lunedì 20 febbraio 2012

Recuperiamo, amore mio

Quando una mattina di aprile il test di gravidanza fece apparire le famose due lineette sentii la necessità di tenere un po' per me quello stupore, quella felicità, quel terrore. Per 24 ore custodii il segreto, con le pulsazioni accelerate e sobbalzando di tanto in tanto, il desiderio poteva essere davvero già realtà? Avevo una sola certezza, quelle poche cellule in evoluzione dentro di me erano già l'essere umano più importante della mia vita, l'amore più speciale. Niente avrebbe cambiato questo ... credevo.
Ma a nascere non fu un'idea, un'immagine, una proiezione di me. Nacque un bambino da subito complicato. Niente sonno, niente fame, reflusso costante, stitichezza, intolleranza al rumore e alle luci, iperattività. Ma questo stava ancora nel campo della natura e delle casualità. Poi col tempo, e l'inevitabile maggior contatto con il mondo esterno alla famiglia, arrivò la rabbia, tantissima rabbia, il mio bellissimo bambino si trasformava in un groviglio di emozioni esplosive che mi lasciavano con le braccia e il cuore pieni di lividi. In quegli anni assurdi io e lui ci siamo amati con incoscienza, con disperazione, con urla. Ci siamo uniti ed allontanati. Lui il bambino dal male senza nome, io l'adulto incapace di accettare il suo essere estremo, alieno, diverso sempre e comunque.
Non vado fiera di quel periodo. Sono stata una pessima madre, una pessima persona. Lo sono stata fino al momento in cui ho ammesso con me stessa che non lo sopportavo più, che odiavo il modo in cui mio figlio faceva a brandelli ogni momento di serenità, che ero stanchissima di essere sua madre. Mio figlio aveva 5 anni e mezzo e quasi ogni giorno lo sentivo dire che la vita era brutta e lui non avrebbe mai voluto nascere.
E allora ho raccolto tutta la forza che sono riuscita a trovare e l'ho fatto nascere per la seconda volta. Punto e a capo.
La strada verso l'accettazione ha avuto varie tappe. Immagino che le dovrò eviscerare prima o poi per poterne costruire la solida base del non ritorno.
Quello che conta oggi è lo sguardo di mio figlio che mi cerca, le mie braccia che lo avvolgono, l'amore che cresce ogni giorno in ogni gesto.
A dirlo così sembra un percorso innaturale, fuori dall'ideale colpo di fulmine che dovrebbe colpire mamme e bambini dal primo sguardo. Se dico che il mio percorso di madre di può dividere in un pre e in un post rispetto ad una linea di demarcazione che recita "Ti amo così come sei" potrei risultare eccessiva.
Eppure è proprio così.
Io non sono più la stessa persona, Alex non è più lo stesso bambino. Siamo ancora in cammino, per carità, ma è un buon cammino adesso, lastricato dei nostri sassi sdrucciolevoli sui quali solo noi riusciamo a muoverci senza cadere, quasi mai.
E' come se avessimo preso una gomma e stessimo cancellando piano piano le ombre, le lacrime, le crisi, le parole troppo forti, i sorrisi troppo scarsi.

Adesso lui mi dice tante, tantissime volte al giorno "Ti voglio bene".
Adesso quando sbuffo per l'ennesima richiesta strampalata spalanca le braccia e dice "Mamma, vieni tra le braccia di tuo figlio che ti cercano!".
Adesso quando vedo il suo viso indurirsi distendo il mio e gli descrivo quello che vedo, perchè possa più facilmente riconoscere i suoi sentimenti.
Adesso quando parliamo di una persona anziana mi dice che spera io "duri tanto" e che mi vorrà sempre bene anche da morta (lo so è un pò macabro ma la sua ossessione per il tempo che passa non è che si possa scardinare da un giorno all'altro quindi accetto il buono, sempre meglio di quando mi avrebbe preferito defunta :-) ).
Adesso me lo ritrovo addosso ad ogni occasione, mi abbraccia, mi bacia, ricambia il mio modo fisico di amare.
A tutto questo pensavo l'altra notte, sdraiata accanto a lui che non stava tanto bene e non riusciva a dormire. Gli accarezzavo le mani affusolate e per la primissima volta ho realizzato che tempo qualche anno e non potrò più avere quella vicinanza assoluta, perchè è nella natura delle cose e del diventare grandi.
E per la primissima volta ho sentito la mancanza di qualcosa che ho appena conquistato, decisa a fruttarne ogni secondo.
Ora recupero il tempo. E amo. 

Recuperare si può, questo è il messaggio di oggi a me stessa e a chi ne può avere bisogno.

6 commenti:

  1. Grazie...non ho altre parole...le tue emozioni prendono vita tramite le tue parole.

    RispondiElimina
  2. Sono tornata a leggere questo post diverse volte, da ieri. Non nego che immaginarsi questo bambino piccolo così arrabbiato da dire "non dovevi farmi nascere" mi riempie di angoscia e allo stesso tempo mi fa una tenerezza infinita.
    Che lungo difficile cammino hai (avete) dovuto fare...sono felice che adesso vediate il sole dietro le nuvole!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Angoscia e tenerezza.. e' proprio cosi'.
      Grazie per il pensiero.

      Elimina
  3. vengo a conoscerti oggi e leggo quetso post...ho le lacrime...penso che tu sia una mamma speciale e non a caso Alex è tuo figlio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, benvenuta! Purtroppo non sono sempre speciale (che giornate ho passato di recente!) ma diciamo che ho dovuto lavorare tanto e adesso i guai passano un pò più in fretta.

      Elimina

Scrivere è bello ma leggere è anche meglio. Grazie per il tuo commento ...