le righe iniziali potrei averle scritte io. Ti abbraccio

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    1. Grazie a te per trovare il tempo di passare a leggere! Un bacio ai piccoli :)

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  11. Credo che se noi tutti, nel nostro piccolo, iniziassimo a essere piu aperti e disponibili vs il prossimo, la vita sarebbe meno dura. Iniziando dalla solidarieta' femminile nella quale, non mi stanco di dirlo, credo molto!

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    1. Anch'io ci credo molto! E ne ho prova ogni giorno, per fortuna.

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