lunedì 9 gennaio 2012

La gita e le competenze sociali

Diciamo che fino a due anni fa non avremmo mai organizzato una gita che prevedesse la partecipazione di altri bambini. Il mio stato di svilimento interiore davanti alle reazioni irragionevoli di mio figlio era tale da indurmi alla rinuncia. Mi sono chiesta tante volte cosa sarebbe accaduto se Alex fosse nato in una famiglia numerosa, se avessimo avuto più amici con bambini della stessa età, se avessi avuto meno paura della diversità di mio figlio ...  Non esistono risposte a questi se, quindi ho smesso di arrovellarmi inutilmente e ho reagito.
Un pò per impegno metodico e un pò per situazioni fortuite, ultimamente le occasioni di incontro con altre famiglie sono decisamente aumentate.
L'ultima in ordine di tempo lo scorso sabato, giornata sulla neve ospiti di una collega di Marito. A disposizione c'erano: una discesa innevata, un bob, una quasi seienne simpatica e logorroica, un duenne decisamente intraprendente. Il mix ha funzionato?


Le competenze sociali in evoluzione hanno dato questi risultati:
·       alla proposta della gita in montagna, Alex si è mostrato molto contento
·       ha accettato, direi quasi con entusuamo, l’invito a pranzare a casa di persone mai incontrate
·       è stato in mezzo ai bambini che giocavano, pur non partecipando
·       sulla neve ha fatto salire entrambi i bambini sul SUO bob, accettando di fare a turno con la bimba più grande nel “guidarlo”

Per noi la giornata è stata un successo, anche se al continuo chiacchiericcio della bambina e alla naturale irruenza del piccolo, il nostro orsetto ha reagito a volte in modo eccessivamente vigoroso. La sua incapacità a lasciarsi andare in modo naturale lo porta a reazioni da piccolo adulto insofferente che hanno il potere di schiacciare i miei nervi scoperti e tenermi in allerta.
Non sono poi così lontani gli anni in cui le passeggiate ai giardinetti si trasformavano in guerriglia, in cui un’occhiata provocava uno tsunami emotivo arginabile solo con l’allontanamento.
Quindi quando adesso all’entusiasmo infantile (a noi sconosciuto!) di una bambina che scende con bob urlando “Più veloci della luceeee”, il mio alieno risponde solo con un razionalissimo “Ma non è possibile” ... a me scappa solo da ridere!

A conclusione di queste riflessioni posso ufficialmente dichiarare di essermi assolta dai sensi di colpa indotti da chi mi consigliava di “abituare” mio figlio ai coetanei. Le reazioni di Alessandro non erano quelle di un selvaggio cresciuto in mezzo ai lupi (!) ma di un bambino privo di alcune capacità sociali che normalmente si acquisiscono con l’osservazione e la crescita. Alle volte ciò non accade e costringerlo a vivere situazioni per lui estenuanti dal punto di vista emotivo non ne avrebbe velocizzato l’acquisizione. Il tempo mi ha dato ragione.
Inoltre ci siamo anche noi genitori. Uscire per una pizza tra amici e ritrovarsi in mezzo ad una rissa non era divertente, lasciava nei nostri cuori un senso di fallimento che finivamo per riversare su nostro figlio, il “colpevole”. Ricordo i miei pianti, la mia impotenza arrabbiata, le mie scenate.
Sono felice di essere riuscita a buttare via quelle emozioni negative, o almeno buona parte, e di aver ricominciato da Alex. Perchè un bambino che urla e aggredisce soffre esattamente come un bambino che piange disperato ma è molto molto più sfortunato perchè le reazioni di chi lo guarda saranno molto molto diverse. Un bambino che piange viene istintivamente accudito, uno che esplode viene messo in un angolo.
Ora quell’angolo non esiste più per noi e la sofferenza, almeno quella, può uscire fuori senza quasi fare rumore.

2 commenti:

  1. ciao, arrivo dal blog di MFC. mi piace tutto qui, il titolo è bello, la tua schiettezza pure, di Alessandro mi sono già un po' innamorata. ti seguirò volentieri!

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  2. @ Stima di Danno: anche il tuo titolo non e' niente male! Grazie del commento e verro' a trovarti virtualmente presto.

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Scrivere è bello ma leggere è anche meglio. Grazie per il tuo commento ...