domenica 22 aprile 2012

Diversità, # prima parte: l’indaco è un pezzo di arcobaleno


Presa da qui

Mio figlio ha sempre amato l’arcobaleno, fin da piccolissimo mi faceva ripetere tutti i colori e poi prendeva le matite e tirava i segni uno dopo l’altro. Per uno che non ha mai amato disegnare significava proprio passione.
Un giorno, avrà avuto 4 anni, stava guardano un cartone della Casa di Topolino durante il quale ripetevano proprio i colori dell’arcobaleno. E lui “ma ne dicono solo 6, manca l’indaco! Manca l’indaco!”. E non si poteva fregarlo così, la parola indaco aveva poi un fascino particolare e ogni volta dovevamo impazzire per trovare la matita che riproducesse proprio quel colore dallo strano nome.


Recentemente mi sono ritrovata di nuovo tra le mani alcuni libri che mi aveva dato mio padre durante la gravidanza, sul tema “Bambini Indaco”.
Premessa: mio padre negli ultimi dieci anni ha avuto una sorta di “svolta mistica”, le sue letture includono tutti i libri sacri (dai Veda indiani al Cristianesimo), Osho, la Cabalà, e molto altro.
Lui legge e scrive, quaderni e quaderni, che dice di voler lasciare in eredità a suo nipote perchè possa arrivare fin da giovane a verità che lui ha appreso troppo tardi. Io adoro mio padre, ho rischiato di perderlo troppo presto e so che per lui questa nuova evoluzione spirituale è un luogo magico dove riesce a stare bene. Quindi non mi oppongo e cerco di prenderne il buono, che poi il buon senso e la ricerca della serenità interiore sono merce rara da qualunque parte arrivino.

Tornando ai libri di cui sopra, mi è venuta voglia di risfogliarli e di cercare le novità in rete, frasi e concetti sparsi che devo dire mi hanno colpita. E non certo per l’originalità ma perchè ci ho ritrovato pezzi di cose già sentite, solo che avevano altri nomi. Bambini indaco, bambini plusdotati, bambini spirited, bambini iperattivi, etc. etc.
Ho intenzione di dedicare un post ad ognuna di queste “categorizzazioni” perchè sono tutte sfumature della stessa realtà, quella che vivono tantissimi genitori, quella di sapere che la nuova generazione è davvero speciale e in collisione con le regole fino ad ora condivise.
Nonostante il bambino che mi è toccato in sorte, continuo a pensare che buona parte dei cambiamenti siano generati da una nuova generazione di genitori: presenti, attenti al limite dell’ansioso, informati, educati a porsi domande e dubbi, disponibili a mettersi in discussione. Il passaggio alla famiglia “figlio-centrica” ha portato necessariamente conseguenze importanti sui bambini, il concetto di “allevamento” applicato tradizionalmente ai figli ha perso tutta la sua storicità. Ora i bambini vengono riconosciuti come persone distinte, in sviluppo, parti integranti e pensanti della famiglia. E come tali imparano ad agire, talvolta prendendoci in contropiede.
Ma poi mi fermo a riflettere su quanto di quello che sono io può aver influenzato mio figlio, che fin da neonato ha mostrato un carattere davvero peculiare. E’ quindi possibile che ci sia di più?

Nella teoria dei bambini indaco quanto sopra viene totalmente ribaltato e il punto di partenza sono proprio i nuovi bambini, i genitori possono solo prenderne atto, accettarli incondizionatamente, credere nello loro potenzialità, convincersi di avere più un ruolo di amorevole guida che di educazione.
Riporto alcuni punti usati per descrivere i bambini indaco:
  • Vengono al mondo con un senso di regalità (e spesso si comportano di conseguenza).
  • Spesso sono loro stessi a dire ai loro genitori "chi sono".
  • Hanno problemi con l'autorità assoluta (che non dà spiegazioni né scelte).
  • Diventano frustrati se costretti a interagire in sistemi orientati ritualisticamente, che non richiedono il ricorso al pensiero creativo.
  • Spesso intravedono un modo migliore per fare le cose, sia a casa che a scuola, il che li fa sembrare dei "demolitori di sistemi" (non si conformano a nessun sistema).
  • Appaiono antisociali, a meno che non siano circondati da persone simili a loro.
  • Se non hanno intorno persone con una consapevolezza simile alla loro, spesso si chiudono in se stessi, avendo la sensazione che nessun altro essere umano li capisca.
  • La scuola spesso rappresenta per loro una prova estremamente difficile a livello sociale.
  • Non rispondono alla disciplina che instilla il "senso di colpa" (del tipo "Aspetta di vedere cosa succede quando torna a casa tuo padre e vede cosa hai fatto").
  • Non sono timidi nel farvi sapere ciò di cui hanno bisogno.


A questo aggiungo alcune note dirette ai genitori di questa nuova generazione di bambini:

Sensibilità: i sensi di questi bambini sono molto più acuti della media, soprattutto vista e udito. Se sottoposti a stimoli eccessivi (folla, rumori forti, etc.) possono o estraniarsi o diventare iperattivi e molesti. Hanno bisogno di un ambiente tranquillo, anche a livello di relazione tra genitori. Questi bambini sono in grado di sentire i pensieri e le sensazioni di chi li circonda, anche se si tenta di dissimularli. Per questa ragione sono in grado di neutralizzare ogni tentativo di indirizzarli verso una scelta che non sia loro e sono molto bravi a manipolare, soprattutto i genitori. La loro capacità di toccare i nervi più scoperti delle persone può risultare socialmente inaccettabile.

Impegno e sostegno: questi bambini vogliono essere trattati con rispetto, se pensano che i genitori o gli insegnanti non si stiano impegnando nella relazione con loro allora li sfidano. Per avere successo con questi bambini occorre coinvolgerli nelle questioni che riguardano l’educazione e la disciplina, lasciando sempre delle scelte. E’ necessario spiegare le istruzioni e non imporle con autorità, se non ci sono basi solide non obbediranno ma opporranno altrettante opposizioni. Se sentono l’onestà nella richiesta allora decidono spontaneamente di acconsentire.
Indispensabile anche evitare le critiche negative, i bambini devono sentire l’appoggio e l’incoraggiamento.

Cambiamento: le tradizioni per molto tempo sono state importanti per sopravvivere e per mantenere ordine e pace. Ora molte di queste hanno perso di significato e i nuovi bambini le odiano, le trovano prive di senso e di amore. Essi non riescono ad accettare facilmente l’autorità e per questo combattono una forma di controllo che nasce da abitudini radicate e da regole penalizzanti per lo sviluppo di nuove idee. I bambini indaco tendono all’indipendenza e al pensiero creativo, il loro atteggiamento critico ha l’obiettivo di liberare il presente da retaggi del passato non più utili. Anche l’atteggiamento verso la scuola spesso è di conflitto, chiedono nuovi metodi di apprendimento non legati a schemi e programmi non adeguati al presente.

Radicamento e appartenenza: questi bambini possono avere difficoltà nell’inserirsi, nel partecipare e nell’essere accettati. Le difficoltà spesso arrivano dall’influenza dei genitori che ritengono “normale” una loro maggiore partecipazione alla vita sociale. Spesso i bambini indaco non desiderano avere molti amici, non amano i rapporti superficiali, si pongono molte domande. Sono bambini dalla maturità precoce, con aspettative originali e sono perfezionisti; questo li rende insicuri a mostrarsi e potenzialmente soggetti allo scherno dei coetanei. Temono di esporsi perché ciò non farebbe altro che mettere in evidenza la loro diversità.

Aggressività: se il bambino non riesce ad organizzare le cose come desidera, se si sente frustrato nel non essere compreso, spesso diventa aggressivo. Si arrabbia per una condizione che stenta a modificare e la situazione degenera. Il genitore deve saper indirizzare questa energia e spingere i bambini ad utilizzare in modo positivo e costruttivo l’energia.

Come anticipavo, questi sono solo pochi spunti. La letteratura sugli indaco è vastissima, ci sono testi e testi che li descrivono, che danno consigli ai genitori, che forniscono esercizi per lo sviluppo delle loro presunte potenzialità. Si entra spesso in un campo che potrei definire metafisico o mistico o religioso. E questo aspetto non sono in grado di comprenderlo a fondo e quindi di descriverlo.
Certo che a leggere molte delle frasi che ho scritto potrei facilmente affermare che mio figlio è un bambino indaco. E allora? Cambierebbe qualcosa nella nostra vita?

Osservazioni personali:

1) Approvo senza dubbio la qualità del rapporto genitore-figlio proposto; nella mia famiglia Alessandro è un componente alla pari degli altri, ha pensieri, ha desideri, ha competenze, ha libertà di espressione. Non gli vengono assegnate responsabilità da adulto ma non viene trattato come un “inferiore” di grado.
2) Sono convinta che la generazione dei nostri figli abbia a disposizione i genitori più aperti e disponibili mai esistiti, hanno le migliori possibilità materiali (nutrizione, protezione, istruzione, etc.), hanno i maggiori stimoli fin dalla nascita (libri, televisione, internet, relazioni).
3) Altrettanto vero è che mai come ora i bambini siano costretti a vivere una vita eccessivamente veloce, eccessivamente carica di attività, eccessivamente carica di aspettative. La mia pediatra, donna di altri tempi, ripete ossessivamente che i bambini devono restare tali e riempirli di compiti e sport e corsi complementari non fa che aprire la porta ad adolescenti stressati e già “stufi” della vita.
4) Quando ti trovi a gestire un bambino oggettivamente particolare o difficile risulta più facile immaginarlo depositario di una sapienza nuova e in contrasto con un mondo destinato ad evolvere piuttosto che ammettere di avere un problema. Io lo capisco bene, ci sono passata. Ma le descrizioni degli indaco sono così ampie da farci ricadere davvero un gran numero di bambini, con buona pace dei sensi di colpa genitoriali. Mi pare come abdicare dalle nostre responsabilità e non mi attira.
5) Leggendo le interviste ai presunti ragazzi indaco sono rimasta perplessa davanti una consapevolezza o una maturità troppo impostate. E' un pò l'altra faccia del punto precedente: se a un bambino in difficoltà spieghi la sua diversità come un dono quasi "divino" allora crei delle inevitabili conseguenze nel suo modo di crescere, non tutte necessariamente positive. Non mi piace questo spostare il centro dell'attenzione, addossare al bambino troppe responsabilità e aspettative. E quando da adulto si rendesse conto di essere un individuo unico alla stregua dei suoi coetanei? Magari diverso dalla media ma comunque non 'superiore'? Già solo questo mi dissuaderebbe dal parlarne con mio figlio.
6) I problemi di cui sopra vengono dovrebbero essere risolti da quello che risulta essere il consiglio più universale per i genitori: diventare una guida buona, stabile e regolare. Educare con l’esempio di una vita corretta, onesta, sincera, piena di amore e accettazione. Accettazione della diversità, in fin dei conti.

Come sempre le mie parole sono quelle di una persona che ama leggere ed approfondire ma non di un esperto. Questi sono concetti che mi sono rimasti dalle varie letture, possono essere semplicistici ma è alle persone come me che questi libri parlano, quindi ritengo importante evidenziare ciò che attira l’attenzione di un neofita.
Io sono molto sensibile a tutto ciò che si occupa di “diversità”, di bambini “speciali”, di bambini “difficili”. Metto le parole tra virgolette perché potenzialmente ogni bambino è così, almeno in alcuni periodi della sua vita. Qualcuno lo è in modo più strutturato e persistente, a livello socialmente riconosciuto e ritenuto inaccettabile. Mio figlio è tra questi ultimi. E io con lui.
Per questo ho voglia di fare un percorso vasto, che passerà da teorie diverse e anche contrapposte. Da ognuna prenderò il meglio (per me) e scarterò il resto. Posto qui il cammino per poterlo meglio razionalizzare e per raccogliere le idee di chi passerà e avrà voglia di dire la sua. Perché ogni idea crea un solco, chi si mette a destra e chi a sinistra. E in ogni lato c’è del gran buono, tanto da ricoprire il fosso.

Chi non riesce a cambiare il suo modo di pensare,
non sarà mai in grado di modificare la realtà,
e perciò non riuscirà mai a realizzare un progresso.
Anwar El Sadat


Esistono soltanto due eredità che vale la pena sperare
Di trasmettere ai nostri figli: radici e ali.
Hodding Carter


Fonti principali:
“I Bambini Indaco” di Lee Carroll e Jan Tober (macroedizioni)
“Manuale per genitori dei Bambini Indaco” di Carolina Hehenkamp
Interviste a Nancy Ann Tappe


8 commenti:

  1. I concetti che esprimi e il modo in cui lo fai sono molto interessanti. Anche a me che non ho un bimbo indaco sembrano esseri superiori. Il confronto con la sciocca realtà è difficile anche per chi ha una sensibilità più spiccata, posso solo immaginare quanto lo sia per chi è senza pelle e senza filtri. Sei brava.

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    1. Chissà, potrebbero anche creare buone cose, ma canalizzare certe energie in un contesto sociale come il nostro e' un'impresa titanica. Ma non desisto.

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  2. Ritrovo in diversi punti (se non quasi tutti) il bambino indaco nel mio cucciolo: niente filtri, sensibilità spiccata, spesso sfida l'autorità (che sia genitore o insegnante) e l'antisocialità ma con persone poco affini.
    Pure il pensiero creativo, molto accentuato, e l'odio viscerale per la scuola, perchè "regina" delle imposizioni e delle regole.
    In neuropsichiatria un bambino così lo etichettano autistico, a scuola invece, non è facilmente incasellabile, perchè supera certi parametri.
    Entrata per forza in questo percorso perchè pure mio figlio è speciale, io mi sono resa conto di quanto siano aumentati di numero questi bimbi:
    con disturbi legati all'attenzione o alla socialità, o cognitivi o comportamentali...la lista è lunga. E fa pensare.
    Siamo mamme più attente o è proprio questa società che esige la normalità troppo perfetta?
    Mio figlio l'ho sempre considerato speciale perchè ha una luce tutta sua, una luce preziosa. E cerco davvero di fare in modo che non si spenga, ma vivendo in questa realtà dove se non sei conformealleregoleseitagliatofuori, è un compito duro e frustrante.

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    1. Comprendo ogni singola parola, ogni paura. Anch'io non desidero trasformare mio figlio in qualcosa che non e' ma la frustrazione e' pane quotidiano. Temo occorrano compromessi, non li amo ma credo che tu abbia ragione, la 'normalità' e' ancora un canone di giudizio troppo utilizzato.

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  3. Vengo da una discussione con la maestra di mio figlio, lei dice che lui a livello cognitivo è superpronto per affrontare la scuola elementare (iniziamo a settembre) ma a livello comportamentale è perplessa xché lui è abbastanza restio a eseguire un compito esattamente come gli viene impartito. Esempio: lei gli ha chiesto di disegnare un albero e visto che era da poco finito il Natale tutti i bambini hanno disegnato dei pini. Mio figlio pare abbia disegnato un tronco, qualche ramo e fine del disegno. Quando lei gli ha chiesto xché l'ha fatto così nudo e se non pensava di arricchirlo un po' lui le ha risposto: "E' un pino senza aghi".
    Mi ha chiaramente detto che ha già il senso spiccato del sarcasmo (pare che si sviluppi vs i 7 anni) e che lei se lo ricorderà per sempre....
    In poche parole danno molta più importanza al lato comportamentale/sociale che cognitivo, una volta non era così, neanche esisteva tutta questa solfa e non so se fosse proprio un male...mah

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  4. Sarcasmo, eh? Noi anche siamo stati pionieri! Che peccato che la scuola spesso non sia in grado di utilizzare la forza esplosiva dei nostri bambini per portarli a sviluppare le loro peculiari personalità. Io credo sarebbe un arricchimento per tutti, non pensi?

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  5. Ho letto con molta attenzione. Pur non avendo a che fare direttamente con un "bambino indaco", immagino la fatica nel dover essere sempre incanalati in quello che fa la massa.
    Per esempio, leggendo il commento di Chicca, mi sono chiesta perché i disegni dei bambini debbano essere tutti uguali... A volte vedo in D una voglia di conformarsi che mi fa un po' paura, io vorrei che crescesse libero da certi condizionamenti.
    (Spero di non essere stata troppo confusa!)

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    1. No, sei stata chiarissima. Eppure la spinta verso una fantomatica "media" è fortissima. E se ci può essere attenzione e comprensione verso eventuali ritardi nello sviluppo cognitivo (non tutti i bambini imparano con gli stessi tempi) altrettanto non si può dire per le competenze sociali, un bambino che non si conforma standard di comportamento è problematico e come tale viene presentato ai genitori. E soprattutto è così che il bambino finisce per vivere se stesso, come un problema. Io vorrei che ci fosse spazio per tutti, speriamo accada sempre più spesso.

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Scrivere è bello ma leggere è anche meglio. Grazie per il tuo commento ...