lunedì 13 febbraio 2012

Giocare con le emozioni


Siamo stati al primo appuntamento del nostro "Emozioni in scena", un percorso ludico nato dall’incontro tra un’insegnante, un’attrice e una danza terapeuta, che si propone come allenamento per il riconoscimento e l’espressione positiva delle emozioni.
Alex –come ad ogni vigilia di un’attività nuova – è sulla difensiva ... diciamo praticamente all’attacco! L’idea di stare in un gruppo con altri bambini ad affrontare l’ignoto è quasi insopportabile. Per fortuna è coinvolta la sua insegnante di teatro altrimenti sarebbe un’impresa impossibile.

Ormai sono allenata a fronteggiare le opposizioni, l’ascolto attivo funziona spesso anche con tipi tosti come mio figlio, condivido empaticamente le sue paure ma alla fine faccio anche molto finta di niente, portando avanti i piani come se fossero condivisi. Sorrido, rassicuro, mostro calma.
Alex non vuole entrare nella sala dei giochi con gli altri ma conduce una brevissima resistenza, gli prometto di rimanere ad aspettarlo lì appena fuori dalla porta, se cambiasse idea, come tante altre volte. Il momento in cui si allontana è quello in cui mi crolla l’energia, in cui allento la tensione che ho cercato di succhiare via da lui, in cui libero le mie personali paure. Lo so quanto per lui sia difficile affrontare gli altri e se stesso, lo sento in modo chiaro e fargli da bastone non è piacevole, non ci si può distrarre o si cade.

Per passare il tempo mi dedico a chiacchierare con gli altri genitori. Abbiamo davvero un bel gruppo eterogeneo di 8 bambini, tutti con alle spalle l’esperienza della psicomotricità e tutti con qualche nodo da sciogliere. Da adulta io li vedo così:

- mio figlio, il muto iper-controllato, che frequenta una scuola cattolica
- bimbo iperattivo che da mesi rifiuta qualsiasi regola scolastica e frequenta una scuola ebraica
- bambino con sindrome di Down, allegro e chiacchierone
- bambina con problemi di rabbia repressa nei confronti della madre
- bambino molto timido e restio alla partecipazione
- bambina con seri problemi fisici e di attenzione

Ne mancano due, di cui non ho informazioni, i cui genitori sono rimasti ad aspettarli fuori dall’associazione.
Ho indicato le caratteristiche più evidenti di questi bambini (o almeno così per me che li osservo e per i genitori che li “raccontano”) non perchè utili alla comprensione del corso ma significativi per quello che invece è stata la percezione di mio figlio.

Dopo quasi un’ora e mezza esce dalla sala con un sorriso rapito e mi sussurra “Mamma, è bellissimo!”. Io quasi in lacrime e lui tutto eccitato.
Usciamo in strada per primi, lui ha sempre bisogno di un pò di solitudine dopo l’immersione nella comunità. Il suo corpo è in tensione, si muove in modo frenetico, saltella, mi tocca, dice parole un pò a caso. Ma è il mio cucciolo, io lo so che così smaltisce. Lo lascio fare, mi lascio anche un pò stropicciare. E poi sono felice.
Gli chiedo poco, ho imparato anche questo, lui racconta quanto vuole, quando riesce, quando sa cosa dire. Vedo che per lui i bambini del gruppo sono solo compagni di viaggio, il bambino con SD è solo “il più grande, ha già 10 anni”, la bambina silenziosa con l’apparecchio acustico “ha lo sguardo un pò fisso, ma non è arrabbiata dev’essere nata così”.
Vorrei essere come lui, non dare giudizi di valore ma vivere di dati di fatto. Siamo così, punto. Nè meglio, nè peggio. Nè sopra nè sotto. Persone dai destini diversi, unici, da valorizzare.
Spero che Alex abbia voglia di raccontarmi qualcosa in più di queste ore di emozioni e di giochi.
Ma più di tutto spero che questo viaggio lo porti a volersi più bene, a vedere quello che di meraviglioso vive dentro la sua anima piccola e già piena di tanti pensieri.
Tengo gelosamente il ricordo del suo sorriso mentre dice “è bellissimo” e prego che un giorno possa dirlo del suo quotidiano vivere.
Evviva le emozioni!

9 commenti:

  1. ma che bello Marzia, come mi piace leggerti :-)

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  2. Allora sono contenta di ricambiare in parte tutte le belle riflessioni che scrivi tu. Mi dai un senso di calma e ordine, qui è decisamente più caotico!
    Grazie.

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  3. sono proprio felice :)
    mi ha fatto anche sorridere il tuo "siamo così, punto.!", siamo fatti così ....

    Hai incontrato delle persone che hanno organizzato questo percorso, sapendo valorizzare le caratteristiche del tuo piccolo e coinvolgendo altri bambini che potrebbero trarre beneficio da questa bella attività.
    Siete sulla strada giusta, la tua felicità è evidente.
    evviva le emozioni

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    1. Grazie! In effetti dopo tanto affannarmi mi pare di aver trovato le persone giuste per ricevere un sostegno concreto. Perché da soli non si può fare tutto, e' una lezione anche questa.

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  4. Le tue parole piacevolmente scorrevoli e piene di quiete sono molto piacevoli. Ho rivisto un po mia figlia che ha sempre avuto una sensibilità e un modo di rapportarsi agli eventi (specialmente se nuovi)un po fuori dalla norma. Quando era piccola abbiamo fatto anche noi dei percorsi per capire e rendergli le cose più facili.Ora che è grande moltissime cose sono cambiate è rimasta un "vaso di cristallo" con alcuni dei disturbi dell'apprendimento ma io la trova meravigliosa!

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    1. La quiete purtroppo dura sempre troppo poco, ma me la godo tutta quando c'è. E i nostri "vasi di cristallo" (mi piace!) sono davvero meravigliosi.

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  5. Sai cos'è che mi colpisce tantissimo: la profondità con cui conosci tuo figlio, e partecipi alle sue emozioni, alle paure e ai momenti di gioia. Sei in gamba, davvero.

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    1. Ti ringrazio ma in effetti è stato un viaggio molto lungo, lastricato di tanti fallimenti e incomprensioni. Ho smesso di chiedermi cosa avrei potuto fare meglio e prima, cerco di essere felice di ciò che abbiamo raggiunto come base per anni più sereni di quelli passati.

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  6. Inutile dirti che il mio nano segue un corso a scuola per gestire le emozioni...

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Scrivere è bello ma leggere è anche meglio. Grazie per il tuo commento ...