martedì 10 aprile 2012

comPassione

Questa è stata una Pasqua particolare, ho fatto i conti con un certo disagio verso la liturgia e la tradizione che da anni trascinavo senza volerne prendere atto.
Ci sono punti da chiarire e decisioni importanti da prendere, ma non subito. Con calma.
Mentre mi chiedevo che significato dare a queste giornate, per andare oltre il pranzo in famiglia e le uova da scartare, mi sono imbattuta in un articolo de La Stampa dal titolo interessante “Educare alla compassione”.


Così ho scoperto un progetto dell’Università di Stanford, nato su impulso e finanziamento del Dalai Lama, dedicato alla ricerca scientifica interdipartimentale e di educazione sulla compassione e l’altruismo: “The Center for Compassion and Altruism Research and Education” (CCARE).
La frase che campeggia sotto il nome dell’istituto riassume già vision e missione:

"If you want others to be happy, practice compassion.
If you want to be happy, practice compassion."

Ho avuto un attimo di stupore nel vedere come esperti di varie discipline – neuroscienze, genetica, psicologia, filosofia, sociologia, economia e tradizioni contemplative – abbiano desiderato unirsi per esaminare i metodi per coltivare la compassione e la promozione dell’altruismo negli individui e nell'intera società.
E questo non in maniera passiva o teorica, la compassione non come pietà e non come semplice tolleranza ma come metodo per orientare le proprie energie interiori e arrivare all’azione.
Il punto di partenza è l’empatia, la base di tutte le relazioni umane, in modo da mettersi realmente nei panni dell’altro e accettarne le debolezze, per riuscire alla fine accettare le proprie.
Poiché amo le parole mi è venuta la curiosità di saperne di più su quelle che stavo leggendo e ho scoperto nessi e correlazioni a cui non avevo mai pensato. Premetto che sull’etimologia ho trovato qualche parere divergente ma potrebbe verosimilmente essere così:
·         Compassione: dal latino (cum) con – (passio) passione
·         Empatia: dal greco (en) dentro – (pathos) sentimento
·         Simpatia: dal greco (syn) con – (pàscho) sofferenza

L’empatia è un legame di partecipazione emotiva “dall’interno”, il modo di vivere le emozioni dell’altro come proprie, indipendentemente dal fatto di condividerle. Se si percepisce qualcosa dal vero punto di vista altrui si sospende il giudizio.
La simpatia è vivere insieme un sentimento e desiderare di alleviare le sofferenze dell’altro.
La compassione sarebbe “soffrire insieme” ma è la parola che probabilmente ha avuto più evoluzione nel tempo, arrivando in molte culture ad avere un significato sostanzialmente dispregiativo e svilente. Quando diciamo “lo ha fatto per compassione”, intendiamo una forma di pietà non positiva, non di condivisione ma di semplice apparenza emotiva.

L’excursus etimologico è probabilmente una mia mania ma in questo caso mi è servita a comprendere meglio, o almeno mi pare, gli obiettivi che una parte illuminata della comunità scientifica mondiale intende perseguire. La compassione e l’altruismo portano all’accettazione e alla tolleranza dell’altro partendo dalla reale comprensione (“prendere l’altro con sé”) e non dal superficiale giudizio. Quindi con l’empatia arricchiamo prima di tutto noi stessi, apriamo la nostra mente e le nostre potenzialità.
Tutto questo si traduce in azione.
La prima azione sta nel riconoscimento che la compassione e l’altruismo si possono insegnare, a livello individuale e anche sociale. E soprattutto si possono apprendere.
Togliere questo modo di sentire dalla sfera delle attitudini personali ma elevandolo a competenza da acquisire, anche a livello accademico, trasforma la compassione in obiettivo razionalmente perseguibile e desiderabile.
E soprattutto sviluppabile sia nei grandi progetti sia nelle piccole cose di ogni giorno.
Mi piace pensare che questo concetto di compassione possa diventare una base comune di sentire ed agire che trascenda popoli, culture, religioni, nazioni, economie. Mi piace pensare che un giorno l’altruismo possa diventare un valore per tutti.
Ma perchè ciò accada è necessario risolvere prima i molti problemi primari che vasta parte della popolazione mondiale si trova a soffrire. Non è un caso che i progetti come il CCARE siano sviluppati in un contesto di benessere economico e da persone che si trovano già molto in alto nella famosa piramide dei bisogni di Maslow. Se hai fame o devi difenderti dalle bombe, l’empatia non sarà il tuo modo primario di relazionarti, almeno per la maggior parte degli esseri umani.
Per quanto mi riguarda ho deciso di continuare la mia opera di “spargimento di piccoli semi” sul terreno fertile che è mio figlio, cercando di instillare in lui i concetti di cui sopra attraverso i nostri gesti quotidiani. E mi piace vedere come in lui diventano normalità, qualcosa di cui non si domanda perchè. Per ora si tratta di cose come: non getto spazzatura per terra, tratto con rispetto i giochi dei giardinetti, attraverso col verde, mi lego con le cinture in auto, etc. Forse è più senso civico che empatia ma è il riconoscimento che ogni sua azione può avere conseguenze su di lui e sugli altri.
Il più grande successo “empatico” per ora Alex lo ha ottenuto con la vicina del piano di sotto, una signora quasi noventenne che si è lamentata per anni di “presunti danni strutturali” al suo soffitto causati dai salti di quel gigante di mio figlio. Inutile dire che i danni erano creati molto di più dalla solitudine e dai malanni inevitabili dell’età piuttosto che dalla normale attività di un bambino di 4-5 anni, ma Alex ogni volta che lei veniva a lamentarsi ci restava male. E allora vai a spiegargli che lui non stava facendo niente di male ma che doveva anche comprendere quella signora burbera solo in apparenza, triste e senza grosse cosa da fare se non stare ad ascoltare i passi del piano di sopra. Così lui ha iniziato a parlarle, quando la incontrava per le scale, due frasi magari anche un pò brusche ma pur sempre una comunicazione. E allora lei un giorno si è presentata con una macchinina, in segno di pace. Lui l’ha abbracciata, d’istinto, le ha detto che le voleva bene, anche se qualche volta era noiosa, e lei si è commossa e piangeva e gli diceva che era proprio un bravo bambino.
Da allora le lamentazioni sono decisamente diminuite, abbiamo anche ricevuto un uovo di Pasqua e Alex ha sentenziato che “ad essere gentili ci si può solo guadagnare”.
Ecco forse per ora in suo guadagno sta in un pezzo di cioccolato inatteso, ma non dispero per il futuro, mattoncino dopo mattoncino.

Per me questa Pasqua è stata quindi più di compassione che di passione ma sento di non aver sprecato nè tempo nè emozioni nè riflessioni.

16 commenti:

  1. passare qui è sempre una gioia, per le cose che scrivi e racconti.
    la compassione buddhista è il cardine della mia vita, come potrai immaginare, nonostante sia DIFFICILISSIMO applicarla alla vita in ogni momento come pratica continua.
    ti menziono il dramma del popolo tibetano, che di certo conosci, per farti un esempio di compassione anche "sotto le bombe" e in condizioni di privazione di qualsiasi fondamentale diritto: perchè essere compassionevoli si può SEMPRE.
    buona giornata (piena di compassione).

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    1. Ho studiato diverse religioni ma il buddhismo non ancora e mi incuriosisce davvero molto, credo abbia pensieri forti e universali, quelli che mi piacerebbe avere come essere umano. Approfondirò sicuramente ...

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  2. Che bello questo nuovo legame di Alex con la vicina "ex burbera". E' vero che la gentilezza apre porte insperate. La compassione come l'empatia sono difficilissime da trovare. Li metto spesso in pratica, sono una persona molto spesso empatica, ma riceverne non è semplice. forse perché il segreto è non aspettarsi mai nulla dagli altri.
    i tuoi post sono sempre spunti di grandissime riflessioni, grazie ;)

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    1. Ogni tanto adesso vedo Alex che dopo aver fatto un qualche tipo di rumore si ferma e ragiona tra sè, scegliendo poi un gioco diverso. Credo pensi alla vicina, è una buona cosa per un tipo un pò rude come lui.

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  3. È quello che spero di trasmettere anche alla Purulla. Fa stare bene sé stessi e i destinatari delle piccole gentilezze quotidiane. Anche se con certe persone è molto faticoso essere empatici!
    Un abbraccio, è bello leggerti.

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    1. In effetti non è facile ma quando qualcuno lo fa con noi ci sentiamo subito meglio!

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  4. Nella vita a volte si creano strane coincidenze. E' tutto il giorno che penso ad un post che ho letto stamattina e mi ha mosso molte riflessioni ed aperto un nuovo punto di vista che, da sola, non avevo colto. Baby Talk parlava di compassione. Ti metto il link perché sono sicura che lo apprezzerai .
    http://www.babytalk.it/wordpress/tra-le-nove-abilita-essenziali-che-i-bambini-devono-imparare-la-compassione/

    Poi vengo qui, trovo lo stesso argomento, la tua riflessione e il bel racconto di come Alex abbia saputo vivere empaticamente un momento della sua vita. Nel week end anch'io ho avuto una lezione garbata di com-passione dalla mia piccola, e ne sono stata piacevolmente colpita.
    La partecipazione alle emozioni degli altri è per me un valore ed è una capacità che possiamo coltivare in noi e nei nostri figli.

    Leggerti è sempre emozionante.

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    1. Grazie per la segnalazione! Ho scoperto un'iniziativa davvero interessante e tanti approfondimenti, ora piano piano mi leggerò tutto. Comunque significa che, anche se per strade diverse, si sta riscoprendo un valore un pò maltrattato ma universale. Sono contenta.

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  5. Marzia sei sempre imbattibile. Grazie, segnali una cosa interessantissima!

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  6. Ciao arrivo qui seguendo altri blog e sono contenta di leggerti. Io ho trovato la "compassione" nella mia vita come un dono che mi e' stato fatto. Se non la ricevi per prima il donarla sara' sempre uno sforzo troppo grande da compiere. Siamo cosi' convinti di aver trovato la via giusta che desideriamo moltissimo che i nostri figli la percorrano e sai che ti dico? Loro sono molto piu' veloci di noi adulti! Proprio come Il tuo bambino con la vecchia scontrosa!
    Scake

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    1. Ciao Scake, piacere di conoscerti. Sono andata al leggere un po' del tuo blog e ci ho trovato la serenità delle scelte importanti e condivise. Le nostre vite sono molto diverse ma e' bello poter parlare di valori comuni, proprio perché empatia non significa pensare le stesse cose ma condividerle con apertura e reciproco arricchimento. Tornerò a trovarti.

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  7. Ciao Marzia, son finita qui perchè anche a casa nostra è nato un mostro buono mangiamostri. Compassione? Non ti nascondo che a volte tirerei fuori un badile dalla borsa per darlo in testa a chi non vede altro che se stesso! E poi son capitata qui e la tua fiducia in un futuro in cui l'altruismo sarà un valore di tutti mi è talmente piaciuta che voglio adottarla! La prossima volta che vedrò un tale svuotare per strada il posacenere dell'auto, invece che insultarlo, potrei porgergli un fiore e invitarlo con un sorriso ad ingentilire il suo gesto. La prossima volta che incontrerò una di quelle che non salutano mai manco fossero la regina Elisabetta, invece che mugugnare tra me e me: "ma che cafona questa" potrei salutarla calorosamente e domandarle come va. Esercizi d'altruismo. Devo provare. Con chi è gentile è facile, è con chi non lo è che inizia la sfida. Anna

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    1. Ma il vostro mostro è bellissimo! Per quanto riguarda gli esercizi di altruismo ti capisco, con qualcuno è proprio difficile. Il mio augurio vale anche per me stessa, perchè la tentazione di prendere a botte qualcuno mi viene quasi giornalmente, qui in ufficio poi! Ma ogni giorno cerco di compensare con almeno una gentilezza, un pò meglio mi fa sentire.

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  8. Ciao Marzia, ieri sono passata dal tuo blog ma non ho lasciato commenti. Pero' poi ieri sera prima di dormire mi è venuto in ment questo tuo post così bello sulla compassione e sull'amore e....eccomi qui!
    Kike

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    1. Allora grazie per aver avuto voglia di tornare, vedi che l'empatia resta nell'aria! Ora verrò a dare un'occhiata dalle tue parti ...

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Scrivere è bello ma leggere è anche meglio. Grazie per il tuo commento ...