venerdì 22 febbraio 2013

Il rispetto come metro della nostra intelligenza

Sto cercando di seguire l'onda del tema del mese di Genitoricrescono: "Rispetto!". Tante riflessioni interessanti su ciò che si intende con questa parola, anche fuori dai confini uomo-donna o adulto-bambino.
Ho anche letto e guardato le iniziative "One billion rising" che si sono mosse in tutto il mondo il giorno di San Valentino. Molto emozionante.

Ieri mattina accendo la radio e Platinette lancia questo argomento di discussione "Le donne nei veri luoghi di potere potrebbero fare la differenza e risolvere la situazione?". Il punto di partenza sono due notizie, una trita ossia Emma Bonino come possibile candidata alla carica di Presidente della Repubblica, l'altra nuova circa Silvia Enrico come presidente del suo partito, e pare sia la prima donna ad essere a capo di un partito e lì si insinuava la domanda.

Ora, io non sono brava a descrivere la mia posizione circa tutto questo, perchè una posizione vorrei non doverla avere. Sono stata cresciuta senza particolare attenzione al mio essere femmina, da una famiglia tradizionale eppure incurante del mio genere. Ho avuto bambole e costruzioni, persino pistole e il mio primo vestito di carnevale è stato da cow-boy (dalle foto non sembro felicissima ma tant'è). Insomma non ricordo di aver mai pensato che una cosa potessi o dovessi farla perchè femmina.
Solo molto più tardi ho realizzato che in effetti il mio genere generava differenze. Spesso non oggettive ma soggettive. Ci si aspettava qualcosa di diverso da me e dai miei colleghi uomini. Sono andata avanti senza curarmene molto però è evidente quando ti trovi a cenare in solitaria nei ristoranti degli alberghi, o sbirciando gli altri passeggeri dei voli A/R in giornata (in evidente tenuta "business"): la percentuale femminile è sempre minoritaria, almeno in Italia.
Sull'argomento c'è una letteratura nutrita e davvero non mi viene fuori niente che non sia banale, già sentito, poco emozionale.
La mia è totale incomprensione verso questo dover continuamente rimarcare le posizioni, ribadire concetti, rifissare confini.
Possibile che non si riesca ad arrivare a considerarci il genere umano, e basta?
Possibile che debba per forza esistere un meglio e un peggio, un forte e un debole, un aguzzino e una vittima?
Possibile che non si riesca a gestire le differenze? Diamine è da milioni di anni che siamo tutti diversi, non ci siamo ancora abituati?

Il tema è caldo, anzi caldissimo. Cronache intrise di violenza insensata, genitori trasformati in inevitabili censori verso tv e internet, buona parte del mondo in cui il rispetto non esiste in alcuna declinazione.
E dunque ci ritroviamo con l'enorme responsabilità di traghettare la nuova generazione che abbiamo messo al mondo verso qualcosa di diverso. Ma come? E soprattutto qualcosa cosa?
Io sono sincera, nel mio mondo ideale la discussione sul rispetto - soprattutto tra uomo e donna - non esiste. Non esiste perchè è parte della quotidianità, perchè è fluido e privo di "se" e "ma".
Nel mio mondo le PERSONE si relazionano con chi desiderano, occupano il posto che desiderano, fanno le cose che desiderano.
Tutto con il rispetto che si deve a ogni PERSONA, LUOGO, COSA. Punto.
Il rispetto è privo di genere, dispende dal far parte di un TUTTO, dipende dal sentirci responsabili delle nostre azioni, dal sapere che ogni gesto ha una reazione intorno a noi.
Questo è ciò che voglio trasmettere a mio figlio. Io non amo parlare in termini di maschio e femmina, non lo fa neppure lui. Non amo parlare del "bene" come qualità astratta ma come azione quotidiana del far qualcosa che porti più vantaggi che svantaggi. Per tutti, non solo per noi.
A lui mostro il mio mondo ideale, sperando che questo squarcio possa diventare un obiettivo quando sarà il suo momento.
E incrocio le dita.

E dato il mio periodo di frivolezza chiudo con un pensiero leggero.
Da un paio di mesi, fino alla scorsa settimana, tre quarti d'ora della mia serata erano dedicati quando possibile alla visione di una serie televisiva fantasy chiamata "La spada della verità" (o l'inglese "Legend of the Seeker").
Ingredienti classici: un mondo in pericolo, ambientazione simil-medievale, maghi e poteri magici ovunque, un cattivo-cattivissimo e un buono-buonissimo, finale mieloso. Le donne, bellissime, vestite in modo provocante. Gli uomini forti, anch'essi belli e aitanti. Insomma ci si poteva aspettare un florilegio di luoghi comuni e situazioni sessiste. E invece no. Almeno io ne sono rimasta favorevolmente stupita.
Le donne sono forti, potenti, magiche. Difendono l'eroe e sono quello che vogliono essere, decidono e risolvono davvero la situazione. E poi sono anche amiche tra loro, collaborano e creano un fronte invalicabile per il “male”.
Mi rendo conto che può essere strano attribuire un valore di esempio sociale ad una banale serie televisiva ma io ci ho trovato un grande rispetto per il ruolo femminile.
Non so spiegarlo bene ma la storia mi è sembrata di un equilibrio raro, piacevole. Una storia di persone – eroi, certo – senza distinzione di sesso, età, rango sociale.
In un certo senso un piccolo pezzo del mio mondo ideale, anche se poi non è dato sapere come fosse la vita delle persone diverse degli eroi ... così come accade nel nostro mondo reale, in fondo.

Ma stupidaggini a parte, io aspetto questa nuova società in cui non ci si ferma a pensare se chi ci sta accanto sia femmina, maschio, eterosessuale, nero, con disabilità, e altre mille diverse variabili. Basta sapere che si tratta di una persona per averne il necessario rispetto, quello che desideriamo anche per noi stessi. Basta sapere che siamo in un luogo di tutti (anche nostro!) per non insudiciarlo. Basta sapere che un oggetto è utile alla comunità (anche a noi!) per usarlo nel modo più opportuno.

E vi lascio con una citazione che ho letto da poco:

Una persona stupida è una persona che causa un
danno ad un’altra persona o gruppo di persone, senza
nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé od
addirittura subendo una perdita

Carlo M. Cipolla, Le leggi fondamentali della stupidità, Il Mulino, 1988

Insomma, se non vogliamo farlo per amore o buon senso, facciamolo almeno per rispetto alla nostra intelligenza.

Con questo post partecipo al Blogstorming di Genitoricrescono.

Buon fine settimana.

18 commenti:

  1. Un altro dei valori che trovo sempre più assente intorno a me, il rispetto. Manca soprattutto il rispetto per il valore personale di ognuno di noi, come lavoratori, come genitori, come amanti ... buon fine settimana a te, ragazza!

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    1. Oggi più che mai non posso che darti ragione, solo mi pare ci sia più parole che fatti in questo nostro mondo ... un grande spreco, vero?

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  2. Lo sai che facevo le stesse riflessioni anch'io in questi giorni?Sarà l'aria dell'imminente votazione che ogni volta ripropone la storia delle quote rosa, della minoranza delle donne in parlamento o ai vertici della società e l'unica cosa che riuscivo a pensare era :" possibile che ci si deve ancora limitare all'essere donna o uomo e non si sia ancora arrivati a considerarci tutti uguali?
    Non credo che si debba ricoprire un particolare ruolo solo per il proprio sesso ma piuttosto per le capacità che ognuno ha...
    sono stata proprio contenta di leggere il tuo post di oggi!:)
    Baci
    Pamela

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    1. Benventuta Pamela! Le votazioni hanno acceso molte riflessioni, come sempre, solo che poi la situazione pare non cambiare e ci si ricorda delle donne sempre e solo come "minoranza da aiutare". Non mi piace proprio questo approccio e spero che prima o poi possa cambiare.

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  3. Sai che anch'io da piccola giocavo con i giochi cosiddetti da maschio: trenini, pista delle macchinine, lego. È così ha fatto anche mia figlia piccola.
    Comunque sia questa cosa di rimarcare i confini, le differenze fra uomo e donna, quante donne ricoprono posti di potere, quante in politica.
    È davvero tutto superfluo, se fosse veramente cambiato qualcosa radicalmente non si parlerebbe sottolineando le presenze di donne in vari settori che un tempo ricoprivano sopratutto uomini, dovrebbe essere naturale.
    Per il rispetto hai proprio ragione, è un aspetto dell'etica delle persone che tante volte sembra mancare, bisognerebbe che ci fosse per davvero una educazione al rispetto, in tutte le sue forme.
    Invece mai come in questi ultimi anni sembra mancare.

    Mi piace tanto quella definizione di stupidità, alcune persone dovrebbero rifletterci su a lungo...

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    1. Bellissima definizione, vero. Più persone di quello che avrei pensato dovrebbero rifletterci a lungo ... L'etica diventerà mai un valore condiviso?

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  4. Post fantastico che mi vede d’accordo su ogni parola. La citazione sulla stupidità la faccio stampare su una maglietta da regalare a una persona che ha fatto della stupidità la sua religione.
    Infine, una riflessione su queste parole: “Le donne sono forti, potenti, magiche. Difendono l'eroe e sono quello che vogliono essere, decidono e risolvono davvero la situazione. E poi sono anche amiche tra loro, collaborano e creano un fronte invalicabile per il “male”". Solo nelle serie televisive fantasy succede…
    Un abbraccio,
    Monica

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    1. Oggi avrei voluto commentare il tuo post sul "cambiare i cittadini" ma non ne ho avuto la forza ... tante cose succedono solo nelle serie televisive ... troppe!

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  5. Il libro di Cipolla è fantastico nella sua semplicità (anche "Allegro ma non troppo").

    Mi rendo conto, alcune volte, che mi viene attribuito un quel qualcosa non so che in più perché semplicemente uomo. Lo percepisco da una battuta, da un non detto "tra noi ci capiamo", come se ci fosse sempre bisogno di una specie di "spirito da caserma".
    Credo che si debba partire proprio dalle cose spicciole di tutti i giorno, anche solo non ridere ad una battuta può essere utile come partenza.

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    1. Devo leggerlo assolutamente.
      Il "tra noi ci capiamo" talvolta esiste anche al femminile ma poi l'antagonismo prevale e si finisce per essere tutti contro tutti. Partire dalle piccole cose è diventato il mio motto, ogni cosa alla propria portata farebbe già la differenza.

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  6. L'incapacità a gestire le differenze a volte è sinonimo di sguardo miope verso se stessi... si sposta sull'altro ciò che non si accetta di sè.

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    1. Forse hai ragione, spesso credo si aggiunga anche la paura di dover cambiare punto di vista, è più difficile di quello che vorremmo ammettere.

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  7. Molto bello il tuopost, hai perfettamente ragione. Troppo spesso ci rendiamo conto che è tutto molto dievrso da come vorremmo,spero soprattutto per il futuro dei nostri figli che si possa cambiare qualcosa, anzi si deve.

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    1. Si deve, assolutamente. Mi pare che non siamo ancora pronti però. Non so davvero come si potrà arrivare a sentirci parte di un tutto comune.

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  8. Sento molto questo momento storico in cui le donne in Italia vengono maltrattate se non uccise, pare una ogni tre giorni! E' pazzesco e bisogna assolutamente occuparsene! E tutto parte dell'educazione in famiglia. Questo è il nostro compito di mamme, credo.

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    1. Sì, è nostro compito, uno dei più importanti.
      Difficile ma con l'esempio e il confronto si può ottenere molto, almeno spero.

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