lunedì 19 marzo 2012

La forza della scelta reversibile

La scorsa settimana ho trascorso due giorni a Milano per una fiera di settore. E' stata l'occasione per incontrare partner da tutta Europa e conoscere di persona le voci che popolano il mio telefono.
A cena eravamo una trentina, almeno 4 lingue diverse, conversazioni improbabili su argomenti volutamente futili. Poi la mia dirimpettaia, italiana ma di stanza in Olanda, parte con il racconto del suo trasferimento. Il marito vince un concorso e finisce in un grosso progetto europeo che lo porta appunto all'estero. Lei lo raggiunge e per un anno non lavora, non conosce la lingua, non sa bene come muoversi. Ma poi - dice- le succedeva di ritrovarsi in casa in pigiama alle 10 del mattino senza molto da fare. "Avrei potuto continuare a non lavorare, mio marito guadagna molto bene, ma volevo qualcosa in più per me".

Guardando le facce dei vicini di tavolo ho immaginato che la prima reazione di tutti fosse stata un bel "maffa...". La mia di sicuro.
Poi però ci sono tornata sopra, mi è venuta voglia di ragionarci.
Cosa mi aveva istintivamente infastidito di quel racconto? La scelta di lavorare potendo non farlo? A pensarci, no. La scelta è sacrosanta per tutti, io stessa ne ho fatte molte anche impopolari. Ho scelto di lasciare un lavoro sicuro ma noiosissimo per viaggiare in tutta Italia senza certezze, ho scelto di tornare nella mia città, ho scelto di cambiare diverse mansioni all'interno della mia attuale azienda talvolta perdendo in termini di carriera pur di salvaguardare il tempo per la mia famiglia.
Allora poteva essere la possibilità di non lavorare, senza dover necessariamente affrontare importanti rinunce? Possibile ma non esaustivo. Voglio dire, io sono abituata a lavorare fuori casa da sempre, anche per finire gli studi ho dovuto arrabattarmi tra lavoretti e borse di studio. Potrei davvero smettere così da un giorno all'altro senza rimpianti? Perché le cose cambiano, i matrimoni finiscono, gli amori sfioriscono e la giovinezza pure. Dipendere completamente da qualcuno mi spaventa, non sarebbe comunque una scelta facile.
Quindi? Girando e rimuginando ho capito. La risposta sta nella possibilità di fare una scelta reversibile. La ragazza di cui sopra ha infatti aggiunto "magari quando avremo dei figli me ne starò di nuovo un pò a casa per seguirli".  Ecco il punto: lei sceglie di lavorare, non è costretta. Lei può scegliere di lasciare il lavoro per tutto il tempo necessario o desiderato. Lei può non farsi strizzare dagli impegni perché non è "ricattabile". Lei non pensa con terrore alla possibilità che la sua azienda chiuda.
Poi restano le esigenze personali, le preferenze, i dispiaceri. Non tutto è oro, lo so bene. Parlo della cornice, quello zoccolo duro resistente alle intemperie esterne, che non ti rende immediatamente fragile sotto una tempesta.
In questi ultimi anni ho fatto i salti mortali per far quadrare i tempi e i conti. Desidero tantissimo avere più tempo per mio figlio, perché so che la mia presenza fa la differenza con lui. Vorrei dedicare meno ore al lavoro e vedere ogni giorno il sorriso del mio bambino all'uscita da scuola.
Il fatto di non poter scegliere, almeno senza fare una serie di rinunce al momento irrinunciabili (come la sua scuola), è l'aspetto peggiore del mio presente. Io devo lavorare e al momento non ho sufficienti energie per inventarmi una nuova vita, ne sto usando troppe altrove.
Non dispero, evolvo, anche questo piccolo blog senza pretese e' un andare avanti, un riflettere ad alta - anche altissima - voce.
Resta il retrogusto amaro della non-scelta. Resta il sorriso sereno di una donna che il poche frasi mi ha gettato in faccia la vita che vorrei.
Resta la forza della speranza e dell'attesa.
Attendo me stessa, quella che di scelte ne ha fatte tante, senza cornici o paracaduti. Quella che ne farà ancora, sono certa.

6 commenti:

  1. "Resta la forza della speranza e dell'attesa", mi piace tanto, proprio tanto.
    E spero di avercela anche io ogni giorno, oltre ad augurare a te di averla.
    Mi ero posta domande simili qui: http://natixdelinquere.blogspot.it/2011/10/lavorare-stanca-un-bel-po.html
    Mi piacerebbe un tuo parere...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Bello il tuo post, ho commentato là ... Ti sono molto molto vicina di pensiero e non ho piano B disponibile. Un guaio insomma.

      Elimina
  2. è che nella vita dovremmo riuscire ad essere felici di quel che abbiamo. perchè è un tesoro che abbiamo costruito con impegno, amore e non poche difficoltà. ci sarà sempre chi starà meglio di noi, chi fa scelte che vorremmo fossero scelte anche nostre. ma a tutto c'è sempre un ma. e capisco il tuo punto di vista, però.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sai Trilly hai ragione e quello che dici e' la mia realtà quotidiana. Ho avuto tanti momenti duri, ben prima della maternità e sono dannatamente contenta di come ne sono uscita. Pero' gioire di ciò che sono talvolta non mi basta, vedo la vita come un percorso in evoluzione e io non sono ancora pronta a fermarmi. Ma non mi piango addosso, almeno non cosi' spesso :)

      Elimina
  3. ciao, per quanto mi riguarda l'obiettivo è provare a far del mio meglio con ciò che ho a disposizione tenendo conto che la maggior parte di noi fa scelte che lasciano un certo spazio di manovra...
    Avere la possibilità di fare scelte reversibili è sicuramente un privilegio che però, tutto sommato, sono contenta di non avere.
    Sono grata al senso di necessità che da sempre orienta la mia vita, la scommessa credo sia lasciare che contini ad orientarla senza prendere il sopravvento.
    D'altra parte capisco il tuo fastidio nel renderti conto che ci sono esistenze per cui non tutto è sempre così faticoso, è un fastidio che spesso provo anche io e che si stempra solo quando mi rendo conto che quelle stesse persone sono di solito molto più insoddisfatte di quanto non mi senta io (anche se indubbiamente meno stanche...)
    chissà forse sono come la volpe con l'uva...
    ciao mi piace il tuo blog, comincio a seguirti :)

    RispondiElimina
  4. Grazie del commento, mi rendo conto che l'invidia (anche se buona) non è produttiva e spesso è giusto una parentesi di sfogo in mezzo alla normale vita che scorre. Diciamo che al momento patisco il fattore tempo, ne vorrei di più per la cose che sono vicine al cuore e meno per ciò che paga le bollette. Ma so bene che questo è, a proposito di volpe e uva!

    RispondiElimina

Scrivere è bello ma leggere è anche meglio. Grazie per il tuo commento ...