lunedì 10 dicembre 2012

La difficile vita da gara (d’appalto)

Parlo poco del mio lavoro, sebbene rappresenti una fetta non indifferente della mia giornata.
Diciamo che sono in un momento di disaffezione, dovuto a tante cause e ad una mia evoluzione interiore che mi ha portato ad una revisione potente delle priorità.
Detto questo, il settore in cui lavoro non è semplicissimo da descrivere, spesso ci metto dieci minuti per dare giusto un’idea e il mio interlocutore alla fine annuisce per pura cortesia.

Comunque una parte rilevante del mio tempo in ufficio (soprattutto nel periodo settembre-marzo) lo dedico a seguire le gare d’appalto. In particolare dovrei occuparmi della documentazione tecnica ma alla fine finisco risucchiata in tutta la procedura che – tra tempistiche spesso strette e flussi di lavoro incoerenti – drena parecchie energie. Inoltre mi sono riguadagnata la mitica funzione di “controllo di qualità”, attività che si colloca a metà tra il riconoscimento di una certa professionalità e il mobbing.

La maggior parte dei miei colleghi fuggono dai capitolati di gara come davanti ad un orso arrabbiato ma a me non dispiacciono, mi sento abbastanza a mio agio con loro. Io e il mio compagno di ufficio che – uno e trino – si porta appresso il cartello di “ufficio gare”, riusciamo anche a farci qualche risata barcamenandoci tra un documento e l’altro.

E che gli appalti, per loro natura, sono assoggettati a leggi. Leggi spesso aggiornate, interpretabili, adattabili. Il testo delle gare d’appalto quindi varia a seconda dell’ente che la indice e delle proprie caratteristiche oggettive e soggettive. Quindi assistiamo a scelte peculiari, che vanno ben oltre le specifiche esigenze legislative, scelte che mostrano normalmente il fianco scoperto delle istutuzioni, il fronte su cui rischiano maggiormente e che quindi desiderano dichiarare il più esplicitamente possibile.

Faccio qualche esempio, tanto per non parlare di aria fritta.

La normativa sul protocollo di legalità richiede di autodichiarare di non aver ricevuto condanne con particolare riferimento agli articoli 317 (concussione) e 629 (estorsione) del codice penale. Bastebbe la citazione degli articoli ma questo è quanto richiede un Ente universitario siciliano nelle dichiarazioni da rendere in sede di gara:
§      Di non aver mai corrisposto né di corrispondere, a seguito di illecite richieste, somme di denaro (“pizzo”) in nessuna forma diretta o indiretta;
§      Di impegnarsi a collaborare con le forze dell’ordine denunciando ogni eventuale tentativo di estorisione, intimidazione o condizionamento di natura criminale (pizzo, richieste di tangenti, pressioni illecite per l’assunzione di personale o affidamento di subappalti, danneggiamento o furti di beni aziendali, etc.);
§      Di rispettare i principi fondamentali della legalità nell’esercizio della propria attività economica.

Sul fronte aziendale invece vanno decisamente più in auge i codici etici, con particolare riferimento alla protezione ambientale. Molto spesso il codice etico viene allegato ai documenti di gara e ne diventa parte integrante, a coinvolgere i fornitori in questa visione ideale e – a dirla tutta - idealizzata. Tra le dichiarazioni invece troviamo molto spesso questa:
§      che a carico del/della sottoscritto/a - e del Direttore Tecnico - non è pendente procedimento penale per reati gravi previsti dalla normativa sulla protezione dell’ambiente dall’inquinamento

Fino ad arrivare alle principali organizzazioni internazionali, che si portano dietro responsabilità pesanti e devono mantenere codici formali irreprensibili. Un documento di gara che ho letto recentemente riporta:
 Child labour, mines and terrorism
The Contractor represents and warrants that it is not engaged in any practice inconsistent with the rights set forth in the Convention on the Rights of the Child, including Article 32 thereof, which, inter alia, requires that a child shall be protected from performing any work that is likely to be hazardous or to interfere with the child’s education, or to be harmful to the child’s health or physical, mental, spiritual, moral, or social development.
(b) The Contractor further warrants and represents that it is not engaged in the sale or manufacture of anti-personnel mines or components utilized in the manufacture of anti-personnel mines.
(c) The Contractor agrees to undertake all reasonable efforts to ensure that none of the funds received from the Organization under this Contract are used to provide support to individuals or entities associated with terrorism (…)
 Sexual exploitation
 (a) The Contractor shall take all appropriate measures to prevent sexual exploitation or abuse of any beneficiary of the services provided under this contract, or to any persons related to such beneficiaries, by its employees or any other persons engaged and controlled by the Contractor to perform any services under the Contract.
(b) For these purposes, sexual activity with any person less than eighteen years of age shall constitute the sexual exploitation and abuse of such person.
(c) In addition, the Contractor shall refrain from, and shall take all reasonable and appropriate measures to prohibit its employees or other persons engaged and controlled by it from exchanging any money, goods, services, or other things of value, for sexual favors or activities, or from engaging in any sexual activities that are exploitive or degrading to any beneficiary of the services provided under this contract or to any persons related to such beneficiaries.

Il tema è soporifero, me ne rendo perfettamente conto. Eppure se tutti fossimo più consapevoli di ciò che ci scambiamo ogni giorno, forse anche questi meri passaggi di carta potrebbero diventare l’occasione per dare agli scambi economici un senso più vasto, uno scambio che non si esaurisca in cifre e firme apposte meccanicamente.
Lo so, sono pensieri assurdi in una modalità lavorativa che mette la velocità e l’efficienza tra i suoi capisaldi eppure ....
Se i funzionari pubblici (e privati, certo, anche se con un significato diverso) non si limitassero a prendere bozze già strutturate per la preparazione dei capitolati di gara ma leggessero tutto ciò che la legge – e spesso il buon senso – richiede ai fornitori, forse sarebbero più consapevoli anche delle proprie responsabilità, di cosa ancora dovrebbe significare “cosa pubblica”.
Se le imprese che partecipano agli appalti comprendessero realmente ciò che vanno a sottoscrivere, condividessero per la propria parte il senso etico reale che tali documenti si propongono, ecco forse lasceremo senza lavoro gli inviati di Striscia la notizia e smetteremo di sentire il ritornello di Totò “E io pago!”.

Sarà che mi è tornato in mano il mio certificato di laurea, che riporta la data odierna ma di un milione di anni fa. Sarà che avevo idee così chiare sul tipo di persona e di lavoratrice sarei diventata.
Sarà che ogni tanto mi fermo ancora a leggere con attenzione e mi compiaccio, tra me e me.
Inutilmente, ma umanamente, ancora desta.

14 commenti:

  1. Caspita, sarei compiaciuta anch'io! Non mi intendo di queste faccende ma una volta capite devono anche essere interessanti.

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    1. Interessanti, se si supera l'inevitabile noia dei documenti amministrativi ... ma occorre prendere il pacchetto completo ;)

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  2. Credimi so di cosa parli e non è certo una passeggiata!!!! Solidarieta'!!!!

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    1. Grazie! Il dispiacere sta nel fare spesso le cose meccanicamente, perchè le scadenze non ti consentono di fare di meglio.

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  3. Accipicchia cara che bel mestiere che ti sei scelta! ;-) scherzi a parte, complimenti xche' io non lo potrei mai fare!

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    1. Scelta è una parola grossa ... diciamo che fa parte del gioco ;)

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  4. Dopo avere letto il tuo post mi sono chiesta quante mega-aziende con mega-affari dovrebbero chiudere se veramente si imponesse loro di attenersi alle regole dettate dalla Convention on the Rights of the Child…
    Un abbraccio,
    Monica

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    1. Tante, decisamente tante. Purtroppo non esistono veri controlli, nessuno viene mai a vedere che tipo di fornitore siamo, sebbene - per fortuna - nel nostro caso non ci sarebbe molto da scoprire.

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  5. "Sarà che avevo idee così chiare sul tipo di persona e di lavoratrice sarei diventata."
    Credo che faccia bene ricordarlo ogni tanto, per misurare lo scarto tra desiderato e diventato, per impegnarsi a colmarlo o a virare per riprendere la rotta giusta.
    ;)

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    1. Verissimo. Io in questo periodo ho proprio bisogno di riprendere il filo del mio percorso.

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  6. Fortunatamente riguarda una piccola parte del mio lavoro, però, purtroppo per me che di queste cose sono ingnorante, devo cimentarmi anche in qualche gara d'appalto.
    Sono d'accordissimo con le tue considerazioni: se tutti leggessero e rispettassero... E se l'appaltante facesse rispettare...

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    1. Infatti, come dicevo i controlli a posteriori non esistono.
      Per questo si firma spesso molto più di quello che si potrebbe o dovrebbe.

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  7. Queste tue riflessioni sono molto interessanti... e rispecchiano anche un po' le mie di questo periodo.

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    1. Ogni tanto mi occorre fermare il flusso dei gesti, perché abituarsi a tutto senza riflettere dopo un po' produce disinteresse e approssimazione.

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Scrivere è bello ma leggere è anche meglio. Grazie per il tuo commento ...