domenica 15 gennaio 2012

Di pensierini e scatole

In questo periodo sto cercando di elaborare un concetto di creatività che possa risultare comprensibile a mio figlio. E soprattutto applicabile ai suoi giochi e ai compiti scolastici.
Per anni ho semplicemente rinunciato. Qualsiasi tentativo mio e di Marito di far entrare Alex nel mondo della fantasia veniva rifiutato a priori. Niente disegni, niente travestimenti, niente canzoncine, niente “facciamo finta di …”.
La risposta era sempre la stessa “non fate gli stupidi”, anche se a dirlo era un puffo di 3 anni.
Ho accettato l’idea di avere un iper-razionale figlio. Talvolta essere la madre del piccolo Dr. Spock mi indispone, la voglia di picconare la sua crosta di finta indifferenza è alta. Ma poiché produce effetti contrari e inutili, lascio perdere e perlustro variabili opportunità.
Un grosso aiuto l’ho ricevuto dalla psicomotricità, o meglio da una psicomotricista bravissima che a 60anni suonati si butta nella stanza dei giochi con lo stesso piglio allegro di una ragazzina. Con lei mio figlio chiacchierava in continuazione, raccontava, questionava, si mostrava e si nascondeva. Insomma anche lei non è riuscita a fargli fare il pirata ma dalle loro sedute solitarie ne è uscito un bambino più incline a comunicare con il prossimo.
Poi la scuola ha inserito nuovi tasselli. Il canto corale, il corso di teatro … incredibilmente l’alieno si è appassionato ad entrambi. Quando lo scorso anno ho assistito alla sua recita di fine anno avevo le lacrime agli occhi. Non tanto per la sua parte nello spettacolo (faceva il frigorifero, l’ho già detto che la maestra di teatro è un genio?!) ma per il suo sorriso soddisfatto, per il suo ballare la tarantella a braccetto dei suoi compagni, per quello che mi ha detto quando l’ho riavuto tra le braccia “Certo che come attore sono proprio bravo”. Sì, era stato bravo, aveva battuto le sue paure, aveva indossato la maschera della fantasia anche se solo per un’ora.
Resta il fatto che – nella vita e nella scuola – ognuno si trovi a doversi mettere in gioco, per comunicare con gli amici o per scrivere pensierini sul quaderno di italiano.
Dannati pensierini! Quelli proprio non escono e mi ritrovo qui e là i commenti della maestra: “Cerca di scrivere frasi più articolate”, “Da te mi aspetto concetti più elaborati”, “Che fatica far uscire i pensieri” … E l’alieno rimugina, rimugina.
Poiché legge da quando aveva 4 anni e usa nella normale conversazione termini che talvolta mi lasciano basita, parrebbe normale che potesse sviluppare concetti un po’ più complessi di “La mia casa è molto bella”, “Mio papà è bravo”, e similari … Quindi ho iniziato l’allenamento. Prendo parole a caso e con lui cerco di declinarle in contesti diversi, talvolta seri, talvolta pazzi. Alla faccia della creatività, eh? Io credo di essere un pensatore originale su molte cose ma che vi aspettate da una che sul lavoro chiamano “l’ingegnere”?? Questa è la migliore idea che mi sia venuta.
I risultati … scarsini! Sul quaderno mi ritrovo una frase del tipo “A casa io sto bene quando guardo la televisione” … Amore di mamma, tu non guardi mai la TV, tu ti siedi a tavola solo se la spegniamo la TV, tu costringi tuo padre a rintanarsi in cucina per guardarsi un filmetto ogni tanto … Risposta “Ma tu mi hai detto di inventare!”. Sigh! La prossima volta scriverà che lo fustighiamo a sangue e ci farà mandare a casa gli assistenti sociali?
Poi però succedono cose strane. L’altro giorno lo sentivo ridere sguaiatamente nella mia camera da letto. Poiché questo succede solo dopo marachelle epocali mi sono precipitata. Davanti allo specchio mio figlio si era accucciato facendo in modo che la maglia coprisse anche le gambe piegate e se ne andava in giro tipo robottino quadrato, con i soli piedoni svettanti. Alla mia domanda “Ma cosa stai facendo?”, risponde con sorriso serafico “Sono la compatta scatola!”.
La compatta scatola???
Forse non ha bisogno di corsi di creatività. Sotto la crosta il poeta immaginario c’è!

2 commenti:

  1. E' il geniale figlio! Sta per inventare la cura per qualche malattia gravissima. Di certo.
    :-)

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    1. Hai detto la parola magica: inventare! Concetto astratto difficilissimo per l'alieno. Io mi accontenterei di accompagnarlo a scuola una mattina senza sorbirmi le solite lamentazioni .. altro che genio!!

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