venerdì 23 marzo 2012

Autopsia di due serate ad ossimoro

Queste due ultime serate potrebbero essere accostate come un ossimoro. Io adoro utilizzare ossimori, mettere insieme due concetti opposti è molto poetico! Quando si tratta di tuo figlio la poesia perde un tantino di consistenza e diventa impellente la buona gestione del caos
Allora ho deciso di utilizzare questa ennesima esperienza per farmi due conti in tasca e anche per tirar fuori ciò che mi serve da un libricino che ho appena finito di leggere.
Il mio tempo per la teoria è passato ma sono stata a lungo un’esponente di spicco del club “Sono preparata”: leggevo, leggevo, leggevo. Concetti bellissimi, teorie condivise, metodi infallibili, principi innegabili, scelte inevitabili. Tutto per crescere un bambino sano, sereno, indipendente, socievole, educato, etc. etc.
Poi ho capito che avrei dovuto crescere MIO figlio, entità dotata di propria volontà e caratteristiche uniche. Esattamente come me.
Quindi ho ripreso tutte le mie belle teorie e le ho riguardate. Le ho rilette con l’unico intento di capirne l’utilità rispetto alla mia personalità e al mio rapporto – UNICO – con il bambino che mi capitato per figlio. Dopo questa scrematura sono arrivata allo zoccolo duro delle mie scelte educative.
Poiché però ci sono un centilione (questa me l’ha insegnata mio figlio, fanatico matematico) di libri meravigliosi e teorie interessanti in questo universo di cui non conosco neppure l’esistenza, il mio viaggio continua. E nei blog gestiti da donne\mamme ci sono davvero tanti spunti incredibili. Ormai eseguo la ricerca usando i corretti filtri (corretti se applicati a me, ovvio), quindi i risultati si assottigliano e diventano immediatamente fruibili.

Mettiamo quindi che leggendo il blog di Cì io abbia trovato un sacco di libri sconosciuti che parlano di Comunicazione Nonviolenta e abbia iniziato a comprarli, incuriosita dalla competente e appassionata recensione di Cì.
Mettiamo di leggere in particolare “Le sorprendenti funzioni della rabbia” di Marshall B. Rosenberg, che a proposito di rabbia – modestamente – me ne intendo.
E mettiamo due serate a confronto, tipo sliding doors.

Serata uno
Alex: ha passato una giornata stressante, per un orso polare come lui: scuola, catechismo, ultimo incontro del percorso sulle emozioni. Quindi tante attività diverse, poco tempo per passare da una all’altra, tanti bambini con cui relazionarsi, stanchezza.
Bisogno: riprendere energia nel suo spazio vitale.
Mamma (io, ovvio): la sua giornata è stata troppo veloce, come al solito, e dopo 12 ore fuori casa e aver saltellato qui e là come taxista e supporto morale, si smazza anche la cena e la lettura del libro pre-nanna.
Evento: noi adoriamo i libri in pagine e inchiostro ma decidiamo di leggere online il primo capitolo di un libro in uscita per decidere se comprarlo. Dopo la lettura Alex inizia a navigare in qualche sito conosciuto, giusto per passare qualche minuto e a me viene in mente il nome di un maneggio che mi è stato riferito proprio qualche ora prima da una mamma e che si trova vicino a casa. Provo a digitarne il nome su Google e intanto racconto a lui che bella esperienza sarebbe quella di provare ad andare a cavallo specialmente visto il suo amore per gli animali.

Booom


La reazione di Alex è quasi immediata, vedo la sua espressione che cambia e da quel momento mi toccano 30 minuti di esplosione.
A posteriori l’autopsia dei miei errori è facile ma sul momento li ho commessi tutti uno dopo l’altro:
§      ho dimenticato di avere davanti un bambino stanco ed emozionalmente agitato
§      ho reagito nervosamente al suo primo scatto d’ira
§      gli ho buttato addosso un “guarda che non ti ho detto che da domani andrai a cavalcare”, assolutamente inutile in quel momento
§      mi sono allontanata dalla stanza, provocando il solito inseguimento rabbioso
§      ci ho messo mezz’ora a riacquistare abbastanza calma da indurlo a dormire

Mentre stavamo abbracciati sotto le coperte, la sua tensione è passata e si è messo a piangere. Poco ma quanto basta per sfogare l’emozione.

Dopo la lettura del libro di cui sopra posso aggiungere qualche riflessione.

§      Importantissimo per me il concetto “lo stimolo, che scatena la nostra rabbia, non ne è la causa”. Ed è proprio così, bastano un gesto o una parola banali per innescare un’esplosione e dire al bambino che non ha senso arrabbiarsi per quella cosa, appunto non ha senso. Lui non è arrabbiato per quello.
§      Spesso canalizziamo nella rabbia o chiamiamo rabbia l’espressione di un sentimento diverso. Al fondo del libro vengono esplicitati sentimenti positivi e negativi, molto utili per allargare il mio vocabolario emozionale. Credo che per Alex la facciano spesso da padrone la frustrazione e la paura.
§      Altrettanto provato dai fatti è quella che nel libro viene definita la base della rabbia: “pensare che gli altri abbiano sbagliato comportandosi in un certo modo”. Mio figlio quando esplode deve assolutamente incolpare qualcuno (io sono sempre la preferita, ma se manco va bene chi c’è). In quel momento vive la contraddizione profonda di essere travolto dalle sensazioni che prova e non riuscire ad assumersene la responsabilità.
§      Infine vedo come mio assoluto impegno futuro quello di concentrarmi ad identificare il vero bisogno di mio figlio perchè, come dice Rosenberg, “concentrare l’attenzione sui nostri bisogni aumenta la probabilità di soddisfarli”. E non solo, “ci arrabbiamo perchè i nostri bisogni non sono soddisfatti”. A dirla così sembra quasi banale ma io ho serie difficoltà ad entrare profondamente nella mente di Alex. Lui è un bambino atipico, almeno secondo i parametri che sono stata abituata ad usare, oscilla in un range anagrafico assurdo che rende le mie interpretazioni sempre molto incerte. Ma questa idea mi piace e cercherò di metterla in pratica.


Serata due

Alex: a scuola è caduto durante l’intervallo e si è sbucciato malamente la mano sinistra, quella con cui fa assolutamente tutto. E’ stato soccorso, medicato, coccolato da tutti.
Bisogno: stare un pò al centro dell’attenzione
Mamma: memore della serata precedente, lascia decisamente le armi fuori dalla porta ed entra smagliante (l’ho detto io?!) dopo la solita giornataccia.
Evento: Alex racconta per filo e per segno tutta la sua avventura, ogni dettaglio. Più di una volta ... Poi si lascia sistemare la manina sbrindellata, si fa fare qualche coccola, gioca per i fatti suoi, decide autonomamente di andare a letto, e poi mi tiene mezz’ora per raccontarmi di nuovo di questo bambino che centra tutti con le pallonate e li fa cadere come birilli (noi chiamiamo Alex  “il moralizzatore”). Quando pare aver finito, si rimette seduto e “scusa mamma se non ti lascio dormire ma ti devo raccontare, sono cose importanti”. Non dico molto, lo ascolto e sorrido.

Evviva!

La chiave questa volta è stata ascoltare. Sempre per gli stessi canoni di orsetto polare mio figlio aveva trascorso una giornata emozionante ma in positivo. Per una volta stava al centro dell’attenzione, era ferito e lo era stato con dolo, quindi un martire! Aveva tanta voglia di raccontare, a suo modo, esagerando ed inventando, felice di essere il protagonista.
Io ho solo ascoltato e rimandato le sue emozioni. Gli ho fatto capire che avevo capito. In quel momento non aveva bisogni insoddisfatti, credo.


Un’ultima annotazione.
Il libro da cui sono partita è molto breve ma senz’altro complesso. Sono decisamente lontana dalla capacità di applicare i principi della Comunicazione Nonviolenta e molte cose devo ancora capirle e digerirle, magari non ci riuscirò mai. Ma vorrei terminare con una pagina del libro che ha colpito molto le corde del mio essere figlia e quindi – di riflesso – del mio essere madre.
Si dice che spesso si cerca di ottenere la motivazione dell’altro o attraverso la punizione (se si ritiene che stiamo soffrendo per colpa di qualcuno, andrà punito) o il senso di colpa (induciamo l’altro a credere che il suo comportamento sia la causa – e non lo stimolo – dei nostri sentimenti negativi).
Questo è verissimo e lo è anche – inconsciamente – per me che ho deciso di seguire tutta un’altra strada. Come ho già avuto modo di dire io sono piuttosto allergica alle imposizioni, anche se nate dalla sincera volontà di educare. Ma sono stata cresciuta a pane e sensi di colpa e liberarsi da certi fardelli non è facile.
Leggerne l’assurdita nero su bianco mi ha rinfrancato e già solo per questo sono salita di un altro gradino nella mia scala di riprogrammazione culturale materna.
Grazie Cì.

17 commenti:

  1. Che bella recensione, grazie di questa condivisione così articolata! :)

    Mi sono riconosciuta molto nelle prime righe, anche io sono stata mamma studiosa e poi ho staccato un po' per viverle queste teorie e mi è rimasto attaccato solo quanto aveva applicazione per noi anche se a volte ho proprio il piacere di andare a rileggere qualche passaggio perchè eSSe cresce e i problemi cambiano.

    Sono molto contenta di averti fatto conoscere la CNV (ehi ma allora ha veramente senso scivere su un blog? :) come dice una mia amica "tuo made my day!")
    In realtà io ho ne ho scritto tante volte ma mai approfondendo, come hai visto ci sono così tante finestre che può aprire, così tante opzioni personali per applicarla, ma la chiave è proprio l'ascolto empatico.

    Mi ha fatto davvero piacere leggere la vostra "applicazione", che bella sensazione vero quando poi la rabbia la riesci anche a ...capire? Anche per me tema caldo, da lavorare lavorare lavorare ancora.

    ciao

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    1. Certo che ha senso scrivere, specialmente quando hai fatto tanta fatica per arrivare a qualche risultato. Raccontare le proprie esperienze può aiutare qualcuno ad arrivare prima alla propria soluzione. O magari a capire che preferisce tutta un'altra cosa!

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    2. Verissimo :)
      era "you made my day", ma io giro per blog in orari improbabili spesso via mobile con microtastierina....

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  2. mi hai fatto venire una certa voglia di leggere il libro di cui scrivi. di certo può servirmi molto con mia figlia piccola. le ultime frasi le condivido parola per parola, non è scatenando sensi di colpa o impartendo punizioni, sono soltanto inutili stratagemmi che spostano l'attenzione dal problema all'origine. riuscire a contenere la rabbia nei bambini è capirne l'origine per entrare nel cuore delle cause. sarebbe bello se fosse un tantino più facile, eh.
    Interessantissimo post. lo scrittore chi è?

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    1. L'autore Marshall B. Rosemberg è il fondatore del Centro per la Comunicazione Nonviolenta. In rete si trova moltissime cose ma per l'Italia si occupa di queste tematiche il Centro Esserci (www.centroesserci.it) dove ci sono molte informazioni e la bibliografia disponibile.
      E' davvero un argomento enorme e complesso, però alcuni dei libri per bambini sono meravigliosi.

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  3. Che post stupendo, Marzia.
    Qui sto leggendo le cose più profonde della rete in questo momento.
    Il mio percorso è diversissimo, le mie domande lintane dalle tue spesso, ma il tuo "metodo" mi affascina, il modo in cui analizzi e arrivi a concludere, anche sbagliando, ma capendo.
    Grazie ancora una volta.
    (caffeeeeeeeeeeeeeeeeeeè??????????)

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  4. Io ho sofferto di una grande solitudine nei primi anni di Alex, sembravamo davvero degli alieni. Questo mi ha costretto a reagire e adesso mi piace pensare che magari un giorno una mamma triste possa ritrovarsi in qualche mia parola e vedere che si può convivere con una certa diversità e anche essere felici!
    Per il caffè, ti scrivo nei prossimi giorni e organizziamo, che ho davvero voglia di chiacchierare con una poetessa ...

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    1. oddio, non so se vengo se parti così! :)

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    2. Hai ragione, volevo dire una cosa carina e non mi e' riuscito! Il senso era che provo infinita ammirazione per chi riesce a far nascere buone parole e buoni ortaggi, oltretutto insieme. Posso solo imparare ...

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    3. l'importante è che non crescano scambiandosi i posti :)
      ti aspetto.
      <3

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  5. Marzia, sempre un gran bel modello. Grazie!

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  6. un altro post bellissimo marzia, e devo dire mi ritrovo in molte cose, con boy-two. Gli scatti d'ira, e il colpevolizzare sempre gli altri (quanti "you are stupid!" mi sono sorbita, o "I'll kill you!" hehe). Ma anche il mio essere arrabbiata di mio, a volte quando sono al top della stanchezza e' come se mi vedessi dal di fuori, una specie di esperienza fuori dal corpo, so perfettamente che quella donna dovrebbe soltanto inginocchiarsi e abbracciarlo, e tutto andra' bene, ma non lo fa, e si inpunta, e si arrabbia, scatenando un meccanismo perverso perche' boy-two non si da mai per vinto, vuole sempre aver l'ultima parola.

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  7. Esattamente come succede qui, sempre l'ultima parola. E la stanchezza che anestetizza la mia capacita' di lasciargliela. Capisci quanto sia giusto per me il titolo di questo blog ... perché quando sono disarmata i risultati sono immensamente diversi. Che fatica pero'!

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  8. ciao,
    sono proprio d'accordo con te, ogni bambino è diverso dagli altri e ogni relazione madre bambino è unica, però mi riconosco in quel tuo bisogno di essere accolta in un progetto (il cavallo) che avevi pensato per lui.
    Riconosco anche l'ansia con cui l'hai sparato fuori, il desiderio di condividerlo, la frustrazione quando lui l'ha rifiutato. In queste situazioni io sento che rifiutano me. E questo mi fa arrabbiare. Sono grande, mi controllo ma dentro di me quella che provo è rabbia. Rabbia per il rifiuto. Per come la vedo io quella roba lì rimbalza.
    Io credo di essere una mamma molto attenta a soddisfare i bisogni dei miei figli, il problema e che a volte non presto la stessa attenzione ai miei. Così, per quanto mi riguarda, ho cominciato a lavorare su di me...(da qualcuno bisogna cominciare)e mi sembra che funzioni.
    Un abbraccio e grazie per la sincerità con cui tratti argomenti così delicati
    a presto

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    1. Ti ringrazio, forse talvolta più che sincera posso sembrare dura ma con mio figlio è tutto un camminare sulle uova e tutta questa fatica talvolta logora la normale relazione che dovrebbe esserci tra madre e figlio. Io mi piacevo parecchio, a dirla tutta :-) , ma con Alex ho dovuto venire a patti con tante cose e non per la mia vita ma per la sua, perchè possa provarne gioia.

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  9. Grazie per questa recensione.
    La rabbia va e viene anche qui, Deddè è un fiume in piena certe volte, e le sue reazioni sono talmente violente che mi fa impazzire di rabbia :( vorrei decisamente vedere un altro punto di vista e smetterla di sentirmi in colpa per i miei comportamenti e le mie reazioni!

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