lunedì 27 agosto 2012

Ma se alla fine fossi un pollo?

Immagine dal web

Negli anni la mia famiglia ha ereditato un gran numero di mobili (pochi antichi, molti semplicemente vecchi) e un gran numero di libri. Il tutto trova posto nella casa-magazzino di campagna di mio padre ma – per quanto riguarda i libri – taluni hanno trovato rifugio anche negli anfratti di casa mia.
In questi giorni di riassestamenti e pulizia ho avuto modo di scovarne qualcuno, dimenticato e negletto (a ragione, per la verità), e l’ho riportato momentaneamente alla luce prima di farlo tornare alla originaria vita bucolica.

In particolare ho spiluccato, che leggerlo proprio non è possibile, uno delle decine di libri prodotti da (o nel nome di) Anthony de Mello, il gesuita indiano delle “Istruzioni di volo per aquile e polli”.
Ricordavo di aver già sentito parlare di questa … come definirla … psico-religiosità, queste lezioni di gioia di vivere infarcite di ogni genere di nozioni. Io non amo le macedonie e francamente leggere di Gesù, Buddha, Carl Rogers e Padre Flanagan nelle stesse poche pagine il cui l’obiettivo dovrebbe essere aiutare un essere umano infelice e recuperare se stesso e i propri obiettivi, ecco mi crea un vago senso di disagio.
Alla fine comunque un paio di spunti di riflessione mi si sono materializzati.
Li riassumerei così:

Se tratti un pollo come fosse un aquila, lo farai librare in cielo?
Nel libro ho riletto di uno dei tanti esperimenti circa la bugia detta ad un gruppo di insegnanti circa i risultati di un test di intelligenza svolto dai propri studenti. A caso venivano scelti i nomi di alcuni ragazzi definiti plusdotati e si chiedeva agli insegnanti di seguirli nell’anno scolastico senza però dir loro nulla. Alla fine dell’anno, sottoposti al medesimo test, quei ragazzi mostravano di aver notevolmente aumentato la propria capacità cognitiva. Insomma quelli trattati (seppur non dichiaratamente) dagli insegnanti come dotati, avevano effettivamente sviluppato le proprie potenzialità in modo ottimale. La cosa non era accaduta nella stessa proporzione nei ragazzi presentati come “normali”.

Ora, tutto questo può funzionare anche nei confronti di un figlio? Potrebbe essere una versione positiva della profezia che si autoavvera, io ti tratto come la migliore versione di te e tu come tale finisci per comportarti? Circoli viziosi o virtuosi si creano con la forza del pensiero, negativo o positivo?
Non ho mai dubitato della immensa forza che l’uomo ha di modificare se stesso e il suo mondo circostante. Non ho mai dubitato dello straordinario potere della mente e del cuore. Eppure trovo davvero complesso distruggere tutte le etichette, dimenticare i meccanismi, frantumare le aspettative che si basano su anni di esperienza, per lasciare il posto ad una visione totalmente nuova e libera.
Insomma io ho per le mani un’aquila che si comporta da pollo, spesso anche peggio, e tronca ogni tentativo di fargli prendere il volo. Forse non ho abbastanza fiducia, non ci credo al 100%, non ci spero nel profondo. Forse non è ancora arrivato il momento per volare.
O forse dovrei essere io stessa un’aquila.

Se vieni allevato come un pollo, potrai mai davvero scappare dall’aia?
E infatti la seconda questione riguarda me direttamente. Queste vacanze io e mio marito abbiamo trascorso insieme molto più tempo che in passato, di solito qualche giorno in campagna da sola con mio figlio lo passavo. E lui aveva le sue belle e rilassanti vacanze davanti alla TV. Non siamo tipi da convivenza eccessiva, se non avessimo avuto figli probabilmente il nostro sarebbe stato un eterno e funzionale fidanzamento. Quindi ci è capitato di morderci un po’ più del solito, di rinfacciarci i comportamenti che da sempre odiamo uno dell’altro e che negli anni non sembrano essersi limati, anzi. Lui odia in me quello che definisce “il tono lagnoso di tua madre”. Io odio la sua innata pigrizia e la noia delle conversazioni “da vecchietti”, tipo suo padre.
Ed eccoci al dunque: le nostre famiglie hanno segnato molta parte della nostra strada, spesso non ci è piaciuto ma il modello era là, chiaro e definito. Un modello da polli, senza dubbio. Nessun supporto emotivo, nessuna visione del futuro, nessuna fiducia nel poter essere migliori.
Come sfuggire a questo? Ti puoi svegliare oltre i quarant’anni e dire “basta col pollo, da oggi sono un’aquila”? Puoi mettere in cantina il senso del dovere e recuperare dal cassetto quei sogni che non hai mai dimenticato?
Lo so che il mondo è pieno di storie che provano quanto ciò sia possibile, ma sono sempre una minoranza. La stragrande maggioranza dell’umanità prosegue negli schemi operativi della comunità in cui si trova a vivere. E non sempre è un male, intendiamoci.
Ma è quella minoranza che nei secoli ha cambiato regole, ha sovvertito poteri, ha creato idee e oggetti che hanno migliorato (di solito) la vita di tutti. Queste aquile hanno saputo credere nelle proprie potenzialità e hanno saputo perseguire con energia un obiettivo, anche quando non ci credeva nessuno.
Vorrei ci fosse un segreto che regalasse la via verso il cielo, sebbene pieno di insidie, il coraggio di lasciare il calore protettivo e talvolta asfissiante del proprio cortile.

Rileggendo queste frasi mi rendo conto che nel piano umano complessivo i polli sono anche più necessari delle aquile. Che volare leggiadri e liberi è merce rara messa a disposizione in quantità limitata. I polli vivono, producono, muoiono e sono ancora più utili. Le aquile seguono l’istinto e fanno solo ciò che davvero desiderano fare.
Io credo che rimarrò un pollo, senza vergogna.
Ma ogni tanto un giro sul tetto della fattoria proverò a farlo, forse non mi butterò mai di sotto ma con un alito di vento sotto le tozze ali forse mi sembrerà di stare molto molto più su.
E forse riuscirò a spingere in alto il mio pulcino, sempre che gli vada di andarci.


P.s. Bene, inizio il nuovo anno lavorativo parlando di polli ... così tengo largo il mio margine di miglioramento! Per chi rientra oggi ... coraggio!

 

23 commenti:

  1. Sono più o meno le stesse teorie dell'antropologo Ogbu, che si riferiva più alle differenze applicate dagli insegnanti a studenti di razze diverse, dando per scontato che alcuni non avrebbero mai potuto volare.
    Credo che alla fine ognuno riesca a trovare la sua strada, certo dall'aia si fa più fatica a spiccare il volo che da una montagna, ma ci si riesce ugualmente.
    Un bacio e bentornata (anche al lavoro)!

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    1. Io negli anni ho perso l'ottimismo circa l'aver fatto le migliori scelte possibili. Mi e' mancata la lucidità nei momenti cruciali della gioventù, quando tutto sommato un aiuto esterno non ci sarebbe stato male. Ma va bene così ...

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  2. Credo che nella vita si debba necessariamente scegliere (a volte lo si fa anche involontariamente) di essere aquila o pollo a giorni alterni, perchè "i meccanismi, le aspettative che si basano su anni di esperienza" mutano ogni giorno così come anche le nostre esigenze per stare a galla.
    Stare a galla... che non sarà volare con stile ed eleganza come una aquila e nemmeno solo ruspare come un pollo, ma è sempre qualche cosa di serio :)

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    1. Sullo stare a galla concordo, la via di mezzo e poi quella che rende accettabile l'esistenza, talvolta persino ci rende fieri di noi.

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  3. Credo che uno su mille riesca realmente a scapapre dall'aia. Il problema non è tanto scappare, che puoi farlo quando vuoi è non voltarsi indietro e vivere senza il bisogno degli altri, di noi per loro e di loro per noi. Personalmente sarei anche aquila, forse, in cuor mio, nei miei sogni, ma il senso di colpa o di gli schemi o i legami, mi rendono pollo. Pollo che stanzia, che non lascia l'aia, che resta per non voltarsi."Ali per volare e radici per tornare", come direbbe de Mello, ma se ci dicessa anche come insegnarlo ai nostri figli gli farei un monumento!
    Raffaella

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    1. Verissimo! I legami possono essere meravigliosi e terribili. Per questo vorrei evitare di creare un bozzolo intorno a mio figlio, perché possa scegliere senza sensi di colpa.

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  4. Ciao Marzia, mi ritrovo con tutti i precedenti commenti e con le tue valutazioni, pollo anch'io, con una sempre più marcata ambizione da rapace, soffocata sempre e comunque da paure, sensi di colpa, insicurezze, che mi tengono ben ancorata alla mia conosciuta e sicura aia. E ogni anno che passa, mi sento anche un pò frustrata... Diciamo che i voli più azzardati riesco a farli sono con la testa, e quelli meno azzardati li sto maturando e valutando anno dopo anno, chissà che prima o poi non riesca davvero a spiccare il "grande volo".... quello che possibilmente finisce su un'alta vetta, e non miseramente al suolo lasciandomi sfracellata nel cuore e nell'anima... E' questa la mia grande paura.

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    1. Capisco perfettamente, anch'io sogno il "grande volo", ma mi manca la spinta all'azione. Chissà, magari servirebbe un bel tornado che mi sollevi per il primo pezzo a forza :)

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  5. Ciao Marzia, concordo con tutti i commenti precedenti, anch'io in realtà sarei un pollo, è molto più facile, ma ti dirò che quando devo essere un'aquila non mi tiro indietro, aquila significa anche avere il coraggio di fare qualcosa di diverso dallo schema precostituito, avere il coraggio di volare anche solo per poco, affidarsi alle proprie capacità, al proprio istinto e anche a un pò di audacia!
    Non è facile, si cade, oppure si vacilla, l'importante è sapere che anche se si cade ci si può rialzare e continuare ad andare avanti.
    Se insegnerai questo a tuo figlio vedrai che un giorno sarà in grado di volare, e sarà quando meno te lo aspetti, se continuerai a dargli fiducia, a spronarlo e a stargli accanto anche se cade, ora ti sembra difficile, ma come tutte le montagne dal basso sembrano sempre immense e altissime ma una volta arrivati in cima si è fieri di averle scalate. Tu stai facendo un'ottimo lavoro già ponendoti il problema e mettendoti delle domande sul come cambiare i tuoi schemi di ragionamento.
    Io sono come te, ogni giorno cerco di essere migliore, anche se ci sono giorni in cui ricado in quegli schemi vecchi della mia famiglia d'origine e allora fatico persino a riconoscermi.

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    1. C'è sempre molta forza nelle tue parole, sono certa che la tua aquila viene fuori spesso. Imparare a cadere e non mollare e' difficile per i nostri bambini che crescono in un contesto comunque privilegiato del mondo, ma vedi anche tanti ragazzi meno fragili di quanto ci si aspetterebbe. Speriamo!

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  6. Io ho avuto una mamma che mi ha cresciuta da aquila anche se la sottoscritta si è sempre sentita un pollo. Lei un'aquila vera, io più pollo come papà. Il risultato? Credo di sapere cosa voglia dire volare come le aquile ma pollo sono rimasta e va bene così. I miei figli? Aquile, decisamente. Solo che io non le ho volute così, sono loro a esser nati così. Credo sia fondamentale accettarsi così come si è. Pero' nei figli bisogna crederci, sempre. La mia mamma non ha mai smesso di credere in me e non avro' mai parole sufficienti per ringraziarla. Che bello che sei tornata, Marzia!

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    1. Dev'essere molto bello crescere con qualcuno che crede in te e ti vede nel miglior modo possibile. Questo vorrei riuscire a fare con Alex, a me e' mancato molto.

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  7. Bentornata Marzia!
    che ferie intellettuali che fai! a me con questo caldo si squaglia pure il cervello!!!
    Comunque grazie per lo spunto di riflessione, sei sempre interessante da leggere!

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    1. Altro che intellettuali, proprio per il caldo sono finita a leggere le peggio cose che ho trovato stipate in casa! Ma alla mi avete dato begli spunti per il futuro ... anche i polli servono!

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  8. Ciao Marzia, Polli e aquile all'orizzonte.
    Io sono stata cresciuta come un pollo ma mi sono sempre sentita aquila, forse è presuntuoso lo so, ma , credimi, non me ne dispiace affatto.
    In fondo hanno caratteristiche che rendono uniche queste 2 specie di volatili. E' solo il "come mi sento oggi..." che fa la differenza, a giorni alterni ci sentiamo o polli o aquile e non sempre ci sta bene. Purtroppo il pollo il più delle volte finisce in padella e l'aquila vola sempre molto in alto e ha sotto controllo ogni situazione. Però se osservo intorno a me vedo che tanti polli sono trattati da aquile e tante aquile da polli. Questo è davvero un problema!

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    1. Dici sempre cose perfette, non sai quanto! Tornando al lavoro ho di nuovo visto questa confusione polli/aquile e mi sto sinceramente stufando. Mi sa che devo proprio organizzarmi per il volo ...

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  9. Marzia ho commentato il tuo post sul mio blog. Vatti a fare una risata!!
    Baci
    Raffaella

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    1. Brava, brava, poveri polli! Hai fatto bene a trovare la vena ironica del discorso :))

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  10. Ciao Marzia, finalmente posso commentare, ora che ho una vera tastiera davanti! :)

    Penso di aver letto - ma decine di anni fa - qualcosa del genere e sicuramente ho incontrato più volte in testi di pedagogia e psicologia quello che io sintetizzo come "il potere della profezia". Credici perchè funziona davvero: etichetta un bambino e lo condizionerai pesantemente. In negativo funziona sempre (di recente leggevo un'intevista dell'attrice che interpretava Brenda in un telefilm molto noto, diceva che quel personaggio l'ha fatta diventare davvero una "cattiva ragazza" per molti anni). Fai caso la prossima volta che andrai in un giardinetto: gli adulti che dicono ai bimbi "Attento che cadi!" spesso, poi ti racconteranno che quel bimbo "cade sempre". C'è da chiedersi perchè... La teoria dice che è perchè l'adulto trasmette sfiducia e il bimbo si convince che non è in grado di farcela alla lunga, e ...cade. Spesso.

    Comunque sia, dopo averti letto mi sono chiesta: e io? Io forse sono un'aquila in una vita da pollo, un po' di cose mi vanno strette ultimamente, ma ora cambiare non si può (non quello che non dipende da me, non ora che ho una figlia piccola, ma cresce... :) ) e poi è vero che si vive un po' da aquile un po' da polli.
    Anche io devo ringraziare tanto mia madre, anche mio padre per avermi cresciuta aquila, ma in un nido accogliente, anche se a volte stretto. Qualche errore c'è stato (sintesi: i miei sono stati ottimi genitori, liberali, aperti - a volte con sforzo -, affettuosissimi, ma, non esistendo il genitore perfetto non esista e io certe cose le ho sofferte pur avendo colto tutto l'impegno che ci hanno messo) e il mio bagaglio di sensi di colpa&co me lo porto appresso pure io. Per me è stato illuminante "Il dramma del bambino dotato" di Alice Miller (l'ultima edizione, che esce come "Riscrittura"), forse ti ho già suggerito di leggerlo. Te lo consiglio di cuore anche ripensando ad altri tuoi post di questa estate.

    Penso ogni giorno a come rendere mia figlia forte, sicura, indipendente davvero - emotivamente intendo -, ma covare un'aquila è dura lasciare il nido aperto in quota spaventa a volte e le cadute, come la finitezza delle mie capacità e possibilità, sono realtà.

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    1. scusa i refusi non ho riletto prima di inviare... ho la testa altrove. baci!

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    2. Lo leggero' quel libro, lo prometto! Comunque io credo fermamente nella profezia, solo che devo ancora finire la mia riprogrammazione, vedere il meglio per farlo accadere. Non dispero ...

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  11. Ciao Marzia benritrovata, ho letto anche i post precedenti e colgo in te una profondità di sentimento e di intendimento che sono un vero balsamo per chi ti legge Mi piace moltissimo quello che scrivi e come lo scrivi, e questo post. Superati i quaranta da qualche anno io che sono stata cresciuta da aquila che ogni tanto si sente pollo e poi vorrebbe riessere aquila ma in fondo è solo un pollo che non riesce più a volare, insomma, tra aquila e pollo sono ormai in crisi di identità! Si fanno i bilanci, si guarda al futuro..E mi chiedo, ma come ho fatto quel che ho fatto? e ora sono in grado di continuare a spiccare il volo? Scusa il commento sconclusionato, lo è molto il mio stato d'animo...
    un abbraccio
    Chiara

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    1. Bentornata anche a te! Mi consola non essere l'unica sconclusionata a giorni alterni, insomma un pò alto e un pò basso in uno strano balletto. Forse sono proprio i quaranta superati da qualche anno che rendono i nostri bilanci facilmente oscillabili. Tutto sommato va bene se porta a nuovi equilibri, spero ...

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Scrivere è bello ma leggere è anche meglio. Grazie per il tuo commento ...