venerdì 17 febbraio 2012

Elogio dell'approssimazione, o magari no

E siamo di nuovo a venerdì. E io sempre qui in questo sgangherato ufficio.
Quattro anime perse che io dovrei ragionevolmente coordinare ma che ormai lascio fluire tipo diga troppo piena.
Mi guardo attorno e non mi stupisco più, e un pò mi spiace.
Un tempo provavo entusiasmo, un tempo amavo buttarmi in nuove mansioni e nuovi viaggi, un tempo amavo questo lavoro. Ero circondata da persone coinvolgenti e allegre, a tratti fanatiche ma immerse in ciò che favevano.
Ora si galleggia. Una nuotatina rapida tanto per farsi vedere dal capo che passa nel corridoio, un tuffo ogni tanto durante una riunione per far credere di essere ancora in gara.
Ho vissuto una fase "oppositiva", in cui facevo leva sulle mie competenze per pretendere una migliore organizzazione del tempo e dei pensieri. Ma anche quella è finita. Accetto le cose come dati di fatto, finchè non troverò una diversa soluzione. Solo per me stessa, questa volta.
Talvolta quando annuncio ad un altro ufficio l'arrivo di una nuova pratica mi sento chiedere "Chi viene?", "Io, perchè?", "Meno male che almeno sai di cosa parli". Dovrebbe essere un complimento ma in realtà è un fallimento.
Così come l'interno di questo open space in cui i dossier occupano molto più spazio delle conversazioni, cosa assolutamente assurda in un ufficio commerciale. Di quando in quando, sento una voce che intona "Senti ma se tu dovessi ...". Appunto, se dovessi io, ma sei tu che lo devi fare. Oppure la mia preferita "Scusa ma ti dovrei far vedere una cosa sul mio pc". Ecco, non solo perdo il filo di ciò che sto facendo ma devo pure alzarmi. Alla prima soluzione geniale della giornata che elargisco normalmente scatta il "E anche per oggi la tua buona azione e' fatta".
Mi sento meglio, davvero.
Mi capita di pensare come sia possibile che in anni e anni di un lavoro, per quanto in continua evoluzione, possano esistere nella mente di un essere umano medio tali lacune, tali vuoti, tale incapacità di raggiungere il risultato.
L'unica risposta è: approssimazione. Ogni argomento viene giudicato col metro del "circa", nell'insieme il lavoro acquista una forma che a debita distanza appare ragionevole. Ma se si prende la briga di guardarlo un pò più da vicino ... ecco ... forse ... probabilmente ... magari ...
Il punto è che ogni nostra attività rientra in un processo, noi non siamo artigiani che prendono un pezzo di legno o di metallo e ne forgiano un oggetto. Noi siamo uno degli anelli di una catena fatta di fumo, come solo i "servizi" sanno essere. Ma in questo processo prima o poi qualcuno deve eliminare il circa e dare risposte precise. Purtroppo spesso è una persona diversa dall'approssimatore, che quindi continua imperturbabile e imperturbato.
L'approssimazione non è necessariamente mediocrità, può essere casuale ma anche terribilmente sofisticata "Aaaah, ma si faceva così?" (tono un pò languido da cagnino fustigato). Il risultato però è sempre il medesimo: qualcuno risolverà le rogne al tuo posto.
La vita dell'approssimatore è fatta di tempo da dedicare a inutili cornicette su fogli bianchi, è fatta di sbuffi quando una domanda insistente non può essere elusa, è fatta di "alt-tab" quando gli passi dietro la schiena per non far vedere quello che realmente sta facendo.
L'approssimatore non soffre, non si oppone, non alza la voce. Non ha motivo di farsi notare. Stare sotto i riflettori costringe infine ad un certo approfondimento.
Io ci ho provato, giuro ci ho provato.
MA IO ODIO L'APPROSSIMAZIONE! LA ODIO!
Ok, sono calma.
E' venerdì e tra poche sarò a casa dove mi aspetta un settenne alieno, rompiballe, contestatore ma assolutamente mai approssimativo! E tutto farò affinchè così si conservi. Amen.

3 commenti:

  1. ah si chiamano approssimatori? Io li chiamavo paraculi, pensa un po'....

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    1. A Torino si dice "scapa traj, mi 'rivu" (scappa lavoro che arrivo) ma adesso le forme di astensione dal pensiero sono molto più sottili ....

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  2. ...tra i sorrisi e le lacrime, condivido la tua descrizione: assolutamente non approssimativa! Forse non ci resta che sognare un futuro migliore...ma forse possiamo fare qualcosa...subito..presto..prima che gli alieni ci circondino!!

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Scrivere è bello ma leggere è anche meglio. Grazie per il tuo commento ...