martedì 27 marzo 2012

Urlo

Ieri sono inciampata in un blog che non conoscevo e in un post che mi ha colpito come un ceffone. Ci ho trovato tanta tenerezza, tanta poesia, tanta voglia di tener memoria di un momento prezioso. Sarà bello un giorno per questa bambina leggere le parole d’amore di sua madre
Non è la prima volta che leggo di mamme che si trovano davanti una creatura conosciuta, non perfetta e non clonata, ma in qualche modo compatibile e affine. Non è la prima volta che penso di non essere una di loro.
Solo che ieri pesava di più e faceva male. Anche oggi, del resto, per questo ho deciso di depositare qui un pò della pietra che mi pesa addosso, per non portarla a casa, tanto non serve.

Io non capisco. Non capisco. Non capisco.
La cosa peggiore però è che io – ciclicamente – non accetto.

Vorrei scrivere di momenti e di pensieri condivisi, vorrei scrivere di tenerezza e di progressi, vorrei scrivere dell’infanzia di mio figlio. Ma questa infanzia dov’è? Il mio bambino dov’è?
Nella sua vita è tutto complicato, ingarbugliato, pesante, noioso, rabbioso, contraddittorio.
La sua anima la tiene al guinzaglio, sfoderando frasi fatte nel momento che ritiene opportuno ma per arrivare a lui, alle sue vere emozioni, bisogna scalare una montagna.

A scuola è un perfetto soldatino. Poi mi dice ogni mattina che non ci vuole andare.
A catechismo è un perfetto soldatino. Poi mi chiede: “Ma io posso non credere?”
Gli altri bambini li guarda dall’alto di un’altezza che non possiede, si fa accompagnare ai giardinetti e poi ogni cinque minuti arriva con qualche reclamo “Ma perchè i bambini urlano così?” “Ma non possono andare con i pattini sullo scivolo!” “Ma le mamme non li guardano?”.
Io gli ripeto che ognuno si diverte a modo suo e, tranne gesti aggressivi, non ha senso censurare le azioni altrui ... ossia, pensa un pò ai fatti tuoi!
A casa è mediamente una lagna, se trascuriamo i rari momenti di allegria che passano troppo in fretta.
Ogni richiesta è pesata, valutata, contrastata, rivoltata. Poi decide e allora bisogna corrergli dietro perchè non lo ferma più nessuno.
L’altra sera all’ennesimo match mi ha guardato con aria serafica e mi ha detto “Mamma, ma non ti incazzare a priori” ... scusa?? Tu hai sette anni, devi rassegnarti ad essere un bambino!

Ho imparato a convivere con questo bambino-adolescente, ho cancellato tutte le aspettative che inevitabilmente mi portavo dietro, dall’idea di quello che sarebbe stato stato il mio bambino ideale, ho accettato il fatto che lui sia molto altro da me.
Ma talvolta i miei demoni ritornano.

E allora mi rivolto contro me stessa, sgomito, mi arrabbio.
Perchè a me piace tanto far fluire le emozioni degli altri, mi piace ascoltarle ed elaborarle. E mi piace scriverle, mi piace scegliere con cura le parole per farle diventare un pensiero vivo capace di toccare le corde più profonde. Mi è capitato spesso di scrivere per le amiche, biglietti di auguri, piccoli discorsi per battesimi o matrimoni, lettere a fidanzati. Ed erano i loro sentimenti messi in frasi, emozioni da far esplodere nei visi e talvolta nelle lacrime di chi ascoltava. Capivo di essere dentro, di essere collegata, di aver tradotto qualcosa che semplicemente stentava ad esprimersi.
Allora perchè non riesco a farlo con mio figlio? Perchè l’ascolto empatico si assorda e arranca? Busso ogni giorno alla sua porta chiusa e piango perchè non mi viene mai aperto. Mai completamente.
E allora mi viene solo voglia di urlare, urlare talmente forte da sbattere giù la porta, i muri, l’universo.
Un urlo di disperazione, di impotenza, di frustrazione.
Un urlo di amore assoluto.
Un urlo di mamma.

E poi torno in silenzio. E ripenso ad un libro così semplice da sembrare una banale e così pesante da lasciare un segno indelebile. “Urlo di mamma” di Jutta Bauer.
Io sono come quel pinguino. Ogni giorno urlo e ogni giorno viaggio intorno al mondo per ricucire i pezzi (magari lasciando stare ago e filo ...  ).
Stai attento bambino mio, tua madre non si stancherà mai e prima o poi i tuoi pezzi li raccoglierò tutti, ma proprio tutti, e saranno felici di stare di nuovo insieme nell’abbraccio più magico del mondo. Il nostro.
Ti voglio tanto bene e troverò prima o poi le parole giuste per dirtelo.


P.S. Domani smetto di piangere, promesso.


8 commenti:

  1. Vorrei leggere con calma ogni tuo post, per comprendere, emotivamente.
    Ma credo che ogni rapporto madre-figlio sia diverso, indipendentemente dalla fierezza e dalla speciale maturità di tuo figlio. Trovare una chiave è difficilissimo, io con mia mamma ci sono riuscita solo dopo essere diventata mamma a mia volta.
    Scrivi benissimo, potresti scrivere un libro. Io do per scontate tante cose che non lo sono, nel mio piccolo mondo.

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  2. guarda, non è per niente facile fare la mamma. nella nostra società siamo una figura in via di estinzione, non dimentichiamocelo.
    ho due figlie, ti assicuro che ho un rapporto diverso con ognuna, perché loro sono diverse e sono anche "altro" al di fuori di me.
    bisogna semplicemente non avere aspettative, accettare i nostri figli come "altro" che è dato a noi. Sono esseri umani che si formano anche grazie a noi non "per" noi.
    ma è normalissimo questo sentimento che provi, come se dovessimo continuamente cambiare e trasformarci per essere all'altezza del nostro mestiere quotidiano che, purtroppo, non finisce mai, non puoi staccare la spina e prendere un po' d'ossigeno, semplicemente a volte ci sentiamo un tantino "consumate" così diventa difficile supportare tutto il resto. e scoprire che un figlio va oltre, che probabilmente nel suo piccolo ti capisce è veramente incredibile e anche per questo più impegnativo...

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  3. Io non ho tanto da dirti, solo che quando qualcosa di tuo mi ci rievdo un po'. Un po' in te e un po' in lui :-).

    Fare la mamma è sicuramente complicato, ma sono convinta, per la mia personalissima esperienza che in certi casi è diversamente complicato, che per alcune persone ci vuole un po' di coraggio in più.

    Credo che i tuoi sforzi verrano ripagati, che un giorno vedrai esplodere quel bambino che ora sembra che non lo sia affatto.

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  4. mi viene la pelle d'oca leggendo questo post, penso che tu sia veramente meravigliosa, io che ho la tipica bambina brava e perfettina, educata e responsabile forse non saprei essere forte e grande come te.
    Ti ammiro, ci vuole tanta forza per essere una mamma come te..forse a volte dovresti mostrare a tuo figlio la tua debolezza e le tue lacrime perchè non pensi sempre di avere una madre solo forte e perchè è giusto essere sinceri fino in fondo con i figli, non mostrare solo la tua maschera di ferro, non smettere di piangere domani...piangere non è debolezza, è un'emozione come un'altra e perchè nasconderla?

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  5. Anche il tuo post è un ceffone. Mi è parso di sentirlo quell'urlo....

    Ho avuto due occasioni nella vita per fare quel urlo di mamma, e forse ne avrò ancora. So quanta esasperazione, rabbia, impotenza nasconde (almeno il mio).
    La tua analisi è così lucida, così puntuale che mi lascia spiazzata. L'accettazione della particolarità di un figlio non è automatica, nè lineare e può essere dolorosa, deve esserlo per avere un effetto.

    In ogni tuo post io leggo il tuo impegno, la tua determinazione, e la tua fatica. Ma non mi piace pensarti lì sola. Non puoi essere l'unica mamma ad affrontare questi problemi da piccolo alieno, ci saranno altre, ci saranno teorie e strategie. Ti conosco poco, ma credo che avrai scandagliato il mondo reale e virtuale..... E sei ancora sola?

    Non smettere di piangere, se questo ti aiuta. Le emozioni possono fluire, a volte è meglio (a meno che tu non sia stata convinta dalle doti telepatiche del piccolo alieno)
    un bacio

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  6. Prima di tutto grazie a tutte per essere state qui oggi, gli urli non sono facili da ascoltare.
    @Mafalda hai ragione, con mia madre io una vera strada la devo ancora trovare, forse per questo vorrei evitare di fare lo stesso con mio figlio.
    @Trilly, dici che ci estingueremo? In effetti non staccare mai la spina non aiuta la sopravvivenza. E so anche che tutta la fatica la faccio per dare a lui una vita serena, non solo per migliorare la nostra quotidianità, che io con lui ci starò per un pezzettino soltanto ...
    @Owl, so che puoi capire e mi auguro di averlo questo coraggio, languire nel mio brodo mi riporta solo indietro, quindi bando alle lagne.
    @Mammacuore, grazie ma la mia debolezza si mostra eccome! Mio figlio conosce le mie lacrime, con i dovuti limiti per non spaventato, ma gli dico quando sto male perché in quel momento anche lui soffre. Il suo problema e' proprio imparare a dare un nome alle emozioni e io provo a dargli quei nomi.
    @Barbara, tu con le parole ci sai fare come con la macchina per cucire, grazie. Per fortuna negli anni un po' di solitudine l'ho smaltita, ho trovato aiuto nella scuola, nella psicomotricita', in alcune amiche che mi sopportano negli sfoghi anche se non hanno gli stessi problemi. E ho incontrato grazie alla rete una mamma di "aliena" con cui davvero e' bello parlare solo che non riusciamo a vederci spesso. Ma non perdo speranza, io cerco sempre ...

    Per concludere in un sorriso, oggi mentre io, Alex e la palla ce ne stavamo andando al parco chiacchierando su questo e quello, lui mi dice "sai mamma tu sei forte, non fisicamente ma con le parole sei forte". Il buon umore e' durato solo un paio d'ore ma una risata me la sono fatta di gusto!

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  7. ciao Marzia,
    arrivo tardi, vedo ce hai già concluso, però non mi sento di andarmene senza dirti quello che penso.
    Perchè l'ascia, lo so, tu l'hai deposta, però in qualche modo ti sento ancora in guerra.
    L'alieno che descrivi è il tuo bambino. Fidati di lui, ti appartiene.
    Fidati di te stessa, sei la sua mamma e per quanto possa essere difficile una strada per arrivare a lui c'è sempre. Smetti di immaginarla come una salita, non lo è, è una roba liquida che deve solo fluire da te a lui e da lui a te. E perchè fluisca bisogna arrendersi, lasciarsi andare e sì, anche un pò piangere.
    Un ultima cosa: il tuo alieno mi è molto simpatico. Un bacio a tutti e due e perdonami se sono stata così sincera

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    1. Qui non si conclude mai, figurati! Anzi quello che dici e' molto vero, l'istinto e il fluire delle cose dovrebbe poter bastare. Solo che lui non mi appartiene, io ho molti più limiti, questo e' il problema. Comunque, passata la crisi, voglio riprovare con un po' di moderato 'prendiamoquellocheviene', vediamo come va.
      P.s. Alex piace a tutte le mie amiche, e' un grande intrattenitore quando vuole, basta che non abbiano figli coetanei!

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