mercoledì 28 novembre 2012

La pragmatica del linguaggio

Un paio di settimane fa – grazie a Jessica di Baby Talk – ho incontrato per la prima volta il concetto di pragmatica. Si tratta della parte della linguistica che si occupa del linguaggio come azione, ossia mette l’uso della lingua in relazione agli utenti e al contesto.

Su Baby Talk c’è un interessante articolo (in realtà ce ne sono molti ma cito il più recente) che spiega perché questo aspetto del linguaggio sia importante tanto quanto imparare ad utilizzare le parole corrette.

Jessica mi ha poi scritto perché la nostra storia le ha fatto pensare proprio a problemi legati alla pragmatica, ossia Alessandro potrebbe avere “una difficoltà con gli aspetti pragmatici e sociali del linguaggio. Non dunque una cattiveria, una mancanza di rispetto, un errore educativo, niente di questo e nemmeno problemi cognitivi più generali, qualcosa che può sembrare nello spettro dell'autismo ma che potrebbe anche non esserlo ed essere solo un problema molto molto sottile di uso del linguaggio.”
Ho seguito con interesse i link che mi ha proposto e ho letto qui e là di “language impairment (SLI)”, scoprendo un mondo davvero ignoto.
Non ho alcuna competenza in materia e sinceramente ho trovato difficili (per me) molti dei concetti proposti però ho sentito una certa affinità. Non appena passerà il periodo peggiore dell’anno sul lavoro e avrò la mente più libera leggerò alcuni dei libri indicati.

Ho spesso parlato del silenzio di mio figlio ma non ho mai approfondito le caratteristiche del suo stile comunicativo. Alessandro usa parole complesse, legge molto quindi ha un lessico più ricco della media dei suoi compagni. Ha inoltre un senso dell’umorismo molto maturo, fin da piccolo. Eppure pare non cogliere talvolta il senso sottile delle frasi, si offende per parole dette senza alcuna cattiva intenzione e offende con affermazioni rudi, di una sincerità incompatibile con il senso comune.
Dal momento che ci confrontiamo con difficoltà sociali di vario tipo francamente non avevo mai fatto alcun collegamento tra questi fatti e la possibilità di problemi di decodifica del linguaggio. Nella tradizione popolare c’è un proverbio che piaceva molto a mia madre “chi mal capisce, peggio risponde”. Potrei considerarlo un modo estremamente banale di definire la questione. La capacità di utilizzare il linguaggio nel contesto sociale si acquisisce in modo naturale ma talvolta non accade, quindi è possibile che una cattiva decodifica porti il bambino a sentirsi minacciato e risponda di conseguenza. Oppure che si esprima in modo inadeguato convinto invece di esprimere un pensiero condivisibile.
Almeno questo credo di aver capito.

Da quando abbiamo iniziato la lettura di libri più complessi, quali quelli della saga di Harry Potter, ho notato che Alessandro mi chiede spesso di “interpretare” le frasi secondo l’indicazione dell’autore. Ad esempio, se dopo un dialogo troviamo scritto: “ruggì Ron”, “tuonò il professore”, “disse Dean stupefatto”, “sibilò Malfoy”, “Hermione sorrise radiosa” o similari, lui mi chiede di ripetere la frase così da riprodurre l’effetto indicato. Non ho dubbi sul fatto che conosca il significato delle parole ma pare non riuscire a riprodurne il senso o, meglio, ad abbinare parola ed emozione sottostante.
Ancora più difficile risulta a volte evitare di utilizzare parole che hanno il potere di fargli perdere lucidità. Ad esempio la scorsa settimana, durante uno dei nostri soliti scontri mattutini per uscire di casa, ho fatto l’errore di dire “Ma ti sembra normale fare questa vita tutti i giorni?”. Il risultato è stato che la sera ha riferito alla nonna (mia madre, sigh!) che io non gli voglio bene perchè per me “non è normale”. Boom!
Stessa cosa con il padre che gli si è rivolto con una battuta e lui l’ha esasperata. Mio marito è sbottato con “Ma è un modo di dire!” e lui serafico “E allora devi fare più attenzione a scegliere le parole”. Siamo rimasti muti, del resto conosciamo bene il nostro razionalissimo Sig. Spock.

Sabato sera, complice una notte trascorsa da Alex con i miei genitori (a proposito di miracoli …), ho passato un po’ di tempo davanti alla TV e ho visto alcuni episodi della serie “Bones”. È la storia della dottoressa Temperance Brennan un’antropologa forense geniale e di successo ma con evidenti problemi relazionali. Lei ha la tendenza ad interpretare i dialoghi in modo letterale e risponde di conseguenza, spesso in modo da irritare l’interlocutore.

Mi ha fatto pensare molto a quanto ho detto sopra, a mio figlio, a quanto lo sviluppo cognitivo non sia sufficiente ad acquisire determinate competenze, a quanto l’interpretazione sia essenziale nel successo (o l’insuccesso) di un dialogo.

Mi scuso per aver buttato giù un argomento tanto complesso senza alcuna capacità di approfondimento però mi piacerebbe sapere se qualcuno di voi ha mai affrontato un problema di questo tipo, anche solo per i propri studi.
Nelle prossime due settimane dovremo essere richiamati per la consegna della famosa relazione sui test effettuati da Alessandro. Ovviamente dovrò ascoltare ma vorrei anche portare con me questo nuovo tassello che metto lì, nel puzzle che sto componendo.
Grazie come sempre.

35 commenti:

  1. Avevo letto l'articolo sulla pragmatica e sapevo cos'era il language impairment per via dei miei studi di linguistica, non ho mai approfondito la questione però, potrebbe essere come dice Jessica, potrebbe avere qualche problema con la pragmatica, c'è da dire che è molto molto razionale, inoltre non tutti i bambini hanno il senso dell'umorismo o riescono a capire il nostro, anzi. Il mio Deddè rispetto a Caia non capisce quando scherziamo, lui è decisamente più logico e razionale rispetto a Caia, e io con lui non faccio mai battute da adulti o scherzo in maniera che lui non capisca mentre altri lo fanno e lui urla e sbraita perchè non capisce lo scherzo. Mi dispiace non poterti essere di ulteriore aiuto, spero che tu riesca a trovare una soluzione per te e per lui, un abbraccio

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    1. In realtà Alex capisce bene l'ironia e riesce anche a farne, solo che per la maggior parte del tempo tende a rimanere sull'interpretazione razionale e letterale.

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  2. Interessantissimo Marzia, ma purtroppo non conosco l'argomento. Una frase mi ha colpita però di quanto dici: non riesce ad abinare alla parola l'emozione sottostante. Mi piacerebbe espolare questa dimensione.
    Le parole spesso vivono di vita propria. L'ho sempre pensato.
    Ti abbraccio
    Raffaella

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    1. Purtroppo la comprensione e la gestione delle emozioni è il nostro punto debole, tanto abbiamo fatto ma tanto resta da fare.

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  3. Da ingengerr ignorante in materia mi ricordo che si e' affrontato un problema simile all'iniziio dell'era di sms ed e-mails. Non avere d fronte l'interlocutore spesso portava a dialoghi malinterpretati, umorismi scambiati per cattiverie gratuite. Da qui e' nata la necessita' delle "emoticon" e delle faccine. Non un vezzo dunque ma necessita' d dare una faccia ad una frase. Chissa' forse Alex ha solo bisogno di un po' di aiuto ad interpretare le emozioni in una frase....

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    1. Questa cosa delle emoticon non la sapevo, interessante. Gli servirebbe proprio un "traduttore emozionale" semplice così!

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  4. purtroppo non sono in grado di aggiungere nulla nè di approfondire ma come sempre i tuoi sono ottimi spunti di riflessione. un abbraccio

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    1. Grazie a te, io butto solo dei sassi e vedo un pò che cerchio ne esce perchè so ben poco ...

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  5. Grazie a te imparo sempre qualcosa. Grazie.

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  6. Non posso aiutarti, ma mi pare che il tuo ragionamento possa non essere sbagliato. Sono curiosa di sapere cosa ti diranno nelle prossime due settimane anche in relazione a questo!

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    1. A chi lo dici ... e speriamo di chiudere almeno qualche parentesi che stiamo andando avanti ad aspettare da maggio ...

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  7. E' possibile che sia un'ulteriore chiave di lettura, però io ho solo sensazioni e non competenza, ma attendo i commenti di chi è più preparato.
    Dai tuoi post si impara sempre qualcosa.

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    1. Come me quindi, e allora uso questa mia piccola finestra per vedere cosa succede e se riesco ad aggiungere qualche informazione.

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  8. Questa cosa della pragmatica non la sapevo...
    Però, pensandoci bene, i bambini, fino ad una certa età, hanno difficoltà ad astrarre i concetti e tendono a dare significati letterali alle parole, non a caso il non sense e l'ironia vengono acquisiti con il tempo e non sono innati.

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    1. Dell'ironia lo sapevo, per questo mi stupiva la precocità di mio figlio nel coglierla (e soprattutto nel riprodurla), soprattutto perchè poi nella normale conversazione nascevano un sacco di malintesi. Chissà ...

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  9. Davvero un argomento più che complesso. Non saprei proprio che dire su questa cosa. Jessica di certo ti ha dato uno spunto di riflessione importante, magari puoi trovare un senso a determinate problematiche di tuo figlio.
    Intanto aspettiamo tuti con te i risultati dei test fatti tempo fa: tienici aggiornati!
    Un caro saluto,
    Maris

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    1. Vi aggiornerò certamente ... ammesso di averli prima o poi questi aggiornamenti, sigh!

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  10. non ne so nulla, mi spiace. Però ti ammiro tanto e ti leggo anche quando non commento, di solito perchè mi sento inadeguata. baci

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    1. Inadeguata mai! Anch'io commento poco perchè mi pare di non avere qualcosa di sensato da aggiungere.
      Grazie per aver voglia di leggere spesso cose un pò noiose ...

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  11. Inutile come mio solito..non posso aggiungere proprio nulla. Ma quando hai trovato e approfondito attingerò a piene mani, mi sembra uno spunto interessantissimo!
    E aggiungo: che fortuna ha Alessandro con una mamma tanto attenta e curiosa...? Nelle mie recenti peregrinazioni di lavori nel sociale ho incontrato così tanti ragazzi che se solo avessero alle spalle famiglie più attente e ricettive avrebbero già risolto metà delle loro difficoltà...

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    1. Diciamo allora "che fortuna ho nell'avere un figlio così complicato" ... in questi giorni ho bisogno di tirarmi su il morale, siamo in burrasca e quindi cerco di rivolgere lo sguardo verso il positivo. Grazie!

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  12. Mi accodo a chi mi ha preceduto.
    Purtroppo non conosco l'argomento, ti ringrazio per lo spunto e provo tanta ammirazione per la tua tenacia e il tuo impegno.
    Ciao cara.

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    1. Tenacia mi piace, è una parola forte. Spero di averne, tanta, ne avrò bisogno ancora per un bel po' ;)

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  13. Ciao Marzia, quel proverbio che cita la tua mamma viene davvero a pennello. Come dicevamo, non conoscendo Ale e non essendo io medico questa non può certo essere una diagnosi, ma magari una chiave...
    Tengo le dita incrociate per il test! E vi abbraccio

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    1. Continuo a sperare che non servano diagnosi ma chiavi, come le hai chiamate tu.
      E grazie a te per avermene date di nuove.

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  14. Cara marzia, non saprei dirti se cio' che dice jessica sia la soluzione x alex ma di sicuro la chiave e' interessante e forse e' quella giusta? Certo che una mamma non si arrende mai...

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    1. Non mi arrendo, giusto, l'unica cosa che faccio bene. Almeno per ora, poi incrocio le dita.

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    2. Tieni duro, stai facendo un lavoro enorme e prima o dopo ne raccoglierai i frutti. Le mamme sanno essere davvero uniche

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  15. Del resto anche le parole sono chiavi! Grazie dello spunto, non conoscevo la pagmatica in linguistica! In bocca al lupo!

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    1. Ho scoperto che hai un piccolo Sagittario! Auguri Alex! E auguri alla sua mamma! Godetevi il vostro genetliaco!

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    2. Grazie! Piccolo sagittario all'appello!

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  16. Grazie al tuo post ho conosciuto BABY TALK. L'ho trovato molto interessante.
    Non mi sono fatto scappare la possibilità di scrivere un guest-post sul linguaggio, ed eccolo pubblicato:
    http://babbonline.blogspot.it/2012/12/babbonline-racconta-su-babytalk-la-sua.html

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  17. Mi fa piacere, Jessica è davvero una persona fantastica che mi sta aiutando tanto a scoprire nuove prospettive. Ho letto il post su Baby Talk, ma lo riprenderò con più calma nel fine settimana.

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Scrivere è bello ma leggere è anche meglio. Grazie per il tuo commento ...