sabato 28 aprile 2012

Ta-lenti


Questa settimana due fatti legati alla scuola mi hanno condotto ad alcune riflessioni. Ho sempre avuto difficoltà a concentrarmi sul “qui e adesso”, la tendenza a pre-vedere e pre-occuparmi mi è stata passata col latte materno. Quindi sono stata oltremodo soddisfatta di me quando, diciamo un paio di anni fa, ho cominciato seriamente a darmi obiettivi molto più a breve termine. Talvolta riesco addirittura a non pormi obiettivi!
Su una cosa però sono fondamentalista … ma andiamo con ordine, altrimenti mi perdo.


Primo fatto
Alex ciclicamente porta a casa il quaderno che la maestra utilizza per un groviglio di attività che possiamo definire “arte-educazione civica-religione-riflessioni”. Mi piace sfogliarlo e leggere i pensieri che i bambini associano alla foto di un quadro o ad un concetto come l’amicizia. Mio figlio partecipa poco ma mi basta sapere cosa accade intorno a lui. In una pagina l’altro giorno ho trovato un disegno, si descrivevano i mestieri, e sotto campeggiava la frase “io da grande voglio fare …” e poi il nulla. Allora ho provato timidamente a domandare “Ale, amore, non hai scritto cosa vuoi fare da grande”, “Mamma, ma è troppo presto! Come faccio a dire a 7 anni cosa farò da grande, non posso saperlo”. Eccomi servita. Il tono era quello giusto, quello che si stupisce di una domanda assurda e tace, piuttosto che rispondere in modo altrettanto assurdo. Mi rendo conto di essere strampalata come lui ma in quel momento io l’alieno l’ho proprio ammirato.

Secondo fatto
Svolgimento dei compiti a casa: pagina del libro con domanda da un milione di dollari (facciamo euro, va là): “Scrivi le regole di casa tua, in rosso quelle valide per tutti e in verde quelle solo per i bambini”. Inutile dire che Ale odia questo tipo di “compiti” e questa volta mi ha fatto un gran ridere, oltre al piacere di vedere che alcune pillole di mamma-pensiero passano la scorza. La sua prima reazione è stata”Io le scrivo tutte in rosso, le regole della famiglia devono valere per tutti! Quali dovrebbero essere le regole solo per i bambini, siamo mica cani.”

Per qualche strano meccanismo di associazione, i miei neuroni stanchi hanno aggrovigliato questi due fatti a una cosa che ci era stata riferita durante la sessione conclusiva del corso sulleemozioni frequentato da Alex riservata ai genitori. Le insegnanti avevano notato una grossa difficoltà dei bambini nel momento in cui avevano proposto loro di descrivere i loro talenti, le cose in cui pensavano di essere più bravi. Il silenzio era stato assoluto, sia da parte dei più esuberanti sia da parte dei più timidi. Erano riusciti a sbloccarli solo coinvolgendoli in giochi a risposta rapida.

A questo punto è uscita fuori quella parte di me che definivo fondamentalista. I ragazzi devono – secondo me – essere allenati a capire se stessi, i propri talenti, i propri desideri ed essere accompagnati nelle scelte che influenzeranno tutto il loro futuro. E non a 20 anni ma molto, molto prima. E non facendo loro domande prive di senso ma osservandoli, seguendoli, assecondandoli nelle curiosità, condividendo le esperienze della nostra giovinezza.
Mi chiedo perchè nella scuola così poco si parli di talenti, perchè l’appiattimento rispetto ad un sistema di voti numerici sia considerato l’unico utilizzabile, perchè la parità di valori sia di per sè qualcosa di auspicabile e si tenda ad una mediocrità generale piuttosto che all’eccellenza laddove possibile.
Persino nella Convenzione sui Diritti dell'Infanzia dell’ONU (1989) troviamo un articolo – il 29 – nel quale si sottolinea (cito solo alcuni passi) “che l'educazione del fanciullo deve avere come finalità: a) favorire lo sviluppo della personalità del fanciullo nonché lo sviluppo delle sue facoltà e delle sue attitudini mentali e fisiche, in tutta la loro potenzialità; (...) d) preparare il fanciullo ad assumere le responsabilità della vita in una società libera, in uno spirito di comprensione, di pace, di tolleranza, di uguaglianza tra i sessi e di amicizia tra tutti i popoli e gruppi etnici, nazionali e religiosi e delle persone di origine autoctona (...)”.

Io trovo queste frasi meravigliose eppure così poco applicate. Nella scuola e in famiglia spesso i bambini vengono spinti, anche inconsapevolmente, ad adattarsi alle norme del gruppo. E questo è un ostacolo incredibile alla creazione di una vera consapevolezza del sè, unico, seppure interconnesso e integrato con il gruppo.
Un bambino dovrebbe capire che una delle competenze più importanti da apprendere è la capacità
di determinare la propria vita autonomamente, di porsi i propri obiettivi e di credere in se stesso.
Aggiungiamoci anche una certa dose di pazienza e autodisciplina, che sono merce rara eppure assolutamente indispensabile. Basta chiederlo a tutti coloro che hanno raggiunto i propri obiettivi. Difficilmente è stata una strada sempre in discesa. Ma la fatica ha senso se là davanti abbiamo un traguardo. E questo traguardo non può essere lo stesso per tutti.
Posso accettare che l’80% dei compagni maschi di Alessandro abbia scritto “calciatore” alla domanda di cui sopra. Hanno 7-8 anni, tutto il diritto di sognare. Purtroppo questo atteggiamento resiste oltre ai limiti accettabili, spesso ingigantito proprio dai genitori, quelli che dovrebbero essere un aiuto stabile e uno specchio realistico a supporto della età della fragilità e delle scelte.

Il primo talento è quello di capire i nostri desideri, le nostre reali potenzialità e sfruttarle al meglio per vivere la miglior vita possibile. Io ci credo davvero tanto.
E credo che l’aiuto – aiuto non suggerimento sfrenato! – dei genitori sia essenziale.
I miei genitori mi hanno cresciuta in modo piuttosto rigido, hanno scelto per me la scuola superiore senza mai chiedersi veramente quali fossero le mie preferenze (“tanto sei brava a studiare”) e senza domandarmi cosa avrei voluto “fare da grande”. Poi con la maggiore età hanno deciso che ero abbastanza grande da fare tutto da sola e quindi la responsabilità è diventata mia, “scegli l’università e pagatela”. Lo hanno fatto davvero con tutte le migliori intenzioni e la convinzione che questo fosse il dovere dei genitori, accompagnare all’età adulta e poi mettersi in disparte.
Non li ho mai giudicati, però io desidero essere qualcosa di diverso per mio figlio.
E vorrei davvero tanto che anche la scuola prendesse maggiore consapevolezza del suo ruolo di formatore degli adulti di domani, persone in grado non solo di snocciolare concetti ma anche di pensare in modo creativo, persone in grado di inventarsi mestieri e di viverci serenamente.
Ok, la scuola non può fare tutto, la famiglia non può fare tutto ... ma insieme si può fare tanto!
A me piace pensare che nell’infanzia e nella giovinezza ci possa essere sia tanto spazio per il gioco, per la vita in comunità, per la formazione della personalità, sia i gradini di una preparazione che porterà alla cima dell’età adulta. Se lo studio, talvolta persino eccessivamente pesante, non esce dai limiti dei voti, dai limiti dell’apprendimento nozionistico, allora si perde una grande occasione di crescita. E la stessa cosa vale per la vita in famiglia, se non si prende l’abitudine – e fin dai primi anni del bambino - di parlare molto, di confrontarsi molto, di condividere vittorie e sconfitte, allora si arriverà all’adolescenza privi di difese.

Lo so è un ragionamento contorto ma alla fine di tutto ho intenzione di continuare la mia esperienza, per altro molto difficile, di osservazione e di dialogo. Ho intenzione di aiutare mio figlio a trovare la sua (e non certo la mia) soluzione ai problemi. Ho intenzione di stargli accanto nel momento in cui sarà chiamato a decidere per il suo futuro. Perché preoccuparsi è inutile, ma occuparsi è indispensabile. E’ capire i propri desideri e i propri obiettivi (raggiungibili) quando si ha ancora tutto il tempo e l’energia per realizzarli, credo sia una grande cosa.

Così come sapere che cambiare strada o opinione è roba da grandi uomini.


17 commenti:

  1. Mi dai sempre grandi spunti di riflessione. Grazie.
    Ricordo che in terza elementare ci chiesero che mestiere avremmo voluto "fare da grandi", e che tutte le femmine risposero ballerina e tutti i maschi risposero calciatore.
    Io risposi che non lo sapevo perché ero troppo piccola per decidere, quindi tuo figlio mi è sempre più simpatico.
    Buon weekend e buon ponte se lo fai!

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    1. Sognare va bene ma un po' di realismo ad un certo punto deve arrivare! Anche tu gli saresti molto simpatica!

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  2. Io da bimba volevo fare la ballerina poi a scuola ho visto la maestra e volevo essere come lei, poi alle superiori la prof, la prima volta che ho fatto un viaggio in aereo la hostess, quando ho sposato il mio primo marito bancario, la bancaria....
    decisamente una bambina standard ma la cosa buffa è che ho fatto TUTTO tranne la ballerina!
    PS: ho appena chiesto al mio di alieno che vuole fare da grande. Risposta: l'eroe cattivo. Ma perché io non me ne sto zitta?
    kike

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    1. Ti eri posta obiettivi raggiungibili e hai lavorato per realizzarli ... perfetto, direi! Gli obiettivi cambiano, ovvio, basta aver voglia e il sufficiente talento per perseguirli. Bello l'eroe cattivo, magari inquietante ma alla fine questi eroi sono molto affascinanti e mai troppo cattivi, giusto?

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  3. Ma certo, è tutta una finta, il mio alieno è dolcissimo...quando dorme ;-)

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  4. ottimi spunti di riflessione!
    Io spero che la mia cambi idea perchè ultimamente dice che vuole fare l'assassina...

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    1. 36 ore senza web e mi ritrovo una coppia 'dark'! Diciamo che questo mestiere consente flessibilità e grandi guadagni, si sa che i cattivi ottengono risultati più immediati! Tutto sommato aver voglia di esplorare il lato oscuro della forza fa parte di ogni percorso di crescita, quindi questi bambini sono già avanti ...

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    2. Mio figlio e' attratto da tutto cio' che rappresenta il cattivo di turno! Mah, spero sia solo una fase passeggera...

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  5. Le presento il mio eroe cattivo...

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  6. Beatrice (4 anni e mezzo) l'altra sera a tavola ad un certo punto ha detto. "Papà da grande voglio fare o la conduttrice o la maestra d'arrampicata". Le ho sospeso la crescita...
    A parte gli scherzi penso spesso al loro (ho anche un bimbo di 2 anni)futuro, a che cosa si troveranno di fronte e a che cosa li renderà felici. Mi immagino anche le difficoltà che potranno incontrare. E in tutto questo penso a che cosa posso fare io come padre, oggi ed in futuro, perchè in questo in futuro siano accompagnati nel miglior modo possibile. Mi vengono in mente un sacco di cose ma alla fine mi rimane questa speranza: che da me non temano mai il giudizio, ma cerchino la prossimità. E che vedano nei loro genitori e nella loro casa un rifugio sicuro e un luogo in cui sentirsi sempre accolti ... in ogni condizione.

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  7. Che bello il commento di un papà, benvenuto. Concordo decisamente sul fatto di accogliere le scelte dei figli, qui siamo decisamente allenati all'accettazione ... in ogni condizione! Si tratta più che altro di essere presenti e non solo passivi nel momento delle scelte, mi piacerebbe che mio figlio avesse voglia di parlarne con me, ecco.

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  8. Me lo auguro pure io, il problema è preparare il terreno perchè questo succeda. Probabilmente in un mix di presenza discreta e non ingombrante, di vicinanza che sostiene, supporta, ma lascia camminare in autonomia e così via. Si cerca di seminare poi quello che si raccoglie rimane (quando si parla di persone) comunque imprevedibile.

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  9. Sì concordo. L'importante è non smettere mai, mai di tenere un dialogo con loro. Perché noi che abbiamo figli piccoli abbiamo certi impegni e preoccupazioni ma chi ha figli adolescenti, be', non ha certo una vita facile. Bisogna sempre cercare di mantenere vivo il rapporto con loro, anche quando ci sembra che ci sia un muro.

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  10. Il tuo non mi sembra un ragionamento contorto, anzi.
    Forse ti ho già scritto che anche io cerco il punto di equilibrio tra il rispetto delle regole e l'espressione della sua personalità.
    Tema complicato perché non coinvolge solo i genitori, ma tutta la società.

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    1. Equilibrio è la parola più difficile del mio vocabolario in questi giorni. Non desisto ma stento ... E hai ragione nel dire che dovrebbe coinvolgere la famiglia in senso molto allargato.

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  11. Condivido appieno il tuo pensiero, è esattamente quello che vorrei fare io e che cerco di fare coi miei figli, anche se sono piccolini :) mi piace il tuo modo di riflettere che fa riflettere anche me :)
    mi piacerebbe insegnarli e guidarli a trovare da soli le soluzioni ai problemi grandi o piccoli che siano, perchè nella vita non ci potrò essere sempre io a dirgli cosa devono fare, è molto difficile, ma spero di riuscirci ;)

    "Così come sapere che cambiare strada o opinione è roba da grandi uomini."
    mi piace :)

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    1. E che essere troppo coerenti talvolta vincola la creatività :)

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