venerdì 8 febbraio 2013

SOLO la nostra linea

Sono sempre stata una persona molto accomodante. Non ho mai preteso di avere verità assolute e ho sempre trovato interessante osservare le scelte altrui, con il necessario distacco che porta a giudicare il minimo sindacale.
Questo non è stato e non è sempre un bene perchè spesso questo mio atteggiamento è stato scambiato per debolezza. Sono tante cose ma no, debole no. A me piace decidere, anzi. Non sto lì tanto a rigirarmi la patata bollente tra le mani, che sia scegliere un paio di scarpe o risolvere un problema delicato.
Però avrei dovuto far meglio, mettere me stessa più in evidenza, fare richieste più determinate. Essere tollerante non giustifica l'attendere che gli altri si comportino nel modo sperato, talvolta il pugno va sbattuto sul tavolo e occorre dire "Io la penso così ed è pure un ottima idea".
Ho fatto della mediazione uno stile di vita ma ora mi accorgo che non va sempre bene. Per me stessa e per quel goccio di sano egoismo che deve esistere per preservarci ed evolvere.

Questa premessa lunga e noiosa serve per introdurre quella che per me è una presa di posizione, flessibile come ogni idea che si sviluppa ma dai contorni ben definiti.
Ho già parlato in passato delle mie scelte relative al metodo educativo (almeno in due occasioni qui e qui) non mi ripeterò.

Però mi restava sempre il dubbio, quel tarlo sottile che si insinuava quando le giornate erano peggiori del solito e mi faceva dire che forse così non andava, che avrei dovuto essere più dura e risoluta con mio figlio.

Il dubbio si è assottigliato inaspettantamente durante una cena con dei vecchi amici.
Ma anche qui occorre una premessa. Siamo state due coppie di amici in gioventù, ci siamo persi seguendo i fili delle nostre vite e poi ritrovati un paio d'anni fa (come spesso accade con fb). Abbiamo dunque scoperto di avere due figli nati nello stesso anno (approfitto per far loro gli auguri visto che hanno avuto il secondo bambino due giorni fa!).
Siamo sempre state coppie diverse - per storia e carattere - e ora siamo genitori con stili educativi molto diversi.
Loro sono molto rigorosi, fermi nella definizione dei ruoli e delle regole. Sono genitori nell'accezione più tradizionale del termine, educatori e non compagni, struttura contenitiva dai contorni chiari.
Noi decisamente no. Tata Lucia ci maltratterebbe moltissimo, ne sono certa. Con Alessandro lasciamo fare spesso a lui sul lato regolazione dei bisogni: mangiare, coprirsi, giocare ... Non mi scompongo se mangia solo 10 pezzi di pasta e poi un frutto o un budino. Neppure se un giorno gioca 4 ore con la Wii perchè so che poi potrebbe non guardarla per giorni o settimane e stare ore su un libro o a fare enigmistica.
Non uso premi e neppure punizioni. Alex è sempre stato repellente a qualsiasi coercizione, piuttosto elimina "la cosa" dalla sua vita piuttosto che rendersi vulnerabile. Del resto un bambino che non ama praticare sport/attività, non ama la televisione, non ama mangiare ... resta poco su cui contrattare e quel poco è sacrificabile.

Cosa possono pensare di noi come genitori quelli che ci osservano dall’esterno? Dopo una performance di Alessandro l’ho capito dalle reazioni della mia amica, comprensibilissime e condivisibili reazioni.
Il fatto, in breve, era il contendere tra lei che chiedeva al figlio di finire il suo piatto di pasta e Alex che – come spesso accade – prendeva le difese del suo vicino di sedia facendo presente che non si possono obbligare i bambini a mangiare se non ne hanno più voglia. Accade spesso che lui si indigni (davvero, eh) davanti ad adulti che danno direttive ai piccoli su aspetti pratici della vita, il cibo e i vestiti in prima posizione. Ritiene che un bambino possa decidere quanto mangiare e se ha freddo o caldo, per lui è proprio una questione morale. Non considera l’idea che un genitore – sulla base dell’esperienza - possa conoscere meglio di un figlio quale sia il suo bene.
Ma questo la mia amica non poteva saperlo e hanno finito per ingaggiare un botta e risposta del tipo “Ognuno decide come è meglio per sè” “Sì, ma io ho ragione” “Non si può dire che si ha ragione, è un fatto di opinioni” “Sì ma qui ho ragione io” ...

La mia amica credo sia rimasta interdetta (spero non proprio offesa) davanti a quegli occhi puntati e il tono risoluto di quando Alex è preso dal sacro fuoco del dibattito.
Io gli ho solo chiesto di fermare la discussione, si trattava di qualcosa fuori dalla sua competenza e temevo problemi con l’altro bambino, che continuava a mangiare silenziosamente.

Da questo contenzioso ho ricavato alcune considerazioni - che la mia amica ha condiviso cone me, osservandomi dal suo punto di vista - che mi hanno colpito, comprendendone la grande portata educativa:

- sono una madre molto “dialettica” e questa apertura al confronto rende il bambino insofferente alle regole e lo mette in condizione di voler discutere tutto;
- è giusto che i bambini imparino che non è opportuno entrare in discussioni "paritarie" con adulti, soprattutto che non siano i propri genitori;
- è necessario che io aiuti mio figlio ad esercitarsi nel rispetto della pluralità, perchè non si piò dire "il mio parere è giusto, il tuo sbagliato".

Queste parole - “dialettica” “paritarie” “pluralità”– mi sono rimbombate dentro tutta la notte, qualcosa stonava e ci ho messo un po’ a capire cosa.

Non riuscivo davvero a trovare le parole adatte e me le ha generosamente fornite ilmiosuperpapà ieri insieme all’illuminante articolo da lui citato sui genitori “peluche”.

Dunque noi saremmo genitori decisi a delegare il ruolo genitoriale al nostro stesso figlio, incapaci di imporre una disciplina universalmente condivisa, destinati ad essere tiranneggiati da un confuso piccolo tiranno.
E’ davvero così?
Noi siamo i genitori di nostro figlio, SOLO di nostro figlio. Mai mi sognerei di sventagliare il mio comportamento come il migliore possibile, ma certamente è il migliore che io abbia sperimentato su me e su Alex. Nasce da un continuo assestamento e dall’analisi (soggettiva ma costante) di ciò che mio figlio è come persona. Perchè mio figlio è una persona, immatura ma reale e definita.

A casa nostra ci sono le discussioni solite, quelle che accadono ovunque. Io sono la solita mamma noiosa che parla di compiti, di lavarsi e prepararsi, che chiede al figlio ogni giorno di sistemare le sue cose e buttare la sua spazzatura nell’apposito cestino.
Sono battaglie normali, quasi rassicuranti.
Quello che ho scelto di non fare è imporgli il rispetto e le opinioni.
Non gli ho mai imposto di accettare ogni mia parola SOLO perchè sono sua madre, non ho mai pensato di sapere SEMPRE cosa è meglio per lui perchè sono un adulto che lo ama.
Sbaglierò ma è quello che ho scelto, tarandomi SOLO sul mio rapporto con Alex.

Ho capito – definitivamente – che io amo essere dialettica, ma lo sono soprattutto perchè dall’altra parte del dialogo c’è Alessandro.
Se avessi avuto un bambino diverso, in grado di smettere un capriccio pur di non perdere mezz’ora di cartoni animati ... dico, non ne avrei forse approfittato?
Ma si potrebbe anche rivoltare la frittata: se io fossi stata più rigida nella definizione di regole ruoli, non avrei avuto un bambino più tranquillo e rispettoso?
Poichè questo tipo di domande sono sterili e prive di utilità, le dimenticherò.

Ho capito che io e mio marito non desideriamo affatto cambiare, ci abbiamo anche provato senza alcun successo, probabilmente perchè non ci piaceva il nostro stesso agire. La rigidità dello stile dei nostri genitori non ci ha giovato, non lo abbiamo amato, non siamo diventate persone migliori ma SOLO più vincolate. Questa è SOLO la nostra esperienza ma vale e pesa su di noi e ci ha portato a cercare canali di comunicazione e crescita differenti.
Migliori? SOLO per noi, sì. Decisamente sì.

Ho capito che Alessandro conosce benissimo la differenza tra bene e male. Conosce il rispetto della diversità e quello delle regole, a scuola ha imparato ad allontanarsi da chi scambiava il suo silenzio per obbedienza incondizionata e a rendersi flessibile.
Però sa difendere le sue opinioni, è fermo e rigoroso in questo. Molto di più di quanto io non abbia mai fatto, e non solo alla sua età. Posso anche sbagliare ma non lo fermerò mai in questo.

La nostre regole d’oro sono:
1) la tua libertà è un cerchio attorno a te, gli altri la devono rispettare ma tu devi fare altrettanto con il cerchio altrui
2) finchè non fai del male a nessuno, hai il diritto di scegliere quello che preferisci
3) hai il diritto di avere una tua opinione, anche se diversa dagli altri, non temere la maggioranza (sempre nel rispetti del punto 2)

Tutto questo – in un bambino in evoluzione – porta necessariamente ad alcuni eccessi, con noi genitori primariamente. Li conosciamo, li monitoriamo, li arginiamo utilizzando le modalità che riteniamo più adatte.
E nostro figlio evolve. Per ora sempre in positivo, lentamente ma costantemente.
Quando si sente ascoltato è un fiume in piena.
E io questo fiume lo amo.
Sarà una parola strana da dire ma io stimo moltissimo Alessandro, questa persona di 8 anni che insieme a me ha intrapreso un viaggio complicato e affascinante.

Per concludere ripeto che questa è SOLO la nostra linea.
Non giudico e non critico alcun tipo di stile genitoriale diverso, come potrei? Quando funziona e/o ci rende sereni rispetto alle nostre scelte allora perchè porsi troppe domande?
Ora l’ho davvero capito e ringrazio i nostri amici per questa loro involontaria, e mi auguro non troppo spiacevole, occasione di riflessione!
Cerchiamo tutti di essere i migliori genitori possibili, attingendo ad esperienze ed attitudini, ma il manuale migliore lo stringiamo tra le braccia ed è SOLO per noi.

Che gli amici sono una grande ricchezza l’ho già detto vero? Spesso soprattutto quando non la pensano esattamente come noi.


P.S.  Sono al post n. 100 ... wow!!

35 commenti:

  1. Credo che tuo figlio sia splendido e che un dialogo/confronto/scontro che sia, non può che essere accrescimento. Pensiamo ai nostri figli come ad "esseri" piccoli e per questo spesso "incapaci" (perdonami i termini), per poi scoprirne invece la profondità che nascondono nei gesti e nelle parole. Non esiste di sicuro un metodo educativo unico, assoluto ne tanto meno uno giusto ed uno sbagliato ma di certo e' che considerare i lustri figli, persone in primis, con le loro esigenze, la loro personalità, non può che indirizzarci verso la strada giusta....magari la più scomoda....ma questo non è importante.

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    1. Ascoltare, appunto, noi stessi e i nostri bambini. Ciò avviene in modo abbastanza naturale, è quando ci si sforza ad essere diversi che le cose non funzionano. Questo volevo dire, in modo un po' caotico!

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  2. In quell'articolo che citi (quello del peluche) a me sembrava che mancasse proprio questo SOLO. Il Solo che ti spinge a prendere tuo figlio come parametro per determinare e plasmare scelte o dinamiche educative. Con l'obiettivo dell'essere migliori. Questo perchè Alessandro è diverso dal mio Filippo e da tutti gli altri bimbi. Questo non annulla il nostro essere i "soliti genitori noiosi" con la consapevolezza del valore direi universale di molti aspetti educativi da "Tata Lucia". E credo che questo valga per tutti noi a prescindere dal grado di presunta complessità dei propri figli. Secondo me chi vive la coscienza che questo SOLO è decisivo, ne riconosce i benefici perché saranno evidenti in un percorso, utile di per sè, e con esiti imprevedibili... sempre.
    Cara Marzia, non so se mi sono fatto capire, ma credo di aver capito bene quanto tu ha sapientemente illustrato.
    ciao.

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    1. Ti ringrazio davvero per lo spunto, le leggi universali sull'educazione non riesco ad apprezzarle, per come è stata la mia esperienza. Tu certamente potrai anche osservare come stessi metodi su due bambini producano effetti diversi. E voi vi sarete di certo adattati anche a questo ...

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  3. Cara Marzia, tu lanci sempre delle vere bombe! :)
    In assoluto, credo che la miglior linea educativa sia quella che funziona!
    Il fatto che funzioni non è scientifico, semplicemente calza perfettamente sul bambino che hai davanti.
    Questo spiega perchè dei genitori ottengono con alcuni figli dei risultati e con altri no. Il temperamento conta, conta il momento in cui sei diventato genitore, conta tutto, è come una ricetta, se sbagli gli ingredienti, ti viene fuori tutt'altra cosa!
    Io, per esempio, sono una persona che pur dando regole abbastanza chiare, non disdegna le spiegazioni, il dialogo, anzi.
    Il risultato è che mio figlio grande, quando tento di ragionare con lui, semplicemente non ascolta, aspetta (im)pazientemente che io abbia finito e poi...fa quello che vuole, e ti assicuro che nulla che gli è stato imposto come regola, non abbia avuto una dichiarata ragione, ma lui preferisce il rischio dell'incognito.
    Il piccolo, discute, ti cozza contro, ma quando percepisce che la regola imposta è utile anche a lui, non esita a seguirla.
    Ho ragione nel mio modo di fare? Non direi visto che funziona a metà.
    Su una cosa però ti vorrei far riflettere, in generale, e per l'esperienza che ho di figli: non sempre i bambini sono pronti a decidere il "meglio" per loro stessi, perchè non hanno esperienza su tante cose e soprattutto non percepiscono le conseguenze delle loro scelte, secondo me i genitori devono farsi carico di queste scelte e magari sostituirsi ai figli per non dar loro una responsabilità che non possono gestire. In poche parole, "il lavoro sporco" lo dobbiamo fare noi, anche a rischio di risultare "cattivi" e non compresi dai nostri figli, col tempo capiranno che li abbiamo sollevati da un peso che non potevano ancora portare.
    Buon weekend. :)

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    1. Sottoscrivo ogni tua parola, dall'inizio alla fine!

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    2. Avete ragione a distinguere "i pesi" delle scelte e a parlare di conseguenze. Non ho fatto scegliere ad Alex la scuola, ad esempio, ovvio che ci sono scelte che i bambini non possono fare. Ma prendiamo lo sport ... ho proposto diverse attività, ad alcune ho provato a forzarlo per vedere se superava le sue paure, poi mi sono fermata. Se uno sport deve diventare un momento di guerra e malessere, e non di divertimento, ha senso? Se mio figlio dovrà mai essere frenato (per il suo bene) lo farò ma per ora ha più bisogno di essere lanciato nel mondo e per riuscirci devo lasciarlo fare, devo avere fiducia in lui e in me. Ma la proporzione con la sua età cerco di non dimenticarla mai, non credo abbia mai dovuto assumersi responsabilità che non fossero ragionevoli con il suo essere bambino. Comunque farò più attenzione ...

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    3. Condivido ogni sillaba, Ninin! Bel post Marzia, come sempre :)

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  4. Assolutamente d'accordo, se va bene nelle dinamiche familiari, lo stile educative è quello giusto!

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    1. Dinamiche rende l'idea, è proprio lo scambio continuo che produce il risultato.

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  5. Non dirlo a me, Marzia. Mi ritrovo in molto del tuo post, perchè anche io e mio marito sappiamo bene che il nostro modo di porci come genitori verso i nostri figli è appunto SOLO IL NOSTRO, PER I NOSTRI FIGLI.
    Chiaramente ci sono princìpi di base da insegnare che valgono per tutti (come il rispetto per il prossimo, ad esempio) ma poi ognuno ha una linea educativa che viene fuori dal confronto con il proprio figlio e con le sue peculiarità. Quando i bambini poi sono un pò "speciali" come possono esserlo Alex o la mia monella, allora questa cosa vale ancora di più.
    Quindi stai certa che stai cercando di fare del tuo meglio insieme a tuo marito: vai avanti così.

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    1. Quante ne avrai sentite anche tu Maris su cosa fare o non fare con la tua monella. Qualcosa va bene, altro proprio no e tu stai facendo con lei un lavoro meraviglioso, "con" lei è non solo "per" lei.

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  6. Cara Marzia,
    come sempre rimango interdetta quando leggo i tuoi post su Alessandro. Daniele si comporta nello stesso identico modo! Qualche giorno fa stavamo in un parco e una mamma ha dato uno schiaffo a suo figlio perchè non si era pulito il naso. Daniele è saltato su tutte le furie, voleva affrontare questa signora per dirle che i bambini non si picchiano...l'ho frenato a stento! Io l'ho soprannominato "il difensore dei deboli" :-) Che dire, concordo in pieno con te e io ci sono arrivata dopo 3 anni di sensi di colpa e di terapia familiare. Quando sono iniziati i primi problemi con la "rabbia" di mio figlio mi sono detta che era colpa della poca disciplina che gli avevamo dato. La mia pediatra, un'amica, mi ha consigliato di leggere "La disciplina" e "I no che aiutano a crescere".Proprio come è successo a te! Io e mio marito abbiamo fatto una marea di errori nel periodo in cui cercavamo di seguire i "ricettari" che ci avevano dato. A un certo punto ho capito due cose: 1) che la disciplina non c'entra nulla con i problemi di Daniele e che non lo aiuta a risolvere i suoi problemi di controllo emotivo, anzi li alimenta 2)che io e mio marito non siamo dei genitori rigidi e non vogliamo esserlo. Non possiamo forzare la nostra natura! I risultati migliori, il rispetto delle regole, con Daniele li abbiamo sempre ottenuti quando ci siamo messi sul piano della dialettica, proprio quella dialettica che la tua amica non condivide. Viceversa Daniele si trincera e non è più possibile comunicare con lui. Da quando ho questa consapevolezza non mi importa affatto di quello che dicono gli altri e non mi faccio più sensi di colpa. Come hai detto tu questa è SOLO la nostra linea, quella che si adatta SOLO a nostro figlio. Flo

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    1. Anche per noi Alex è il difensore delle cause senza speranza! I nostri figli si assomigliano molto, magari prima o poi li faremo incontrare :) Quella che racconti è anche la nostra storia e siamo stati portati più o meno nella stessa direzione ... Solo perché questi sono i nostri figli.

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  7. Poiché temevo di finire con lo scrivere un commento sconclusionato e logorroico, ne ho fatto un piccolo post scritto in 2 minuti di corsissima da me. Spero non ti dispiaccia.
    Un abbraccio,
    Monica

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    1. Ho letto ... valeva la pena lasciare un po' di polvere ;) Poi mi saprai dire se quelle sopra sono tutte sciocchezze e se mi toccherà trasformarmi in un generale! A prestissimo!

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    2. Di polvere ce n'era un po'.... troppa!!!!!! ;)
      Tu sei una mamma meravigliosa così come sei e la saggia creatura è fantastica!
      Arrivederci a presto!
      Un superabbraccio,
      Monica

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  8. Sono d'accordo con gli altri commenti e aggiungo che potrei elencarti I nomi di tutti i bambini e gli adolescenti con cui ho avuto a che fare a scuola che avevano ricevuto una educazione come quella di cui parli con Alex. Questi ragazzi erano piu' maturi dei loro coetanei e anche piu' polemici, e' vero; ma indubbiamente piu' sicuri di loro stessi.

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    1. I rischi li conosco e li vedo in Alex. Però l'alternativa è stata una guerra perenne e tanto dolore. Non mi piacevo mentre ora ho fatto pace con me e col mio essere madre.
      Alex è sempre stato polemico ma da quando lo ascoltiamo e diamo davvero peso ai suoi pensieri e alla sua volontà, le battaglie sono diminuite e non perché lui ottiene tutto ciò che vuole e noi molliamo del tutto il ruolo dei genitori. Adesso è uno scambio e spero possa esserlo ancora di più tra qualche anno quando i problemi saranno più grandi.
      Grazie Lucy, speriamo di tirarne fuori più buono che altro.

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    2. Vista dal di fuori, e' Stato davvero coraggioso a contrastare la tua amica. Bravo.

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  9. Ho capito ciò che intendi tu. Non è certo un caos o lasciarlo in completa balia di se stesso. Ma accompagnarlo per mano nella sua crescita. Mi sento molto in sintonia con te. Per il cibo, per le due orette davanti alla wii perché tanto poi magari per settimane intere se ne dimentica. Non ho mai forzato le mie figlie sul cibo, se non mangiano tutto la sera evidentemente mangeranno di più a pranzo, il cibo è educazione, piacere, gusto.
    E sono d'accordo con te, è chiaro che nella vita di tutti i giorni ci siano dei momenti di obblighi: alzarsi presto, lavarsi, andare a scuola, fare i compiti, mangiare ad una certa ora, andare a letto quando lo dice la mamma altrimenti il giorno dopo sei uno zombie in catalessi. Ma accompagno le mie figlie, da anni penso che uno sport come la pallavolo potrebbe aiutarle anche ad essere meno insicure, le ho portate agli allenamenti, qualche settimana e poi figlia piccola vuole suonare e danzare, figlia grande è ormai troppo grande. Assecondare le attitudini vuol dire anche un lavoro di attenzione, di ascolto, di sfumature da cogliere. I paletti ci sono quando ci devono essere. Ma non è una punizione o una tabella rigida quotidiana che segna, che fa diventare grandi. Comunque ognuno osserva i propri figli, le dinamiche di ogni famiglia sono diversissime, ed è giusto così, perché non siamo tutti uguali, ben venga un confronto, come in questo blog, sulle diversità e su nuovi punti di vista!

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    1. Sì, ecco, hai proprio riassunto ciò che volevo dire. So che la mia posizione può aprirsi ad un milione di "ma" e "se" ... io ho solo deciso di provare ad andare avanti così, navigando a vista e stando un po' a guardare il panorama invece che ostinarmi a fare da comandante. Forse è sciocco ma mi sento bene così per ora :)

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  10. Cara Marzia, se più persone capissero che spesso l'educazione che si da e le regole di una famiglia dipendono dalle persone che la compongono, sicuramente tutto sarebbe più semplice.
    Ti ammiro per come sai modularti su tuo figlio e sono convinta che non potresti ottenere risultati migliori se seguissi la strada di qualcun altro.
    Non esistono figli uguali ad altri e non esistono genitori uguali agli altri.
    Apprezzo la tua capacità di metterti in discussione, così come è giusto difendere le proprie convinzioni.
    Aòex è fortunatao ad averti come mamma.

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    1. Io vorrei tanto arrivare a costruire un vero rapporto con mio figlio, come accade tra te e PdC. Voi siete una squadra davvero speciale, il modo in cui comunicate - anche senza parlare - è un traguardo per me. Grazie per l'incoraggiamento!

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  11. Bellissimo post, marzia, grazie. Forse abbiamo stili diversi, ma mi ritrovo nella filosofia.
    La nostra ricetta è questa: ascoltare e parlare, e poi ancora ascoltare e parlare, ascoltarli anche quando sono piccolissimi, fregandosene della gente che sogghigna quando spieghi cosa state per fare o cosa provi a tuo figlio di 3 mesi. Capiscono e si esprimono ben prima di saper parlare.
    Ma questa è SOLO la nostra ricetta :)

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    1. E' questo il bello, il fatto di avere tutti modalità diverse tarate su noi stessi. Il mio punto era smettere di avere continui dubbi, di guardarmi attorno e chiedermi se "gli altri lo fanno meglio" ;)

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  12. Mi sembra di aver dimenticato tutto quello che ho fatto come genitore , chissà? se mi soffermo un attimo forse ...... rileggendoti mi saltellano davanti dei ricordi che alla fine, ora, mi fanno sorridere.
    Ed è vero siamo sempre e SOLO noi con la nostra storia e con le nostre SOLE esperienze che una volta fatte non ci servono più, ahimè!
    Mi ero fatta un bel po' di esperienza con la prima figlia, avevo SOLO la nostra linea che mi pareva funzionasse bene ma poi arriva il secondo figlio e io ero convinta che l'esperienza precedente sarebbe servita....
    No, c'era un'altra linea da seguire SOLO un'altra linea, e l'esperienza precedente non mi serviva.
    E' sempre un nuovo mestiere...
    Ciao Marzia!

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    1. Ciao Carla! Vero, è sempre un nuovo mestiere. Chi ha più di un figlio lo sa in modo particolare, ogni bambino ha il suo bagaglio. Tra un pò ti toccherà ricominciare con i nipotini :)

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  13. Credo che la vostra reciproca capacità di adattarvi ai vostri bisogni , alle tacite richieste e ai taciti dare/avere, siano esemplari. Non solo per chi ha bambini intellettualmente ed emotivamente compleesi, ma per tutti. Trovo che la vostra intimità, il vostro parlare, anche oltre il silenzio, sia una forma di civilità, tolleranza, intelligenza, al di fuori dal comune. Mi piace molto quello che scrive Pdc, perchè mi piace il vostro modo di rapportarvi ai vostri figli. Con coerenza verso se stesse e verso loro. Vorrei, un giorno, che la mia linea somigliasse alla tua.
    Raffaella

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    1. Tu hai una grande capacità di ascolto, credo che già ora tu stia modulando la tua linea sulla base dei bisogni di tuo figlio. E anche dei tuoi, perchè nella relazione siamo sempre in due, non voglio mai più dimenticarlo.

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  14. ma io ti capisco, forse perchè sono come te.
    sull'educazione dei figli ognuno può pensarla e credere di essere nel giusto, forse perchè non è un dato certo, non c'è un manuale a cui attingere e applicare alla lettera. tutto è relativo, il giusto è quello che si fa proprio per quel bambino, rapportandosi in maniera non passava ma con rispetto. non siamo tutti uguali, sopratutto i figli, ognuno ha un carattere e sopratutto delle caratteristiche uniche, e ne ho due di figli, so che l'educazione impartita da me ha avuto due riscontri diversi. mi ritrovo sempre nei tuoi post. questo, in cui parli della delicatezza di una madre che ascolta anche il figlio prima di mettere ordini o obblighi mi trova pienamente concorde. perchè intravvedo l'intelligenza di riuscire a capire il momento, il gesto, la giusta atmosfera.

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    1. Credo che avere sotto gli occhi più di un figlio dia la giusta prospettiva verso se stessi e verso la relatività delle nostre scelte. Questo mi manca ma provo a non dimenticarlo grazie alle vostre esperienze ...

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  15. Anche secondo me le regole sono un po' troppo sopravvalutate, nel senso che spesso si sente parlare solo di queste e non di come aiutare i figli a crescere con creatività e criticità. Il caso di Alex mi ha fatto venire in mente che da piccola avevo generalizzato un po' troppo la cosa che 'siamo tutti fratelli e sorelle' e salutavo tutti i malcapitati che mi arrivavano a tiro, poi ho ristretto ai soli religiosi... "almeno loro risponderanno" mi dicevo. Dare un confine- o un modus- anche alle cose giuste, come è successo ad Alex con la sua battaglia, non è certo impresa semplice, anch'io lo ammiro e condivido il suo coraggio!!

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    1. In effetti può essere così e Alex ha fin troppo la percezione del senso critico.
      Ora oltre al coraggio ci toccherà approfondire anche la diplomazia :)

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Scrivere è bello ma leggere è anche meglio. Grazie per il tuo commento ...