lunedì 27 febbraio 2012

La scelta dello stile educativo

In questi giorni mi trovo in un conflitto di valori con mio figlio. Lui è rapito da un gioco elettronico che rappresenta al momento il suo massimo desiderio, io cerco di limitare e regolamentare le ore passate in adorazione del suddetto. Entrambi abbiamo le nostre buone ragioni, il punto è trovare una soluzione.
Le opzioni sono diverse ma questa consapevolezza l’ho acquisita nel tempo.
Premessa.
Per diversi anni mi sono ritrovata ad inseguire spiegazioni improbabili circa gli effetti del mio essere genitore sul mio peculiare bambino. Ho accumulato letture di ogni genere, da tomi di psicologia infantile a blog tematici fatti di storie quotidiane di madri preoccupate.
Alcuni libri stazionano nella mia libreria gentile omaggio di mia madre, la quale non si rassegnerà mai al fatto che suo nipote non sia il semplice risultato di una pessima educazione.
Alcuni esempi?
“Elogio della disciplina” di Bernhard Bueb *
“Come dire no al tuo bambino” di Will Wilkoff **
“I no che aiutano a crescere” di Asha Phillips
“Disciplina un gioco da ragazzi” di Brigitte Racine

Insomma acquistava ogni libro in cui trovasse le parole “disciplina” o “no”.
Chi viene da un’educazione rigida come la mia ha la naturale tendenza, pur formalmente provando fastidio per le regole, a riproporre inconsciamente lo stesso stile educativo ricevuto.
Ci ho provato anch’io ad uniformarmi, mio figlio si è opposto in qualsiasi modo a qualsiasi cosa, iniziando ben prima dei “terrìble two” e senza soluzione di continuità fino ai 6 anni.
Ma in ognuno di quei libri c’era qualcosa che mi bloccava, non riuscivo mai a farne una lettura accurata, complessiva. Spilucchiavo e archiviavo. In alcuni casi, in realtà, i concetti erano opposti a quelli sperati da mia madre, a dispetto del titolo!
Alcune frasi mi lasciavano interdetta:
“I genitori devono accettare il potere e la responsabilità che ricadono su di loro con la nascita di un figlio. Non possono limitare questo potere cercando di creare presto un rapporto paritario con il bambino. I bambini hanno diritto a una chiara rivendicazione del potere da parte dei genitori: legittimato dall’amore, quel potere diventa autorità. Soltanto quando i genitori esercitano questa autorità il processo educativo ha un esito positivo.” *
“… quanto la mancanza di disciplina possa sconvolgere un’intera vita, arrivando addirittura a compromettere la salute psichica di un bambino”.*
“L’attuazione ben calibrata della tecnica dei minuti di sospensione sarà il vostro strumento più potente nell’aiutarvi a far comprendere a vostro figlio il significato del ‘no’. … Se volete che vostro figlio capisca cosa si intende quando gli si dice “No!”, l’isolamento dovrà essere completo.” **

E’ ovvio che la citazione di singole frasi non può rendere l’idea di un intero testo, nessun autore che ho letto è assolutamente integralista rispetto al potere da esercitarsi da parte dei genitori. Però il concetto di fondo mi rimaneva estraneo, a pelle. Ho letto di punizioni, di premi, di riparazioni, di sospensioni, di rinforzo positivo, di bisogno di sicurezza, di contenimento, etc. Non definirei mai alcuno di questi concetti come “sbagliato” in senso assoluto, immagino abbiano funzionato per moltitudini di genitori e orde di bambini, però in me non hanno generato alcun tipo di emozione o senso di appartenenza.
La ricerca è continuata e sono entrati nella mia vita tre libri per me davvero speciali, con molto di me dentro:
“Intelligenza emotiva per un figlio” John Gottman ***
“Amarli senza se e senza ma” Alfie Kohn ****
E soprattutto “Genitori efficaci” Thomas Gordon

E anche qui qualche citazione:
“Il punto è che i bambini – come tutti del resto – hanno ragioni precise per le loro emozioni, sebbene spesso non siano in grado di articolarle verbalmente. Quando ci accorgiamo che i nostri ragazzi si arrabbiano o sono tesi riguardo a una questione che ci sembra irrilevante, forse può essere utile fare un passo indietro e osservare il grande quadro che è la loro vita.” ***
“Quando sentite che il vostro cuore si unisce a quello di vostro figlio, quando vi accorgete di provare quello che prova vostro figlio, ecco che state provando l’empatia, che è al fondamento dell’Allenamento emotivo”. ***
“Possiamo considerare la collera dei nostri figli come qualcosa di diverso da una semplice sfida alla nostra autorità” … “… un bambino ha bisogno dei genitori specialmente quando è triste o arrabbiato o spaventato. La capacità di aiutare a rilassarsi un bambino teso e agitato può essere quel che ci fa sentire veramente genitori”. ***
“Quando avete un legame emotivo con vostro figlio, i limiti scaturiscono dalle vostre reazioni sincere ai suoi comportamenti sbagliati.”***
 "Quando i vostri figli avranno un problema, verranno da voi perché sanno che che offrite loro più di un predicozzo e di qualche banalità. Voi li ascoltate davvero. " ****
".. e' più probabile che a fare quello che viene loro detto siano i bambini i cui genitori non ricorrono alla forza ma che - al contrario - hanno sviluppato un legame sicuro e affettuoso con i figli". ****
"Chi sa di essere amato a prescindere dai propri risultati spesso ne ottiene di sorprendenti: essere accettati senza se e senza ma contribuisce a sviluppare una sana sicurezza di se'". ****
"Ciò che fa di in genitore un genitore davvero in gamba e' la volontà di mettere in discussione il proprio modo di educare i figli e il modo in cui loro stessi sono stati educati". ****

Può sembrare banale ma a me il concetto di "amore incondizionato" ha proprio colpito come un ceffone in faccia, io che non l'ho mai ricevuto dai miei genitori l'ho avvertito come una enorme mancanza, come un buco nell’anima che ha condizionato tante mie azioni di adulto. Perchè chi capisce di poter essere amato solo a certe condizioni, solo se si comporta in un determinato modo, tende a rifuggire l’amore come un vincolo. Se non dipendi da chi ami, puoi essere libero. Ma diventando madre avevo creato un legame inscindibile e immenso. E allora posso dire di aver scelto.
Ho scelto il mio stile educativo. Anche questo concetto pare banale ma ho provato a rivolgere una domanda diretta a diverse madri e padri con cui mi capita di chiacchierare e tutti mi hanno risposto come se ci stessero ragionando per la prima volta, sul proprio modo di essere genitore.
Forse ci si pone dubbi solo in presenza di problemi specifici e rilevanti. Probabilmente io stessa non avrei fatto alcun percorso, alcuna analisi di me stessa se mio figlio avesse normalmente risposto alle regole di educazione socialmente diffuse, se avesse sviluppato le sue emozioni senza tanta difficoltà.
Ora posso dire di essere felice di aver dovuto scegliere. Ora sono certa che continuerò a perseguire l'obiettivo di amare mio figlio senza vincoli, di aiutarlo a sviluppare la sua personalità e le sue emozioni, di cercare soluzioni comuni che ci vedano entrambi soddisfatti.


Per tutto questo gran merito va alla psicologia umanistica di Thomas Gordon, sono rimasta letteralmente folgorata dai pilastri del suo "Parent Effectiveness Training" (P.E.T.):
- ascolto attivo
- messaggi in prima persona
- metodo di risoluzione dei conflitti "senza perdenti".

Varrà la pena di dedicarci un post ad hoc non appena terminato il corso che sto seguendo e che mi ha confermato la mia assoluta convinzione nella bontà del metodo proposto.

Tornando al mio conflitto di valori iniziale, la tentazione più naturale è stata quella di far leva sul mio potere genitoriale, tipo “Smetti di giocare o domani il dannato aggeggio elettronico viene via con me”, “Puoi giocare un’ora e poi ci leggiamo un bel libro”, “Metti via quel coso o prendo un martello, non vedi che ti brucia il cervello!”. Questo Gordon lo chiamerebbe Metodo I (il genitore vince).
Oppure, partendo da presupposto che mentre sta sul divano a giocare io ho tutto il tempo per girare tipo farfallina per casa e farmi gli affari miei, avrei potuto continuare a mantenere un silenzio informato “Amore, gioca pure ma quando gli occhietti sono stanchi per favore smettila”. Questo sarebbe un Metodo II (il bambino vince, perchè anche se il genitore si trastulla sotto sotto resta in apprensione circa gli effetti potenzialmente malefici del gioco elettronico).
Attualmente stiamo cercando di attuare in modo adeguato il Metodo III: genitore e figlio trovano una soluzione comune che li faccia contenti entrambi. Tutti vincono, nessuno perde. Le soluzioni proposte per ora si limitano ad un dosaggio di ore di gioco lungo la giornata e alla diversificazione delle attività. L’obiettivo raggiunto è che io ho smesso di urlare minacce inutili e lui ha capito che la richiesta di limitare il gioco ha una motivazione e cerca di rispettare gli accordi, nei limiti del suo essere un bambino settenne!

Collaborare tutti alla buona riuscita della serenità familiare ora appare una sfida alla nostra portata.

6 commenti:

  1. Che bel post. Sincero e consapevole! Sono una fan affezionata di "genitori efficaci", ma non conosco gli altri 2 che nomini.. Provvederò a colmare la lacuna. Grazie!

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    1. Vedrai che ti piaceranno! Poi ognuno prende ciò che gli pare più adatto ma sono autori che regalano una bella serenità.

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  2. Noi siamo ancora nella fase "spegni immediatamente o per una settimana ti scordi di giocare"! Con mio figlio ho per esempio scoperto (a dispetto di quanto dicevano gli esperti) che non serve dire "tra 10 minuti spegni". Meglio sedersi vicino a lui, dirgli "è ora di spegnere" e attendere che stia finendo quello che ha cominciato. Ma la presenza fisica fa molto effetto. Non mi può gabbare se sto controllando. Comunque il Videogioco si limita a un'oretta al giorno a volte anche fatto insieme, con conseguenze disastrose sull'ordine della mia casa!
    Ovviamente questo non avviene tutti i giorni e quando la casa richiede decisamente attenzione volano grida e minacce. ;-)

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  3. Sai che ho qui accanto alla tastiera il testo di Alfie Kohn,proprio ieri sera lo consigliavo in un commento ad un post che parlava di educazione,l'ho letto quando il mio bambino aveva due anni e mi ha cambiata molto,ogni giorno cerco di metterlo in pratica con le diffoltà dovute al fatto che ho un bambino mooooolto testardo.
    Al contrario il libro di Asha Phillips l'ho abbandonato al 3° capitolo perchè non mi trovava in accordo.
    Purtroppo in questo percorso mi trovo da sola perchè gli altri familiari (papi e nonni) cadono spesso alla logica del ricatto "Se mangi la pappa ti faccio vedere i cartoni altrimenti spengo....e te ne potrei dire tante altre" che indubbiamente è la via più semplice.
    Leggerò Genitori efficaci promesso,lo avevo già salvato nella mia lista infinita di libri da comprare.

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    1. Vedrai che Gordon ti piacerà. Sulla questione nonni ... ne scriverò, sì ne devo proprio scrivere! Sei in buona compagnia, temo.

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  4. arrivata per caso e subito in linea...bello grazie!

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Scrivere è bello ma leggere è anche meglio. Grazie per il tuo commento ...