giovedì 25 ottobre 2012

Il dazio del destino

Una settimana piena di impegni, star fuori 12 ore ogni giorno, occuparmi della revisione compiti dopo cena. Stanchezza, normale. E anche dispiacere per essere fuori da tutte le mie storie preferite.
Però ho trascorso un bel fine settimana, spina totalmente staccata, con mio figlio e i miei genitori a bruciar sterpaglie in campagna. Ci hanno fatto compagnia tre micetti, nati in qualche casa vicina ma più interessati alle nostre coccole e al nostro cibo. Alex era in visibilio: gatti e fuoco, le due cose più belle dell'universo per lui. E mi sono rilassata, incredibile ma vero, con intorno i personaggi più complessi della mia famiglia messi tutti sotto lo stesso tetto. I miracoli ... seppur duramente costruiti ... e desidero tenerlo a mente.

Ieri sera sono stata alla presentazione del nuovo ciclo di incontri sulle emozioni alle quali vorrei far partecipare mio figlio. Ovviamente lui non vuole, come lo scorso febbraio, ma poi gli è piaciuto e anche servito. Diciamo che si tratta di mettere dei mattoncini utili per costruire una serenità nel lungo periodo, è una sorta di "prevenzione emotiva" dove non si cura niente ma si riesce a dare nome e sostanza alle emozioni che proviamo tutti e da sempre.
Mi piacciono tanto le tre quattro donne coinvolte in questo progetto, tutte diverse, tutte madri, tutte preparate nel parlare con i bambini.
L'introduzione ha già detto tutto "noi crediamo che i bambini siano persone e che abbiano diritto a tutto il rispetto possibile". E il rispetto si traduce in ascolto, in sospensione del giudizio, in accoglienza. Si tratta di un luogo speciale, protetto, dove i bambini possono dire ciò che provano o possono anche solo ascoltare gli altri. Il valore principale è il gruppo, perchè è l'insieme di tante personalità che possono esprimersi senza pericoli e con la promessa di tenere in quella stanza i pensieri. Non è come a scuola e non è neppure come a casa.
Ed è un momento di incontro anche per i genitori.

Due cose ieri sera mi hanno colpito particolarmente.
La prima è stata la citazione di un libro che devo assulutamente leggere - L'errore di Cartesio di Antonio R. Damasio (ed. Adelphi) - nel quale si chiariscono i problemi derivati dal tentativo di separare emozione e intelletto. Insomma fingere di avere piani diversi non è utile ma altamente dannoso, io lo so bene visto che mio figlio è tutto sfasato e ne patisce enormemente. Per questo, nel programma di incontri, terranno sempre presente che la persona deve essere considerata nella sua interezza e complessità e che le emozioni hanno un peso fondamentale anche sul fronte intellettuale e razionale. Direi che già solo questo varrà la pena di viverlo.
La seconda è l'approccio all'elaborazione dei sentimenti "negativi". Inutile pensare che un bambino non abbia motivi per essere triste, arrabbiato, spaventato o addolorato. Questi sentimenti esistono, sono potenti nei bambini, talvolta scatenati da eventi reali e oggettivi, talvolta da situazioni passaggere e fisiologiche ma comunque rilevanti per loro nel presente. Il percorso si propone anche di riuscire a dare rilevanza a questi sentimenti, permettere al bambino di provarli senza sensi di colpa, aiutarlo a dare un nome al dolore per esorcizzarlo e renderlo parte del viaggio.

Quest'ultimo punto l'ho ascoltato con particolare interesse perchè ieri ho scoperto, con un certo ritardo, una tragedia capitata al papà di tre bambine che frequentano la scuola di mio figlio. Lo incrociavo spesso, la sua era una storia già speciale. Una coppia formata da due non vedenti, tre bambine piccole, tanta voglia di vivere e di partecipare alla vita della scuola.
La storia purtroppo è finita in cronaca perchè questo giovane uomo e il suo cane guida sono stati travolti e uccisi da un'auto, una storia assurda perchè per qualche ragione il cane pare averlo portato al centro di una strada non illuminata e fuori dall'abitato (erano nella casa di montagna). Un'altrettanto sfortunata donna - certamente non il tipo che va in giro ubriaca a sfasciare famiglie - se lo è trovato davanti sabato notte e non è riuscita ad evitarlo. La donna in questione aveva già conosciuto un dolore simile perchè il fratello era morto ucciso da un pirata della strada e non ha retto, tendando il suicidio un paio di giorni dopo.
E ora ci sono un numero incredibile di vite spezzate dalla forza di un destino inesorabile che non consente scampo, neppure sulla strada percorsa con attenzione mille volte dai protagonisti. Ma il destino era lì per loro a pretendere un dazio troppo esoso da chi - entrambi - aveva già pagata cara la permanenza in questa vita. Si può spiegare questo? Non solo a queste bambine ma anche a tutti noi adulti? Si può davvero accettare? Io non ho trovato una risposta accettabile ma ieri sera, dopo essermi arrovellata per tutto il pomeriggio, ho trovato una persona molto speciale che ha espresso bene la sensazione di impotenza.
In queste circostanze forse occorre avere fede, non importa quale, basta che sia nella possibilità di dare a tutto un senso.
Un senso

39 commenti:

  1. Quando mia figlia era in neonatologia intensiva ho toccato il fondo della disperazione. Poi x fortuna noi siamo tornate a casa mentre altri genitori non sono stati cosi fortunati. Quando capitano certe tragedie non si puo' dir niente, partecipo in silenzio al loro dolore. Impotente.

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    1. Ed è proprio l'impotenza che mi spinge a pensare alle cose belle, a non specarle. Quando poi a soffrire ci sono dei bambini ...

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  2. I tuoi post sono sempre potenti, nel senso che sono densi e ricchi.
    Cerchiamo di lavorare su noi stessi, sulle nostre emozioni, ma certi eventi ti sradicano dalle certezze della quotidianità...

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    1. Per questo vorrei che mio figlio acquisisse qualche strumento in più, lui che è impreparato a gestire le emozioni. Non solo per essere più forte ma soprattutto per permettersi di piangere quando ne sente il bisogno, lui non piange mai ...

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  3. Capisco perfettamente le tue parole. Anch'io ho letto sui giornali della storia di questo tragico incidente. La vita presenta conti troppo cari da pagare. Lascio un pensiero, una preghiera, per tutti noi.

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    1. Grazie, sono certa che le preghiere serviranno tutte.
      Mi sono permessa di scrivere la storia proprio perchè è stata su tutti i giornali locali, oltre che nei racconti davanti a scuola.

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  4. La notizia del papà investito mi ha lasciato di stucco.
    Mi sembrava impossibile, un inutile accanimento del destino.
    Una vita spezzata e una famiglia devastata dal dolore.
    Non sapevo della sorte dell'investitrice, mi dispiace, a volte, le cose accadono senza che possiamo fermarle.
    La fede dà senso alle cose? Credo di sì, ma lo sa solo chi ce l'ha, chi non ce l'ha soffre e basta.

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    1. Un accanimento, è così. Ci sono storie che sono più pesanti di altre. Una mia carissima amica a soli 35 anni ha perso - nel giro di 40 giorni - il marito, il padre e il suocero. Tutti per malori improvvisi, quindi impreparata e con un figlio di 7 anni ... l'ho ammirata tanto per il coraggio che ha avuto nell'affrontare quel momento terribile e per essersi ricostruita una vita.

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  5. Che storia triste.
    No, non ci sono risposte.
    Bella la foto del gattino!

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    1. Volevo partire con una nota lieta, per ricordarmi bene cosa conta e per cosa vale mantenere viva la speranza.
      Ho idea che un gattino entrerà presto nella nostra vita ...

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  6. Ho già commentato il post di EroLucy ed è tutto il giorno che ci penso.
    A volte davvero è difficile comprendere perché tanta sfortuna pesi su un'unica famiglia.

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    1. Ho letto il tuo commento, non avevo dubbi sulla tua forza, anche nell'ammettere la debolezza. Perchè di eroi ne abbiamo avuti abbastanza.
      Però l'accanimento non riesco tanto ad accettarlo.

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  7. ci sono cose che non ci è dato capire. Quanta rabbia in alcuni tristi eventi. Mi chiedo spesso se esiste una soluzione per superarli nel migliore dei modi. Forse solo attraversarli e aspettare che il tempo passi per metabolizzarli...

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    1. Forse, anche perchè non c'è scelta. Però talvolta il peggio viene dopo, quando alla bufera subentra la calma, e crolli.
      A me è successo così con le malattie dei miei genitori.
      E che in certi momenti è anche difficile chiedere aiuto.

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  8. Mio Dio...che qualcuno li aiuti.
    Raffaella

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    1. Per fortuna ho visto una grande catena di solidarietà intorno alla famiglia, credo che qualcosa verrà fatto anche dalla scuola. Mi terrò informata, mi pare il minimo.

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  9. Si dice che a tutto c'è un senso ma a volte, troppe volte, è impossibile coglierlo....

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    1. Esattamente, quindi voglio cercare di vivere il presente nel migliore dei modi, almeno ci proverò ...

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  10. Sono letteralmente rimasta senza parole. Certo, la Fede aiuta. Ma a volte é difficile continuare ad averla

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    1. Per me è stato così dopo la malattia di mio padre, sto ancora cercando di recuperarla ...

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  11. Cara Marzia sto vivendo un momento simile al tuo: un papa` muore sulla strada di casa una notte che e` troppo stanco per i troppi impegni di lavoro. A casa lo aspettano MariSol e i loro otto figli.
    Perche`? La forza di svegliarsi ogni giorno nelle parole di lei:"Ho perso il fiore piu` bello del mio giardino, ma ho qui i nostri boccioli e ringrazio Dio perche` in ognuno di loro c'e' un pezzo di mio marito." E ha nominato tutti i figli uno per uno dicendo che cosa hanno preso dal loro papa`. MariSol ha preso la vita in mano e la sta distribuendo ai suoi figli perche` non gliene vanga a mancare.
    Io rimango attonita per questo miracolo.
    Ciao Scake

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    1. Non c'è mai limite a quanto pare, sia al dolore sia alla forza degli esseri umani. MariSol rappresenta davvero un miracolo e sono certa che i suoi figli saranno persone altrettanto speciali e le riempiranno la vita di gioia, perchè se la meritano.
      Grazie per questa storia così potente.

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  12. E noi ci lamentiamo delle scemenze...
    Mi sento stupida in questi momenti

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    1. Brava, succede così anche a me. Ed è brutto doversi risvegliare in modo così brusco.

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  13. Sempre molto densi i tuoi post, dalle parole sul rispetto del bambino come persona, al suggerimento di lettura, alla tragica chiosa finale. Che mi ha toccato profondamente. Io vivo nel terrore di uno squillo del telefono. Mio marito va in giro, senza cane, è un temerario ma consapevole e non rischia. Io ho una enorme fiducia in lui e nelle sue capacità, ma il cretino/pazzo/o la povera signora come quella della cronaca, no quelli non sono nel nostro controllo. Che Dio le assista tutte quante. Il dolore non si può spiegare, a volte la tragedia si accanisce, ma non sopporto chi dice che le croci sono su chi le sa portare. Si può provare a imparare a sopportarle, ma non è detto ci si riesca. Se poi c'è la Fede magari aiuta, ma non credo sia bello dire che la Fede è una consolazione, quella dovrebbe essere a prescindere. Non lo so, alle volte mi sento soccombere di fronte al male, al dolore, provare impotenza e rabbia. Una rabbia che il tuo bambino conosce, forse lui sente questa impotenza di fronte alla vita. Chissà, non entro nel merito, non so nulla. Mi auguro che questo percorso di prevenzione emotiva sia per lui emozionante. Di emozioni liberatorie e magari anche infantili.
    Un abbraccio

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    1. E infatti non ho potuto fare a meno di pensarti. Ma non si può smettere di vivere e farsi uccidere dalla paura, giusto?
      E il corso sulle emozioni vuole anche essere questo, una spinta a vivere pienamente, perchè il mio bambino non si lasci schiacciare da pesi che non è in grado di descrivere.
      Speriamo ...

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  14. Grazie Marzia :* mi sono emozionata.

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    1. Grazie a te, l'emozione è uscita dalle tue parole ..

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  15. una cosa che adoro dei blog è questo cerchio, tu citi una che io a mia volta leggo, proprio la grande famiglia ecco.
    No, non ci sono risposte, giustificazioni nelle tragedie enormi che lasciano solo di pietra.
    Sono almento contenta per il tuo bel fine settimana!

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    1. Verissimo, è un cerchio che arricchisce.
      E io sto cercando di vivere al meglio anche questo fine settimana, che nell'assenza di certezze mi tengo stretta ogni istante.

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  16. Fatico un po’ a commentare, perché il tema del post mi rimanda violentemente ad alcuni anni fa, quando mi sono ritrovata a insegnare nel reparto più brutto (se in una clinica pediatrica si può mai parlare di “reparto meno brutto”) di un grande ospedale. Lì ho visto il destino accanirsi sui più piccoli e pretendere un dazio tale da annientare anche i grandi: genitori, parenti, amici e anche noi insegnanti della scuola ospedaliera.
    Ho trovato tanta fede, ma poche risposte alle domande che, vedendo certe cose, sorgono spontanee.
    In ogni caso, ho imparato molto più di quanto io, umilmente, nel mio piccolo, quell’anno sia stata chiamata ad insegnare.
    Un abbraccio,
    Monica
    PS: hai fatto bene a mettere la foto del gattino. Mi ha fatto pensare alle emozioni belle del tuo bambino. Speriamo arrivi presto a casa, il micino, per far uscire altri momenti di gioia. A volte, a me basta ascoltare le fusa dei miei gatti nel silenzio, per riappacificarmi con la crudeltà del destino e la pesantezza dei suoi dazi.

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  17. Che esperienza potente dev'essere stata, non riesco neppure ad immaginare lo strazio.
    Per il gatto ... magari non zampino ma arriverà, vedrai che arriverà presto ;)

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    1. Come: "Non zampino"??? *sigh*
      Monica

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  18. I tuoi post fanno sempre pensare molto...

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    1. Mio marito dice infatti che "penso troppo", ma non ne posso fare a meno!

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  19. Li ho condotti anche io gruppi per bambini e le loro emozioni! Sei proprio una donna aperta e intelligente! Tuo figlio è un bambino fortunato!

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    1. Diciamo che ci provo ma mio figlio non collabora, non so se riuscirò a farlo partecipare questa volta ... che fatica!

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  20. Anch'io trovo rifugio nel mare, come la canzone al post che ci consiglio, e sto provando a passare a mia figlia questa rapporto con la natura... forse è l'unico spazio che davvero contiente tutte le contraddizioni e le metafore, la ragione e l'emozione... se Alex non vuole andare al corso forse lo porterei ancora più spesso dai falò... Un bacio grande

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    1. Credo che farò così, più falò col nonno e meno "deversità", unione insomma. Grazie, in due parole hai riassunto tutto...

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Scrivere è bello ma leggere è anche meglio. Grazie per il tuo commento ...