domenica 1 luglio 2012

Vendere emozioni


Presa da qui

Ieri sera ho visto un film d’amore strappalacrime. Un film per la tv senza grandi attori e senza pretese. Troppo caldo per qualsiasi cosa non fosse mera sopravvivenza cerebrale.
Ma ho un cuore di burro e davanti alle scene appena appena commoventi, io piango. Mi immergo nella storia, non posso evitarlo, quindi mi trascino dentro le emozioni dei protagonisti, perfetta rappresentazione di sentimenti stereotipati.
Nelle mie rare incursioni televisive ho anche modo di osservare la pubblicità. La guardo sempre con una certa curiosità, mi interessa sia il messaggio sia il modo di veicolarlo. Mi chiedo quale sia il target e se – secondo la mia opinione di consumatrice – esso venga davvero raggiunto.

Io non mi occupo di pubblicità ma da oltre 15 anni lavoro in uffici commerciali e alla fine, qualsiasi prodotto si debba vendere, è necessario creare della documentazione che raggiunga i potenziali clienti e che li convinca ad orientarsi dentro un esercito di concorrenti. Mi rendo spesso conto che ogni paese ha sensibilità specifiche e un linguaggio riconosciuto che difficilmente possono essere esportate. La nostra casa madre ad esempio è americana e il marketing riflette modi di comunicazioni basati su una esaltazione aziendale che nelle nostre traduzioni raramente manteniamo.
Per tornare alla serata di ieri ho avuto modo di vedere l’intero (credo) gruppo di pubblicità per i 50 anni di una nota azienda elettrica e ne sono rimasta colpita. Vengono rappresentati sentimenti comuni, conosciuti, persino banali, eppure perfetti nella scelta di musiche e immagini. Sono storie che coinvolgono un target molto vasto. C’è la forza di volontà del ragazzo, i sacrifici e la forza di emergere. C’è la maternità, e qui si sfonda una porta aperta, può essere un ricordo o un desiderio ma il sentimento è sempre fortissimo. E poi c’è lui, il padre che chiede un riscatto alla vita. E alla frase “ho mostrato il meglio di me” con il protagonista che tira fuori la foto consumata del figlio laureando, eccomi di nuovo lì con il groppo in gola. Per carità, come dimostrato sopra, io sono un soggetto perfetto per la commozione ma ciò significa che questa pubblicità è riuscita nell’intento primario: farsi guardare e farsi ricordare.

Vendere è un mestiere strano, se ci pensiamo ognuno di noi ha dei clienti, in senso stretto o meno. E riuscire ad attirare l’attenzione è uno sforzo che spesso non ripaga. A me capita di continuo. Vorrei far uscire tante cose ma poi restano a metà, non brutte ma neppure perfette. Sul lavoro faccio parte di un gruppo enorme, che coinvolge persone di quasi ogni parte del mondo, come potrei esprimere davvero ciò che penso? Come potrei creare qualcosa da poter definire “mio”? Mi piacerebbe riuscire una volta a produrre un risultato davvero speciale, come quello spot, che renda il senso di ogni giornata passata ad una scrivania.
Oppure, nell’onda di questi pensieri sconnessi, semplicemente ho visto rappresentato il mio desiderio più grande, quello di vedere un giorno ripagate tutte le fatiche di questi anni. Perché il mio cliente più difficile è qui davanti a me, l’ho sentito dire cose terribili oggi e poi l’ho sentito chiedere scusa. Per lui scelgo le musiche, le parole e le immagini, però raramente mi sento davvero guardata e ricordata. Cerco di vendere emozioni e anche qui resto con i risultati a metà, magari non brutti ma neppure perfetti.
Mi è venuta voglia di rispolverare qualche vecchia strategia. Del resto, io vendo …

29 commenti:

  1. Che bel post, Marzia...
    Penso che il tuo cliente non potrebbe aspirare a nulla di meglio, anche se a volte la sua customer satisfaction sembra essere ridotta al minimo.
    È l'amore a riempirci la vita, e che lo notiamo o meno è la base del marketing e di ogni nostra azione, è sempre ciò che muove il sole e le altre stelle...
    Scusa le bischerate :)

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    1. Bischerata è una parola che mi piace tantissimo! L'amore muove e riempie, peccato non sia sempre felice ...

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  2. Quanta stanchezza e tristezza sento nelle tue parole. Mi dispiace, cara Marzia, ti abbraccio!

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    1. E' proprio così, grazie dell'abbraccio

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  3. Anche io ho lasciato la lacrimuccia su quello spot, e sull'altro con i campioni olimpici e le loro mamme.
    E comunque, io penso che tu sappia che il "cliente", se è difficile come il tuo, va conquistato e tenuto stretto giorno dopo giorno...ma sono certa che è di quei clienti fedeli..

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    1. Sì è fedele in tutto, nel bene e nel male :) Vorrei solo saperlo orientare più verso il bene, ecco ...

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  4. Ciao Marzia, anche io ultimamente sono di lacrima facile. Però mi salva dire che ho l'allergia. A che? magari lo sapessi! Credo che fin dai tempi dei tempi il compito di un genitore è offrire strumenti e quello di un figlio, criticarli. Credo che il padre che porta con se la foto del figlio laureando ha un figlio che porta con se la foto del padre vecchio. Credo che quello che semini un giorno tuo figlio lo raccoglie. Specialmente se lo semini con amore come tu stai facendo. Vorrei anche io lasciare un segno, lasciare qualcosa di speciale. Poi penso che questa fortuna tocca solo alcuni o almeno la fortuna di pochi si vede non si vede quella di molti. La nostra specialità non sono forse i nostri figli e quello che facciamo per loro?
    Raffaella

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    1. Vorrei poter dire che la mia specialità sia comprendere mio figlio ma da queste pagine è abbastanza ovvio che non lo è ;) Mi impegno molto però, chissà se ne uscirà una lacrimuccia di orgoglio prima o poi ... che poi l'unico obiettivo che auguro a mio figlio di raggiungere è un pò di serenità.

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  5. bellissimo questo post. intenso! e anche io molto spesso mi commuovo ultimamente...

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    1. Io sono sempre stata di lacrima facile, io e mio padre come due fontane davanti ai film (e mia madre di ghiaccio ...). Non mi faccio proprio scrupoli, o mi immedesimo e mi lascio trasportare o un film non lo guardo proprio, altrimenti il bello dov'è?

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  6. Mi hai fatto rivalutare una pubblicità che invece non mi piaceva per niente, o meglio che trovavo piuttosto "fuori moda" posto che adesso sembra ridicolo fare tutti sti sacrific per un'università che quasi mai ti porta da qualche parte...in fondo, la vita è diversa a seconda di come la si guarda, quindi grazie per avermi fatto vedere un piccolo angolo di mondo con i tuoi occhi.

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    1. Questo è il bello, la rappresentazione è banale ma è un contenitore emotivo all’interno del quale ognuno incastra le sue aspettative. La fatica è variabile, facciamo tutti cose diverse, il risultato è la sensazione di aver traghettato bene i nostri figli alla loro età adulta. Questo è un pò il mio tallone d’achille, temo.

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  7. E se fossero i nostri figli a pensare “Chissà se un giorno potrò essere orgoglioso di mia madre: orgoglioso di come lei mi ha amato per come sono; orgoglioso di come mi ha accettato per come sono…”
    Da figlia a volte guardo, rattristata, mia madre che non riesce sempre ad essere orgogliosa di me, solo perché sono conforme al mio modo di essere e non vede il bello che invece vedono altri che mi stanno intorno e mi apprezzano per come sono. E spero di non fare mai provare a mio figlio la sensazione di frustrazione per non essere accettato per come mi è stato donato, proprio da me, sua madre.
    Continuo a pensare, leggendo i tuoi post, che il tuo bambino abbia un dono che spesso non viene compreso. Un po’ come guardare il dito invece che la luna, dove non sei tu la sciocca, ma gli sciocchi sono quelli che ti costringono a guardare nella direzione sbagliata. La nostra società ci costringe a gabbie di conformismo che imprigionano le personalità schiacciandole nell’espressione “comportamento sbagliato”. Dobbiamo imparare ad aprire le gabbie.
    Un abbraccio,
    Monica

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    1. Sai già che condivido ogni frase, ogni considerazione sul rapporto genitore-figlio. Ne sto scrivendo in questi giorni, ogni estate si ripropongono i soliti momenti duri con mia madre e io combatto per restare ferma e seguire la mia strada. Sbagliata, forse, ma mia. E la sensazione di non essere mai la figlia desiderata è esattamente quella che vorrei non sentisse mio figlio, è molto difficile e cerco di essere onesta con lui quando il mio limite è superato. Però non gli chiedo di essere diverso, almeno mi pare, solo di cercare il suo equilibrio e la sua serenità, senza stare sempre sulla linea di guerra con tutto e tutti.

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    2. Sono le convenzioni a chiedere di essere "diversi" dai comportamenti prestabiliti che troppo spesso ingabbiano gli individui. Chi non si adegua non ha diritto ad essere felice della “sua” felicità.
      Dobbiamo cominciare a cambiare questa logica o continueremo ad essere figli arrabbiati e madri poco orgogliose.
      Il tuo blog mi piace tantissimo. Aiuta a riflettere e, si spera, a migliorare (come figlia, come mamma e come insegnante che si rapporta spesso a bambini arrabbiati o arrabbiatissimi). Abbraccia il tuo bimbo: è un grande (nel senso anglosassone di “he is great!”).
      Monica

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  8. Comincio a temere che il lavoro all'interno delle mura domestiche sia destinato ad avere tempi lunghissimi di gratificazione. Però sono convinta che prima o poi viene riconosciuto. E allora lì, sai la commozione!

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    1. Temo anch'io, ma oggi ho avuto le mie due ore settimanali di ottimismo quindi mi concedo di pensare che soddisfazioni verranno!

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  9. cliente?!
    tu hai già "prodotto"qualcosa di tuo, di speciale, che da senso alle tue giornate...tuo figlio!

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    1. Io preferisco "cliente" piuttosto che "prodotto"! :)
      Ovviamente la mia era una licenza "poetica" se mi passi il termine.

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    2. anche la mia era chiaramente una licenza poetica! ;-)

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  10. Ciao! SOno stata un po' assente in questi giorni perchè siamo stati impegnatissimi Cosi sono passata a farti un salutino! Spero che stiate bene! Ti abbraccio e ti aspetto da me!

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  11. ciao! Come ti capisco...in questi giorni non posso e non sono capace di produrre nulla che sia finito, bello e durevole.
    E' un momento di fallimento materno...COME SONO GIUUUU'!
    Per fortuna che attorno ho una citta' fantastica!!!
    Un abbraccio
    Scake

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    1. Ma ciao! E no, tu e il fallimento materno non siete compatibili :) Per la maggior parte di noi umani un viaggio come il tuo sarebbe impensabile. Vedrai che alla fine il bilancio sarà positivo!

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  12. Io adoro la pubblicità ben fatta, e ho sempre pianto ogni volta che davano quella dei fusilli che quello si cucinava in Cina pensando a casa... Tutte le sacrosante volte! :)

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    1. Meno male che a commozione siamo in tante! E poi i pubblicitari sono volponi!

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  13. Che strana rielaborazione di questi spot, hai aperto molti molti argomenti.
    Ho apprezzato la tua licenza Poetica ma secondo me, tu non vendi emozioni. Come ogni genitore tu offri emozioni, offri un'esperienza affettiva (di importanza imprescindibile, insostituibile).
    Sento che sei affaticata, oppure lo immagino soltanto perchè lo sono io. Sii più lieve, se riesci. Cercheró. Di esserlo anche io.
    Ammiro molto il modo in cui Monica ha espresso riflessioni davvero importanti, mi ha colpita. Sei fortunata ad avere lettori così partecipi e interessati, sono fortunata ad averti scoperta :)

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    1. Hai ragione sono fortunata, sto incontrando tante persone speciali che mi aiutano nel mio percorso molto più di quello che mi sarei aspettata. Temo sempre di annoiare con le mie fatiche e le mie elucubrazioni ma poi porto a casa tante emozioni e non posso far altro che ringraziare! E tu sei una ispirazione meravigliosa perché sai reggere la fatica in modo così forte sfidandola con ironia. Imparerò, vedrai ...

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    2. Sono davvero fiera se riesco a essere di ispirazione, ma sappi che la fatica a volte si fa sentire e molto. La mia è una forza altalenante, ma va bene così. E' per dire che tu mi sopravvaluti un po', non so se davvero hai da imparare da me e non credo, ma un po' di leggerezza quella sì, te la posso donare ;)

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