lunedì 14 maggio 2012

Diversità, # seconda parte: ma il potenziale cognitivo cos’è?


Oggi ho deciso di affrontare un argomento per me complicato perché pieno di sfumature e vuoti che per tanto tempo ho deciso di non riempire.
Nella foto qui sopra mio figlio aveva da poco compiuto tre mesi. Faceva cose incredibili. Ma questo l’ho realizzato molto tempo dopo.
A un anno e mezzo ci costringeva gesticolando a fare lo spelling di tutte le parole e i numeri che incontrava pur evitando – lui - di parlare per almeno un altro anno.


Prima dei tre anni sapeva contare senza quasi limitazioni.
A tre anni e mezzo davanti ad un cartello mi chiede “Perché c’è scritto ‘medico’?” E io letteralmente a bocca aperta gli dico “E perché tu lo sai leggere?”. Sei mesi dopo era in grado di leggere perfettamente qualsiasi testo senza che io avessi speso neppure un minuto ad istruirlo, che comunque non sarei stata in grado.
A quattro anni e mezzo, in spiaggia una signora per cercare di fare conversazione gli chiede “Ma tu cosa vuoi fare da grande? L’astronauta?” e lui “Non ci ho ancora pensato ma l’astronauta credo di no, non ho ancora capito dov’è l’infinito”. Non fa una piega.

Tutto questo è un aspetto del nostro viaggio, a guardarlo così fin troppo facile.
Ma già sapete che non è tutto così.

L’altra parte della nostra personale medaglia è composta di aggressività verso i coetanei seguita negli anni dal totale silenzio, da esplosioni violente, dalla troppo facile frustrazione, dal rifiuto delle novità e di buona parte del mondo esterno. Eccetera, eccetera.
Tra i 3 e i 6 anni abbiamo visto 3 diverse psicologhe che hanno avuto il merito di escludere problemi di spettro autistico. Punto.
Tutti a dirci che nostro figlio ha un particolare sviluppo cognitivo e uno squilibrio nella parte emotiva. Quindi? La risposta la sto ancora aspettando.
L’ingresso a scuola ha creato ancora più scompensi, alla materna era solo un “problema”, facilmente ignorabile perché poteva stare ore fermo e muto senza di fatto creare disturbo alle maestre. I problemi li avevamo tutti noi a casa ad attutire gli effetti devastanti di quelle ore vuote.
L’altro giorno si parlava dell’imminente fine della seconda e di quanto sarebbe stato più bello il prossimo anno con nuove materie di studio e Alex mi dice “Te lo devo proprio dire mamma, io in questi due anni mi sono proprio annoiato tanto”. E lo so, amore mio.

Qualche volta in questi anni mi è stato chiesto se fossi interessata a saperne di più su questo fantomatico sviluppo cognitivo, se volessi conoscere il QI di mio figlio. Ho sempre pensato che no, non me ne fregava niente, che un numero non avrebbe cambiato i fatti sia che fosse sotto o sopra il famoso 130 che distingue i “plusdotati”.
Perché ho sempre pensato che l’intelligenza fosse qualcosa di non parametrabile, composta da mille aspetti diversi e connessi a formare una personalità completa. E lo penso ancora, non direi mai che mio figlio è “intelligente” e basta. Non avrebbe alcun significato.
Però temo di aver eccessivamente messo in un angolo il suo sviluppo cognitivo, spaventata dai riflessi emotivi e sociali che questo comportava. Ho desiderato talmente tanto un bambino “normale” che ho finito di trascurare ciò che in lui è speciale.

E allora, spinta anche dalle nuove difficoltà scolastiche vissute in queste settimane, mi sono messa a cercare qualche informazioni in rete sui bambini “ad altro potenziale cognitivo” (AP). Ho trovato in definitiva tante brutte notizie e tanti fallimenti, sia a livello personale (questi bambini hanno spesso problemi di integrazione e scolastici, addirittura sono molto più a rischio depressione) sia a livello istituzionale (pochi i tentativi in Italia di capire e sostenere i bambini AP e spesso abbandonati per problemi di fondi o interesse).
Certo si parla di una percentuale di bambini che può variare dal 2 all’8% della popolazione però pare un fenomeno in aumento viste le grandi possibilità di sviluppo precoce che vengono ora offerte ai bambini fin da piccolissimi.
Ho scoperto un laboratorio aperto abbastanza di recente presso l’università di Pavia
che dovrebbe avere come obiettivo quello di valorizzare potenziale, talento e plusdotazione. Però mi pare ancora tutto in divenire.
Poi sono approdata nel sito di uno psicologo svizzero dove ho avuto una specie di illuminazione. 
Sono rimasta a bocca aperta a leggere alcune pagine che descrivono con molta precisione ciò che noi stiamo vivendo.
Ne riprendo solo qualche passo, spero non me ne vorrà:
§         A volte è aggressivo con i coetanei, spesso è molto sensibile. Trascorre la sua ricreazione spesso da solo, a volte con un libro.
§         Egli afferma d’essere - o è - spesso vittima di aggressioni verbali o fisiche a ricreazione.
§         E’ ipersensibile rispetto le critiche, l’insuccesso e l’ingiustizia.
§         Può risultare fastidioso, a causa dei suoi comportamenti inadeguati: molto attivo, non sta fermo, non ha pazienza ... oppure, al contrario, è iperadattato.
§         Per principio rifiuta spesso l’autorità, ma non la competenza.
§         Ha un grande senso dell’umorismo.
§         (..) abituato com'é ad eseguire le cose rapidamente, senza fatica, non fa l'economia dello sforzo (...) quando si imbatterà in qualche cosa di difficile potrà andar giù di testa impreparato com'é ad affrontare gli sforzi.

Il problema dell'integrazione dell'aggressività é un altro elemento importante nella problematica del ragazzo ad alto potenziale cognitivo. L'attività intellettuale molto precoce può favorire una rimozione delle tendenze aggressive.
Il desiderio di sapere permette loro una migliore uscita da quelle pulsioni grazie alle sublimazioni. Contrariamente, se vengono frenati, non facciamo che sollecitare un iper-controllo (iperadattamento), come nella situazione scolastica. Così per un eccesso di auto-contenimento a scuola (in classe), dove la noia predomina e le sue risorse intellettuali restano accantonate, il ragazzo esplode a casa.

E poi si parla di “dissincronia dello sviluppo”, ossia una discrepanza tra lo sviluppo intellettivo, molto al di sopra della norma in uno o più ambiti e lo sviluppo emotivo-relazionale, non adeguato per l’età.
E poi si parla della “legge del gregge”, quella che porta i bambini AP a rallentare inconsciamente il loro sviluppo per poter stare nel gruppo, per accettare di vivere in un contesto demotivante.
Questo si associa normalmente a problemi quali: la bassa autostima, la fragilità, l'isolamento, le difficoltà a costruire una immagine di sé positiva, la depressione.

E infine il colpo di grazia:,ecco la prima cosa che il dottore consiglia di fare:
La prima cosa da fare é chiedere un esame. La certificazione della precocità o della plusdotazione ha un effetto liberatorio:
§         per il bambino, in quanto inserisce le sue difficoltà scolastiche e di adattamento con i compagni in un quadro diagnostico che lo libera dalle pastoie dei sensi di colpa (non sono stupido, non sono agitato, non sono un provocatore, ecc)
§         per i genitori perché permette loro di capire di non essere quei "pessimi" o "cattivi" genitori che hanno creduto di essere quando sentivano che il comportamento del loro figlio "caratteriale" fosse inaccettabile, oppure di come il quadro "demotivante" fosse totalmente desolante, ecc …

Eccomi quindi qui ad arrovellarmi. Insomma mio figlio non ha i tratti del genio, non risolve radici quadrate e non compone sinfonie, però è un pensatore originale che vive malissimo se stesso. Lui ha bisogno di essere continuamente rassicurato, ha l’autostima sotto le scarpe, subisce la scuola piuttosto che viverla. Eppure quando ha un’idea in testa non lo distoglie neppure un uragano.
Ma davvero un esame che produce un numero può cambiare le cose? Mi rendo conto che sto semplificando, che l’argomento meriterebbe molta competenza che non ho e che mi pare davvero latitare. Perché io aiuto l’ho chiesto, da molte parti, eppure nessuno mi ha mai consigliato di approfondire, nessuno si è preoccupato dei pensieri buoni di mio figlio ma solo di quanto non si adattasse ai canoni di sviluppo emotivo e alla sua problematica socializzazione. Io stessa ho fatto così, almeno per buona parte del tempo.

Ora leggo che stavamo cercando di andare proprio verso la principale ragione di malessere: l’adattamento sociale.
Sovente, troppo sovente l'obiezione che viene messa fra docente e genitore che richiede un intervento specifico per il proprio figlio é che anche lui, come tutti deve adattarsi alle norme scolastiche e alla vita della scuola. I docenti affermano: "ogni allievo deve fare uno sforzo di adattamento e questo viene chiesto anche al plusdotato, ciò nonostante i genitori non vogliono affatto che il loro figlio abbia ad adattarsi". In verità, quando non presentano assolutamente segni di insofferenza, i bambini ad alto potenziale soffrono piuttosto di iperadattamento:


§         alle norme scolastiche che in generale rispettano meglio di tutti gli altri allievi
§         ai rituali di apprendimento, che subiscono rallentando i propri
§         alla passività e inazione
Questo iperadattamento é quello che poi crea problemi di aggressività, comportamento e quant'altro.

Alla fine di questa lunga riflessione resto qui a chiedermi cosa sia meglio fare. Se ricacciare questi pensieri come ho fatto molte altre volte o se provare a fare un passo avanti, se chiedere un parere davvero competente, ammesso di trovarlo.

Accetto opinioni, sincere, anche brutali.

80 commenti:

  1. Non è facile dare opinioni di questo tipo ma, a mente fredda, direi che da tutto ciò che dici mi sembri propensa a fare un "passo avanti". Io credo che tu di passi avanti ne hai davvero fatti tanti e ancora ne farai. Da quello che leggo di te non mi sembri il tipo che "ricaccia". Hai tutto il diritto di chiedere un parere davvero competente. Forse da parte dei docenti hai ricevuto risposte generiche, non credo sia accettabile questo. Hai mille domande e forse questo psicologo svizzero o un altro medico competente può darti qualche risposta. Fosse anche solo una ne varrebbe la pena. Sicuramente questo già lo sai.
    Onestamente non so nemmeno se quello che sto dicendo sia un concetto corretto ma di getto mi sento di dirti questo.
    Sono davvero incompetente e in questi casi me ne rammarico, vorrei poter essere una persona saggia e dare quindi consigli saggi.
    Dovresti fare quello che ti dice la tua logica e non solo il cuore. A prestissimo cara Marzia.

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    1. Grazie Carla, è vero non sono solita fermarmi davanti ad un problema ma questo è un tasto dolente, dove non mi trovo a mio agio. Ci penserò ancora un pò e poi vedrò di fare quel passo.

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  2. darti un parere non è semplice assolutamente. posso solo dirti che se il dubbio, cioè la domanda di ricevere un consulto con uno specialista è ormai dentro te, proverei la strada. Ma non senza aver trovato la persona giusta, chiedendo fino alla nausea quale possa essere lo specialista migliore, quello che sa come fare e cosa fare in questi casi e, sopratutto, che mette a suo agio tuo figlio.
    Io l'ho fatto con mia figlia grande, a suo tempo, ho trovato una persona molto valida, se tu abitassi a Milano potrei darti l'indirizzo. Ma ho avuto problemi con la psicologa, subito pronta al facile giudizio che, a mio avviso, in questi bambini, non dovrebbe esserci proprio perché ogni giorno crescono, ogni ora cambiano, e davanti ad un comitato di giudicanti un pianto è stato la risposta più umana fattibile.
    quindi se vuoi, se abiti a Milano, potrei darti il numero di questa persona che, invece, è molto preparata, attenta e scrupolosa...
    un abbraccio. la scelta è tua ricordalo, ma ogni cosa fatta per aiutare i nostri figli è un passo in più per una soluzione...

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    1. Io sono di Torino ma qui non trovo nessun nominativo che mi ispiri e sinceramente Pavia o Milano non farebbe grossa differenza, non mi preoccupa spostarmi. Magari ti mando un'e-mail all'indirizzo del tuo profilo, se non dispiace segnalarmi il medico di cui dici. Grazie!

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  3. Come al solito non so che dirti. Leggendo quello che hai "trovato" e da quello che so di tuo figlio (cioè quello che leggo qua), mi sembra che in effetti la situazione descritta si adatti molto alla sua situazione.
    Se ti sembra che le strutture e i medici in questione siano affidabili, perché non tentare, magari potrebbero darti qualche strumento utile a fronteggiare le difficoltà che sta incontrando tuo figlio.
    Comunque il fatto che a tre anni sapesse leggere senza che nessuno glielo abbia insegnato mi lascia a bocca aperta...

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    1. Lo so sono contorta, mi dispiace per chi ha la bontà di leggere certi miei post fino alla fine! Ma in effetti ne abbiamo fatte tante, chissà che da qualche parte non ci sia la persona giusta per sgrovigliarmi un pò.

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  4. Cara Marzia, commento per segnalare il mio passaggio, ma non saprei veramente che dirti. Se per te, per voi, questo passo può essere importante, fallo!

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    1. Sei carina ad aver letto, come dicevo sopra lo so che sono argomenti pesanti e mai trattati in modo esaustivo.

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  5. Mia cara Marzia. Non sono una specialista per cui la posso mettere solo sul piano emotivo. Primo mi hai fatto venire i brividi perche' mi sono catapultata nella tua situazione ed anch'io mi sono chiesta: che fare?
    Secondo a pelle ho pensato subito: tu questo figlio non se proprio in grado di rovinarlo, sei troppo sensible e amorevole nei suoi confronti per non renderti conto quando non ce la puo' fare e sta soffrendo troppo. Percio' non avere paura di intraprendere con lui un percorso di approfondimento se la persona che contatterai sara' davvero competente in materia.
    La mia E. con tutto il suo carattere esuberante ed il suo intuito portentoso ha dei problemi nella lettoscrittura ed io sono sempre li' alla ricerca di sistemi che le mettano le ali perche' voli libera dal suo fardello di fragilita'.
    Coraggio!
    E aggiornaci sui tuoi passi futuri per favore!
    Scake

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    1. Avrei bisogno di una settimana con te, nei luoghi meravigliosi in cui vivi e con l'energia positiva che esce dalle tue parole! Mi sento già meglio!

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  6. Io mi ritrovo molto nella descrizione del bimbo AP...
    Non so cosa consigliarti, ma qualunque cosa farai la farai per farlo star meglio. Approfondire aiuta sempre. Ti abbraccio.

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    1. Sentire questo mi rincuora visto che ti considero una persona molto equilibrata, quindi spero che anche Alex riesca a trovare la sua dimensione.

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  7. Cara Marzia, quello che posso dirti dalla mia esperienza è che spesso vediamo le difficoltà da un solo punto di vista, come se il problema fosse appunto 'cognitivo', una quota di più o di meno, ma qualcosa di individuale, misurabile e certificabile... con ricadute sul sociale. In realtà, in molti casi, la situazione andrebbe letta in senso sociale dall'inizio, come l'esempio che ci hai raccontato sull'isolamento di Alex a scuola, sulla noia... I bambini hanno bisogno di contesti e relazioni adeguate, non soltanto di misure...le tue domande e dubbi, ad esempio, secondo me sono il metodo migliore, la solitudine a scuola, il peggiore. Per rispondere alla tua richiesta... io mi rivolgerei a questo ambito di studio che esemplifico attraverso un link rispetto al quale spero si possano trovare contatti più vicini: http://dept.psych.columbia.edu/~kochsner/home.htm
    Un caro abbraccio e... W la terza!

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    1. Grazie del consiglio, andrò a dare un'occhiata. Concordo profondamente sull'approccio complessivo che tenga conto di tutti gli aspetti, cognitivi e relazionali. Spero di venirne a capo ...

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  8. Io ti direi di non mollare e di cercare in tutti i modi di aiutare tuo figlio, che mi sembra assolutamente fantastico! Io ho sempre odiato l'omologazione, la scuola che pretende che tutti siano uguali e che invece di insegnare il rispetto per gli altri se ne frega, vedo tuo figlio solo durante la ricreazione e mi si stringe il cuore :( la scuola dovrebbe favorire la socialità, il rispetto e anche l'apprezzamento per gli altri, invece che "fregarsene" già dalla scuola materna!
    Io vedo ad esempio nella scuola materna di mio figlio c'è una bambina che ha problemi (non so di che tipo) però le maestre insegnano agli altri che devono rispettarla ed accoglierla, e mio figlio l'altro giorno si è risentito perchè due compagnette non avevano voluto dare la manina (gesto molto eloquente di amicizia) alla bambina con problemi e credo che le maestre siano state brave in questo, nell'insegnare il rispetto e l'accoglienza e facendo in modo che tutti si inserissero nella classe, mi rattrista pensare che esistono realtà in cui un bambino viene lasciato solo in disparte e non crea disturbo.
    Magari ho commentato a vanvera non conoscendo tutta la situazione, però ti dico di non mollare, vale tutti gli sforzi, per lui, per crescere, per quello che è e che sarà!

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    1. Hai detto proprio la verità, gli anni di materna sono stati terribili e segnati da una grande solitudine. Ora va meglio ma quando lo sento raccontare e vedo che non capisce il perché di tante dinamiche sociali tra bambini, mi fa tenerezza e a volte rabbia, sono sincera, perché vorrei che si sentisse libero di essere quello che e'. Io ci provo a non mollare :)

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  9. Non sono un'esperta in nulla, sono solo una mamma e come tale comprendo la necessita' che molto spesso abbiamo di vedere nostro figlio "integrato", "parte del gruppo", "normale".
    Allo stesso tempo vivo nel mondo anglosassone, dove l'ambiente educativo e' estremamente diverso da quello italiano. Si tende a dare molta importanza alla cosiddetta "diversità", cercando di adattare l'educazione allo sviluppo individuale di ogni bambino. Certo non tutte le scuole possono permetterselo, ma quelle "private", da cui dovrebbe uscire il meglio, e' così. E così ci si ritrova, ad esempio, con bimbi dislessici che sono i primi della classe. Se poi parliamo di USA, il test di IQ e' quasi d'obbligo per l'ingresso a scuola. Allora mi viene da pensare che forse il tuo bambino e' solo vittima di un sistema scolastico che non lo capisce e non lo aiuta a sviluppare il suo potenziale e combattere le sue debolezze, pretendendo uno sforzo di adattamento che e' troppo piccolo per fare da solo. Forse proverei ad affrontare strade diverse, ma come ripeto non sono esperta proprio in nulla, e' solo il mio cuore di mamma che mi fa parlare.

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    1. Questo punto di vista non lo avevo considerato, in effetti quasi tutta la letteratura sui bambini "gifted" è anglosassone e anche quella sui bambini esplosivi e molte altre. Trovo molto bella la valorizzazione della diversità, magari passasse un pò di questo messaggio nelle nostre scuole e non solo in forma di "pietismo" verso chi ha gravi disabilità ma come integrazione di personalità e bisogni diversi tutti a concorrere al bene comune.

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    2. C'è moltissima letteratura nei paesi francofoni

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  10. ciao, dirti come la penso non è facile perchè in realtà un pensiero coerente non ce l'ho. Però così, di pancia, io eviterei di separare: il cognitivo dall'emotivo, il normale dal geniale...terrei tutto insieme il più possibile senza dare pesi e misure a niente.
    Ma questa sono io ed ho in mente i figli miei anche quando penso al tuo...
    Sulla scuola è un'altra storia perchè ci sono scuole e scuole, maestre e maestre, compagni e compagni e un pò si può anche scegliere...
    Comunque sia sono sicura che tu farai la cosa giusta: sei la sua mamma e lo ami perciò non puoi sbagliare!
    un abbraccio

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    1. Ci provo a tenere tutto insieme ma spesso mi scappa qualcosa :) Comunque il percorso è in divenire, passo dopo passo e con le dita incrociate.

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  11. Cara Marzia, quando ti leggo vorrei sapere molte più cose di quelle che so e vorrei essere capace di dare buoni consigli, avere buone idee ma credo che queste dicisioni facciano parte di una sfera del tutto personale e non giudicabile. Sei coraggiosa, anche se a volte forse se stufa di sentirtelo dire. Grazie per aver deciso di condividere con noi questi pensieri! Ti abbraccio

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    1. Grazie Diana, sei sempre carina e gli abbracci - anche se virtuali - servono.

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  12. Non rimanere ferma... Pensa che approfondire può servire a capire e a far star meglio tuo figlio. Non ci si può basare su ciò che si legge in internet... Forza. Un abbraccio

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    1. Ho iniziato a muovermi, sono davvero grata a tutti i consigli che mi sono arrivati in questi giorni, consigli utili e non giudizi, che di quelli ne ho ricevuti anche troppi nel mio mondo "reale".

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  13. Marzia cara, confesso (non volermene) che ho scoperto il tuo blog soltanto grazie a un commento che mi hai lasciato giorni fa. Il numero dei blog in rete è infinto, sarebbe impossibile conoscersi o frequentarsi tutti. Ho letto con enorme attenzione il tuo post, che le menti più meschine liquiderebbero come lo sfogo ingiustificato di una mamma che può "sfoggiare" un bimbo intellettualmente iperdotato e nonostante ciò "se ne lamenta". So che possiedi intelligenza più che sufficiente per comprendere che ho semplicemente riportato le opinioni sarcastiche di chi fatica a credere che un figlio particolarmente dotato possa creare problemi pari o superiori a un bambino che manifesti difficoltà di apprendimento. Il punto è che il nostro sistema scolastico supporta a malapena le esigenze di questi ultimi, e tende a sottovalutare (se non ad ignorare totalmente) quelle dei bambini speciali come il tuo.
    Nel mio piccolissimo, ho anch'io un bambino particolarmente brillante a scuola, un piccolo che possiede attitudini particolari che esulano anche l'ambito prettamente scolastico e che tu conosci perfettamente visto che il tuo ne possiede addirittura di straordinarie. Mio figlio viene messo a volte alla berlina, etichettato nel migliore dei casi come "saputello" "genialoide" “faticoso" "scomodo". Capita perché purtroppo l’invidia è un sentimento meschino che non risparmia neanche i bambini. A me non capita spesso, però mi capita. Quindi in minima parte posso comprendere il tuo stato d’animo.
    Le mamme di certi bambini si trovano sovente nella posizione di dover in qualche modo soffocare l'intelligenza straordinaria del proprio piccolo ( almeno a me questo capita spesso; devo in qualche modo "difenderlo" o addirittura schernire la sua evidente superiorità - termine odioso, ma non me ne vengono altri al momento - quasi come se fosse una vergogna) oppure di non sapere bene se e come accompagnarla. Non è una condizione semplice, anzi. Spesso è paradossalmente più complicato perché non si sa bene come muoversi. Il caso di mio figlio è decisamente diverso, perché rientra nella casistica che hai così ben descritto nel post soltanto in minima parte.
    Però conosco la mamma di un ragazzo che ora ha 13 anni, la quale per anni ha vissuto gli stessi problemi che vivi tu. Suo figlio ha manifestato fin da piccolo peculiarità difficili da gestire. Lei è l’unica alla quale possa confidare in assoluta serenità i miei dubbi, le mie ansie, la costante paura che Alessandro possa perdere interesse nello studio poiché trova tutto semplicissimo e certe volte noioso. Lei è l’unica, perché alle altre non racconto mai che ha imparato a leggere (quasi) da solo a 3 anni e mezzo, semplicemente buttando un occhio alle attività prescolastiche che le maestre facevano svolgere ai compagni più grandicelli, quelli che a breve avrebbero frequentato la prima elementare. Alle altre non racconto mai nulla di ciò che fa mio figlio, mai, neanche per errore. Anzi: quando qualcuno mi fa un complimento che riguarda Alessandro tendo sempre a minimizzare. Alcuni trovano questo atteggiamento sbagliato, ma non posso farne a meno. Non parlo mai neanche delle “ore vuote” di mio figlio, lo faccio solo con la mia amica: soltanto con lei posso aprirmi con sincerità, a chiunque altro apparirei come “una madre che si lamenta del nulla”.
    A un certo punto la mia amica ha chiesto consiglio a uno specialista, purtroppo anche se recuperassi il contatto di questa persona non potrebbe esserti utile visto che risiede a Roma. Grazie alla sua consulenza la mia amica ha trovato il modo di incanalare le straordinarie capacità di suo figlio in modo costruttivo e “giusto” per lui. Le sue difficoltà di inserimento a scuola e in società sono praticamente scomparse, o quasi.
    segue...

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  14. ...a seguire

    Io non elargisco mai consigli a un’altra mamma per motivi religiosi, non lo farò neanche questa volta. So che il tuo istinto ti guiderà nella migliore maniera possibile. Posso dirti, anche sbagliando, quello che farei io: senz’altro tenterei un consulto con uno specialista. Magari non imbroccherai subito la persona giusta, quella è una fortuna che ti auguro senz’altro, ma naturalmente potrà capitare anche questo.
    Un abbraccio e un enorme in bocca al lupo, anche se virtuali, aiutano? Spero di sì.

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    1. Per questo mi piace tanto leggervi, tu e Superboy siete la nostra versione più estroversa, ma so che le preoccupazioni ci sono anche se le descrivi con ironia! E non posso non essere d'accordo su tutto, la sindrome della "mamma del genio" è quella più combattuta dalle "mamme del parco", come se io avessi motivi di vanto! Sai quante volte mi hanno detto "eh tanto a voi gli esercizi di lettura non servono, lo dicono tutti che è così bravo". Certo e nel frattempo arrivava a casa con le dita dei pollici a brandelli perchè sfogava la tensione grattandoseli a sangue ... che fortunati davvero! Nella tua esperienza c'è anche tutta la mia paura, non vorrei si sentisse diverso ma di fatto gli succede e quindi non posso fare finta di niente. Grazie davvero anche per avermi raccontato della tua amica, è proprio ora che mi metta in moto.

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    2. Ma figurati, Marzia. Come ti dicevo sopra, Alessandro (questo è il vero nome di Superboy) rispecchia soltanto in piccola parte ciò che stai vivendo tu. Perciò posso in qualche modo comprendere, ma non del tutto. Ma la mia amica... Cavolo, quanta frustrazione e quante lacrime ha condiviso con me! Per questo mi sono permessa di raccontarti la sua esperienza. Mi rasserena molto il fatto che ti sia stata di conforto, oppure abbia acceso in qualche modo una lampadina (che poi, a dirla tutta, penso fosse già in fase di accensione da tempo). Credo che no, non sia il caso di far finta di niente. La sindrome della mamma del genio che ti appicciano addosso è dura da digerire, ma ce la farai.
      Baci

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  15. ciao Marzia,
    sono approdata qui tramite Carla e sono rimasta colpita subito dalla tua introduzione.
    Anche io sono una mamma e la mia bimba ha 3 anni.
    ho letto questo post con grande interesse..
    purtroppo non penso di poterti dare il consiglio giusto ma forse, come dicono anche gli altri, provare a fare un consulto potrebbe essere la strada giusta.
    intanto complimenti, verrò a leggere il proseguo :-)
    vaty

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  16. Comunque, vorrei solo dirti questo: non farti prendere dalle preoccupazioni. Tuo figlio è un bambino prodigio. Un consulto potrà solo darti conferma ad una cosa che tu, come mamma, sapevi già.
    L'importante è vivere il tutto bene, accettando i suoi prodigi,da una parte, e le sue lacune, dall'altra.
    Non penso sia il caso di autismo, quindi, fossi in te, cercherei solo di accompagnarlo in questo suo percorso di crescita: incentivandolo laddove vedi che può sviluppare le sue potenzialità e rassicurandolo laddove dimostra insicurezze e difficoltà.

    Io pure da piccola ero sempre molto "avanti" e i prof mi iscrivevano a concorsi di matematica e mi facevano fare le lezioni al posto loro.
    Non sono proprio prodigio ma sono sempre stata molto "recettiva".
    D'altra parte, ho gravi carenze come il disordine, l'impacciatezza, il senso continuo di insicurezza e di frustrazione (anche se ora ho raggiunto una buona posizione lavorativa).
    questo era solo per rassicurarti un pò.
    un abbraccio cara

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    1. Le esperienze degli adulti che "ci sono passati" mi rincuora di sicuro, io faccio fatica ad entrare in profondità nei problemi di Alex perchè non ho mai dovuto affrontare le stesse situazioni, io nel centro del gruppo stavo proprio bene pur dovendo lavorare molto per ottenere i risultati che mio figlio raggiunge senza fatica. Grazie della visita!

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  17. Ciao sono arrivata qui per pure caso e non sapevo se scrive o meno dato che non conosco, non so. Sono solo una mamma. Tuo figlio è speciale, ha delle esigenze molto particolari. L'Italia sicuramente è arretratissima in fatto di scuola. Un bambino così avanti cognitivamente in una classe italiana sicuramente viene solo fatto sentire inadeguato dai compagni (i bambini non possono capire, poi non so se c'è una precisa volontà nella sua classe di parlare delle sue doti speciali e il continuo spiegare ai compagni dei suoi valori aggiunti, si annoia per i programmi proposti ai bambini della sua età perchè per lui sono cose vecchie e già risapute. Hai pensato all'homeschooling?Proseguire questa strada per una mamma che lavora 8 ore come te vorrebbe dire prendere decisioni molto pesanti, però forse sarebbe l'unica. Credo che qui in Italia sia l'unico modo per aiutare il tuo bimbo. Costringerlo a stare seduto ore a sentire cose disinteressanti è una tortura, con bambini che lo isolano e lo fanno sentire in difetto poi ancora di più, ci credo che poi è arrabbiato. Deve sentirsi valorizzato. Se non trova niente in comune coi bambini della sua età non dovrebbe frequentarli, dovrebbe poter rincorrere quello che lo rende felice e non essere costretto in un sistema non adatto a lui. Ti parlo così perchè a scuola sono stata anch'io un'emarginata per molti anni, la classica "secchiona" con tutto quello che questo termine comporta. La sensibilità a mille, sempre con la sensazione di essere sbagliata, sempre a cercare un modo per riuscire ad integrarmi nel gruppo. Adesso so che era il gruppo e il corpo insegnante ad aver sbagliato approccio, ma allora era un piccolo inferno e l'unico posto dove potevo sfogarmi era a casa, dove c'erano i miei genitori che sapevo che mi amavano e dove però sfogavo la mia rabbia, diciamo in sicurezza, nel mio unico nido sicuro.

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    1. Ti ringrazio per aver avuto voglia di commentare e raccontare la tua esperienza, dalle tue parole capisco che hai provato tutte le difficoltà di mio figlio e me ne dispiace. Se pensassi di esserne in grado forse prenderei in considerazione l'homeschooling ma davvero non credo potrei dare del valore aggiunto ad Alessandro. Certamente voglio affrontare la questione, sto iniziando a farlo seriamente, non desidero che lui passi questi anni con la sensazione di non essere ascoltato. Però deve anche cercare di venire a patti con il mondo esterno, quello lo deve affrontare in ogni caso. Però hai ragione, è necessario combattere per ottenere una maggiore attenzione verso tutti quelli che si allontanano dalla media degli studenti, per evitare di disperderli lungo il percorso scolastico.

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  18. Eccoti dunque al punto. Io i tuoi commenti da noi su gc li seguo spesso e mi rammarico di non avere mai tanto tempo per approfondire.
    La mia esperienza è molto più blanda e sfumata, ma ha dei tratti simili. Andrea presenta delle caratteristiche simili, ma molto meno marcate. Se Sueprboy e la mia amica Staccata sono la vostra versione estroversa, noi siamo la vostra versione annacquata!
    Però la terza elementare è stata un punto di svolta: le vere materie da studiare hanno colmato un po' quei vuoi in cui si insinuava l'insofferenza, se non anche la rabbia.
    Non abbiamo del tutto risolto le intemperanze caratteriali, ma sono sufficientemente limate da poter vivere con gli altri avendo spigoli meno vivi. Ecco, è una questione di spigoli: non vorrei mai cambiare forma di mio figlio, ma vorrei che almeno imparasse a limarsi. E non perchè deve sminuirsi o cambiare radicalmente, ma perchè è giusto così. Perchè non siamo soli al mondo e preservarlo così com'è, è un'ingiustizia: crescere vuol dire anche adattarsi e solo se sai adattarti, prendere altre forme, ritirare i tuoi aculei, saprai amare.
    La scuola non collabora. la scuola non ama le differenze. La scuola considera un valore l'omologazione, perchè si confonde l'uguaglianza, sempre dovuta, con l'identità dei punti di partenza. I punti di partenza sono diversi: ci vorrebbe il rispetto dei punti di partenza.
    Da una parte ti direi, prova ad approfondire, ma temo le diagnosi. E però bisogna farsi coraggio.
    L'attenzione, però, pretendila. Non ti stancare di pretendere che si rispettino le differenze.
    Dai, fallo questo consulto. Devi avere gli strumenti per aiutarlo adesso in modo che sia indipendente emotivamente domani. Dagli una spiegazione, se c'è, al suo sentirsi differente. E a lui che devi offrire una chiave di lettura di se stesso, non agli altri. Le parole per spiegarsi servono a lui.

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    1. Come sempre la chiarezza e la sintesi perfetta. E' così, l'omologazione travestita da uguaglianza, il rispetto vincolato, la scuola impreparata, le risposte da dare a lui. E qualcuna anche a me. Ma e' dura trovare una strada professionale, sono dentro un tunnel molto fumoso, tutto in Italia e' 'all'inizio'. Ma hai ragione, ormai ho deciso di non fermarmi, ora sono in grado di ascoltare qualsiasi diagnosi, anche l'opposto di quanto sopra. Alex ha bisogno di una mano, io vado avanti a cercarla. Grazie davvero Silvia per essere passata di qui, la mia seconda vita da mamma e' iniziata con voi, lo sapete.

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  19. Oh mamma, sono appena approdata sul tuo blog e cosa potrei dirti io perfetta sconosciuta, che non ha la minima idea della situazione che vivi?
    Però scusami, quello che mi viene dal cuore è "perché no?" cioè questo passo avanti, può essere pauroso, doloroso, nel vuoto e tanto altro, ma è un passo avanti e quando si va avanti secondo me poi non si rimpiange mai le scelte fatte. Forse sono troppo impulsiva e non vivendo in prima persona anche un po' superficiale, ma io non riuscirei a vivere con il tarlo del "e se lo avessi fatto?".
    Non devi accettare per forza il mio consiglio, però almeno il mio abbraccio spero di sì :)

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    1. Il tuo consiglio sto già cercando di seguirlo ma trovare le persone giuste è davvero complicato, più di quello che mi sarei aspettata. Sono qui che attendo risposte e mi chiedo se ho intrapreso la strada giusta, perchè in pratica gli studi di cui parlavo sopra sono tutti all'inizio (almeno qui in Italia) e un vero riferimento manca. Speriamo di riuscire presto a smuovermi da questa immobilità. Grazie della visita!

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    2. Prego, il piacere è mio, tanto che ti ho messo tra i blog da seguire. Spero di leggere cose sempre più positive tue e di tuo figlio!

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  20. Giovanni Galli12 giugno 2012 21:06

    Buonasera,
    sono lo psicologo svizzero, autore delle pagine citate in questo blog. Rammento che non sono medico, ma psicologo e psicopedagogista. Da 15 anni mi occupo di alto potenziale cognitivo. Assicuro il fondamento scientifico di quanto scritto nelle mia pagine. Per una bibliografia vedasi la parte finale de http://web.ticino.com/giovannigalli/apc%20a%20scuola.html

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    1. La ringrazio per la precisazione. Se qualcosa in quello che ho scritto fosse errato o offensivo lo rimuoverò. Lei e' stato l'unico - per ora - umanamente oltre che professionalmente a rispondere ad una mia richiesta, per questo ancora la ringrazio.

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    2. Dottore io non faccio altro che stampare la sua dispensina che ho trovato su internet e regalarla ai docenti di mio figlio, ma fino ad ora nessuno si è preso la briga di leggere nulla. Ciò che ha scritto ha dato un senso al quotidiano della mia famiglia, ci siamo spiegati tante cose. Noi genitori di bambini APC o prima o poi, vuoi per sensibilità, vuoi per amore, arriviamo esattamente qua a parlarci tra di noi e a cercare persone come lei. Ma le scuole.... quella è tutta un'altra storia. E mi rammarico a dirlo, perchè sono un'insegnante.

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    3. E' proprio vero, quello che lei racconta, potrei aggiungere la mia esperienza. Ma oltre il lamento i nostri figli meritano il nostro intervento ... NON MOLLATE.

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  21. Ti ho trovato, per caso e o per destino.
    Ho letto quanto hai scritto, ho vissuto con te e come te le emozioni che hai descritto.
    Ti consiglio caldamente di rivolgerti allo staff del Laboratorio sulla plusdotazione dell'Università di Pavia o all'ass. AISTAP di Genova (in realtà collaborano).

    Ti si apre un mondo. Il tuo bambino ha un dono: è più intelligente e più sensibile dei suoi coetanei.

    Secondo la Raccomandazione europea n. 1248/1994 del Consiglio d’Europa “i bambini plusdotati dovrebbero poter beneficiare di condizioni adeguate di insegnamento, capaci di sviluppare completamente le loro potenzialità, nel loro interesse e nell’interesse della società. Nessun paese si può permettere di sprecare dei talenti, poiché sarebbe proprio uno spreco di risorse umane non identificare in tempo delle potenzialità intellettuali o di altra natura, per le quali sono necessari strumenti adeguati.”

    Le persone che incontrerai ti daranno le risposte che per tanto tempo hai cercato e non hai mai trovato per una totale "non conoscenza", a livello italiano, dei bambini gifted.

    Per il laboratorio è importante la serenità e il benessere del bambino, le sue doti, di conseguenza, emergeranno.

    I links che ti dicevo

    Il laboratorio
    http://labtalento.unipv.it/home

    Superquark
    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-4b3c2613-ed43-41e8-b54c-66130a767633.html?p=0

    Tg2 del 15/06/2012
    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-2382b046-1d09-4e24-9fc7-33ecaf4d0dac-tg2.htm

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    1. Ti ringrazio per la tua testimonianza, da quello capisco tu hai un bambino che assomiglia ad Alex. Io ci sto provando con il laboratorio di Pavia, ho mandato la documentazione richiesta ma ancora non sono riuscita a fissare un appuntamento. Non so, sono in periodo abbastanza complesso con mio figlio e il non riuscire a trovare un vero aiuto mi sfianca. Spero tu abbia ragione e che prima o poi riusciremo anche noi a trovare la serenità che descrivi.

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    2. Cara Marzia, non ci conosciamo, ho visto soltanto oggi il tuo blog...
      Non disperare, hai un figlio speciale che a volte vorresti che fosse diverso ma in fondo non cambieresti niente della sua bellezza. Già, perché questi bimbi sono "difficili" ma hanno una bellezza e un'eleganza interiore sconvolgente.
      E' vero, un test cognitivo "libera", non è un punto di arrivo ma di partenza. All'aistap fanno questi test, e non sono solo un numero, ma una valutazione completa. Te lo consiglio caldamente. E non disperare, avvicinati al suo mondo interiore in punta di piedi e vedrai l'universo da una prospettiva che non avevi mai pensato prima.
      I problemi? Si risolvono uno ad uno, con calma e con l'aiuto di una maestra "speciale". Trovala e sei a metà percorso verso la pace e sorriso, altrimenti preparati ad una guerra da parte di tuo figlio al mondo intero.
      L'ingiustizia per lui brucia fisicamente e provoca dolore reale, non soltanto psicologico.
      Un abbraccio da una mamma che ha passato e vive tutt'ora quello che stai attraversando tu.
      lumi

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    3. Ciao Lumi, grazie per esserti fermata. A meta' ottobre avremo il nostro primo incontro a Pavia. Sinceramente non so cosa potrà accadere e se troveremo qualche risposta e soprattutto qualche aiuto. Ma quello che so e che non posso fermarmi adesso, da sola non riesco a dare serenità a mio figlio. C'è molto dentro di lui ma nella quotidianità vince la stanchezza e la fatica, questo meccanismo devo interrompere, almeno spero.

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  22. Ciao marzia, stai serena, vedrai che c'è la farete! A Pavia non so più cosa si fa, ma all'AISTAP si fanno laboratori a Genova e a Milano.
    Un bacio
    lumi

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  23. Cara Marzia, vado di fretta e quindi mi ripropongo di riscriverti più tardi con calma. Volevo solo dirti che ti capisco perchè sono nella tua stessa situazione. ho un figlio di dieci anni che presenta le stesse caratteristiche del tuo. Stessa precocità, stessi interrogativi, stessa disincronia. Quindi sono una mamma che combatte, come te. sono anche insegnante e sto muovendomi per divulgare la formazione dei docenti. vado di corsa e non posso soffermari più di tanto, ma ti scrivo più tardi a presto Daniela

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    1. a proposito, leggi questo libro: Bambini ad altissimo potenziale intellettivo, di federica Mormando, Eriksson 2011, ti si aprirà un mondo

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    2. Ciao Daniela, benvenuta qui. Stanno approdando qui tante mamme che hanno vissuto e vivono i miei dubbi e questo mi fa molto piacere, in Italia non se ne parla abbastanza. Io non sono ancora certa che mio figlio sia un bambino APC, lo saprò spero abbastanza presto. Spero più che altro di trovare qualcuno capace di darmi strumenti nuovi da usare per regalare una maggiore serenità a mio figlio, perchè leggere è stato utile (ho anche già comprato il libro che mi hai segnalato, ma devo ancora finirlo ...) ma la quotidianità resta difficile.
      Per ora la scuola è un problema più dal punto di vista della socializzazione che come rapporto con l'insegnante ma temo che quest'anno peggiorerà perchè Ale inizia a ribellarsi ai compiti che lo annoiano o che richiedono un dispendio emozionale che non è disposto a dare (i famosi temini).
      Incrocio le dita e continuo il viaggio.
      Grazie ancora per aver condiviso la tua esperienza.

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    3. Io posso dirti che mi è stato detto a Bruxelles che mio figlio è APC e confermato qui in Italia, ma non so se abbiano fatto i test cognitivi. so per certo che hanno fatto tutti i test per scongiurare l'ipotesi di un disturbo dello spettro autistico e l' ADHD. quindi per certo sappiamo che non è Asperger e non è iperattivo. Tutte le caratteristiche che hai elencato in tuo figlio io le ritrovo nel mio. quest'anno frequenterà la v elementare e già tremo per l'anno venturo. Le medie, questo spauracchio!!!! Anche mio figlio si oppone ai compiti noiosi, ripetitivi o che non lo interessano. Anche lui ha difficoltà a scuola anche a causa del rapporto con gli insegnanti. Uno, grazie al cielo, ha chiesto trasferimento, e spero di non incrociarlo più, altrimenti tempo che dovranno levarmelo dalle mani. Sono contenta di aver trovato il tuo blog. Noi genitori abbiamo bisogno di essere sostenuti. in Francia esiste l'ANPEIP (association nationale parents enfants intellectuelment prècoces) ma qui in Italia, è pressocchè il nulla. Anche come conoscenza, informazione e formazione.... Ma almeno non abbiamo le classi differenziali.... dove all'estero mandaano i bambini come i nostri (purtroppo so di molti casi). il segno +, come il segno - stanno agli estremi e la scuola considera soltanto i normodotati, perchè sono la maggioranza. Come ho letto nei tanti libri che ho divorato, i nostri figli, avendo un apprendimento arborescente, o complesso e globale, quindi non algoritmico-sequenziale, soffrono a scuola perchè costretti a ritmi di apprendimento troppo lenti ed elementari.prova ad immaginare te stessa in una classe di 26 diversamente abili e costretta a ritmi di apprendimento di un diversaamene abile. come staresti? male. Sto studiando molto in questo momento , mi sto iscrivendo per una seconda laurea in psicologia. Sto lavorando sulla formazione dei docenti e incentivando l'utilizzo della didattica delle emozioni nelle classi. forse la formazione è la via più giusta. e te lo dico da insegnante. Teniamoci in contatto anche perchè per il momento io ho gettato tanti semini, proprio tanti e sono in attesa di vedere se uno di essi germoglierà. In tal caso ti farò sapere.
      Lo sfogo mi ha fatto bene
      un bacio
      Daniela

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  24. Sto vivendo la tua stessa identica vicenda. Noi stiamo combattendo da 3 anni e ora mio figlio ha 7 anni e mezzo, fa la seconda elementare ed ha un'insegnante di sostegno a suola, pur non avendo nessun handicap riconosciuto e nessun problema di apprendimento. Psicologi, psichiatri... nessuno riesce a capire la causa scatenante delle crisi di rabbia di mio figlio. Tutti a dirci "Daniele è intelligente ma ha problemi di controllo emotivo"...ora finalmente riesco a vedere una soluzione all'enigma, una luce in fondo al tunnel. Vai avanti...anch'io voglio vederci chiaro.Daniele ha già fatto il test a 5 anni, quando ci avevano messo davanti lo spauracchio dello spettro autistico (per fortuna scongiurato). Il suo Q.I. nell'area logica matematica era risultato di 129, al limite...Il Dr. Galli mi ha consigliato di farglielo rifare da una persona competente. Mi sento terribilmente in colpa per non essermi accorta del problema finora ma penso che non è mai troppo tardi! In bocca al lupo e tienici informati.

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    1. Ciao e benvenuta. Mi auguro che tu possa trovare la migliore strada per far star bene Daniele, come lo auguro a me. Non so ancora se e in che modo i test effettuati da Alex potranno darci una traccia e qualche idea in più su come aiutarlo ad essere più sereno. Incrocio le dita e aspetto, spero ancora per poco.

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  25. Siamo andati a Pavia (dal centro-Italia!) ed hanno confermato i nostri dubbi. Faranno una prima valutazione e ci daranno delle indicazioni per la scuola. Purtroppo siamo preparati a trovare tante resistenze e pregiudizi perchè sull'argomento c'è molta ignoranza. Ieri si sono alzati i primi muri al colloquio con le psicoterapeute di Daniele. Ma noi andremo avanti perchè sappiamo che questo è l'unico modo per intervenire nel modo giusto e per dare un pò di serenità a Daniele. Un abbraccio.

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    1. Mi fa piacere che abbiate trovato una conferma e un aiuto. Io sono ancora in attesa, francamente non pensavo sarebbe stata così lunga ma del resto non conosco quasi per nulla la materia. Al momento non ci penso, abbiamo concentrato l'attenzione su altre priorità e mi sento più serena comunque. Resta una certa curiosità circa il significato dei test che abbiamo affrontato, quello sì.
      In bocca al lupo, fammi sapere come procede anche scrivendomi via e-mail. Grazie e un abbraccio a Daniele.

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  26. Ci hanno dato una conferma a voce sulla base delle nostre testimonianze. Il test completo dovrà rifarlo, ma con calma, quando Daniele sarà pronto. Ora si sente sotto stress e noi vogliamo lasciarlo in pace.Ha fatto un minitest i cui risultati spero ci saranno noti a breve per poter dare le indicazioni alla scuola. Comunque quello che conta per noi genitori non è il numerino, come hai anche detto tu. Quello serve solo per l'esterno, per la scuola, per non passare come genitori mitomani che vogliono dimostrare che il figlio è un genio incompreso, per non perdere la credibilità.
    Quello che conta per noi è aver capito la causa degli attacchi di rabbia di Daniele. Conoscendo la causa si affronta il problema sotto una luce diversa e si può dare un aiuto valido a Daniele, senza brancolare nel buio. Sono certa che anche per Alex sarà così! A presto.

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  27. Ciao a tutti e tutte.
    Non disperate ma lotate sempre. Noi abbiamo un bimbo simile ai vostri (qi=146) e abbiamo passato anni di rabbia ed incompressioni. Abbiamo cambiato scuola e adesso Paolo sta veramente bene! E quello che auguro per tutte voi e per i vostri cuccioli.
    lumi

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    1. Grazie Lumi, la vostra è una storia a lieto fine e questo può essere di aiuto a chi è ancora in viaggio . Il nostro potrebbe essere diverso ma spero di parlarne presto con la tua serenità.

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  28. Ciao Marzia, sono entrata nel tuo blog per caso.... leggendo gli ultimi post mi aveva colpito la descrizione che facevi di tuo figlio in quanto bambino arrabbiato con il mondo ..... Si vede che sei una persona sensibile e di un buon livello culturale quindi mi sembrava strano che ci fosse una forma di superficialità nei confronti di tuo figlio...da un post all'altro sono arrivata qui.... ho trovato quindi la radice di una storia tanto complessa....
    che sembra la trama di un film... continuerò a seguirti e vi faccio i miei migliori auguri per questo percorso complesso ma spero che vi porti anche grosse gioie

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    1. Ciao e benvenuta. Mi spiace aver dato l'idea di superficialità, questa è l'ultima cosa che vorrei essere nei confronti dei problemi di mio figlio. Però è qualcosa su cui riflettere ... In questo post c'è molto ma ancora non c'è una risposta, chissà quale sarà, in fondo vivere è bello anche per le opportunità che arrivano.
      Di certo continuerò il racconto.

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  29. Ciao! sono capitata qui per caso, ho leggiucchiato qui e là, quindi non so tutto ciò che racconti di tuo figlio e della tua famiglia. In questo post però poni il problema di fare o non fare il passo verso la valutazione cognitiva del tuo bambino. Io sono una insegnante e una psicologa e la mia esperienza mi dice che è sempre meglio sapere di più che di meno. Mi occupo molto di bambini dislessici e per loro è fondamentale avere delle spiegazioni sulla causa delle loro difficoltà; quando ricevono la diagnosi di dislessia in un certo senso per loro è una liberazione; non si colpevolizzano più per la loro "diversità". Non sono un'esperta di bambini ad alto potenziale, ma credo che anche per loro potrebbe succedere lo stesso. Tutti noi ci diamo delle spiegazioni per le cose che ci accadono e i pensieri che formuliamo guidano il nostro comportamento e le nostre emozioni. Spesso attribuiamo a noi stessi colpe e meriti che in realtà non ci appartengono. Anche i bambini lo fanno e soffrono colpevolizzandosi per cose che non dipendono da loro. Un abbraccio. Susy

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    1. Ciao Susy, benvenuta! Ci sto provando davvero, sai, io delle risposte le pretendo e non per me ma per mio figlio.
      Spero di averne presto, in ogni caso non mi arrenderò.
      Grazie per il sostegno.

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  30. Provaci! tutto quello che potrà migliorare l'autostima di tuo figlio sarà ben fatto!

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  31. Cara Marzia, cara Susy, cara Lumi, cara Daniela....care tutte, grazie per avermi illuminata con le vostre testimonianze. Ieri ho ricevuto una relazione con la conferma che Daniele è un AP e con qualche spunto da dare alle maestre per aiutarlo a superare la disaffezione scolastica di cui soffre in questo periodo! Ora finalmente sappiamo che c'è un filo conduttore, una chiave di lettura dei problemi comportamentali di Daniele e sento che possiamo aiutarlo, mi sento più forte e meno impotente. So che io e mio marito non siamo soli, che ci sono tanti genitori che si trovano ad affrontare i nostri stessi problemi, che possiamo condividere le nostre esperienze!
    Flo

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    1. Sono davvero contenta per voi! La prossima settimana dovremmo ricevere noi una risposta, qualunque sarà almeno supererò l'attesa. Se poi ci sarà anche qualche consiglio, che mio figlio sia AP o meno, meglio ancora.

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  32. Marzia! Arrivo da GenitoriCrescono dove ho letto solo una parte dell'intervista, perché poi sono arrivata qui e mi sono persa... ;)

    Vorrei dirti tante cose, ma ... "faccio finta" di essere una tua amica di vecchia data e ti dico ciò che direi ad un'amica di vecchia data... ossia quello che farei io.
    So che sei stata da diversi psicologi ma io non andrei dallo psicologo per mio figlio, bensì per avere "gesti pedagogici" per trattare con mio figlio alcuni aspetti, quelli che maggiormente mi mettono in crisi, perché... noi ai nostri figli offriamo "dei ganci", non riesco a spiegarmi in poche righe, ma sarebbe difficile anche a voce, in poche parole, molto molto semplificate, da un lato c'è un aspetto concreto della personalità di tuo figlio, ma dall'altro c'è una modalità in entrare in relazione con lui, da parte tua, da parte di tuo marito, e quella modalità potrebbe essere "rivisitata" per essere più... efficaci, non mi viene un'altra parola. Per spiegarmi meglio. Noi abbiamo una figlia pluriallergica. La sua condizione ci pone sovente di fronte a problematiche che altri genitori non hanno. Io reagisco in un modo, mio marito in un altro, altri genitori in un altro ancora. Forse sbagliamo tutti, forse ciascuno fa qualcosa di buono, ma si potrebbe fare diversamente e su questo voglio lavorare, perché è la chiave di quella porta, che ti farebbe entrare lasciando non solo l'ascia sull'uscio, ma anche le valigie cariche cariche di... tutto e un po'. Temo di non essermi spiegata, aimeh... Non serve andare in terapia, ma potrebbe servire prendere un pacchetto di appuntamenti per risolvere un problema, ... alla volta;) Dipende però dal professionista che hai modo di incontrare. In bocca al lupo, tornerò a leggerti e lieta di averti incontrata:)

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    1. Ciao Monica, benvenuta! Tutto quello che dici è sacrosanto, non mi piace l'idea di gestire i problemi di mio figlio come una "malattia". E infatti per ora la persona che ci ha aiutato di più è una psicomotricista. Ho seguito anche dei seminari di pedagogia però è difficile riuscire a tarare le informazioni generali su se stessi e, infatti, l'ideale sarebbe trovare qualcuno in grado di seguirci come famiglia e farci vedere dall'esterno come spezzare i circoli viziosi. Ora sto aspettando di avere i risultati ai test svolti per la questione specifica di questo post, non mi aspetto molto ma ormai siamo quasi al buono. Poi ripartirò certamente alla ricerca del giusto supporto perchè so che ne abbiamo bisogno.
      Grazie per i consigli, qui ne servono sempre tanti!

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  33. Cara Marzia... ti confesso che ogni tanto vorrei avere un oracolo, ma anche se esistesse, credo che in certi casi non saprebbe forse nemmeno lui che pesci pigliare :D
    A presto, monica

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  35. mio figlio dice le stesse cose. il quadro è lo stesso

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    1. Ciao Daniela, ringrazio anche te per i consigli. Quando ho avuti i primi sospetti su Daniele ho comprato subito il libro che hai consigliato, quello di Federica Mormando. Mi sto facendo una vera e propria cultura sull'argomento! Anch'io come te voglio piantare un pò di semini per sensibilizzare le persone, in particolare la scuola, sull'argomento ma non è facile. Non è facile uscire dallo stereotipo "mammachevuolefarpassareilfigliocomegenioincompreso", non è facile essere presi sul serio...intanto voglio fare un viaggio a ritroso, contattare tutte le persone, maestre, psicologhe,pediatra, che hanno seguito Daniele e che non hanno capito cosa avesse, che non sono riuscite a fare una diagnosi. Vorrei risparmiare a tanti genitori quello che abbiamo passato noi e a tanti bambini le frustrazioni che devono subire a causa dell'ottusità del nostro sistema scolastico.Il viaggio è appena iniziato e il percorso è lungo e faticoso ma io non mi farò scoraggiare facilmente. Un saluto. Flo

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  37. Ecco che mi sento meno sola...questo non vuol dire che non sia preoccupata ma la condivisione di esperienze mi aiuta a capire meglio mio figlio e soprattutto ad accettare la sua diversità. Neanche io so con certezza se è un AP, nel senso che ancora non ha rifatto il famoso QI, ma non è questo che importa. Io ora so che Daniele ha capacità cognitive al di sopra della "norma" e che è questo il suo problema, quello che influisce sulla sua sfera emotiva e che lo porta alla sofferenza. Me lo confermate voi tutte le volte che scrivo su questo blog. Ieri siamo andati alla seduta di terapia familiare, io e mio marito. La psicologa ha insistito che non dobbiamo soffermarci sull'aspetto cognitivo di Daniele, che non dobbiamo per forza farlo rientrare in una casistica, che ogni bambino ha le sue peculiarità...tutto questo mi fa pensare che non ha capito un tubo di noi e delle nostre intenzioni. E' chiaro che ogni bambino è un caso a sè ma sapere che tuo figlio non è il solo al mondo che ha quel problema e quelle caratteristiche è una gran consolazione. Ci si sente meno soli e più sollevati.Sapere che per i bambini come i nostri sono state usate delle strategie di intervento che hanno funzionato ci fa sperare. E' possibile che quelle strategie non funzionino con Daniele ma almeno abbiamo qualche indicazione da seguire e non procediamo alla cieca. Per troppo tempo, come hai detto anche tu Marzia, abbiamo messo da parte il lato cognitivo di Daniele come se non avesse a che fare con tutto il resto.Per troppo tempo ci siamo fatti mille sensi di colpa come genitori: perchè non sopporta le regole? Perchè gli abbiamo dato poca disciplina. Perchè non riconosce l'autorità dell'adulto? Perchè non ci siamo imposti e spesso siamo scesi a compromessi con lui. Perchè a 4 anni e mezzo Daniele ha paura della morte? perchè noi (questo me l'ha detto la psicologa!) abbiamo paura della morte e abbiamo riflesso su di lui la nostra paura. Perchè Daniele non sopporta la frustrazione di sbagliare? Perchè noi genitori abbiamo troppe aspettative e gli facciamo venire l'ansia da prestazione...Ancora ora mi sono dovuta sentir dire che abbiamo portato nostro figlio a Pavia per farlo vivisezionare e che forse questo suo peggioramento degli ultimi giorni è dovuto alle nostre nuove "scoperte" sulla plusdotazione. Ora basta!!! Tutta la costellazione dei problemi elencati ha in reltà un filo conduttore e ora lo so. E' come se finalmente avessimo infilato tutte le perle disperse sul pavimento in un unico filo ricostruendo la collana. Inoltre oltre al fatto consolatorio di superare i sensi di colpa , il riconoscimento dell'alto potenziale ci fa anche sperare che qualcuno possa darci delle indicazioni. NOI NE ABBIAMO BISOGNO. Anche in questo per troppo tempo ci siamo sentiti dire che "non esistono ricette precostituite",ma dopo 3 anni qualche ricetta abbiamo necessità di averla! Andiamo sempre dalla psicologa con delle domande e ne usciamo con nuove domande, quasi mai con delle risposte. Tutto questo è logorante per noi genitori e di conseguenza anche per Daniele. Spero che tranquillizzandoci noi, riusciremo a trasmettere un pò di serenità anche al mio piccoletto.Scusa lo sfogo...Un abbraccio. Flo

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  38. Ciao Marzia,
    sono arrivata al tuo blog oggi, 22/11/2013, navigando come sempre da anni per cercare di sapere quello che già so: mio figlio maggiore è plusdotato.
    E' stato un percorso assurdo, fatto di notti passate a pensare e a piangere (perchè fa cose che un bambino della sua età non dovrebbe saper fare? perchè piange cosi e non si calma mai? perchè ha questa rabbia incontrollata?), di frustrazioni (non sono una brava madre), di giustificazioni (con i parenti, con le persone vicine, con gli amici - 'scusate, è stanco, a sonno, non sta bene' quando non era vero), di ricerca spasmodica di una risposta (sarà iperattivo? avrà qualche malattia strana? perchè cammina sempre sulle punte?)....
    Anche io ho letto il sito dello psicologo svizzero quando però avevo già chiaro in mente che mio figlio aveva il 'dono'. Purtroppo in Italia non se ne parla, la scuola non se ne occupa come invece accade negli altri paesi europei. Adesso i documenti che ho trovato mi servono per dialogare con la neuropsichiatra (della Asl) che ha fatto il test del qi a Marco dietro nostre insistenze ("signori, ho fatto il test a vs figlio: avevate ragione, guardate qui..."). A me non serviva, io, madre, già sapevo chi era mio figlio. Sai perchè ho insistito per il test? Perchè purtroppo in questa burocratica Italia, se non hai una certificazione, un numero, qualcosa che dica chi e cosa, non puoi fare sentire la tua voce, non puoi chiedere, non puoi dimostrare niente.

    Un abbraccio e tanta, tanta comprensione..... Elisa

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    1. Ciao Elisa, benvenuta! Sono felice che abbiate trovato la strada giusta per voi.
      Con Alex il percorso sta prendendo strade tortuose ma chissà, tengo la plusdotazione sempre sotto osservazione mentre esploriamo altre cose.

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  39. Cara Marzia, ogni tanto ritorno su questo post a vedere se si è affacciato qualcuno. Rileggo le mie risposte, ritorno indietro nel tempo e piango! Mi sembra passato un secolo invece si tratta solo di due anni, due anni in cui è cambiato tutto. Tu hai contribuito a cambiare il nostro percorso e te ne sono grata. Daniele finalmente sta bene ed e' un anno e mezzo che facciamo a meno di psicologi e psichiatri! E' successo un miracolo e lo dice una che nei miracoli non crede. A chi per caso dovesse passare di qua vorrei dare un messaggio di speranza. Per ora siamo usciti dal tunnel.Daniele ha ripreso a colorare i disegni, a ricominciato a piangere con le lacrime come gli altri bambini della sua età, ha smesso di nascondersi sotto la cattedra e in classe partecipa alle lezioni, si è appassionato al karate... è un bambino certamente più consapevole delle sue capacità e meno arrabbiato con il mondo. Non è detto che un giorno, alle soglie dell'adolescenza, non rientreremo nel tunnel, ma sicuramente non sarà più come prima. Ora sappiamo che c'è una via d'uscita. Ti abbraccio. Flo

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  40. Ciao a tutte che dire? E' quasi mezza notte e invece che andare a dormire mi emoziono leggendo le vostre note.... Non le ho lette tutte.... Sono tantissime!lo farò domani. Anche mio figlio èplusdotato... Trafila di anni a Pavia, libri letti ricerca di risposte.... Mah. Ogni giorno però andiamo noi genitori a tentoni nella difficilissima arte di gestire il suo carattere infernale. Sapere che ci siete fa piacere :-) ! Buona notte e grazie

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  41. buongiorno, abbiamo fatto il colloquio conoscitivo e aspettiamo di essere chiamati da pavia per la nostra bambina, qualcuno sa dirmi le tempistiche o parlare della propria esperienza a pavia?
    grazie

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