giovedì 11 ottobre 2012

La distanza perfetta

È un pò che giro intorno a questo post.
Perchè mi pongo domande di cui non mi piacciono le risposte.
Perchè gli obiettivi che mi ero posta un paio d’anni fa sono ancora lontani.

In agosto, nel momento peggiore della guerra silenziosa con i miei genitori, ho riletto con la dovuta attenzione un libro che per me rappresenta l’ideale genitoriale: “Amarli senza se e senza ma” di Alfie Kohn (io preferisco il titolo originario “Unconditional Parenting”).
Mi piace tutto di questo libro ad iniziare dalla citazione iniziale:
Quanto più prezioso di tutte le regole del mondo è un briciolo di umanità” (J. Piaget)

L’ho riletto prima di tutto come figlia. Perchè ci sono io lì dentro, ci sono con il desiderio più grande che abbia mai avuto: essere amata per quello che sono.
Io ero una bambina accomodante, senza velleità di trasgressione, perfettamente integrata nel mio mondo di coetanei e autonoma per necessità.
Mi sono chiesta spesso quante di queste caratteristiche fossero davvero mie e quante mi sono state indotte dalla rigida educazione ricevuta. Perchè a casa mia c’erano regole. Molte.
E c’era una delle tante forme di punizione: l’esclusione e il silenzio.
Intendiamoci, la mia infanzia non è stata molto diversa da quella dei miei compagni di allora, anzi, avevo una madre presente che passava con me le giornate e un padre che viaggiava di continuo portandomi a casa ogni volta qualche meraviglioso pezzo di mondo. Non era male. E adeguarmi alle regole mi consentiva di vivere la mia quotidianità in modo sereno.
Il peggio è venuto dopo, quando le regole sono diventate strette e la mia autonomia più stridente con l’immaginario materno. Lasciare la mia “diritta via” non è stato indolore.

E poi arriva Kohn che mi spiega i segni che mi ritrovo addosso e mi dice perchè in realtà io abbia scelto istintivamente uno stile educativo diverso.
Chiarisce che spesso si parte dal presupposto errato di cercare un modo per farci ascoltare dai bambini e indurli ad un comportamento da noi ritenuto corretto. Mentre qui si parte da una domanda diversa, ossia “quali sono i bisogni dei nostri figli”?
Al primo posto viene messo l’amore incondizionato e in questo il libro se ne parla senza scadere mai nella banalità, secondo me.
Anzi ogni affermazione è analizzata direi scientificamente, soprattutto i pro e i contro di quelli che sono tuttora alcuni dei pilastri dell’educazione classica:
“severe punizioni corporali – lievi percosse – altri tipi di punizione – premi materiali – premi verbali”

Negli ultimi decenni si è fatto molto nella società per condannare i genitori violenti – fisicamente o verbalmente – sebbene ancora molto resti da fare.
Eppure su quella linea ci sono anche atteggiamenti universalmente considerati adeguati.
Possibile che sia tutto da buttare alle ortiche? Che tipo di genitori dovremmo diventare, passivi e privi di qualsiasi potere decisionale?
Cito alcune frasi scelte qui e là prima di tornare alle mie riflessioni:

“… non conta che siamo noi a credere di amarli incondizionatamente, ma che siano loro a sentirsi amati in questo modo

“… l’approccio condizionato riflette la tendenza a considerare ogni relazione umana, ivi comprese quelle all’interno della famiglia stessa, in termini di transazione economica”. (…) “… il messaggio che intendono trasmettere sembra scaturire dalla convinzione che se i bambini non si comportano come vogliamo noi, è giusto privarli di quello che piace a loro. Dopotutto nulla si ottiene gratis. Neppure la felicità. Né l’amore.”
“… l’approccio incondizionato insiste nel ritenere la famiglia un porto, un rifugio da tali transazioni e, in particolare, l’amore di un genitore gratuito in tutti i sensi. E’ un puro e semplice dono. Un diritto di ogni bambino”.

“Certi genitori negano il proprio amore anche soltanto rifiutando di rispondere al figlio – ossia ignorandolo di proposito. Senza dirlo espressamente, il messaggio da loro inviato risulta piuttosto chiaro: “Se fai delle cose che non mi vanno, non ti guardo più.”

Troppo o troppo poco?
Mi ha fatto pensare molto leggere come la famosa tecnica del “time-out” (mettiti in un angolo a pensare al tuo comportamento), che tante volte ho visto applicare anche dalle Tate più famose d’Italia, sia nata per l’addestramento delle cavie da laboratorio circa 60 anni fa.

E ripeto, qual’è la giusta distanza da mettere tra noi e chi siamo chiamati ad educare? Perchè è distanza quella che si produce tra chi fissa una regola e chi la deve seguire, perchè la vera democrazia in famiglia è utopica come in quasi tutti i contesti sociali.
Perchè perdere il controllo della situazione è uno spauracchio che ci insegue ovunque.
O sbaglio?

Parlo quindi in prima persona. Le conseguenze della negazione dell’amore ci sono, e io lo sento sulla mia pelle di quarantenne, non sono le parole teoriche di un libro ma i sentimenti che finalmente riesco a decifrare.
Ci possono essere tanti modi per cercare di mantenere il controllo dei nostri figli ma tutti comportano di infliggere una sofferenza (non solo le botte, questo è certo). E’ il brutto di tutto questo è che “si spinge il bambino a considerare le conseguenze del proprio comportamento su se stesso; che è molto diverso dall’educare i figli a valutare quali conseguenze abbia il loro comportamento sugli altri.”
Kohn ci dice che l’effetto più a lungo a termine della negazione dell’amore è la paura. Gli adulti che hanno dovuto lottare da bambini per conquistare l’amore dei genitori tenderanno a non creare legami di dipendenza affettiva, perché il timore dell’abbandono resta dentro, quasi senza che te ne accorga. E ha ragione.
Io sono così e vedo in mio figlio gli stessi sintomi, precoci come quasi tutto quello che lo riguarda. E allora – come sempre – mi interrogo e mi allarmo per la mia lentezza nel reagire.

Possibile che girando in tondo io stia facendo come i miei genitori? Chissà.
In casa nostra non ci sono mai stati nè punizioni nè premi. E’ stata una scelta, ovvio, ma dettata molto dalle circostanze. Avere un figlio incorruttibile ha indubbi svantaggi sullo stile educativo.
In cosa potrei punirlo? Non gli interessa la tv, lo sport, le attività extra-scolastiche, il cibo. Certo ci sono i videogiochi ma anche quelli vanno a periodi e ne può fare a meno per settimane intere. Resta immutata solo la passione per il tè freddo e i libri ...
Lo stesso per i premi. Non ho mai visto Alessandro agire in modo contrario ai propri pensieri per semplice tornaconto. Lui si scorna con tutti e tutto ma non riesce mai a fare il passo indietro necessario per ottenere un’esistenza più quieta. Quante volte abbiamo parlato del valore della mediazione, quante volte a discutere degli effetti che ogni gesto e/o parola produce negli altri.
Un muro di gomma.

E in questo incomprensibile scollamento tra la sua straordinaria capacità di carpire i sentimenti di chi lo circonda e la sua incuria nel rispetto (di chi lo ama, soprattutto) che nasce la distanza tra di noi. La distanza che io metto nel chiedere e nel rimproverare.
La distanza che io odio e che vorrei abbattere ma che torna come un muro ogni giorno.
E qui Kohn non mi aiuta.
Vedo la luce delle sue parole ma appplicate alla mia quotidianità si straforma in un pallido lumino.
Se dovessi riassumente tutto il libro in una parola direi “rispetto”. Che meraviglia di parola.
Perchè nessun amore incondizionato può crescere senza il rispetto dei pensieri, dei bisogni, delle divergenze, delle diversità, della felicità, del dolore.

E allora come la sbroglio la mia matassa? Lotto ogni giorno per scendere da quella linea educativa che non desidero ma che - nel porre vincoli all’amore - mi torna sempre tra i piedi.
Perchè io sono ancora lontana dall’accettazione incondizionata. Lontana.
Come faccio a considerare i mille ostinati “no” al mondo come qualcosa da accettare e basta?
Come faccio a seguire la via del rispetto quando ogni mediazione appare impraticabile?
Come faccio a scollarmi di dosso la sfiancante sensazione di dover intervenire più incisavamente affinchè mio figlio si adegui a modalità di vita universalmente riconosciute e seguite con successo dai suoi coetanei? (universo=la società in cui noi viviamo, ovvio)

Ecco come sempre arrivo a tante domande.
E so bene che ognuno deve perseguire le proprie risposte, non mi illudo esista la ricetta magica.

Qualcuno di voi l’ha letto questo libro? Ne avete trovato qualche spunto positivo?
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate sull’amore incondizionato, partendo dal presupposto che tutti amiamo immensamente i nostri figli, ma questo è proprio uno stile educativo che colpisce molti dei pilastri sui quale noi stessi ci siamo formati e che spesso funzionano alla grande.

Come sempre, grazie.

35 commenti:

  1. intanto complimenti per il bellissimo post :)

    non conoscevo questo libro, ma mi hai molto incuriosito e lo leggerò sicuramente.

    Ieri sera ho avuto una conversazione molto lunga con due cari amici su questo argomento, sulla capacità di amare dai genitori e della percezione che i figli ne hanno. Ed anche della giusta distanza che spesso serve per diventare autonomi.

    Grazie sempre per la tua sensibilità :)

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    1. E' proprio la percezione del nostro amore che vorrei conoscere, talvolta pensiamo di fare il meglio possibile - come è successo ai miei genitori - invece manchiamo proprio nei bisogni specifici dei nostri figli. Insomma una bella sfida.
      Il libro comunque lo consiglio vivamente, indipendentemente dall'uso che se ne può fare.

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  2. Secondo me tuo figlio non si deve adeguare a niente...tantomeno a modalità di vita universalmente riconosciute...che poi non è per niente detto che portino al successo.....tu sei una mamma veramente speciale (se mi posso permettere a dirlo). ;-))

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    1. Sei molto carina, lo so che adeguarsi non è sempre un bene. E infatti gli permetto di tenersi in disparte ogni volta che è possibile. Però il confronto lo sente lui stesso, inizia ad avere una grande consapevolezza di sè e mi spiace che si impedisca di vivere anche momenti belli per "paura". Sperimentare, io vorrei solo che provasse senza darsi per vinto a priori.

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  3. non credo nell'amore incondizionato innato. Credo che come ogni cosa si debba imparare anche ad amare in maniera incondizionata soprattutto se lo intendiamo come stile educativo. Impariamo noi genitori e trasmettiamo ai nostri figli... E dobbiamo imparare anche e soprattutto ad amare noi stessi incondizionatamente.
    Il libro mi sembra davvero molto interessante e utile.

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    1. Hai ragione, è difficile prima di tutto accettare noi stessi incondizionatamente. Il mio percorso è partito proprio da lì, dall'ammettere la mia difficoltà di essere la madre di mio figlio. Questo ha reso un pò più semplice perdere la necessità di controllare tutto e iniziare a guardare il mio bambino da un diverso punto di vista. Insomma piano piano imparo, spero :)

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  4. Non conosco il libro ma conosco te e ti dico che solo x il fatto che ti interroghi e ti metti in discussione sei una mamma splendida. Ti abbraccio

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    1. Grazie Kike. Sono certa che il fatto di farmi tante domande sia positiva anche se mio marito mi dice sempre che dovrei pensare meno. Ora spero di arrivare anche a qualche risposta ;)

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  5. Per cominciare grazie a te, perchè parlare di questi libri - e di tutto quello che ci scaturisce dentro leggendoli - non è semplice ed è un segno di impegno farlo pubblicamente su un blog.

    Conosco il libro, e condivido quanto dice.
    Leggendoti ho trovato il classico disagio per lo scollamento tra teoria e pratica: tu hai condiviso quello che hai letto e semplicemente ti chiedi nel tuo reale come farne buon uso e qui viene il bello, mica è facile! Inizi costruendo un'immagine di genitore cui aderire, ma poi ci devi arrivare e ogni vita è a se, ogni famiglia, ogni mamma, ogni bimbo, ogni reale.
    L'assioma da tenere a mente dovrebbe essere: fare il genitore è difficile, e questo già dovrebbe tranquillizzarci, ridurre un po' di ansia sulla finitezza dei nostri comportamenti, tentativi, gesti, pensieri, addirittura sentimenti, tutto! in fondo noi cresciamo con i nostri figli, è logico che come loro procediamo per tentativi ed errori e questo vale un po' per tutti.

    Per voi in particolare leggendoti mi è parso ci sia una cosa che rischia di disorientarti: l'idea del "per sempre". Con i bambini questa cosa che la dovremmo dimenticare. Non ci sono mai vere conquiste, quello cui arrivi oggi domani potrebbe esser azzerato, quello che va bene oggi, domani può cambiare in modo sorprendente, così all'improvviso, e nel bene o nel male! Oggi Alex è così, e tu fatichi a raccapezzarti, ma già domani potrebbe cambiare tutto. Oggi (fino ad oggi ti) sei preoccupata che Alex rimanga in un angolo, non partecipi, non aderisca a quanto fanno "tutti gli altri" - che poi è da vedere, ma hai già individuato nel vostro esser individui diversi il limite del capire cosa può sentire lui o cosa sia meglio per lui - ma domani improvvisamente potrebbe cambiare tutto. Oggi ti sembra che lui non condivida questa idea di rispetto, ma domani? :)

    La secondo cosa che mi salta all'occhio è che il fatto che lui sia così maturo nel leggere le emozioni altrui può trarre in inganno. Resta comunque un bambino, e poi sarà un preasolescente, e poi un adolescente, e poi un ragazzo, e poi un giovane e poi... finalmente un uomo che raggiungerà la maturità che hai tu oggi in alcuni anni. Quindi come tutti i bimbi, per tentativi ed errori fa le sue esperienze, misura gli spazi (emotivi) che ha intorno. Con quegli scontri, con l'essere fedele a se' stesso traccia dei limiti. A volte sconfina, a volte sperimenta, a volte si mette in discussione probabilmente.

    Insomma sta solo crescendo, probabilmente.

    Questa è forse l'unica cosa che va accettata.
    Ha senso per te questa lettura dal di fuori?

    E comunque tanti complimenti e abbracci :)

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    1. Dimenticavo: ogni volta che leggo un libro di pedagogia io rileggo il mio rapporto coi miei, perchè si è prima figli che genitori e questo mi aiuta davvero tantissimo e mi lascia sempre tanto.

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    2. La lettura dall'esterno è davvero molto utile, per questo vi ammorbo con questi post :)
      Il mondo ideale so bene che non esiste, ma vorrei arrivare ad un modo nostro personale per stare bene.
      Sul "per sempre" potresti aver ragione, nel senso che in questi anni ho visto i bambini intorno a me cambiare, fare cose mai fatte prima, progredire e alle volte regredire. Tutto un divenire continuo. Posso dirti che invece la nostra vita ha - negli aspetti più pesanti - una immobilità che mi spaventa. Non dico che non sia cambiato niente, ovvio, ma non miglioriamo nella serenità di fondo. Prima erano le botte ai coetanei, poi il silenzio assoluto, ora il rifiuto per qualsiasi attività che non sia "obbligatoria" (come la scuola, ad esempio).
      Per questo temo il futuro, so che è assurdo ma lo temo e lavoro tanto oggi per cercare di sciogliere almeno qualche aspetto, nell'illusione di dare a mio figlio una giovinezza più serena. E ovviamente procedo per tentativi e facendo errori, ma questo va bene. E altrettanto ovviamente lui sarà libero di stupirmi e intraprendere la sua personale strada.
      E' che come dici tu è un bambino, nonostante i grandi pensieri che lo attraversano. E io vorrei tanto che lui se la godesse questa infanzia, che assaporasse il gusto delle conquiste quotidiane ... per ora non ci riesce, ma siamo ancora in viaggio, giusto!
      Grazie Cì!

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    3. (((Marzia))) non te lo posso garantire (l'amica comune Lucy mi sgriderebbe a ragione), ma io da fuori vi vedo lanciatissimi verso una serenità più ampia. Credo - e mi dispiace sinceramente, perchè vedo tutta questa fatica ch ti costa - che ve la conquisterete piano piano, ma io sento che arriverà, io sono per la meritocrazia, il lavoro di una mamma per la felicità dei figli DEVE esser premiato. :)

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  6. Non l'ho letto, ma mi hai incuriosito molto.
    Sarà che mi riconosco nei tuoi bisogni di figlia, di amore non incondizionato ma che accettasse ciò che si è, ma con PdC, pur non essendo sempre morbida e venendo definita da molti severa, non ho mai attuato punizioni che lo facessero sentire non amato, come ignorarlo o fargli temere di perdere il mio amore.
    Lui per me è stata una scelta consapevole come poche e non lo dimentico mai. Non intendo farci frenare da questo e la vita è sua e quindi ha poco a che vedere con i miei vuoti e le mie paure, ma quell'equilibrio di cui tu parli così bene mi sembra veramente un lavoro quotidiano di costruzione e ricostruzione, di punti fermi e certezze svanite.

    Ti ammiro molto, ammiro la lucidità con cui esponi le tue giornate e dividi con noi i tuoi tormenti. Grazie.

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    1. Davvero sono io che ammiro te, il tuo rapporto con PdC è così speciale grazie all'amore e alla consapevolezza che tu ci metti nella quotidianità. E lui ti segue nel rispetto tuo e di se stesso. Poi tutto cambia, non ci si può fermare ma sono certa che il vostro sostegno reciproco non verrà mai a mancare. Quello è ciò che vorrei arrivare a costruire con Alex.

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  7. Non so..il fatto e' che spesso sento il bisogno di "strumenti" per convincere la mia bimba ribelle di due anni e mezzo ad ascoltarmi. Il time-out spesso serve a me piu' che a lei...la allontano, faccio un respiro (o anche 2) e raccolgo le forze per stare calma, perche' diciamocelo...a volte la pazienza raggiunge proprio dosi minime.
    L'idea dell'unconditional parenting e' molto bella, ma rimango dell'idea che un piccolo castigo o una piccola punizione (ovviamente adeguata all'eta' ed al carattere) possano aiutare ad instaurare le basi di una buona educazione

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    1. Sono convinta anch'io che molti metodi educativi presi in esame nel libro possano aiutare nelle giuste dosi. Lo vedo attorno a me.
      Solo che non funzionavano con noi e per due ragioni, per quello che sono io e per quello che è mio figlio. Io ho il mio pregresso a pesarmi sui gesti e sulle parole, mio figlio ha il suo muro sempre alto e i suoi bisogni un pò speciali. Per questo ho dovuto cercare una via diversa, e l'amore incondizionato è quello che fa per noi. Solo che è un processo lungo e pieno di buche ...

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  8. Non l'ho letto ma cercherò di farlo presto.
    Non credo nell'amore incondizionato, cioè non credo a questa parola, l'amore per i figli nasce e cresce con loro però ci deve essere ancora la razionalità di analizzare noi stessi e loro, se non lo facessimo non sapremmo capire quale è il momento di lasciarli andare oppure quando stanno facendo del male agli altri, credo che ci sia bisogno di usare un'altra parola, forse incondizionato presume che tu passi sopra a tutto (penso ad esempio se avessi un figlio che da grande diventa un assassino e non condannerei il gesto, ecco lo amerei sempre ma il suo gesto sarebbe completamente alieno da me e non lo accetterei) amo lui incondizionatamente e i suoi comportamenti non son sempre accettati questo mi sembra molto più corretto. Io ad esempio cerco sempre di dire "questo comportamento non mi piace" e non "tu non mi piaci" o non voglio che ti comporti così, cambiando il punto di vista su quello su cui ci focalizziamo, un comportamento piuttosto che l'essere mi sembra che l'essere non venga intaccato o lo sia meno. Non so se sono riuscita a spiegarmi, tornerò sull'argomento di nuovo magari. Conosco comunque il tuo stato d'animo, questa esclusione dai rapporti, l'ignorare l'altro, non dargli "carezze" cerco sempre di evitarlo, proprio perchè come te so cosa vuol dire e che fa male, si finisce con l'escludere certe parti di no. E' ovvio poi che siamo umani e che certi meccanismi, anche se cerchiamo sempre di evitarli, quando siamo stressati o stanchi o particolarmente sensibili e non attenti tornano perchè fanno parte di noi :(

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    1. Ma quello che dici è proprio il succo del libro, davvero. Perchè amare incondizionatamente significa accettare e rispettare la persona che è nostro figlio, non avallare ogni comportamento. Ma nell'accettazione anche i comportamenti finiscono per essere più adeguati alle "regole" familiari, riassumo molto ma un pò il succo è questo.
      Se ti capiterà di leggere il libro, ti ritroverai molto.

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  9. Ti porto anche la mia esperienza. Io ho avuto l'immensa fortuna (o almeno, io la vedo così) di avere due genitori, ed in particolare una madre, che hanno passato la tua stessa decisione. Hanno subito un amore condizionato (altri tempi? altri stili educativi? semplicemente altre persone?) e hanno deciso che il punto fermo della nostra famiglia, la mia famiglia d'origine, fosse la stima e la fiducia reciproca. Hanno dosato l'insegnamento del "buon senso verso la collettività", spesso in modo anche rigido, con l'infonderci la certezza che qualunque problema, se condiviso in casa, potesse essere risolto. Sospendendo il giudizio, chè intanto ognuno deve già fare i conti con se stesso. Mia convinzione è che siano delle basi solidissime, detto da figlia, immedesimando mi nel tuo cucciolo.

    E questo è quanto intendo io per amore incondizionato. E mi sono scontrata non poco con mio marito, che ha alle spalle una storia diversa e che preferisce nascondere le proprie difficoltà pur di non rischiare di essere emarginato. Ma il fatto di essere riuscita a convincerlo, un pochino, che qualunque cosa sia è risolvibile, nonostante sia un adulto, mi rende fiduciosa nel poterlo insegnare a un figlio.

    Tu, comunque, sei il mio mito personale.

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    1. Margherita, tu hai perfettamente riassunto ciò che è il mio ideale di genitore. La "sospensione del giudizio" è il cardine e la conseguenza è proprio quella della condivisione come metodo di risoluzione dei problemi e delle controversie.
      Sono certa che tu saprai applicare la stessa filosofia di vita con tuo figlio, anzi direi che stai già facendo molto di più.

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  10. Grazie Marzia delle tue riflessioni. Il libro mi interessa, vedrò se riuscirò a trovarlo e leggerlo. La diziona "amore incondizionato" mi pare assai fuorviante, ma tu spieghi bene nel post cosa intendere per incondizionato. Incondizionato vuol dire anche accettare di conoscere tuo/a figlio/a per quello che, non idealizzandolo/a e conoscendone quindi anche i difetti, anche a costo di odiarli. Non accettare anche i limiti è un amare ciecamente. Nel mio stile genitoriale io mi rendo conto di aver scelto di comportarmi in modo molto diverso dai miei genitori. Bravissime persone, ma entrambi hanno fatto la guerra, e come diceva PdC in un suo post lo stile in casa è sempre stato sobrio. NOn ci è mai mancato nulla, ma si andava in giro vestiti alla Upim, senza troppi fronzoli. Ci hanno fatto studiare, fare corsi di lingua, viaggiare perchè i valori erano quelli. Però...ho sofferto moltissimo la mancanza di affetto, ho sofferto per decenni di disturbi alimentari, a tratti anche seriamente. Insomma, io con mia figlia tratto il tema cibo con grande ansia, quindi siccome sto in ansia cerco di non trattarlo. Non dico: mangia questa minestra o salta dalla finestra nè uso i metodi un po' troppo rigidi dei miei, visti gli esiti, preferisco che mia figlia non mangi la verdura ma sia serena. E tutti gli abbracci e i baci che mi sono mancati li riverso su di lei, che per fortuna gradisce (alle volte mi respinge, ovviamente, e io cerco di rispettarla). Lei ha preso dal padre ed è molto fisica, quindi il contatto lo cerca e a me fa piacere che voglia le coccoline.
    Scusa la prolissità, del resto tu lanci delle idee così stimolanti!
    L'ultima cosa, non mi voglio profondere in lodi, ti stimo e te l'ho già scritto, ma ammiro molto la tua volontà di conoscere, continuare a capire e alzare lo sguardo, il che forse in parte è la conseguenza di avere un figlio come il tuo oltre che di una tua natura in tal senso.
    Un caro saluto
    Chiara

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    1. Lo so è un concetto un po' contorto ma significa provare a non mettere condizioni all'amore lasciando aperto il confronto. Direi che risulta una riflessione più frequente tra adulti che, come noi, hanno sentito carenza di empatia e comprensione.
      Grazie a te per aver aggiunto qualche pezzo nuovo al discorso.

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  11. In questo mio momento di figlia, faccio fatica a commentare, tanta è l'amarezza per alcuni momenti di unconditional parenting che mi sono mancati e continuano a mancarmi ora che anche se sono madre non ho smesso di essere figlia.
    Poi ho letto il commento di hottanta "[...]E tutti gli abbracci e i baci che mi sono mancati li riverso su di lei", e ho capito perché non smetto mai di dire a mio figlio quanto gli voglio bene, quanto io sia fiera di lui, quanto lui sia importante per noi. E ho capito perché anche al termine di giornate come quella di oggi, brutte come non mai, io abbia ancora voglia di mettermi accanto a lui per leggergli un libro per farlo addormentare. Sereno.
    Anche se quando litighiamo è spesso lui a dirmi che se ne va in un'altra casa (!) e quando ritiene che io abbia sbagliato in qualche modo minaccia di infliggermi castighi apocalittici come impedirmi di vedere la trasmissione Paint Your Life per 10 anni... (!!) E' lui ad avere metodi educativi discutibili.
    Un abbraccio,
    Monica (and the cats)

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    1. Capisco perfettamente ogni parola, oggi anche per noi è stata una giornata pesante e sto facendo fatica a mantenere coerenza.
      E sui metodi senza dubbio mio figlio usa con noi i peggiori in circolazione, passa dal voler uccidere noi a voler morire lui ... allegria! Per fortuna passano anche questi momenti ma l'accettazione vacilla eccome.

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  12. stranamente questo post lo leggo dopo una serata passata a discutere dell'amore incondizionato dei genitori con un caro amico, padre di un buonissimo bimbo di 4 anni.
    entrambi "lamentiamo" carenze pregresse riguardo all'amore incondizionato. la mia era una vita di regole strette, soprattutto da bambina, e mia madre da che io abbia memoria ha chiarito che a) lei di amore incondizionato non è capace, "anche se sei mia figlia per amarti ti devo stimare, quindi comportati bene" b) i figli sono un'enorme rottura di palle che ti limita e ti devasta, e per lo più ingrati, quindi tornando indietro forse non ci avrebbe avute (questo discorso credo di aver avuto 13/14 anni la prima volta che me lo ha fatto).
    Va da sè che io ho desiderato l'amore incondizionato per tutta la vita ed ho "risolto" creandomi una mia rete relazionale con persone che tutto sommato credo siano un po' "disfunzionali" come me, ovvero 6 amici cari con cui negli anni abbiamo creato la nostra famiglia, di fatto. Nessuno di noi se ha bisogno chiama i genitori, un parente, uno zio, che sia perchè si trova in ospedale che sia perchè serve un passaggio per l'aereoporto: la prima persona che chiamiamo è sempre una di questo nostro circolo. Ci facciamo le nostre cene di natale, le nostre vacanze insieme, adesso qualcuno ha figli ma non è cambiato nulla.
    Ma detto questo, di recente ho realizzato che questo amore incondizionato in realtà ce l'avevo, ce l'ho, ed è mia nonna. Ma contemporaneamente ho capito che, non so se sia perchè sono sbagliata io o se sia normale, in realtà questo amore incondizionato non mi piace, perchè se mi ami comunque, che soddisfazione ho io? Ogni cosa che posso fare è inutile, se prendo 10 o mi faccio di eroina è lo stesso ai tuoi occhi, tanto mi ami comunque: per cosa mi sbatto a prendere 10, ad essere una brava persona?
    Mi lascia ancor più vuota dentro.
    quindi non so, inizio a pensare che mia madre tutto sommato m'abbia fatto un regalo grande.

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  13. Il tuo ragionamento ha ovviamente senso se consideriamo solo il lato dell'amore senza condizioni. Sarei d'accordo con te. Ma accettazione del figlio per quello che è non significa ignorare le sue azioni, non si accettano i cattivi comportamenti senza reagire, altrimenti si abdicherebbe dal ruolo genitoriale. Ma quando ti sentì accolto il confronto o lo scontro hanno una valenza diversa, anche seguire le regole condivise è di solito più facile.
    Io non mi trovo bene con i metodi che negano l'amore in caso di errore, non amo le punizioni, l'allontanamento fisico o emotivo. Per molti funzionano ma per me no.
    In un certo senso credo sia quello che succede tra voi amici, non credo non vi permettiate qualsiasi comportamento tra voi, c'è sicuramente rispetto e quello lo avete conquistato con il supporto reciproco e la sospensione del giudizio. Questo è il clima che vorrei respirare in casa mia, il rispetto che nasce dall'amore. Lo so è un progetto ambizioso.
    Grazie per essere intervenuta, il effetti in chiarimento sui presupposti era necessario.

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  14. Grazie Marzia per questo post, e anche i commentatori che mi precedono sono alla stessa altezza. Io intanto ci rifletto, in questo periodo mi sento un po' bloccata...

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    1. Per fortuna qui arrivano tanti commenti sensati che pure io sono più in fase domande che risposte! Ma guardare le cose da tanti punti di vista è davvero utile.

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  15. Ti ringrazio per l'indicazione di questa lettura con questo commento così sentito.
    Anche io sto affrontando la necessità di imporre delle regole e tenere la posizione quando non sono seguite. Parto dalla considerazione che di solito qualsiasi reazione fisica serva solo a chi la fa per sfogare la propria frustrazione per non sapere controllare una situazione.
    Voglio credere che si posso essere allo stesso tempo genitori che in certi momenti fanno rispettare delle regole ed in altri sono in grado di far rispettare delle regole, essendo i primi a rispettarle.
    Credo che anche questo faccia parte dell'amore che abbiamo nei confronti dei nostri figli, nel farli crescere e non semplicemente nel farli sempre essere felici ad ogni costo.
    Leggerò il libro e ti farò sapere...

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    1. Mi farebbe davvero piacere avere il tuo punto di vista su questo libro, dai tuoi post prendo sempre spunti di riflessione originali e qui occorre proprio sfocare un po' lo sguardo, è più complesso di quello che sembra ...

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    2. Mi fa veramente piacere sapere che i miei post diano spunti di riflessione, era anche questo parte dell'obiettivo. Sicuramente non dare ricette valide per tutti ma favorire il ragionamento su certi temi.

      Questo libro sarà sicuramente la mia prossima lettura.

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  16. Non ho letto il libro. I tuoi dubbi sulla distanza tra la teoria, la pratica e la sofferenza sono gli stessi miei. Non ho risposte. Solo dubbi.
    Come sempre mi trapassano le tue parole, lasciandomi più ricca ma più ferita.
    Ti abbraccio
    Raffaella

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    1. Forse avere dubbi è già una risposta.
      Mi spiace riaprire ferite, ma qui sopra tanti commenti aiutano nella strada verso l'equilibrio ...

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  17. Ciao! è la prima volta che commento un post, ma l'argomento mi ha davvero preso. Ho letto il libro, questo e altri 100mila perchè mi piace leggere e informarmi e quando entro in una "novità" come l'essere genitore, mi piace assorbire mille pareri, non sia mai che qualche volta imparo qualcosa!
    Allora sul libro la penso esattamente come te, bello, interessante, la vita che vorrei, ma nel quotidiano? No perchè nel quotidiano che si fa? Seguendo un po' la filosofia idilliaca, i "nani" ci salterebbero addosso...... Alla fine io ho deciso di seguire questa filosofia: la COERENZA NELL'ESEMPIO. Cerco di stare calma, di vivere quotidianamente con delle regole non scritte che entrano nel quotidiano. Alcuni esempi sono: preparo per mangiare tutti insieme le stesse cose, ogni santo giorno e piano piano i miei figli si abituano a mangiare un po' di tutto, ed ad assaggiare. Cercare di non urlare, di autocalmarsi in situazioni difficili facendoglielo vedere. Insomma non posso elencare tutta la giornata, ma facendo tutto con quelle piccole regole di buona convivenza.
    Il problema è scontrarsi con la realtà esterna, soprattutto scolastica. Quando mio figlio si autopuniva uscendo dalla stanza (o da casa) dopo "monellate" varie. Io gli ho sempre dato qualche minuto e poi semplicemente spiegato che le cose non si mollano, ma si affrontano e che comunque qualsiasi cosa noi lo ameremo sempre e possiamo vedere come risolverla. Perchè è lecito fare errori, fondamentale è cercare di ripararli.
    E' difficile come metodo e non si deve mai abbassare la guardia, se succede spiegare che sì anche i grandi sbagliano, ma col tempo vedo che il mio piccolo tremendo (si chiama anche lui Alex?!?!) sta maturando, imparando il rispetto per gli altri e capendo che nonostante tutto noi lo amiamo da morire e che si rimedia lavorandoci sopra!
    Ok scusa la lunga chiacchierata, o il lungo sfogo, ma sono tormenti che ho di continuo e con il tempo ripeto, la miglior filosofia è che CON AMORE E PAZIENZA LA COERENZA DELL?ESEMPIO funziona sempre!!!
    Jo
    mininanieoltre.altervista.org

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    1. Ciao Jo, benventuta! La coerenza nell'esempio è senz'altro un ottimo punto di partenza. Restare calmi in momenti di crisi poi è un pilastro, un pò ondeggiante da queste parti :)
      Ma il viaggio continua e questo confronto mi è davvero tanto utile. Grazie.

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Scrivere è bello ma leggere è anche meglio. Grazie per il tuo commento ...