lunedì 12 marzo 2012

E adesso sarò un “Genitore Efficace”? Riflessioni post-corso

Sabato ho finito il corso "Genitori Efficaci". Il corso segue moduli corrispondenti ai  concetti base di Thomas Gordon, implementati da un testo di "esercizi" e approfondimenti.
Vorrei provare a considerare quali sono stati i punti per me più significativi e in cosa questo corso è stato più “efficace” rispetto alla sola lettura del libro.
Poche premesse.
Prendere in considerazione un diverso modo di comunicare, implica la possibilità di applicarlo in qualunque contesto, non solo nella relazione genitore-figlio.
Capire che il bisogno dell’altro e il mio bisogno devono poter essere espressi in modo trasparente e congruente (dico e mostro proprio ciò che penso e provo) con l’obiettivo di risolvere il problema in maniera soddisfacente per tutti, è una rivelazione assolutamente non banale.
Basare le nostre relazioni sulla completa accettazione dell’altro e sulla completa apertura di noi stessi all’altro è difficilissimo.

1) Individuare di chi è il problema
Pensavo che questo fosse un aspetto banale e basilare nel rapporto con i propri figli. E invece ho capito che abbiamo la tendenza a considerare come nostri una serie di problemi che in realtà non lo sono e come problemi dei figli altrettanti che invece sono nostri. Detto così è complicato ...
“Il figlio lascia in disordine la stanza”, “il figlio vi interrompe mentre parlate con un amico”, “il figlio appoggia i piedi sul divano nuovo” ... questi sono problemi del genitore, il figlio sta bene così!
“Il figlio si sente respinto dai suoi amici”, “il figlio non sa se vuole proseguire gli studi”, “il figlio si vergogna per il suo peso” ... sono problemi solo del figlio, che ci piaccia o no!

Individuare di chi è un problema non è solo un esercizio stilistico, serve per capire il tipo di intervento che siamo chiamati a fare, come genitore. Se il problema è del figlio possiamo utilizzare la nostra relazione di aiuto e la nostra capacità di ascolto per aiutarlo a trovare la “sua” soluzione. Se il problema è nostro dovremmo decidere se si tratta di qualcosa di cui possiamo fare a meno o cercare di trovare una soluzione con il figlio che non sacrifichi le esigenze di nessuno.

Nota: nel mondo fatato di Gordon nessun bisogno è meno importante. Genitori e figli devono entrambi vedere soddisfatte le proprie esigenze, diversamente la relazione non può progredire.

2) La relazione d’aiuto e l’ascolto attivo
Siamo spesso convinti di essere buoni ascoltatori e buoni consiglieri per i nostri figli e i nostri amici. Alcuni semplici esercizi mi hanno fatto capire quanto sbagliassi. Durante il corso siamo stati chiamati ad interpretare ruoli diversi, in coppia o a gruppetti, secondo un copione pilotato di cui ognuno conosceva solo una parte. Dovevamo gestire un problema o dal punto di vista del genitore o del figlio. Poi dovevamo descrivere come ci eravamo sentiti durante quei dialoghi fittizi. Inevitabilmente ci ritrovavamo molto più coinvolti del previsto e le nostre risposte istintive non ci piacevano affatto.
Normalmente la relazione di aiuto si basa su una serie di “barriere” che in effetti rendono tale aiuto inefficace: diamo ordini, minacciamo, moralizziamo, offriamo le nostre soluzioni, cerchiamo di persuadere, critichiamo, assecondiamo, prendiamo in giro, analizziamo, consoliamo, interroghiamo, cambiamo argomento.
A tutto questo abbiamo provato a sostituire l’ascolto, la comprensione empatica dei sentimenti altrui, unita alla reale accettazione dell’altro. I dialoghi si sono trasformati, riuscivamo ad ascoltare in silenzio i fatti e le emozioni facendo sentire l’altro accolto e compreso. La nostra funzione era solo quella di rimandare il sentimento e il contenuto della comunicazione senza esprimere giudizi. A quel punto l’altro si sentiva libero di proseguire con i propri ragionamenti e trovare la propria soluzione.
Alcuni semplicissimi esempi:

-          Figlio: Non voglio più giocare con Maria. E’ cattiva e sciocca.
-          Genitore: Sei proprio arrabbiata con lei.

-          Figlio: Voglio tenere i capelli lunghi. Sono miei, giusto?
-          Genitore: Temi che io voglia decidere per te ..

A leggerle così le risposte del genitore sembrano quasi sciocche e prive di consistenza. Se penso a quale sarebbe la mia risposta istintiva ... no, non sarebbe quella! Eppure ho avuto la dimostrazione che rimandando semplicemente la palla all’altro, senza aggiungere niente di nostro (perchè il problema non è nostro!), ecco che dall’altra parte la comunicazione fluisce molto più proficuamente.
Ma è difficile, anzi è difficilissimo. Perchè non siamo stati abituati a farlo, almeno credo la maggior parte di noi, in nessun tipo di comunicazione. Figuriamoci con i figli.


3) Autorivelazione
Un altro punto fondamentale per far funzionare la relazione secondo Gordon è quello di mostrarsi sinceri e congruenti in ciò che diciamo e in ciò che proviamo. Per fare questo diventano fondamentali i messaggi in prima persona, messaggi che dichiarano esattamente quello che siamo, che ci autorivelano agli altri. Certamente non sono facili, siamo meno disposti a farci scoprire dagli altri (e dai figli) di quello che avremmo voglia di ammettere.
Il potere dei messaggi in prima persona si realizza appieno quando siamo di fronte al problema del genitore per un comportamento inaccettabile del figlio. Il messaggio deve contenere tre informazioni: descrivere l’azione inaccettabile, descrivere le conseguenze dell’azione, descrivere il nostro sentimento al riguardo.
Esempio:
“Se metti i piedi sul divano, mi preoccupo che si sporchi o si rovini e temo di dover spendere altro denaro”.
Notate la differenza rispetto a:
“Non riesci mai ad avere rispetto di niente! Se metti i piedi sul divano un’altra volta non potrai giocare ai videogiochi stasera!”
Indovinate quale delle due mi verrebbe in mente per prima??

Eppure i messaggi in seconda persona non trasmettono quello quello che stiamo veramente provando, sono giudizi o supposizioni sugli altri. A nessuno piace essere incasellato o etichettato, si genera resistenza e scarsa fiducia. Dire “sei pigro” ma anche “sei un tesoro” fanno sentire l’interlocutore criticato o manipolato, non arricchiscono e non migliorano la relazione. Anzi.
Tutto questo l’ho vissuto sulla mia pelle con esercizi mirati e con il ricordo condiviso di fatti reali della mia vita sia come figlia sia come madre.

Precisazione: questo è ciò che ho colto io come spettatore e protagonista di un corso, ciò che ho “portato a casa”.  Come ogni interpretazione personale è soggettiva e filtrata dalle mie specifiche esigenze.

Conclusione: i concetti fondamentali del metodo Gordon sono stati raccolti in una dichiarazione di intenti, che riporto così come scritta (e tradotta). Se servisse mi farei tatuare questo testo perchè credo fermamente che la sua applicazione migliorerebbe enormente i rapporti tra esseri umani. Ma in particolare con i nostri figli, perchè a loro ci rivolgiamo spesso in modi e in termini che non useremmo con alcun adulto, neppure davanti al medesimo comportamente inaccettabile.


Intenzioni per un rapporto
(Filosofia e valori del metodo Gordon)

Tu ed io abbiamo un rapporto a cui tengo e che desidero mantenere, ma ognuno di noi è una persona a se stante che ha i propri bisogni particolari e il diritto di soddisfarli.
Quando ti troverai in difficoltà presterò ascolto con sincera accettazione per aiutarti a trovare le tue soluzioni, invece di dipendere dalle mie. Inoltre rispetterò il tuo diritto ad avere le tue convinzioni e di perseguire i tuoi valori per quanto diversi dai miei.
Tuttavia, se il tuo comportamento interferirà con il soddisfacimento nei miei bisogni, ti dirò apertamente e onestamente in cosa mi condiziona, confidando che il rispetto per i miei bisogni ti spinga a cercare di cambiare quel comportamento che per me è inaccettabile. Inoltre se un mio comportamento sarà inaccettabile per te, spero che me lo dirai apertamente, in modo che possa provare a cambiarlo.
Nel momento in cui dovessimo accorgerci che nessuno dei due può cambiare per venire incontro ai bisogni dell'altro, prenderemo atto che fra noi c'è un conflitto e ci impegneremo entrambi a risolverlo senza ricorrere al potere e all'autorità per vincere a spese dell'altro. Io rispetto i tuoi bisogni ma voglio anche rispettare i miei. Perciò sforziamoci sempre di trovare una condizione accettabile per entrambi ai conflitti che inevitabilmente insorgeranno. I tuoi bisogni saranno soddisfatti e così i miei: nessuno perderà, entrambi vinceremo.
Comportandoci n questo modo accresceremo la nostra stima reciproca e di noi stessi, e il nostro rapporto si rafforzerà.

10 commenti:

  1. interessante, come sempre qui da te. il punto tre, ah quanto ci sto lavorando...

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    1. E' stato subito evidente a tutti i partecipanti quanto fossimo inesperti ad utilizzare messaggi in prima persona. Si fa prima a dire "tu sei" piuttosto che "io sento".

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  2. Illuminante, posso dirlo? Aspetta va che me lo tatuo anch'io virtualmente così me lo rileggo (più volte al giorno, prima e dopo i pasti!)

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    1. Io mi sono davvero illuminata, negli anni ma questo "Approccio Centrato sulla Persona" trovo sia utile sempre, con chi amiamo ma anche con chi comunque ci troviamo a dover convivere lungo le nostre giornate.

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  3. Marzia, grazie come sempre.
    I tuoi post sono tra le migliori consolazioni del web.
    Capisco che a volte sbaglio anche di brutto, capisco che non sono la sola e che ci sono modi che mi apparterrebbero se li approfondissi.
    Cosa che a questo punto farò.

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    1. Grazie, mi hai fatto sorridere, non avevo mai pensato a me come consolante! In effetti ho fatto tanta ricerca per trovare il modo di essere madre più vicino alle mie corde, visto che con i sistemi tradizionali stavamo tutti male. Poi da qui a diventarlo sul serio "quella madre" ... un passettino alla volta.

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  4. Interessantissimo. Ho avuto lo stesso effetto andando ai seminari di CNV, ho letto e apprezzato Gordon, immagino sia stato molto utile il corso. Grazie per averlo condiviso, mi ha fatto bene rileggere queste importanti "istruzioni per genitori e figli" (e non solo)

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    1. Grazie a te la CNV e' la mia nuova frontiera, molto affine alla linea di pensiero che ho scelto. Una volta digerita meglio ti dirò cosa ne ho tirato fuori.

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  5. Ciao, arrivo qua per caso e leggendo i tuoi post sento molte affinità con la mia vita. Ho letto il libro di Gordon ed è stata un' illuminazione, anche se non sono ancora riuscita a frequentare un seminario ... ma spero di farcela prima o poi.
    A presto.

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  6. Grazie della visita! Seguire un gruppo e' una bella esperienza di confronto specialmente se si condividono i principi di base.
    A presto.

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