domenica 1 aprile 2012

Aeroporti e giardinetti


L’abbinamento pare un azzardo, lo so. Eppure nell’ultima settimana ho avuto modo di assistere ad un concatenamento di eventi che hanno prodotto una riflessione interessante. Almeno per me.
Premessa. Mio marito è stato terrorizzato dall’idea di volare fin dall’infanzia. Ci siamo conosciuti molto giovani e io – soprattutto per lavoro – ho sempre volato. Da sola. Le nostre vacanze sono state limitate e vincolate dal suo rifiuto categorico di salire su un aereo ma questo non è che io lo abbia mai considerato un grosso dramma.

Il problema è nato quando mi ha confessato di stare male come un cane ogni volta che io volavo. E così non si poteva continuare, non solo per me ma soprattutto per l’influenza che questo avrebbe inevitabilmente avuto sui viaggi di nostro figlio. E allora ho iniziato la ricerca che ci ha portato prima ad un libro, “Mai più paura di volare”(Luca Evangelisti), poi ad un corso “Voglia di volare” di Alitalia.

Primo evento: il corso si è svolto lo scorso fine settimana e mio marito ne è uscito letteralmente entusiasta. Speravo ciò avvenisse, ma le aspettative sono state ampliamente superate. Per la prima volta in 44 anni mio marito ha volato! Anzi si è fatto A/R da Milano a Roma in giornata, ed è andato in visibilio nel simulatore di volo di Fiumicino, dove il pilota assegnato al gruppo “fifoni” pur di non sentirlo più gli ha persino fatto provare per qualche secondo a pilotare. E così si è guadagnato il soprannome di “futuro pilota”. Sono molto orgogliosa di lui, perché so quanto gli sia costato provarci e che l’unica ragione per cui lo ha fatto è stato poter viaggiare con noi, o magari anche stare a casa ma senza pensare ossessivamente alla nostra inevitabile morte!

Secondo evento: qualche giorno fa hanno aperto un nuovo giardinetto vicino casa. E’ piccolo ma la scelta dei giochi è stata davvero originale e adatta a bambini di tutte le età. Mio figlio lo adora e quindi, complice anche il tempo estivo di questa settimana, è diventata una tappa quotidiana. Potendo finalmente vivere i giardinetti comodamente seduta per la maggior parte del tempo, ho potuto osservare con calma gli altri frequentatori, insomma mi sono fatta un po’ i fatti altrui. E intanto ascoltavo le mezze frasi di mio marito (che non è un folle conversatore) circa i potenziali effetti dei diversi stili di genitorialità da parco giochi. E ogni volta faceva riferimento al libro e al corso di cui sopra … e fobie gialle … e fobie azzurre … alla fine mi sono seriamente incuriosita e sono andata a leggere qualche pagina.

Sorpresa! In poche pagine mi sono ritrovata davanti un’interpretazione volutamente abbozzata, e concentrata sulla nascita delle fobie, di come la relazione genitore-figlio dei primi anni di vita finisca per avere ripercussioni impensate nell’adulto di domani. Non è una novità, tutti i libri sulla maternità gira e rigira trattano gli effetti a lungo termine delle nostre azioni, spesso per giustificare la scelta di determinati stili educativi. Qui ciò che stupisce è l’assoluta mancanza di giudizio, il discorso è pensato per adulti fobici quindi non si va a sindacare sul passato ma si butta lì una cruda descrizione dei risultati di una relazione in qualche modo disfunzionale che li ha potenzialmente visti protagonisti nell’infanzia.
Il discorso parte da un semplice concetto: “l’imprinting più importante avviene tra i tre e i cinque anni” e la relazione bambino-genitori crea una base che potrà riflettersi su tutto il resto della nostra esistenza, sarà “il filtro con il quale il bambino, anche una volta adulto, interpreterà se stesso, il rapporto tra sé e gli altri, e il mondo”.
Sulla base di una certa relazione potranno svilupparsi essenzialmente due tipi di caratteri fobici:
I caratteri gialli: mai soli (i dipendenti)
Definizione: “il mondo è un posto pericoloso; io non sono abbastanza forte per affrontare, da solo, i pericoli del mondo”
Esempio da giardinetti: una nonna con due nipoti (circa 8 e 4 anni), il più grande in perenne fuga e ormai indipendente, il secondo quasi sempre per mano. Con il primo la nonna si limita ad un tentativo di controllo verbale, ottenendo solo moti di ribellione. Con il più piccolo il controllo è pressante ed è evidente già a partire dall’abbigliamento, è l’unico bambino costretto ad indossare una felpa nel centro di un pomeriggio bollente. E poi la nonna sforna un florilegio di “attento, non ti allontanare, non salire lì che è pericoloso, non alzare la polvere …”, etc, etc.
Secondo le indicazioni del libro chi cresce con queste premesse, avrà con un carattere “giallo”, ossia penserà di non poter affrontare da solo i problemi della vita, di aver bisogno di un sostegno affidabile, di non essere abbastanza bravo da solo, di dover chiedere un parere prima di prendere una decisione senza quindi assumersi l’onere e la responsabilità della scelta.
I caratteri gialli hanno problemi con le novità, i cambiamenti, la flessibilità.

I caratteri azzurri: meglio fare da soli (i controllori)
Definizione: “se voglio sentirmi sicuro, devo cavarmela da solo; le persone non sempre sono affidabili”.
Esempio da giardinetti: il bambino scivola dalla giostrina, travolge un secondo bimbo e rovina a terra sbucciandosi le ginocchia. Il papà accorre e si spaventa ma, invece di rassicurare il figlio e aiutarlo a risolvere il problema, inizia a rimproverarlo.
Qui il bambino riceve dal genitore un rimando di paura e preoccupazione che non risponde alle naturali esigenze di “accudimento e rassicurazione”. In questo caso si può sviluppare un carattere azzurro, ossia una tendenziale sfiducia negli altri che costringe a prendere su di sé il controllo di tutto. Soprattutto le emozioni sono guardate con sospetto perché “imprevedibili” e così le relazioni con gli altri appaiono spesso poco profonde. I caratteri azzurri hanno problemi nelle situazioni “di carattere costrittivo” dove occorre limitare la propria libertà e la possibilità di controllo.

Inutile negare il primo interrogativo angoscioso che ha attraversato la mia mente: il periodo di imprinting è finito e la mia ochetta ormai bazzica in terreni paludosi?? E’ tardi per evitargli fobie??
Poi ho dovuto necessariamente ricondurmi alla realtà e al fatto che all’alieno non manca già nulla rispetto al corredino descritto sopra. Lui è già sufficientemente a disagio sia con le novità e i cambiamenti, sia con i sentimenti e i vincoli. En plein!

Certo guardare oggi, da spettatori, i genitori/nonni/tate che si arrabattano nella gestione dei bambini al parco fa apparire ogni riflessione fluida, quasi banale. Chi urla troppo, chi ordina troppo, chi lascia andare troppo, chi non controlla l’aggressivo, chi non stimola il timido. Se ne potrebbe scrivere un manuale. Perfetto per alimentare qualsiasi senso di colpa.
Ma quello che osserviamo è la punta dell’iceberg.
Noi sappiamo benissimo che Alex si porta dietro il peso di relazioni mai pienamente vissute, di confronti irrisolti, ma nessuno mi ha mai veramente spiegato cosa avrei dovuto fare nel momento in cui mio figlio – piccolissimo – decise di interpretare ogni incontro con un coetaneo come uno scontro all’ultimo sangue. Allora i giardinetti erano un incubo, lo portavamo perché socializzasse e ne uscivamo sempre a pezzi, scortati da decine di sguardi di disapprovazione, incapaci di comprendere l’assoluto rifiuto verso il mondo di quel bambino particolare che per sorte ci era stato assegnato come figlio. Facile ascoltare oggi chi dice che avremmo dovuto lasciarlo fare, che i bambini devo risolvere da soli i loro conflitti … ma non erano conflitti tra bambini, non si trattava di decidere chi dovesse tenere un giocattolo … era un bambino che ne aggrediva un altro, senza provocazione o motivazione, scegliendolo a caso tra quelli che gli passavano per combinazione accanto.
Magari le cose sarebbero andate diversamente se ci fosse stato un fratello o un cuginetto con cui potersi confrontare ogni giorno e dal quale magari ricevere in cambio qualche ceffone, tanto per imparare le regole del famoso mondo ostile.
Magari. O magari no.
Alla fine prendo atto dei miei errori, prendo atto degli errori altrui, prendo atto della personalità del mio alieno, prendo atto che fobie potrebbero coglierlo nella presunta età della ragione.
Non sono stata abbastanza brava nella fase imprinting ma saprò raccontarglielo con dovizia di particolari tra qualche anno. Almeno risparmierà il denaro dell’analista.
 
 
P.S. Dimenticavo di precisare che questa è - ovviamente - una provocazione sotto forma di riflessione. Non credo affatto che ogni madre apprensiva o ogni padre severo possa produrre dei caratteri fobici. Ringraziando il cielo, nel mezzo di tutto, c'è l'individuo con la propria forza interiore e la capacità di evolversi autonomamente. Però si dice "chi ben comincia ..."

9 commenti:

  1. Ecco, secondo la teoria di cui sopra io ho avuto un'infanzia "gialla", con una mamma tremendamente apprensiva, in presenza della quale non potevo fare niente. Ma il mio carattere è ben diverso, sono insicura per certe cose ma molto sicura di me in altre... penso che generalizzare sia spesso sbagliato.
    Ogni genitore sbaglia, io adesso con Elisa cerco di fare l'opposto di ciò che ha fatto mia mamma e sbaglierò qualcos'altro.

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    1. Hai ragione, io odio le generalizzazioni. In effetti avevo dimenticato un pezzo, l'ho aggiunto in PS. Se fosse così facile prevedere un individuo saremmo programmabili come computer! Ma qualche briciola di verità si annida in tutto e mi piace tenermela a portata di mano, non si sa mai.

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    2. Infatti, poi ogni bimbo è diverso dagli altri... e anche tra i genitori non sempre c'è lo stesso stato d'animo nei confronti dello stesso evento (sempre sul tema apprensività... io non lo sono, mio marito invece è simile a mia mamma :) )
      Buon inizio di settimana!

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  2. Anche io ora mi posso permettere il lusso di osservare e a volte faccio le mie riflessioni anche ad alta voce ;) mi può scappare accidentalmente un "che caldo oggi, fortuna che i bambini si autoregolano... hai caldo piccolino?" diretto alla nonna apprensiva ma parlando al bambino... o "che bravi questi bimbi così consapevoli delle loro capacità o dei pericoli che corrono, è così interessante osservarli mentre si costituiscno le loro sicurezze, lei non crede?"

    Mi viene automatico (ora, dopo un lungo training) quando colgo gli sguardi dei bimbi cercare un piccolo aiuto.

    Hai ovviamente ragione, un buon imprinting è importante, ma ogni caso è a se'. Per quel che scrivi è evidente che hai fatto del tuo meglio, così come direi che non era facile intervenire e stare a guardare impossibile. Io poi credo molto nella capacità di adattarsi e cambiare secondo contesto e input che riceve (tuo marito è una prova): insomma il tuo alieno troverà il suo mondo e non è detto che non sia il tuo/vostro perchè tu non hai smesso di impegnarti per renderlo il più sicuro e sereno possibile e lui sicuramente lo percepirà. :)

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  3. Quasi dimenticavo... passavo per indicarti questo post in cui ho pensato a te http://ilmondodici.blogspot.it/2012/03/le-cose-che-amo-fare.html Senza impegno ovviamente :) ciao!

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    1. Per quanto riguarda i commenti ad alta voce di solito ci pensa l'alieno a mettere a posto le cose (e relativa figuraccia) davanti a genitori/nonni troppo apprensivi, con esternazioni tipo "ma non gli lascia fare niente!". Il tatto non è il suo forte ...
      Per quanto riguarda l'invito, in effetti io non parlo molto di me ... potrebbe essere un'occasione visto che in questi giorni non mi piaccio molto. Grazie 1000 del pensiero.

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    2. ...però sai, ai bambini si perdona tutto e in quel caso è vero il detto "la voce dell'innocenza" :) sperando che segua "a buon intenditor poche parole".
      Mi auguro che il piccolo esercizio di auto-rinforzo faccia il suo lavoro :) ciao!

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  4. poi ci sono quelli(e) che erano sia gialli, per parte di madre, sia azzurri, per parte di padre, e totalmente bloccati da essere convinti che non avrebbero mai messo il naso fuori di casa in vita loro, che un giorno, per incanto, scoprono che giallo+azzurro=verde, il semaforo si accende, scappano (in senso metaforico si intende!) di casa, e non si fermano piu'... :-)

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    1. Questa me la segno perchè è il risultato perfetto della mutazione umana, per buona pace dell'imprinting!

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Scrivere è bello ma leggere è anche meglio. Grazie per il tuo commento ...